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ⓘ Alienazione




                                     

ⓘ Alienazione

Alienazione: altro). Il termine fa riferimento a colui o a ciò che è altro, straniero, non appartenente alla nostra comunità, in pratica che "non è dei nostri" e che, quindi, ci è estraneo. Lalienazione, nel suo verbo "alienare", fa parimenti riferimento allatto dellallontanare o dellestraniare da sé e, quindi, allatto di prendere distanza da qualcuno o da qualcosa. La terminologia legata a questa parola viene spesso usata anche per indicare i folli o pazzi e gli alienati mentali, o chi vive ai margini della società e della comunità umana, e tutti coloro che esprimono comportamenti borderline.

Altre volte, infine, il termine viene utilizzato per indicare genericamente il disagio delluomo moderno nella civiltà industriale, nella quale lartificio che gli è proprio lo fa sentire lontano dalle proprie radici naturali. I primi studi in cui questo concetto viene esplicitato si hanno con Rousseau, Fichte, Schelling, Hegel e Feuerbach mentre è proprio con le elaborazioni di Marx ed Engels - e di molti autori formatisi a questa scuola di pensiero e di azione politico-economica - che lo studio e lanalisi del fenomeno dellalienazione, dopo lavvento della società industriale e capitalista, trova la sua fioritura.

                                     

1. Il concetto di alienazione in filosofia

Lalienazione è stata interpretata in vari modi dai filosofi che se ne sono interessati.

Louis Althusser

Louis Althusser ha definito il passaggio di Marx dalla problematica antropologica di Feuerbach allindagine storica e socio-economica come transizione dalla filosofia alla scienza.

                                     

1.1. Il concetto di alienazione in filosofia Rousseau

Secondo il filosofo francese Rousseau, lalienazione avveniva nel momento in cui i cittadini, "stringendo" il contratto sociale, si alienavano di tutti i loro diritti a favore di unentità superiore, la "volontà generale", che sarebbe non tanto la semplice aggregazione delle volontà particolari individuali, ma la associazione di esse in unentità unica e indivisibile. Il principio roussoiano di non-rappresentatività politica, che quindi, proprio per la natura dellentità unica e indivisibile della volontà generale, non può essere delegativa, ha suscitato critiche intense, da Benjamin Constant in primis.

                                     

1.2. Il concetto di alienazione in filosofia Hegel

Successivamente il concetto di alienazione occuperà un posto rilevante sia nella filosofia di Hegel che nei lavori di Marx ed Engels, la cui impostazione filosofica del pensiero è esplicitamente derivata dalla dialettica hegeliana. Allinterno del sistema di pensiero di Hegel lalienazione quale momento dello sviluppo dello spirito è intesa in senso sia negativo che positivo. Egli ritiene infatti che lalienazione, considerata come un estraniarsi dello spirito a se stesso, avviene quando questo, nelloggettivare se stesso, si proietta al di fuori di sé, divenendo così natura. In questo senso lalienazione per Hegel è tuttuno con loggettivarsi dello spirito e il suo manifestarsi come natura, si parla dunque di unalienazione in senso negativo.

Quando lo spirito, in un secondo momento, ritorna in sé rivela la positività del perdersi dello spirito nella natura per ritrovarsi infine in se stesso. Si ha dunque la visione sintetica dellalienazione intesa come fenomeno positivo. Dunque per Hegel lalienazione si configura come una tappa necessaria del divenire dello spirito, che, oltre ad essere vista come una negazione, va considerata come un arricchimento dello spirito, o dellIdea, nel suo processo dialettico. La differenza sostanziale presente tra il concetto di alienazione nella dialettica di Hegel e laccezione presente nella dialettica materialistica di Marx ed Engels è che per questi ultimi lalienazione comincia con lo sfruttamento delluomo sulluomo, mentre per Hegel lalienazione è un fenomeno connaturato allessere stesso del pensiero che, oggettivandosi, si aliena da sé stesso, riunendosi in sé stesso in un successivo e superiore momento di sintesi.

