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ⓘ Lingue paleoispaniche




Lingue paleoispaniche
                                     

ⓘ Lingue paleoispaniche

Per lingue paleoispaniche, o preromane, si intendono quelle usate dalle popolazioni autoctone della penisola iberica prima della conquista romana, allorquando vennero quasi interamente soppiantate dal latino. Tali idiomi non comprendono né il greco né il fenicio perché considerati non indigeni. Generalmente le lingue paleoispaniche vengono suddivise in indoeuropee e non indoeuropee.

                                     

1.1. Lingue non indoeuropee Lingua tartessica

Vengono convenzionalmente denominate tartessiche, una serie di parlate non indoeuropee che erano diffuse nellattuale Spagna sudoccidentale in gran parte dellAndalusia occidentale e in Estremadura meridionale e nel Portogallo meridionale. Non è certo che tali parlate abbiano una relazione diretta con lantica città stato di Tartesso, come non è certa la loro origine che potrebbe essere autoctona oppure, meno probabilmente, minoica o anatolica. In franco regresso appare invece le tesi di una possibile origine celta del tartessico, seppur adombrata da un importante glottologo, J. A. Correa, e ancor più quella relativa a una sua provenienza etrusca. In tale lingua sono state redatte le più antiche iscrizioni paleoispaniche che possediamo, tutte risalenti al VII - V secolo a.C. Il sistema di scrittura utilizzato è quello sud-occidentale.

                                     

1.2. Lingue non indoeuropee Lingue iberiche

Erano quelle parlate dalle popolazioni ibere stanziate in tutta la Spagna orientale, dallattuale Catalogna fino allodierna Andalusia. Secondo le opinioni più accreditate tali popolazioni potevano avere unorigine autoctona o provenire dallAfrica settentrionale ed elaborarono un tipo di civiltà relativamente avanzata, influenzata da quella delle colonie greche e fenicie presenti nella penisola iberica. La lingua, o le lingue, iberiche, di origine non indoeuropea, venivano espresse graficamente attraverso due sistemi di scrittura, quello iberico nordorientale e quello iberico sudorientale derivanti entrambi dallalfabeto fenicio con apporti ellenici. Gli idiomi e gli alfabeti iberici si diffusero in gran parte dellattuale Spagna occidentale e centrale fra il V ed il III secolo a.C. Gli stessi celtiberi adottarono, per trascrivere la propria lingua, il sistema di scrittura nordorientale dopo averlo parzialmente modificato.

                                     

1.3. Lingue non indoeuropee Aquitano

Idioma pre-indoeuropeo parlato in entrambi i versanti dei Pirenei e dei prepirenei occidentali, oggi appartenenti sia allo Stato francese che spagnolo. Antenato del proto-vascone e dellattuale basco è stata lunica lingua protoispanica a non soccombere allimpatto del latino dei conquistatori romani. La sua origine è probabilmente autoctona anche se sono state avanzate le ipotesi più disparate. Non si sa né quando né sotto quali forme si sia diffusa tale lingua nella penisola iberica dal momento che le iscrizioni più antiche in nostro possesso risalgono al I secolo dellera volgare e, come le successive, sono interamente redatte in caratteri latini. Secondo il glottologo Francisco Rodríguez Adrados laquitano si parlava anticamente solo sul versante francese dei Pirenei. A seguito della pressione dei Celti alcuni popoli aquitanofoni emigrarono nelle regioni iberiche limitrofe diffondendo la propria lingua negli attuali Paesi Baschi e in Navarra.



                                     

2.1. Lingue indoeuropee Lingue celtiche

Le lingue celtiche si diffusero in gran parte della penisola iberica centrale e occidentale in un arco temporale molto ampio fra il X e il V secolo a.C., a seguito delle numerose ondate migratorie celte. Fra questi idiomi lunico di cui possediamo una discreta documentazione è il celtibero, che era parlato nellattuale Aragona sudoccidentale e in parte della Castiglia nordorientale. Tale lingua, pur conservando indubbie caratteristiche celtiche, fu influenzata dallibero e utilizzò un sistema di scrittura di tipo iberico nordorientale, pur se con alcuni adattamenti, oppure lalfabeto latino. Tutte le iscrizioni rinvenute risalgono al II e I secolo a.C. Fra queste sono di incalcolabile valore storico e linguistico i cosiddetti bronzi di Botorrita.

                                     

2.2. Lingue indoeuropee Lusitano

Il lusitano è una lingua di incerta origine e si diffuse, attorno al VII - VI secolo a.C. nellattuale Portogallo centrosettentrionale e in Estremadura. Le poche iscrizioni rinvenute sono però del II - I secolo a.C. e redatte in alfabeto latino. Viene considerata da taluni proto-celtica, seppur perfettamente differenziata dal celtibero e dalle altre parlate celte peninsulari, mentre da altri strettamente imparentata con le lingue italiche, se non addirittura appartenente al ceppo linguistico italico. Secondo unopinione assolutamente minoritaria Ulrich Smoll infine, tale lingua, diffusa originariamente anche nellattuale Galizia, dovrebbe essere considerata un ramo a sé stante dellindoeuropeo ramo galaico-portoghese.

                                     

3. Decadenza e scomparsa

Il processo di romanizzazione della penisola iberica si sviluppò in un arco temporale molto ampio che va dalla fine del III secolo a.C. fino agli inizi del V secolo dellera volgare. Dai materiali in nostro possesso è quasi certo che le lingue paleoispaniche più importanti continuarono ad essere parlate, almeno fino alle soglie delletà imperiale, prima in una situazione di bilinguismo, poi di diglossia e infine in ambito puramente familiare, scomparendo successivamente del tutto fin dai primi decenni del I secolo ad eccezione dellaquitano. Per quanto riguarda la scrittura, le lingue iberiche mantennero i propri sistemi grafici e solo raramente fecero ricorso allalfabeto latino, che invece venne ampiamente utilizzato da celtofoni e lusitanofoni. Alcuni studiosi hanno anche rilevato per il celtibero fenomeni di commistione linguistica con il latino, facilitati dalla comune origine indoeuropea, che rende spesso difficile stabilire con esattezza a quale delle due lingue debbano essere ascritti alcuni rinvenimenti epigrafici di tarda età repubblicana I secolo a.C.

Solo laquitano, pur avendo adottato abbastanza precocemente lalfabeto latino e pur avendo attinto da questa lingua molti termini che entrarono a far parte del proprio patrimonio lessicale, riuscirà a sopravvivere, attraverso lantico vascone e il moderno basco, fino ai nostri giorni.