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ⓘ Déjà vu




Déjà vu
                                     

ⓘ Déjà vu

Il déjà-vu, o déjà vu, è un fenomeno psichico rientrante nelle forme dalterazione dei ricordi: esso consiste in fatti totalmente casuali di cose, animali o persone che entrano in contatto col soggetto, che provocano la sensazione di unesperienza precedentemente vissuta. Seppur impropriamente, viene anche chiamato "falso riconoscimento".

Il termine fu coniato ne LAvenir des sciences psychiques di Boirac, revisione di un saggio che scrisse da studente allUniversità di Chicago.

                                     

1. Caratteristiche del fenomeno

Lesperienza del déjà vu è accompagnata da un forte senso di familiarità, ma di solito anche dalla consapevolezza che non corrisponde realmente ad una esperienza vissuta e quindi si vive un senso di "soprannaturalità", "stranezza" o "misteriosità": lesperienza "precedente" è perlopiù attribuita ad un sogno. In alcuni casi invece cè una ferma sensazione che lesperienza sia "genuinamente accaduta" nel passato.

Per tentare di spiegare scientificamente il fenomeno, una possibile ipotesi generale di basso livello interpretativo o inferenziale sembra essere quella di una falsa sensazione di familiarità e quindi di "già visto", e cioè dovuta ad una alterazione patologica o momentanea; selettiva o pervasiva delle funzioni cognitive di riconoscimento attenzione e recupero memoria. Questo senso di familiarità, ad alto valore emotivo, si può estendere in maniera pervasiva a tutti gli elementi presenti in quel momento nellambiente percepibile, anche se nuovi. Altresì potrebbero rimanere normali selettivamente altre funzioni cognitive: da ciò proverrebbe, ad esempio, la consapevolezza per cui "ma no, non è vero: non lho già vissuto" che in molti casi si prova, in discordanza con la sensazione.

La difficoltà di riprodurre in laboratorio il fenomeno del déjà vu rende molto difficili la ricerca e gli studi empirici.

                                     

2. Ricerca scientifica

Il déjà vu sembra essere un fenomeno molto comune. In una ricerca del 2003 Alan S. Brown, psicologo alla Southern Methodist University, stima che il 60% della popolazione abbia avuto almeno una volta nella vita unesperienza di déjà vu.

Negli ultimi anni, il déjà vu è stato oggetto di vari studi ed esperimenti psicologici e neuropsicologici. La spiegazione più accreditata, secondo gli scienziati di questi campi, è che il déjà vu non è un atto di "precognizione" o di "profezia", ma è in realtà unanomalia della memoria; è limpressione di "richiamare alla memoria" unesperienza che è falsa. Ciò è confermato dal fatto che nella maggior parte dei casi il senso di "reminiscenza" nel momento del déjà vu è forte, ma alcune circostanze dellesperienza "precedente" quando, dove e come è accaduta restano incerte. Allo stesso modo, col passare del tempo, dei soggetti possono mostrare un ricordo forte di aver avuto lo "sconvolgente" déjà vu, ma uno debole o nullo dei dettagli dellevento/i che stavano "ricordando" quando hanno avuto il déjà vu, e, in particolare, questo potrebbe risultare da una sovrapposizione tra i sistemi neurologici responsabili della memoria a breve termine eventi che si percepiscono come presenti e quelli responsabili della memoria a lungo termine eventi che si percepiscono come passati. Con il termine déjà vu si intende paramnesia, ovvero un ricordo errato o inesatto ed impropriamente localizzato nella dimensione spazio-temporale.

Alan S. Brown nel suo studio riporta le maggiori teorie:

  • 2. Teoria del processamento duale. Pierre Gloor spiegherebbe il deja-vu come una momentanea e rara disattivazione del sistema di recupero della memoria - distinto e indipendente da un altro sistema amnestico di sensazione di familiarità, che rimane attivo e causa il fenomeno.
  • 1. Teorie neurologiche. Si tratterebbe di una epilessia breve e circoscritta che causa una disfunzione del sistema nervoso. Il medico austriaco Josef Spatt ha collocato la sede nella corteccia paraippocampale in particolare nel giro paraippocampale e nelle sue connessioni con la neocorteccia, associata con la capacità di giudicare la familiarità. Lipotesi sembra supportata da evidenze sperimentali perché, al verificarsi del fenomeno, lattivarsi della corteccia paraippocampale può essere escluso selettivamente dal funzionamento normale di altre strutture cerebrali la corteccia prefrontale e lippocampo propriamente detto, legate alle funzioni mnemoniche e cognitive.
  • 4. Teorie amnestiche. Allinterno del campo di attenzione ci sarebbe un elemento appartenente a un ricordo realmente memorizzato e probabilmente avvenuto; questo elemento però, a causa di un errore di memoria per cui non si riesce a richiamare anche il contesto complessivo, sarebbe sufficiente a richiamare la sensazione di familiarità "cè qualcosa in questa situazione che mi ricorda. no, ho già vissuto questo giorno/situazione".
  • 3. Teoria attenzionale. Una interruzione un "black out" o un "reset" nella continuità dellattenzione causerebbe un riprocessamento dellinformazione. Linterruzione ne avrebbe fatto dimenticare la presenza e non è consapevole; la percezione - o meglio la sensazione della percezione - invece permarrebbe attraverso un altro canale non cosciente. Da qui la sensazione di familiarità "lho già visto un attimo prima".

