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ⓘ Retorica (Aristotele)




Retorica (Aristotele)
                                     

ⓘ Retorica (Aristotele)

La Retorica è una delle opere acroamatiche di Aristotele, quelle opere cioè composte dal filosofo per essere studiate dai suoi allievi nel Liceo. Scritto durante lultima fase della vita dello Stagirita, e successivo alla Poetica, questo libro raccoglie le riflessioni relative alla retorica sviluppate da Aristotele nel corso della propria esistenza.

Lopera è strutturata in tre libri, per ciascuno dei quali, seguendo Roland Barthes, è individuabile un argomento preciso: il Libro I è dedicato alla figura delloratore; il Libro II tratta del pubblico; il Libro III, più breve, affronta invece il tema del discorso vero e proprio. Inoltre, nel trattato sono distinguibili due fasi di stesura: ad una prima fase, caratterizzata dallo studio degli elementi entechnoi propri della retorica in quanto techne, corrisponde a quanto scritto nel Libro I eccetto il cap. 2 e parte del 15, mentre una seconda fase è riconoscibile nei due libri successivi.

                                     

1. Libro I: loratore

Il libro che apre la Retorica aristotelica è dedicato alla figura di colui che emette il messaggio: loratore. Aristotele qui propone una definizione della retorica in quanto techne, analizzando poi i tre tipi di discorso e i tipi di argomentazione, nella misura in cui vengono scelti dal retore per adattarsi al pubblico.

                                     

1.1. Libro I: loratore La definizione della retorica

Aristotele definisce la retorica come "la facoltà di scoprire il possibile mezzo di persuasione riguardo a ciascun soggetto" I, 2, 1355b. Tale capacità è sua peculiare, e la differenzia dalle altre technai, le quali si occupano sì di persuadere un pubblico, ma unicamente riguardo agli argomenti specifici di cui trattano. Diversamente da quanto affermava Platone nel Gorgia, Aristotele dunque attribuisce alla retorica il titolo di techne, più precisamente lunica techne in grado di produrre persuasione pythanon riguardo a qual si voglia argomento proposto. Oggetto della retorica non è la aletheia verità, ma l’ eikós possibile, verosimile, ovvero ciò che è valido nella maggior parte dei casi, relativamente a tutto ciò che ammette una situazione differente dalla tesi sostenuta 1357b.

Ciò rende la retorica "analoga alla dialettica" I, 1, 1354a: entrambe infatti si occupano di argomenti la cui conoscenza è patrimonio condiviso di tutti gli uomini, e non appartenenti ad una scienza specifica. In questo senso, è comprensibile limportanza che Aristotele conferisce allentimema enthyméma, il cosiddetto "sillogismo retorico" basato su premesse probabili éndoxa: la dialettica si occupa di sillogismi, la retorica di entimemi I, 1, 1355a. La retorica è utile perché, attraverso lentimema, è in grado di indagare le verità scientifiche, confutare gli avversari o difendere se stessi da accuse e critiche. Diverso è invece il caso dellesempio paradeigma, definito da Aristotele una "induzione retorica" I, 2, 1356b. Questultimo, infatti, mira a dimostrare la tesi attraverso casi analoghi ai fatti trattati - la medesima cosa che fa la dialettica attraverso linduzione. Si spiega così il motivo per cui la Retorica fu talvolta inserita insieme alla Poetica tra le opere di logica nella versione estesa dell’ Organon.

                                     

1.2. Libro I: loratore I tipi di argomentazione

La qualità della retorica sta nel trovare, per qualsiasi argomento, i mezzi di persuasione reali o apparenti più utili al proprio fine. Aristotele passa così in rassegna i vari tipi di argomentazione pisteis, suddividendole in "tecniche" entechnoi e "non tecniche" atechnoi. Le argomentazioni non tecniche sono quelle che non vengono fornite dal retore, ma che sono preesistenti - come le testimonianze, le confessioni sotto tortura, i documenti scritti I, 2, 1355b. Le argomentazioni tecniche, invece, dipendono dal retore e si possono ottenere applicando un metodo. Queste ultime sono così classificate I, 2, 1356a1-20:

