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ⓘ Mezenzio




Mezenzio
                                     

ⓘ Mezenzio

Secondo la tradizione storiografica romana, Mezenzio fu un re etrusco di Caere, famoso perché figura come personaggio nel poema virgiliano Eneide, nel quale partecipa con Turno alla guerra contro i Troiani. La sorte di Mezenzio è incerta: nell Eneide viene ucciso da Enea, ma in molte altre versioni gli sopravvive.

                                     

1.1. Nelle fonti classiche Virgilio

La più nota delle fonti classiche nelle quali compare Mezenzio è l Eneide, dove viene chiamato contemptor divum e contemptor deum, cioè "spregiator di dèi". Mezenzio risulta alleato di Turno, il re dei Rutuli, contro Enea.

Evandro racconta a Enea che Mezenzio per molti anni aveva tenuto sotto il suo dominio dispotico la città di Agylla Caere, indulgendo in nefandezze come legare insieme prigionieri vivi e morti facendoli aderire bocca a bocca; stanchi del tiranno i cittadini di Agylla, si ribellarono, uccidendo i suoi soldati e incendiandone la residenza. Mezenzio, riuscito a fuggire insieme al figlio Lauso e ai pochi seguaci superstiti, si rifugiò presso Turno, ma tutta lEtruria si mosse con i propri eserciti per chiederne la consegna e giustiziarlo. Enea si reca allora tra gli Etruschi ostili a Mezenzio e ottiene il loro appoggio: in suo aiuto si muovono diversi re, tra cui il giovane Asture, nuovo signore di Agylla.

Durante la battaglia, Mezenzio viene ferito allinguine da Enea ma è salvato dallintervento di suo figlio Lauso che si frappone tra i due; Mezenzio riesce così ad allontanarsi dal campo di battaglia per curarsi la ferita ma Lauso muore nello scontro con Enea. I soldati portano il corpo di Lauso al padre, il quale monta sul proprio cavallo Rebo Rhaebus e si lancia nuovamente nella mischia con il proposito di uccidere Enea, ma questi nello scontro riesce a disarcionarlo e ad ucciderlo; con le sue spoglie innalza un trofeo a Marte.

Rispetto alle altre versioni della storia, quella di Virgilio non narra lepisodio dellofferta del vino e presenta Mezenzio come lunico condottiero etrusco che si oppone a Enea, mentre tutti gli altri gli sono alleati.

                                     

1.2. Nelle fonti classiche Catone

Vi sono altre fonti che citano Mezenzio e riportano varianti e altri particolari della sua storia; il primo autore in ordine cronologico che lo cita è Catone nel I libro delle Origines, secondo il quale in seguito alla morte di Turno ed Enea, entrambi caduti in combattimento, Mezenzio sarebbe stato ucciso o costretto a sottomettersi da Ascanio in duello.

Catone raccontava anche una storia che Macrobio pone allorigine della festa romana dei Vinalia, e che spiega anche perché Mezenzio venisse chiamato "spregiator di dèi". In un altro frammento del I libro delle Origini, infatti, si narra che Mezenzio avrebbe preteso per sé da Turno lofferta delle primizie e che i Latini invece avrebbe fatto voto analogo a Giove per vincere la battaglia:

Ecco dunque perché viene chiamato "spregiator di dèi": per essersi arrogato onori divini.

                                     

1.3. Nelle fonti classiche Livio

Anche Tito Livio riporta lattacco di Mezenzio ai Latini, preoccupato dalla nascita della città di Lavinio:

Livio segue la tradizione secondo la quale Mezenzio viene sì sconfitto dai Latini ma sopravvive a Enea e non muove più guerra a Lavinio né ad Alba Longa. Infatti:

                                     

1.4. Nelle fonti classiche Ovidio

Mezenzio compare nellorigine mitica della festività dei Vinalia. Secondo Ovidio, Turno impegnato in guerra contro Enea aveva chiesto aiuto a Mezenzio, il quale chiese in cambio lofferta del vino nuovo:

Enea fece unofferta analoga a Giove, cosicché la sconfitta di Mezenzio appare come la sconfitta dellempietà.

                                     

1.5. Nelle fonti classiche Altre versioni

Dopo Catone, in ordine cronologico è Varrone, citato da Plinio il Vecchio che riporta lepisodio del vino preteso da Mezenzio in cambio della protezione.

Nei Fasti Prenestini al giorno dei Vinalia 23 aprile Verrio Flacco scrive che Mezenzio pattuì con i Rutuli il tributo annuale del vino in cambio del suo aiuto. In un frammento del verborum significatu tramandato da Festo riferito ai Vinalia rustica 19 agosto, specifica che pretese il tributo come offerta sacra.

