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ⓘ Etica militare in Italia




                                     

ⓘ Etica militare in Italia

L etica militare in Italia indica un corpus di principi di etica militare, linsieme dei principi filosofici che caratterizzano limpronta morale delle forze armate italiane e dei corpi armati nazionali ad ordinamento militare.

La condotta degli appartenenti a questi enti è comunque regolamentata formalmente le previsioni in materia sono state riformate a partire dalla fine degli anni settanta, del XX secolo.

                                     

1.1. Storia I Regolamenti dal 1859 al 1929

I regolamenti del 1859 e del 1872 nel loro primo paragrafo recitano che LEsercito è istituito per sorreggere il Trono, tutelare le leggi le istituzioni, far guerra ovunque venga ordinato dal Sovrano, difendere sino allestremo lonore e lindipendenza della Patria ".

Le stesure del 1907 e del 1929 invece prescrivono che LEsercito, del quale è comandante supremo S.M. il Re, è istituito per difendere sino allestremo lonore e lindipendenza della Patria, facendo guerra ovunque venga dal Sovrano ordinato e per tutelare le istituzioni le leggi nazionali ".

                                     

1.2. Storia La Costituzione repubblicana

La Costituzione contiene principii che non hanno prodotto però conseguenze immediate sulle norme regolamentari.

Allart. 11 si afferma che:

, Allart. 52 si statuisce che

Allart. 54 si precisa che:

Infine lart. 103 dispone:

                                     

1.3. Storia Il Regolamento di Disciplina militare del 1964

Il regolamento del 1964, che per la prima volta si rivolge a tutte le forze armate italiane, sancisce nella sua Premessa che esse ". sono istituite per difendere sino allestremo lonore e lindipendenza della Patria combattendo ovunque venga ordinato e per tutelare in obbedienza agli ordini ricevuti le istituzioni le leggi nazionali ".

L Avvertenza pubblicata in calce al Regolamento precisava Il Regolamento di disciplina militare è il codice morale delle Forze armate ed enuncia i principi ed indica i metodi per creare e rafforzare una sostanziale disciplina. Esso deve essere riconosciuto, meditato ed osservato da tutti i militari, soprattutto da quanti rivestono un grado ed hanno missione di educatori. I principi morali e disciplinari dettati dal presente Regolamento formano la base e la forza dellistituzione militare.

Dal punto di vista della dottrina, la Premessa al Regolamento del 64 così argomenta:

  • ". Le Forze armate, per evitare ogni possibile incrinatura nella propria compagine e per esercitare imparzialmente le alte funzioni derivanti dai doveri istituzionali, debbono in ogni circostanza mantenersi al di fuori delle competizioni politiche.
  • Nella osservanza di queste regole consiste la disciplina militare.
  • Essa è principale virtù delle Forze armate e primo dovere del militare di ogni grado.
  • Lazione di tutte le Forze armate deve essere pronta e concorde, e perciò le attribuzioni e i doveri di ciascun elemento della gerarchia militare debbono essere definiti con regole certe ed inviolabili.
  • La storia di tutti i tempi e di tutte le nazioni prova che nella disciplina, assai più che nel numero, sta la forza delle istituzioni militari.
  • La disciplina si infonde in tempo di pace e si mantiene salda in tempo di guerra mercé la diligente e costante abitudine di osservarne i precetti."

Sulla base dei principi enunciati nella Premessa e nell Avvertenza - inedite formule per un Regolamento promulgato con Decreto del presidente della Repubblica - si struttura un modo nuovo, e forse ritenuto più democratico, di concepire lessere militare. È così che nelle numerose scuole militari delle Forze armate, dellArma dei Carabinieri, del Corpo della Guardia di Finanza e del Corpo degli Agenti di Custodia si cerca di insegnare una nuova Etica militare la cui dottrina si svilupperà a fatica. In particolare modo, si incentrerà limpostazione formativa sull educazione allobbedienza, dai massimi istituti formativi per gli ufficiali Accademie, Scuole di Applicazione e scuole per allievi ufficiali di complemento, alle scuole sottufficiali ed ai reparti di addestramento per le truppe.