Eppure, e forse inaspettatamente, nel pensiero dellultimo Hegel sembra spuntare una drastica dissociazione fra il pantragismo e il pangiustificazionismo come patodicea e/o teodicea. Nella famosa sezione dedicata all"astuzia della ragione", nella "Introduzione" alle Lezioni sulla filosofia della storia pubblicate postume egli approda a un netto distinguo fra lalienazione Entäusserung dello Spirito assoluto, che sarà pure riconciliabile Versöhnung con sé stesso, e lestraniazione Entfremdung dello spirito soggettivo e personale, il quale invece non ne può ricavare alcuna consolazione e conforto. Con ciò viene rigettata ogni identificazione intenzionale delle coscienze individuali nei confronti duna simile mostruosa progettazione e architettura del decorso storico.



                                     

1.3. Il concetto di alienazione in filosofia Feuerbach

Nellaccezione usata da Ludwig Feuerbach, appartenente al gruppo dei "giovani hegeliani", o della "sinistra hegeliana", il termine è usato per indicare la "proiezione" in un mitico al di là delle qualità positive delluomo: queste sono, in particolare, amore, ragione e volontà allennesima potenza, che creano un essere superiore identificato in Dio. Feuerbach elabora, così, una teoria della religione vista come alienazione delluomo, poiché egli in questo processo si scinde: estranea da se stesso caratteristiche proprie delluomo per creare una potenza che è superiore a lui, alla quale si sottomette. La chiave di volta della teologia è infatti per Feuerbach lantropologia.

                                     

1.4. Il concetto di alienazione in filosofia Marx e Engels

Karl Marx, il cui motto preferito era Homo sum, humani nihil a me alienum puto "Sono un uomo, nulla di umano mi è estraneo", e Friedrich Engels furono molto influenzati dal pensiero di Hegel, sottoponendolo tuttavia ad una critica serrata. Oltre a procedere nellulteriore critica dellalienazione religiosa introdotta da Feuerbach, misero in rilievo, attraverso la loro critica alleconomia politica, lalienazione originale, che è alla base di tutti gli altri tipi di alienazione, inclusa quella religiosa: lalienazione economica. Alla base di questa, che condiziona tutte le altre, secondo la loro concezione dialettica ma materialistica della storia, ci sono:

  • La proprietà privata dei mezzi di produzione.
  • La divisione del lavoro.

Prendendo le mosse da quella che allora veniva chiamata sinistra hegeliana, i due filosofi che oltre a essere pensatori erano anche organizzatori e guide politiche, individueranno la forma maggiormente nota e dibattuta di alienazione, cioè quella subita dalla classe operaia. Secondo Marx, alienazione è quel processo che estranea un essere umano da ciò che fa fino al punto di non riconoscersi in se stesso.

                                     

1.5. Il concetto di alienazione in filosofia La critica marxista del concetto di alienazione

Marx distingue quattro tipi di alienazione, confrontando loperaio con lartigiano tradizionale:

  • Loperaio è alienato dal prodotto del suo lavoro, perché produce beni senza che gli appartengano infatti sono di proprietà del capitalista e si trova, anzi, in una condizione di dipendenza rispetto ad essi;
  • Loperaio è alienato dalla sua stessa essenza Wesen, poiché il suo non è un lavoro costruttivo, libero e universale, bensì forzato, ripetitivo e unilaterale Marx paragona loperaio al Sisifo della mitologia greca;
  • Loperaio è alienato dal suo prossimo, cioè dal capitalista, che lo tratta come un mezzo da sfruttare per incrementare il profitto e ciò determina un rapporto conflittuale. Da un punto di vista più ampio, leconomia capitalistica traduce il rapporto tra le persone in modi di sfruttamento.
  • Loperaio è alienato dalla propria attività, perché non produce per se stesso, ma per un altro il capitalista; il lavoro delloperaio non è libero come quello dellartigiano né fantasioso, ma costrittivo: si svolge infatti in un determinato periodo di tempo, stabilito da altri il capitalista.