  • Argomentazioni che realizzano la persuasione predisponendo lascoltatore in un dato modo. Il retore che voglia riuscire a persuadere il proprio pubblico deve anche tenere conto dei sentimenti e delle emozioni che il suo discorso genera negli ascoltatori, poiché i sentimenti influenzano inevitabilmente i giudizi.
  • Argomentazioni che realizzano la persuasione grazie al carattere delloratore. Lascoltatore accorda maggiore fiducia ad un oratore che dimostra di conoscere prontamente largomento di cui sta parlando; diversamente, risulta poco credibile chi propone varie opinioni su un argomento, piuttosto che una certezza assoluta. Il carattere delloratore rappresenta quindi largomento più forte.
  • Argomentazioni che realizzano la persuasione unicamente grazie al discorso. È il caso dei discorsi che dimostrano la verità reale o apparente di una tesi mediante gli opportuni mezzi di persuasione.

Tali considerazioni, afferma Aristotele, dimostrano ancora una volta che la retorica è una techne comprensibile solo da chi è in grado di ragionare logicamente, e di riflettere attorno a caratteri, virtù ed emozioni. In secondo luogo, il filosofo ribadisce che la retorica è una ramificazione della dialettica, nonché una filiazione delletica e della politica.



                                     

1.3. Libro I: loratore I tre tipi di discorso

Aristotele termina il Libro I analizzando i tre tipi di discorso.

  • Discorso deliberativo γένος συμβουλευτικόν. Di questo tipo di retorica fanno parte i discorsi di esortazione e dissuasione, siano essi privati consigli o rimproveri o pubblici è il caso di leggi e costituzioni. Un discorso deliberativo tratterà dunque temi politici o morali, e i suoi fini saranno la felicità e il bene; inoltre, avendo per oggetto decisioni in vista dellavvenire, il suo tempo di riferimento è il futuro capp. 4–8.
  • Discorso epidittico γένος ἐπιδεικτικόν. Il genere inventato da Gorgia, ha come scopo la lode e il biasimo. La retorica epidittica mira infatti a dimostrare la virtù e leccellenza di una persona, attraverso le varie forme di elogio, e per questo si riferisce al presente cap. 9.
  • Discorso giudiziario γένος δικανικόν. È il tipo di retorica utilizzato nei tribunali, per difendere o accusare un imputato. Fa largo uso di argomentazioni non tecniche, e cerca di indagare la causa di unazione delittuosa, tentando anche di determinare se unazione è peggiore di unaltra. Il suo tempo di riferimento è il passato capp. 10–15.

Per ricorrere a queste tre tipologie è necessario conoscere le premesse proprie della retorica prove, probabilità e segni, le caratteristiche specifiche del genere utilizzato ovvero il tempo verbale da impiegare, i tipi di argomentazione e via dicendo.

                                     

2.1. Libro II: il pubblico Emozione e persuasione

La retorica, afferma Aristotele, esiste in funzione di un giudizio: ogni deliberazione deve essere giudicata, e in ciò svolgono un ruolo fondamentale sia latteggiamento del retore ethos, sia la disposizione danimo di chi ascolta pathos. La retorica infatti mira a persuadere un uditorio della bontà di certe affermazioni, e per fare ciò è necessario non solo curare i discorsi, ma anche il modo in cui loratore si presenta, così da adattare gli argomenti ai sentimenti del pubblico che si ha di fronte II, 1, 1377b. Le emozioni infatti alterano le opinioni degli uomini, e sono in grado di modificare i giudizi in base a piacere o dolore 1378a. Più nello specifico, lo Stagirita afferma che nella retorica deliberativa è più importante il carattere delloratore, mentre i sentimenti del pubblico sono centrali nel genere giudiziario.

Per quanto riguarda loratore, questi deve possedere essenzialmente tre doti: saggezza phronesis, virtù areté e benevolenza eunoia. Un oratore che non abbia opinioni corrette riguardo largomento di cui sta trattando, o che per malvagità nasconda certi particolari o non sia in grado di dare buoni consigli, non riuscirà ad essere persuasivo. Daltra parte, il buon oratore deve anche saper sfruttare le emozioni a proprio vantaggio, riuscendo a suscitare nel pubblico quelle più adatte ai suoi scopi. Per questo motivo, Aristotele dedica larga parte del Libro II capp. 2–11 a studiare le varie emozioni, dandone una definizione e analizzando le circostanze le persone con cui si è solito provarle. Nellordine, il filosofo parla di: collera, mitezza, amicizia e inimicizia amore e odio, timore, vergogna, gentilezza e sgarbatezza, pietà, sdegno, invidia, emulazione.