Anche Dionigi di Alicarnasso segue la versione secondo la quale Mezenzio che viene chiamato "re dei Tirreni" sopravvive alla scomparsa di Enea, mentre Turno e Latino restano uccisi durante la prima battaglia; come già Verrio, Dionigi parla di un tributo annuale in vino da lui richiesto ai Latini. Dopo la sconfitta delle sue truppe e la morte di suo figlio, Mezenzio chiede una tregua ad Ascanio e, concessagli, lascia il territorio con i suoi uomini rimanenti. Secondo Dionigi, in seguito Mezenzio diviene addirittura amico dei Latini.

Nellanonima Origo gentis Romanae la versione seguita è allincirca quella di Dionigi di Alicarnasso, tranne che per il tributo di vino che viene chiesto non avrebbe dovuto essere annuale ma solo "per alcuni anni"; vengono citate come fonti il primo libro dei Pontificalia di Lucio Giulio Cesare e il De adventu Aeneae di Aulo Postumio Albino.

Ancora diversa è la versione accolta da Plutarco: riferendosi allorigine della festività dei Veneralia, si chiede se sia vera la storia secondo la quale Mezenzio che chiama "generale degli Etruschi" offrì la pace a Enea a condizione che questi gli offrisse il vino prodotto quellanno, ma ottenuto un rifiuto Mezenzio promise ai suoi uomini che una volta vinta la battaglia questo vino sarebbe andato a loro. Saputo questo, Enea consacrò il vino agli dèi e una volta vinta la battaglia lo offrì davanti al tempio di Venere.



                                     

2. Interpretazioni

Secondo Marino Barchiesi e Antonio La Penna lepisodio avrebbe un significato politico con riferimento alla lotta tra lassolutismo monarchico con sfumature teocratiche di provenienza esterna letrusco Mezenzio e la ricerca della libertà da parte delle popolazioni indigene i Latini.

Secondo Andreas Alföldi, nel mondo antico era diffuso luso di richiedere le primizie come tributi.

Mezenzio potrebbe essere stato un personaggio storico reale, come si evince da una iscrizione etrusca su un vaso di impasto trovato a Caere, risalente al secondo quarto del VII secolo a.C., iscrizione che recita mi Laucies Mezenties, cioè "io sono di Lucio Mezenzio".

Secondo Andrea Carandini, Mezenzio potrebbe essere rappresentato dalla volpe nel mito di fondazione di Lavinium, in opposizione a Pico rappresentato da un uccello che nella versione di Dionigi è laquila ma nella versione originale doveva essere un picchio e Fauno rappresentato dal lupo; Dionigi di Alicarnasso racconta infatti di un prodigio accaduto durante la fondazione della città: quando un incendio divampò spontaneamente nella foresta vicina, un lupo e unaquila accorsero cercando di alimentare le fiamme, il lupo portando legna secca in bocca e gettandola nel fuoco, laquila sbattendo le ali per attizzare lincendio; una volpe invece cercò di gettare acqua sul fuoco, intingendo la coda nel fiume e spruzzandola sulle fiamme, ma lupo e aquila ebbero la meglio e la volpe si ritirò senza poter fare altro.

La roccaforte di Mezenzio potrebbe essere stata lAphrodisium di Ardea.



                                     

3. Nella cultura moderna

Il tema del combattimento fra Mezenzio ed Enea è stato il soggetto di alcune opere darte moderne: due disegni di Anne-Louis Girodet de Roussy-Trioson fine XVIII secolo, uno di Louis-Jean Desprez le sculture opere di Louis-Léon Cugnot, Alexandre Falguière e Denys Puech Mézence blessé, con il quale nel 1884 vinse il primo premio al Prix de Rome.

Il poeta e librettista Lorenzo Da Ponte scrisse una tragedia intitolata Il Mezenzio, rappresentata per la prima volta nel 1791.

                                     

4. Vittime di Mezenzio nellEneide

  • Antore: arcade, ucciso dal tiranno con una lancia conficcata nellinguine, trapassato di netto il fianco.
  • Mimante: guerriero troiano ucciso dal tiranno come i due precedenti, ma con conseguenze ancora più tragiche: il suo corpo finisce risucchiato nelle acque del Tirreno, precludendo allanima lingresso nellAde, come avveniva a tutti coloro che restavano insepolti. Virgilio lo dice amico intimo di Paride e suo coetaneo, essendo entrambi nati la stessa notte.
  • Arcentide: ovvero un figlio, non nominato, del siculo Arcente. Mezenzio gli spacca la tempia con un sasso scagliato da una fionda.
  • Ebro: guerriero troiano.
  • Orode: la vittima troiana più famosa uccisa dal tiranno etrusco. Con la chiaroveggenza propria dei morenti, egli predice alletrusco la sua imminente fine.
  • Palmo: guerriero troiano ucciso dal tiranno. Mezenzio gli tronca una gamba, lasciandolo a terra agonizzante.
  • Evante: guerriero troiano ucciso dal tiranno come Palmo.
  • Latago: guerriero troiano ucciso con un masso che gli frantuma la testa.
  • Acrone: guerriero di Corito.

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