A fronte di una tale" disumanizzazione” diventa meno impedente la questione degli aumenti salariali e delladdolcimento della vita. In una pagina de Il Capitale, scritta dopo ladozione dei primi interventi a favore degli operai, Marx affermerà" Come il vestiario, lalimentazione, il trattamento migliore e un maggiore peculio non aboliscono il rapporto di dipendenza e lo sfruttamento dello schiavo, così non aboliscono quello del salariato”.

I quattro tipi di alienazione vengono teorizzati da Marx nei Manoscritti economico-filosofici del 1844, opera che scrive appunto nel 1844 anche se sarà pubblicata soltanto nel 1932 dal ricercatore sovietico Rjazanov, e che sancisce il definitivo passaggio dal liberalismo al comunismo del pensatore di Treviri. Questa alienazione coinvolge totalmente gli operai: dalla situazione alienante in cui essi vivono, deriva lopposizione dialettica presente tra forza lavoro e rapporti di produzione.



                                     

1.6. Il concetto di alienazione in filosofia Louis Althusser

Louis Althusser ha definito il passaggio di Marx dalla problematica antropologica di Feuerbach allindagine storica e socio-economica come transizione dalla filosofia alla scienza.

                                     

1.7. Il concetto di alienazione in filosofia Herbert Marcuse

Lidea di Marx venne ripresa dalla scuola di Francoforte e in particolare da Herbert Marcuse, ma con una importante variante, perché lalienazione, lestraneazione non è più una cosa strettamente attinente ai rapporti capitalistici di produzione: ma riguarda la società industriale e tecnologica di per sé stessa.

Nella società tecnologica e industriale, luomo è sempre e comunque alienato perché nel proprio lavoro non realizza se stesso, trova regole create da altri, è succube degli eventi esterni e non è libero. Questa problematica venne descritta nel libro Luomo a una dimensione, pubblicato negli Stati Uniti, nel 1964 e fu uno dei libri ispiratori dei movimenti del 68. La società industriale ha leggi inderogabili e luomo è asservito a queste leggi. La società industriale è un enorme apparato di dominio, perché non lascia margini alla libertà umana; luomo diventa un semplice ingranaggio di un sistema enorme che lo sovrasta e di cui egli subisce il funzionamento.

                                     

2.1. Alienazione e psicologia Sigmund Freud

Secondo la psicoanalisi lindividuo vive in prima persona la contraddizione che lo mette in croce tra "natura" e "cultura". Freud ritiene che questa contraddizione sia insolubile e che comunque per quanto la scelta della cultura corrisponda al processo di civilizzazione, tale civilizzazione non possa essere vissuta dal singolo individuo se non come una alienazione da sé stesso per il sacrificio della pulsionalità immediata che essa richiede. Da qui il disagio fondamentale che il singolo deve accettare: il disagio della civiltà che lo porta a dover scegliere tra eros o civiltà, tra civiltà o barbarie. Questo è il prezzo che il singolo deve pagare per poter beneficiare della civilizzazione. Taluni non sono disposti a pagare tale prezzo lo ritengono consciamente o inconsciamente troppo elevato, e in taluni casi lo può essere veramente, oppure non avere gli strumenti conoscitivi per riuscire a gestirsi tale contraddizione sì da venire a trovarsi nella confusione, da qui la nevrosi e in taluni casi anche la psicosi.

                                     

2.2. Alienazione e psicologia Nostalgia dellEden Edipo e alienazione

La sottomissione al processo di civilizzazione corrisponde alla sottomissione del figlio al "padre", al "terzo", il "fallo" e alla risoluzione della rivendicazione protesta edipica, con la rinuncia alla realizzazione della fantasia simbiotica incestuosa con la "madre". Ma proprio perché comunque la nostalgia dellEden permane e non è eliminata definitivamente, il processo di civilizzazione stesso viene considerato e quindi vissuto dal singolo individuo come altro dal sé vero, reale che continua invece ancora a sognare lunione comunque. La rassegnazione, in questa prospettiva, diviene una iniziazione che coincide con la guarigione e lentrata nel regno degli adulti con il conseguentemente sciogliersi della tensione scaturita dalla contraddizione tra natura e cultura di cui il singolo individuo è portatore come la sua croce di cui non può liberarsi se non accettando di portarla.