Unultima e recente teoria che rientra in questarea ma anche nelle altre teorie, non escludentisi a vicenda è quella proposta da Susumu Tonegawa premio Nobel in medicina, ricercatore del MIT per cui la causa del deja-vu risiederebbe in una temporanea incapacità della memoria episodica 2006. Il riscontro oggettivo è ipotizzabile ancora nel giro dentato ippocampale ed in particolare in un gruppo di neuroni denominati "place cells" che si attiverebbero per riconoscere un luogo come già noto, e per cui non occorre ricostruire una rappresentazione una mappa neurale. Il ricercatore comunque ha cercato e trovato evidenze sperimentali in animali topi e non nelluomo.

                                     

2.1. Ricerca scientifica Collegamenti a disturbi mentali

È stata trovata una correlazione clinica tra déjà vu e disturbi mentali come la schizofrenia e lansietà in particolare in situazioni di attacchi di panico contraddistinte da intensità e breve durata, 2-8 minuti, la probabilità di sperimentarne cresce considerevolmente con soggetti in queste condizioni. Tuttavia, la più forte associazione patologica del déjà vu è con lepilessia del lobo temporale.

La possibilità di una correlazione ha condotto alcuni ricercatori ad ipotizzare che il déjà vu è forse unanomalia legata ad una temporanea e scorretta diffusione degli impulsi neurali nellencefalo. Poiché la maggior parte delle persone soffre di qualche lieve, cioè non patologico, episodio epilettico, si pensa che una simile lieve aberrazione capiti occasionalmente durante il fenomeno del déjà vu, con il risultato di un "ricordo" erroneo.

                                     

2.2. Ricerca scientifica Parapsicologia

In questo contesto, sono state sollevate alcune ipotesi pseudoscientifiche. Il déjà vu sarebbe associato a presunti fenomeni di precognizione, chiaroveggenza o percezioni extrasensoriali, ed è stato frequentemente citato in tale ambito come una presunta "evidenza" delle abilità "psichiche" della popolazione generale. Altre spiegazioni non-scientifiche attribuiscono questa esperienza a profezie, visioni ad esempio ricevute in sogni o memorie di vite passate.

                                     

2.3. Ricerca scientifica Sogni

Alcuni ritengono che il déjà vu sia il ricordo di sogni. Lipotesi è che, se non si ricordano prima del risveglio, i sogni possano lasciare qualche traccia non comune allesperienza presente nella memoria a lungo termine. In questo caso, il déjà vu potrebbe essere il ricordo di un sogno dimenticato con elementi in comune allesperienza presente.

                                     

3. Fenomeni correlati

  • Déjà véçu: la sensazione di aver già vissuto un fatto che si sta svolgendo.
  • Lesprit de lescalier: il ricordare qualcosa quando è troppo tardi, ad esempio una risposta intelligente ad un commento critico.
  • Déjà rêvé: la sensazione di aver gia visto in sogno un fatto che si sta svolgendo.
  • Déjà eprouvé: "già provato a fare".
  • Déjà visité: la strana conoscenza di un posto nuovo. Qualcuno potrebbe avere limpressione di conoscere la strada da percorrere in una nuova città o in un nuovo ambiente, sapendo contemporaneamente che questo non dovrebbe essere possibile. Oltre ai sogni, per spiegare questo fenomeno si sono evocate ipotesi pseudoscientifiche, quali la reincarnazione ed anche il viaggio fuori dal corpo.
  • Jamais vu: esplicitamente il non ricordare di aver visto qualcosa prima. La persona sa che è successo prima, ma lesperienza non le è familiare.
  • Presque vu: il ricordare quasi, ma non del tutto, qualcosa. È la sensazione del "ce lho sulla punta della lingua".
  • Déjà senti: il sentire qualcosa come se lo si avesse già sentito. Al contrario del déjà vu e del déjà vécu, che implicano la precognizione, questo si riferisce in modo specifico ad una sensazione mentale. Alcune persone sofferenti di epilessia del lobo temporale potrebbero fare unesperienza del genere.


                                     
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