Secondo lUfficio Storico dello Stato Maggiore dellEsercito, quella degli anni 60 e 70 fu una società militare disorientata che non intravedeva possibilità di impiego professionale la guerra, che costituiva comunque un enorme serbatoio occupazionale, che vedeva la classe ufficiali annoverare sempre più elementi provenienti dai ceti medio-bassi, anche loro afflitti da problemi di sostentamento economico.

Londata terroristica degli anni 70 - 80 rese ancor più problematici gli arruolamenti talché anche i criteri di selezione furono resi più "elastici". Le Forze armate divennero veramente un esercito di popolo che nel 1978 richiederà con forza cambiamenti radicali.

Nel 1981 il Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza fu smilitarizzato e convertito nella Polizia di Stato, e successivamente si ebbe la smilitarizzazione del Corpo degli Agenti di Custodia, convertito in Polizia Penitenziaria.



                                     

1.4. Storia La riforma dellOrdinamento militare del 1978

Da ultimo, in ordine di tempo lart. 1 della legge 11 luglio 1978, n. 382 afferma che:

  • Le Forze armate sono al servizio della Repubblica; il loro ordinamento e la loro attività si informano ai principi costituzionali.
  • Compito dellEsercito, della Marina e dellAeronautica è assicurare, in conformità al giuramento prestato ed in obbedienza agli ordini ricevuti, la difesa della Patria e concorrere alla salvaguardia delle libere istituzioni e al bene della collettività nazionale nei casi di pubbliche calamità.

Quanto allevoluzione dei doveri che incombono sul soldato, Dio, Re e Patria erano i valori fondamentali cui si riferivano i regolamenti del 1859 e 1872. Il primo conteneva una lunga elencazione di doveri che violavano la sfera personale dei singoli e fissavano, una per una, le norme di comportamento della vita familiare, la religione, luso delle proprie cose. Sovrano e Patria erano un bene supremo ed inscindibile. Il Regolamento del 64 si presentava invece come una previsione di doveri di carattere generale afferenti al solo status militare ed il dovere di "obbedienza", prima "assoluta", è divenuta pronta, leale e rispettosa ".

Questi schemi organizzativi legati al passato ed i relativi precetti etici vengono accantonati nel 1978: infatti le norme di principio, prima dei doveri, trattano dei diritti costituzionalmente garantiti al cittadino-soldato, non più soldato-suddito.

Tutte queste situazioni relative alle modifiche ordinative, normative e strutturali dello strumento militare vennero inesorabilmente ad incidere sui riferimenti classici dellEtica militare propria della società militare italiana: la Patria, la Bandiera, il Giuramento, la Disciplina militare, lOnore le Tradizioni militari.

                                     

1.5. Storia Lordinamento giuridico-militare italiano vigente

La delimitazione dottrinaria dellEtica militare italiana è coerente con i principi animatori della carta costituzionale, i quali sono applicati tramite le seguenti norme:

  • Nuovo Regolamento di Disciplina Militare emanato con D.P.R. 18 luglio 1986, n. 545,
  • Legge 23 agosto 2004, n. 226 "Sospensione anticipata del servizio obbligatorio di leva e disciplina dei militari di truppa in ferma prefissata".
  • Regolamento di attuazione della Rappresentanza Militare approvato con D.P.R. 4 novembre 1979, n. 691 e relativo Regolamento interno D.M. 9 ottobre 1985;
  • Decreto del presidente della Repubblica 15 marzo 2010 n. 90.
  • Legge 11 luglio 1978, n. 382 "Norme di principio sulla disciplina militare";

Testi che, secondo il Boursieur-Niutta ed il Gentili nel loro "Codice di disciplina militare", avrebbero trasformato il soldato-suddito dellordinamento disciplinare previgente nel soldato-cittadino. Gli stessi avevano argomentato che prima della riforma del 1978, completatasi con la promulgazione nel 1986 del nuovo Regolamento di Disciplina militare RDM, vigeva il Regolamento di Disciplina militare del 1964 che aveva di fatto, ma anche di diritto, posto in essere in un regime repubblicano un ordinamento militare autonomo, da quegli autori valutato come una sorta di stato nello stato che obbedisce alle sue regole, talora in contrasto, o almeno non in sintonia, con alcuni dei principi cardine posti alle basi dellordinamento della repubblica.