                                     

2.3. Alienazione e psicologia Carl Gustav Jung

Lo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung, pur mantenendo lo stesso scenario di impostazione alla problematica dellalienazione, non giunge alle stesse conclusioni "pessimistiche" del suo maestro viennese, in quanto, per Jung, la naturale attività simbolizzatrice del pensiero - che la psicoanalisi semplicemente riattiva o permette di esercitare come in una palestra del pensiero riflessivo e non ripetitivo - è proprio ciò che permette la sintesi reale dei contrari. Per Jung, infatti, lo spirito non è sublimazione; esso non cela la sessualità come nella concezione riduttivistica della attività e dimensione spirituale che è propria di Freud e dei suoi epigoni. Per Jung, invece, lo spirito vero coincide con la stessa libido che vuole ciò che la libido vuole: lunione, ma ad un livello riflessivo più elevato da dove riprendere a desiderare lunione in un procedere negaentropico infinito tale che la tensione natura/cultura, quale croce inscritta nellessere da cui scaturisce lenergia psichica, invece di ricadere distruttivamente sul sistema conoscitivo che il singolo incarna, diviene la fonte dove trovare quella forza per procedere ulteriormente. Nota è infatti la frase di Jung che ribalta la lettura della psicopatologia: "Non siamo noi a guarire dalla nevrosi ma è la nevrosi stessa che ci guarisce".



                                     

2.4. Alienazione e psicologia Le critiche a Jung

La critica principale alla impostazione della problematica dellalienazione umana dello psicoanalista Jung è che tale sintesi dei contrari, che lattività simbolizzatrice dovrebbe realizzare togliendo luomo dalla croce e dal suo vissuto di alienazione, è solo apparente e che, quindi, il simbolo, di per sé, non è la resurrezione dellumanità in croce tra listinto e la necessità di mediare listinto per poter essere accolto nella famiglia umana, sicché a questi critici la soluzione data da Jung al problema appare più che altro come un esorcismo del male del mondo e nulla più.

                                     

3.1. Alienazione e sociologia Erich Fromm

In "Psicanalisi della società contemporanea" opera pubblicata nel 1955 Erich Fromm tratta largomento dellalienazione da una prospettiva sociologica. Nella sua concezione Fromm vedeva agire, tanto in Occidente quanto nellEuropa Orientale, delle strutture sociali disumanizzanti dominate dagli apparati burocratici, con il risultato di un universale fenomeno sociale di alienazione. Coltivando questa visione, Fromm è stato capace di esaminare, con estrema lucidità, la situazione dell’uomo moderno in una società la cui principale preoccupazione è la produzione economica piuttosto che l’aumento della produttività creativa dell’uomo: una società dove l’uomo ha perduto il predominio. L’uomo moderno, sostiene Fromm, è estraniato dal mondo che egli stesso ha creato," alienato” dagli altri uomini, dalle cose che usa e consuma, dal suo governo, da se stesso. Egli è ora una" personalità fittizia”: se si lascerà che le tendenze attuali si sviluppino senza controllo ne risulterà una società malata, costituita da uomini" alienati”. Ma ci sono delle speranze. Tra il sistema capitalistico e la dittatura totalitaria esiste un’altra soluzione e cioè la creazione di una società" mentalmente” sana in cui nessuno sia soltanto un mezzo per i fini di qualcun altro, ma l’uomo sia il centro, e tutte le attività economiche e politiche siano subordinate al suo sviluppo: Fromm poneva argomenti a favore di un socialismo democratico, di stampo umanista.

I pensatori che contribuirono maggiormente alla formazione del suo pensiero furono i Profeti, Marx e Bachofen e proprio partendo in primo luogo dai primi lavori di Karl Marx, Fromm poneva lenfasi sullideale della libertà personale.

                                     
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