È interessante notare che, rivolgendosi qui allo studio delle passioni, Aristotele si rifà alla lezione dei sofisti e dei pitagorici, per i quali era centrale il tema della psicagogia. Nel riconoscimento dellimportanza delle emozioni, che in questo modo vanno ad affiancarsi alle dimostrazioni come portatori di persuasione, è inoltre ravvisabile il passaggio dalla prima alla seconda fase dello studio della techne rhetoriké da parte dello Stagirita.

                                     

2.2. Libro II: il pubblico I caratteri

Una volta analizzate le emozioni, lattenzione di Aristotele si sposta sui caratteri ethoi. Il filosofo analizza anche qui i vari tipi di caratteri, suddividendoli in base alla condizione delluditore: il giovane, il vecchio e luomo maturo, e in seconda battuta il nobile, il ricco e il potente. I giovani sono inclini a seguire i desideri, ragion per cui sono passionali, incostanti e volubili, e desiderano soprattutto onori e ricchezza; la loro indole è buona, in quanto vergine delle malvagità della vita, e pertanto sono più propensi a provare fiducia e a ritenere le persone migliori di quanto non siano; infine, i giovani nutrono grandi speranze, poiché hanno davanti a sé un lungo futuro cap. 12. Diversa è la situazione dei vecchi, che vivono di ricordi e sono spesso cinici, diffidenti e sospettosi per lesperienza del mondo; essi inoltre non "sanno" niente, semmai "credono", e non sono in grado di affermare qualcosa con fermezza, ma vivono attaccati alle proprie ricchezze e giudicano le cose in modo deteriore cap. 13. Tra questi due tipi, si collocano gli uomini adulti e maturi, che perseguono un certo equilibrio nei desideri, come nelle emozioni cap. 14.

Oltre alletà, gioca un ruolo importante la condizione sociale ed economica. Gli uomini nati da una famiglia nobile sono individui con grandi ambizioni, ma sprezzanti delle condizioni altrui, che considerano inferiori alla propria. La ricchezza genera invece caratteri arroganti, insolenti: i ricchi credono infatti di poter valutare e comprare tutto con il denaro, e questa grettezza li porta a essere dissoluti e boriosi, e a ostentare il proprio benessere – ovvero, i ricchi sono "sciocchi fortunati" cap. 16. Chi detiene il potere, infine, è senzaltro più ambizioso ed energico dei ricchi, poiché ha la possibilità di compiere grandi imprese, e il fatto di essere un uomo in vista lo costringe ad essere temperante cap. 17.



                                     

2.3. Libro II: il pubblico Largomentazione logica

Infine, Aristotele torna sulle argomentazioni capp. 18–26. Come già si è detto riguardo al Libro I, quelle più comuni sono di due tipi: lesempio e lentimema.

Lesempio, dice Aristotele, deriva dallinduzione, la quale è il principio grazie a cui è possibile un ragionamento. Gli esempi, a loro volta, possono essere inventati dallautore è il caso delle favole o degli apologhi oppure essere tratti dalla realtà avvenimenti realmente accaduti, fatti storici e così via; limportante è però che abbiano qualche analogia con loggetto del discorso.

Allesempio si deve però preferire, laddove è possibile, lentimema II, 20, 1394a, poiché, essendo simile al sillogismo, deve essere utilizzato per le dimostrazioni siano esse di sostegno o contrasto a una tesi; II, 22, 1396b, e in questo caso lesempio può fungere da premessa. Lentimema parte infatti da quegli assunti la cui validità viene riconosciuta dalluditorio o dal giudice che si ha di fronte, in modo che chi ascolta abbia coscienza dellevidenza degli argomenti. Quattro sono i tipi di premesse da ognuno dei quali deriva un tipo diverso di entimema: dalla prova tekmerion lentimema apodittico, dallesempio lentimema induttivo, dal verosimile lentimema anapodittico e dal segno lentimema asillogico. Di questi, lentimema anapodittico e quello asillogico sono entimemi apparenti, poiché non hanno carattere di necessità.