Ed in parallelo al Regolamento di Disciplina del 1964, sempre secondo quegli autori, anche i Codici penali militari di pace e di guerra e la legge del 1941 - che regolamentava lOrdinamento giudiziario militare- con legge italiana di guerra "andavano per loro conto" quali riconosciuti strumenti della "giustizia cd dei capi".

                                     

1.6. Storia I principi dellEtica militare nellItalia contemporanea

I principi enunciati nei regolamenti della disciplina militare, nella costituzione repubblicana, nella "Legge di principio del 1978", succedutisi in Italia nellOttocento e nel Novecento, costituiscono alcuni dei principii fondanti delletica militare.

In particolare rilevano le stesure regolamentari del 1859, 1872, 1907, 1929, del 1964 e quella del 1978, del 1986 e del 2010 attualmente vigente.

Ladesione dellindividuo alle forze armate richiede ove necessario il sacrificio della vita stessa e questa disponibilità è richiesta in Italia sia alle forze della Repubblica Italiana, sia a quelle della Città del Vaticano.

                                     

2.1. Evoluzione della condizione militare La condizione militare in Italia a cavallo delle due guerre mondiali

La monarchia nello stato unitario, pur tra enormi difficoltà economiche vive momenti di autentica riaffermazione nel momento in cui intraprende la guerra contro lAustria-Ungheria, conclusasi con una onerosa vittoria guadagnata da quel Regio Esercito nel quale si identificava casa Savoia. La vittoria aveva dato lustro e prestigio anche alla casta militare. La prima guerra mondiale vide i militari di carriera entusiasti, perché levento consentiva loro, dopo tanti anni, di poter essere attori di un evento bellico classico che li entusiasmava considerato il prestigio del nemico, che vantava il più grande esercito dellepoca.

Fu una guerra che venne caratterizzata anche da eccessi di severità da parte delle alte gerarchie, che ordinarono esecuzioni sommarie per limitare le numerose diserzioni le insubordinazioni e perfino la decimazione.

Alla esperienza della prima guerra mondiale, fece seguito lavvento del fascismo, durante il quale vi fu la convivenza dei militari con la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, il conferimento a Benito Mussolini del grado di Primo Maresciallo dellImpero contemporaneamente al sovrano, insieme ad altri numerosi cambiamenti ed alle continue interferenze dei gerarchi fascisti sulla realtà militare, che crearono una caduta di tensione nelle alte gerarchie militari, progressivamente allontanate dalle numerose posizioni di potere prima occupate.

Con questo spirito di minore compattezza tra militari e di forte diffidenza tra la società militare e la classe dirigente fascista, lItalia si avviò verso la tragica avventura bellica del secondo conflitto mondiale, dal quale i militari italiani uscirono sconfitti anche sul piano morale. Linvasione alleata delle regioni meridionali portò alla caduta del governo di Mussolini e alla controversa nomina del Maresciallo dItalia Pietro Badoglio come primo ministro.

Il dopo guerra fu caratterizzato da momenti di grande confusione e travaglio: vennero esaminate le posizioni dei tanti che erano transitati nelle forze armate della Repubblica di Salò. Si crearono problemi di coscienza al momento del referendum istituzionale, si dovettero verificare situazioni di indegnità e si dovettero esaminare le accuse di atrocità a carico di tanti militari venutisi a trovare a fianco degli Alleati, dellAsse o di formazioni partigiane.



                                     

2.2. Evoluzione della condizione militare La condizione militare in Italia dopo la 2ª guerra mondiale

Sostengono Boursieur-Niutta e Gentili che, sostanzialmente, la società militare italiana è stata sempre caratterizzata da una strutturazione fortemente gerarchicizzata e da "distinzioni di casta" rappresentata dalle categorie in cui sono differenziati i militari: gli Uffiziali, i Bassuffiziali e la truppa nellOttocento, gli Ufficiali, i Sottufficiali e la truppa fino agli anni 80- 90 del secolo scorso e poi gli Ufficiali, i Marescialli/Ispettori, i Sergenti/Brigadieri, i militari di truppa ed i volontari.

