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ⓘ Sindrome da iperventilazione




                                     

ⓘ Sindrome da iperventilazione

La sindrome da iperventilazione o sindrome da iperventilazione cronica è un disturbo della respirazione polmonare, a patogenesi psicologica e fisiologica, caratterizzato da iperventilazione, ovvero una respirazione troppo rapida e poco profonda, e tachipnea.

Può presentarsi con mancanza daria apparente dispnea, formicolii e parestesie localizzati ai polpastrelli e intorno alla bocca e dolore toracico, confusione, nausea, talvolta anche crampi e spasmi; può accompagnare il quadro clinico dellattacco di panico e provocare quindi una forma di tetania spasmofilia idiopatica.

Dal punto di vista della durata dellapnea, lirrisorio aumento dellossigeno dovuto alliperventilazione potrebbe sembrare avere effetti positivi; in realtà, la diminuzione della concentrazione di anidride carbonica porta a non avvertire la "fame daria", dato che è proprio la quantità di questo composto che informa il sistema nervoso centrale riguardo alla necessità di respirare; ritardando quindi lo stimolo ventilatorio, lossigeno presente può così scendere a valori troppo bassi, provocando anche una sincope ipossica. Lanidride carbonica sanguigna diminuisce ipocapnia e aumenta leggermente lossigeno blanda iperossiemia provocando vertigini; in seguito allabbassamento dellanidride carbonica per eccessiva espirazione e scarsa inspirazione, il sistema nervoso rallenta lo stimolo a respirare, provocando quindi ipossia polmonare e ipossiemia con alcalosi respiratoria e temporanea ipocalcemia, da cui la tetania. Inoltre diminuisce lattività vasodilatatrice dellanidride carbonica, causando diversi sintomi come confusione e nausea.

                                     

1. Fisiopatogenesi

I soggetti descrivono una sensazione di fame daria, tuttavia la loro saturazione emoglobinica arteriosa risulta normale, mentre ridotta è lanidride carbonica, con ipocapnia conseguente alliperventilazione stessa. Anche lossigeno quindi si riduce, per ritardo nello stimolo respiratorio.

In caso di persistenza dellepisodio iperventilatorio, la caduta della pressione parziale di CO 2 può condurre a unalcalosi respiratoria, con innalzamento del pH del sangue e peggioramento del quadro clinico, con laccentuazione di sintomi neurologici quali vertigini e parestesie. Avendo la CO2 attività vasodilatatrice sul circolo cerebrale, una sua riduzione dovuta a iperventilazione causa una costrizione del circolo cerebrale, il che determina la sintomatologia neurologica primaria: confusione, capogiri, vertigini, nausea, fino, in caso di grave alcalosi, al coma.

Segue inoltre uno squilibrio degli elettroliti: in caso di alcalosi il calcio ematico si lega alle proteine e quindi si hanno temporanee ipocalcemia, ipopotassiemia e ipomagnesiemia; il mancato assorbimento cellulare provoca spasmi, crampi e movimenti involontari e distonici dei muscoli spasmofilia o tetania; in persone con scarsità di paratormone che permette al calcio di non andare disperso e basso calcio ionizzato per diversi motivi, è molto più facile che liperventilazione instauri lipocalcemia con iperfosfatemia rispetto ad un paziente sano.

Liperventilazione con alcalosi può causare infine anche sincope svenimento completo ipossica o lipotimia svenimento incompleto senza perdita di coscienza ma solo debolezza estrema, ipertensione transitoria o ipotensione ortostatica. Questo per uno spostamento a sinistra della curva di dissociazione dellossigeno dallemoglobina, e quindi alterazione del rilascio di ossigeno ai tessuti, che a livello cardiaco può determinare in pazienti già cardiopatici delle aritmie, che sono avvertite come palpitazioni; sempre come palpitazioni possono essere avvertite delle extrasistole, che sono però delle aritmie tendenzialmente benigne.

Certe persone sono psicologicamente più predisposte a sviluppare la sindrome da iperventilazione.

Le cause sono ritenute essere di origine psicologica come lansia e nessuna eziologia di tipo organico è mai stata dimostrata, tuttavia la fisiopatologia non è ancora stata del tutto chiarita. Nonostante ciò, è stato notato che può svilupparsi più facilmente in pazienti ansiosi con pregressi problemi respiratori; uno studio ha mostrato che un terzo dei pazienti con sindrome da iperventilazione psicogena aveva anche una "malattia polmonare poco evidente, ma precisa" che li spingeva a respirare troppo spesso o troppo profondamente. Studi condotti in Francia hanno invece proposto che alcune forme siano collegate, ma senza consenso clinico, al fenomeno della distonia neurovegetativa di tipo "anfotonico" ossia unalterazione contemporanea del tono dei sistemi ortosimpatico e parasimpatico.

La sindrome da iperventilazione è ritenuta una delle cause di iperventilazione, insieme a infezioni, emorragie e infarto miocardico acuto. È riscontrabile nel 60% dei pazienti con agorafobia e nel 50% di quelli con attacco di panico.

                                     

2. Trattamento

Non ci sono prove che eventuali esercizi di respirazione possano sortire effetti terapeutici, mentre può essere utile, per risolvere laccesso acuto, rallentare volontariamente la respirazione, con rassicurazioni da parte del personale medico e con la somministrazione di ossigeno.

Non trova invece evidenza terapeutica la tradizionale respirazione della stessa aria espirata in un sacchetto per provocare limmediato innalzamento dellanidride carbonica che non diminuisce affatto il rischio di ipossia, ma lo aumenta. Questa tecnica, estremamente nota nella cultura popolare e usata anche per gli attacchi dansia, fu inventata dal medico statunitense Alexander Winter 1908-1978 sulla base della sua esperienza durante la seconda guerra mondiale e pubblicata nel 1951. Questa pratica è sconsigliata in quanto malattie gravi, come linfarto cardiaco e lasma bronchiale, mimano il quadro clinico delliperventilazione, ma in questi casi laumento di anidride carbonica e la riduzione dossigeno che conseguono alla respirazione con sacchetto possono portare a un peggioramento della prognosi di queste condizioni.

Le benzodiazepine e gli SSRI possono essere utili nel trattamento cronico, per ridurre lo stress scatenante gli episodi acuti, riducendo gravità e frequenza degli stessi.

                                     
  • viene fatto ripetutamente, si può espellere troppa anidride carbonica iperventilazione e coneguente alcalosi respiratoria provocando un formicolio alle estremità
  • resistenti al trattamento e da gravi disfunzioni cognitive, come nel caso della sindrome di Lennox - Gastaut e della sindrome di West. Si ritiene che la
  • espirazione Con questa modalità sono possibili casi di ipoventilazione e di iperventilazione poiché il volume corrente varia negli atti respiratori. In diversi
  • si rende evidente con comparsa di respiro profondo di Kussmaul e iperventilazione Si verifica nei pazienti con shock, ipoglicemia, iperparassitemia
  • rischio di sviluppare una condizione molto rara ma mortale denominata sindrome da secondo impatto, in cui il cervello si gonfia catastroficamente anche
  • induce una forma di compenso nota come alcalosi respiratoria. Questa iperventilazione nella sua forma estrema, giustifica la comparsa della respirazione
  • conseguenza a livello psicologico: manifesta gravi crisi della sindrome da iperventilazione che non si diradano fino a quando il successo non è di nuovo

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