Legato allentimema e allargomentazione logica è anche la teoria dei luoghi topoi, descritta nel cap. 2 del Libro I. I luoghi, che caratterizzano i sillogismi e gli entimemi, possono essere comuni o propri: i primi riguardano cause di carattere generale, mentre quelli propri sono relativi a una determinata specie o un determinato genere. Il luoghi comuni possono a loro volta suddividersi tra quelli degli entimemi reali e quelli degli entimemi apparenti, per ciascuno dei quali sono riportati degli esempi al cap. 18.

Infine, Aristotele parla dellimportanza delle massime, intese come affermazioni "di carattere universale" riguardanti ciò che può essere scelto in relazione ad unazione. Esse hanno una certa efficacia sul pubblico, soprattutto se si rifanno a concetti generalmente bene accettati da chi sta ascoltando; nel caso contrario, bisogna ricorrere allentimema, la cui conclusione sarà, appunto, una massima II, 21, 1394a.

                                     

3. Libro III: il messaggio

Il Libro III è infine dedicato al messaggio vero e proprio: è il luogo della lexis la latina elocutio, delle varie figure da utilizzare nei discorsi, e della taxis quella che Quintiliano chiama dispositio.

                                     

3.1. Libro III: il messaggio Lo stile

Per essere persuasivi non basta avere degli argomenti solidi, ma bisogna anche saperli disporre, ordinandoli in modo appropriato e scegliendo lo stile di volta in volta più consono al contesto. Per questo motivo bisognerà avere particolare cura nelle scelte lessicali, in modo che il discorso soddisfi i requisiti di chiarezza e convenienza. A questo scopo è possibile ricorrere anche al lessico poetico e alle figure retoriche, e fare uso di paragoni, similitudini e metafore cap. 2. Inoltre, anche il tono dovrà adattarsi, elevandosi o abbassandosi quando è necessario, e rispettare un certo ritmo nella prosa per non riuscire sgradevole. Un ruolo importante avrà infine anche la recitazione, nel caso il discorso sarà orale diverse sono ovviamente le specifiche per il discorso scritto.

In particolare, Aristotele qui si sofferma sulla metafora, in quanto elemento in comune tra poesia e retorica. È infatti opinione diffusa che lelocuzione abbia avuto origine dalla poesia, e che solo in un secondo momento leloquenza in prosa retorica si sia distaccata da quella poetica; Tuttavia, la retorica ha mantenuto, per i propri fini, luso di espedienti poetici, come appunto la metafora, la quale risponde allesigenza di chiarezza, piacevolezza e ricercatezza III, 2, 1404b. Sullo stesso piano si colloca inoltre limpiego di antitesi, cioè la presenza di elementi opposti, i quali, se conosciuti, generano piacere in chi ascolta.

                                     

3.2. Libro III: il messaggio Le parti dellorazione

Aristotele conclude la Retorica analizzando le parti di cui si deve comporre unorazione. In ogni discorso vi sono sempre due momenti fondamentali, lenunciazione della tesi prothesis e la sua dimostrazione mediante argomentazioni pisteis. Le altre parti che vengono indicate sono valide a seconda dei casi e dei generi di discorsi:

  • Narrazione diegesis: la parte centrale dellorazione, non deve essere particolarmente lunga né troppo breve, ma deve esporre largomento secondo misura.
  • Dimostrazione apodeixis: deve elencare le varie argomentazioni, proponendo le prove a sostegno della propria tesi e cercando di confutare quelle contrarie.
  • Epilogo epilogos: la parte finale deve disporre lascoltatore favorevolmente nei confronti delloratore, aumentare la pregnanza delle tesi, suscitare reazioni emotive e infine ricapitolare quando si è detto.
  • Esordio prooimion: l’ incipit del discorso, deve indicare chiaramente, qualora non lo si sappia già, quale sarà largomento di cui intende parlare.