Una costante di queste differenziazioni è che la categoria degli ufficiali ha sempre rappresentato e rappresenta tuttoggi unélite. Sicuramente non è più una diretta emanazione della nobiltà e dellalta borghesia come lo era sino alla 2ª guerra mondiale, ma costituisce appunto una élite perché i suoi componenti - per la forte idealità che è normalmente alla base della loro scelta di vita, per la forte aspirazione a raggiungere i più alti gradi della gerarchia, per la frequente necessità di cambiare sedi ed incarichi - vivono una dimensione ideale e professionale diversa dalle altre categorie che - ottenuta da lungo tempo la garanzia di percorrere pressoché automaticamente tutti i gradini della carriera nelle rispettive categorie - ricercano invece, normalmente, una stabilità di sede, un trattamento economico adeguato ed un impegno il più possibile limitato e quasi impiegatizio.

Un qualche cambiamento si è registrato con la professionalizzazione dei "volontari" ruolo della truppa e dei sergenti delle Forze armate e con il loro prevalente impiego allestero in operazioni di peace-keeping o peace-maintening.

Rimane però un atteggiamento di fondo che - attraverso la Rappresentanza militare, qualche movimento che ricerca la sindacalizzazione ed una parte dellopinione pubblica assolutamente contraria allimpiego dello strumento militare in operazioni militari - tende ad ottenere unassimilazione al pubblico impiego civile.

Inoltre, è opinione diffusa che per molti giovani la scelta di arruolarsi come volontari nelle Forze armate è semplicemente la ricerca di un posto di lavoro.

Tuttavia le Forze armate, ormai definitivamente professionalizzate, sono e sempre di più saranno costituite da uomini e donne formati con cura e con un bagaglio culturale sempre più completo e continuamente aggiornato, perché oggi la formazione deve essere necessariamente permanente.

Di pari passo, anche laddestramento sarà di livello altrettanto elevato.

Peraltro il massiccio e continuo impiego delle Forze armate in operazioni sui teatri operativi internazionali conferisce ai militari italiani una professionalità sconosciuta fino a pochi anni fa, da tempo invece acquisita da americani US, inglesi UK e francesi.

Anche per i militari italiani oggi si applica la regola che da tempo vale per gli eserciti professionali di tutto il mondo occidentale: studia e cresci oppure. esci ".

                                     

2.3. Evoluzione della condizione militare La condizione militare nelle Forze armate italiane oggi

Secondo Gianalfonso DAvossa la condizione militare è un modo di essere, fatto di scienza ed arte, di poesia e di forza, di pensiero la missione ed azione la professione in un rapporto dialettico con la società nella quale e per la quale si opera ". E nella condizione militare si possono evidenziare due componenti, una tecnica ed una morale. Da queste due componenti, radicalmente opposte, si ottengono le connotazioni peculiari del professionista militare, come dirigente militare, la cui etica è di matrice tecnica, e quella di "capo per vocazione", la cui etica è di matrice eroica.

Il primo fattore, quello tecnico, deriva principalmente dalla modernizzazione crescente dei mezzi, strumenti ed armi in dotazione. Lo sviluppo tecnologico dello strumento militare ha favorito la crescita della specializzazione militare in un contesto in cui il mezzo tecnico sembra prendere il sopravvento sulluomo.

Gli stessi valori di autorità e gerarchia hanno acquisisto nuove valenze rispetto al sistema tradizionale. Se prima per avere autorità bastava avere una carica come fosse una investitura divina, oggi ciò non basta. Per avere autorità bisogna anzitutto dimostrare di possedere i requisiti giusti ed essere allaltezza della situazione.

La professionalità richiede un aggiornamento continuo per mantenersi al passo coi tempi e la specializzazione spinta porta ad una frammentazione della società militare.

Il militare oggi percepisce sempre meno la specificità del gruppo sociale al quale appartiene e sembrerebbe addirittura che la disciplina e militarità abbiano minore importanza rispetto alla specializzazione ed alla professionalità.

In questo modo il fattore tecnico incide sulla società militare modificando le strutture ed ingenerando lindividualismo. Tutto ciò porta allidentificazione di un modello nel quale si ritiene superata la militarità.

Questa "civilizzazione" progressiva ha portato di fatto ad alcuni aspetti quali la sindacalizzazione, lorario di servizio con lo straordinario ed il superamento del tradizionale sistema dei rapporti gerarchici.

Il secondo modello di riferimento sottolinea invece la specificità delletica militare e la prevalenza del fattore morale, imperniato sui valori etici della lealtà, del coraggio, del rigore morale, del senso del dovere, del rispetto dei diritti e della dignità umana, del sereno e generoso spirito di dedizione al prossimo.

Così, va sottolineato che al militare, unico caso tra tutte le professioni, può essere richiesto quando le circostanze lo rendano necessario il sacrificio della vita: è noto che a nessuno ed in nessuna professione può essere imposto tale obbligo.

Il militare pertanto ha bisogno di credere in quei valori originali della sua missione al servizio del paese e della collettività ed ovviamente linteresse generale deve prevalere sul suo interesse personale ed immediato.

In sintesi il militare non può essere solo un cittadino cui sono state consegnate delle armi. La sua condizione è diversa da quella delle altre professioni perché implica ladesione integrale a quel sistema di valori tradizionali che sono alla base della solidarietà e della capacità combattiva.

Sostiene sempre il DAvossa che questo modello caratterizzato dalla specificità della condizione militare contiene tranquillamente il primo perché non può esistere specificità senza professionalità. La deontologia della professione militare quindi è nello stesso tempo diversa e più complessa delle altre. Essa implica infatti uno stile di vita che si fonda su un sapere tecnico-scientifico, come qualsiasi altra professione, ma in più poggia sui valori etico-morali e culturali e su principi di comportamento del tutto particolari. Sono propria questa ampiezza della deontologia e la valenza dei suoi contenuti che fanno del militare un servitore dello stato molto speciale. Il militare si distingue per disponibilità personale, per latemporaneità e spazialità del suo impiego che mettono in risalto il più autentico spirito di servizio e la solidarietà nei confronti della collettività.

                                     

2.4. Evoluzione della condizione militare Levoluzione delletica nelle Forze armate dal dopoguerra ad oggi

Il ricorrente ricorso allimpiego delle Forze armate, e fra queste segnatamente alla Forza armata Esercito, per fronteggiare cicliche emergenze nazionali non afferenti alla difesa esterna del Paese, pongono spesso il problema di quale debba essere il vero e giusto ruolo delle Forze armate. Arturo Parisi è persino giunto ad affermare che lesito inevitabile della spirale del ricorso ai militari- per problematiche di ordine interno del Paese - sarà la militarizzazione della società o la smilitarizzazione delle Forze armate o, paradossalmente, tutte e due.

Al riguardo si può osservare che certo non cè da temere la militarizzazione degli italiani perché -sostiene sempre Parisi- esistono solidi anticorpi al riguardo. Per contro è più verosimile che si possa arrivare ad una pseudo smilitarizzazione e deprofessionalizzazione delle Forze armate se si insisterà ad impiegarle, previo uno specifico addestramento ed indottrinamento, in campi non propriamente militari.

Si può ricordare come negli anni sessanta le ricorrenti emergenze di protezione civile -quando la omologa organizzazione civile non esisteva ancora- le emergenze rifiuti fossero divenute le uniche aree di impiego di uno strumento militare ancora enorme e apparentemente non più utilizzabile in operazioni militari vere e proprie. Si giunse poi alla riforma del 1978 e si perseguì la strategia politica di riduzione dello strumento a vantaggio della specializzazione, modernizzazione e maggiore efficienza. Si dovette però giungere allintervento in Libano per vedere i militari tornare a "fare i militari". Seguì la prima guerra del golfo ed interventi progressivamente estesi in tutte le zone di crisi nel mondo: lEtica militare tornò ad essere il riferimento dei militari che per un lungo periodo si erano dovuti accontentare della sola Educazione civica.

Infine, la professionalizzazione delle Forze armate ha costituito una svolta molto decisa nel ruolo delle Forze armate di oggi, nella loro preparazione, nel loro sostegno in termini di risorse e consenso, nel loro impiego in Patria e allestero. Certo, alla dottrina, ma soprattutto alla politica rimane la decisione finale circa quanto la militarità debba essere considerata un valore da preservare. Già in Europa vi sono stati, quali la Germania, dove i militari usufruiscono addirittura di libertà sindacali.

Ulteriori elementi di valutazione vanno poi ricercati nellistituzione, quando ancora esisteva il servizio di leva, dell Osservatorio sui fenomeni di "nonnismo" e sui casi di mobbing che negli ultimi anni sono stati portati allattenzione anche dellAutorità Giudiziaria militare. In astratto, ci si deve anche interrogare se queste due realtà non siano incompatibili con lo status militare e non siano anchesse un indice di progressiva smilitarizzazione, nella considerazione che il militare, il soldato, il combattente dovrebbe naturalmente possedere qualità che lo rendono immune da eccessive sensibilità nei vari aspetti della vita di relazione interpersonale. Ma queste sono valutazioni rimesse alla sfera decisionale politica.



                                     

3. Il dibattito in dottrina

La dottrina nazionale di riferimento del periodo antecedente al 1978 si basava su due opere classiche di fine Ottocento, l Arte del comando del capitano francese Andrea Gavet ed "Il galateo del Carabiniere" del colonnello dei Reali Carabinieri Giancarlo Grossardi, nonché sulle stesure regolamentari - rinnovate normalmente ogni 20-25 anni - dei corpi di terra e di mare prima e delle allora tre forze armate poi, sulle diverse codificazioni penali militari di pace e di guerra, sulla giurisprudenza dei tribunali militari e del Tribunale supremo militare, sulle leggi riguardanti la nazione in guerra, lordinamento giudiziario militare.

Dopo la riforma operata dalla legge 11 luglio 1978, n. 382 Norme di principio sulla disciplina militare "., letica militare nazionale è stato argomento di testi come la circolare 1000/A/2 Il manuale del combattente, emanata dallo Stato Maggiore dellEsercito SME, che enunciava il Decalogo del combattente ; questo decalogo sintetizza i principi recepiti nelle convenzioni internazionali, oggi codificati nel diritto umanitario internazionale.

Oltre le fonti normative e la dottrina, ineriscono alletica militare anche la tradizione e lo spirito di corpo delle singole forze armate e dei corpi che le costituiscono, cui fanno riferimento gli artt. 17 del regolamento di disciplina del 1964 e lart. 16 del regolamento del 1986. Infatti, il regolamento del 1964 definiva lo "spirito di corpo" come un "sentimento di solidarietà che scaturisce dallavere un alto scopo comune, dalla comunità di ideali, sacrifici e fatiche". Ed era una conseguenza di questo sentimento comune fra i militari che imponeva a ciascun appartenente alle forze armate di considerare come propria la reputazione e lamore per il corpo di appartenenza, verso il quale doveva adoperarsi per accrescerne il prestigio. La formulazione del 1986 evidenzia linteresse primario della realizzazione e del mantenimento dellefficienza e del prestigio delle forze armate, o del corpo, che deriva dalla collaborazione e dalla solidarietà dei militari che ne fanno parte. Collaborazione offerta dal militare che ". osserva con senso di responsabilità consapevole tutte le norme attinenti alla disciplina ed ai rapporti gerarchici. ".

Sempre in tema di tradizioni, etiche e storiche del corpo, e di spirito di corpo, il rispetto ed il mantenimento di questi valori compete in via prioritaria ai comandanti di corpo cui spetta anche il dovere del completamento ed affinamento della formazione etica e professionale dei subalterni neo-immessi nei ruoli.

Ulteriori fonti di continuo aggiornamento dei principi delletica militare in Italia sono poi contenute od enunciate nelle deliberazioni del Consiglio Supremo di Difesa, nel Consiglio Superiore delle forze armate, nelle comunicazioni delle Commissioni Difesa, del Parlamento, nei discorsi celebrativi del Presidente della repubblica, del Ministro della Difesa, del Capo di Stato Maggiore della Difesa, dei capi di stato maggiore delle forze armate, dei comandanti generali dellArma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, dei comandanti delle grandi unità e dei comandanti di corpo, in occasione di ricorrenze solenni quali anniversari di eventi bellici, feste annuali dei corpi, conferimento di decorazioni al valore a bandiere o individuali, celebrazione di giuramenti, eccetera.