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ⓘ Lingua egizia




Lingua egizia
                                     

ⓘ Lingua egizia

La lingua egizia r n kmt, letteralmente bocca della Terra Nera ossia ciò che si parla lungo le rive del Nilo), nota anche come egiziano antico sarebbe la fase storica della lingua parlata durante lAntico Regno), è una lingua che appartiene alla famiglia delle lingue afro-asiatiche, imparentata con il gruppo delle lingue berbere e con quello delle lingue semitiche. Le prime testimonianze scritte della lingua dellAntico Egitto risalgono allincirca al 3200 a.C. e la lingua sopravvisse fino al V secolo nella forma del demotico e fino al medioevo nella forma della lingua copta; la sua lunga durata, oltre quattro millenni, la rende una delle lingue storiche più antiche conosciute agli uomini moderni.

La lingua ufficiale dellEgitto è oggi larabo, nella variante egiziana, che progressivamente, nei secoli successivi alla conquista arabo-musulmana nel VII secolo, si sostituì alla lingua copta come lingua quotidiana. Il copto viene ancora usato come lingua liturgica dalla Chiesa cristiana copta.

                                     

1. Parentele linguistiche dellegizio

Le lingue afroasiatiche o anche camitosemitiche sono generalmente raggruppate in tre gruppi: le lingue semitiche, come larabo e lebraico, le lingue camitiche, come le lingue berbere e somale, e il terzo gruppo è proprio costituito dallegizio: le somiglianze tra queste lingue, in particolare con quelle camitiche, sono diverse. La struttura della grammatica, ad esempio, che ha indotto gli studiosi a organizzare le grammatiche dellegizio sullesempio di quelle arabe ed ebraiche. Alan Gardiner, nella sua Egyptian Grammar, cita sempre i verbi alla terza persona singolare, comè convenzione nelle lingue semitiche. Alcune parole e desinenze: in amarico il femminile si forma con la desinenza -it, in egizio con la -t probabilmente pronunciata /a:t/ in origine, poi la /t/ cadde restando solo nella scrittura e la /a/ sembra in seguito essersi chiusa in /e/; sia in egizio sia in amarico il pronome suffisso di 1ᵃ persona plurale è - n ; in egizio, la consonante che forma la parola "uomo" è s nella moderna prassi convenzionale, la parola è pronunciata se, mentre in amarico "uomo" è səw. Caratteristica dellegizio, presente anche in tutte le lingue semitiche, è la distinzione di genere nel pronome di 2ª persona singolare, che ha forme distinte per maschile e femminile. Unaltra parentela semantica è, ad esempio, il verbo sḏm ascoltare, molto simile allo šemà ebraico. In egiziano esiste il verbo šmˁ, che significa "cantare": la parentela di campo semantico è notevole; oppure, cfr. legiziano šw il vuoto con lebraico šwa il nulla, zero

                                     

2. Sviluppo della lingua

Gli studiosi hanno suddiviso la lingua egizia in sei grandi suddivisioni cronologiche:

  • egizio arcaico prima del 2600 a.C.
  • egizio tardo o neoegizio 1300 a.C. – 700 a.C.
  • egizio antico 2600 a.C. – 2000 a.C.
  • copto IV – XIV secolo
  • egizio tolemaico epoca tolemaica, fine IV secolo a.C. – 30 a.C. e demotico VII secolo a.C. – V secolo d.C.
  • egizio medio 2000 a.C. – 1300 a.C.

Solitamente le sei fasi vengono riunite in due gruppi: il primo comprende le prime tre egizio arcaico, antico e medio, il secondo le ultime tre egizio tardo, tolemaico e demotico e il copto. Questa suddivisione è giustificata dal fatto che le fasi allinterno di ciascun gruppo mostrano una certa uniformità, pur differenziandosi fra di loro.

Talvolta legizio, nella sua totalità, viene non del tutto correttamente chiamato egizio/egiziano antico. Dal momento che effettivamente esiste una fase della lingua detta egizio antico, questa denominazione può generare confusione; inoltre, non cè motivo di parlare di egizio/egiziano antico, perché, essendo larabo la lingua parlata oggi in Egitto, non esiste una versione "moderna" della lingua da cui differenziarlo.

I primi esempi della scrittura ideografica egizia risalirebbero al 3000 a.C. e i testi in essi redatti sono generalmente raggruppati nella denominazione di "egizio arcaico".

Legizio antico fu parlato per oltre 500 anni, dal 2600 a.C. in poi ed è attestato soprattutto nei Testi delle piramidi. Legizio medio, la lingua classica, fu parlato a partire circa dal 2000 a.C. per altri 700 anni, fino allapparire dellegizio tardo; sopravvisse ancora fino ai primi secoli dellera cristiana come lingua scritta di tradizione, nello stesso modo in cui il latino fu la lingua scritta di preferenza in Europa fino al XVIII secolo. Legizio tardo, parlato fra il 1300 e il 700 a.C., fu la lingua amministrativa nel periodo ramesside, ma le sue origini si ritrovano fin dal periodo amarniano; è attestato in un vasto corpus letterario ed epistolare. Il demotico apparve intorno al 650 a.C. e sopravvisse come lingua scritta fino al V secolo. Il copto, il cui dialetto bohairico è tuttora utilizzato come lingua di culto dai cristiani copti, apparve nel IV secolo e sopravvisse come lingua scritta di uso corrente fino al XIV secolo e probabilmente fu utilizzato ancora come lingua parlata nelle campagne ancora per qualche secolo. Larabo si sostituì gradualmente al copto parlato e venne utilizzato come lingua dellamministrazione politica musulmana a partire dalle invasioni arabe del VII secolo.

Legizio antico, medio e tardo utilizzavano la scrittura geroglifica, solitamente di utilizzo monumentale da cui anche il nome greco: ἱερός = sacro, γλύφειν = incidere, termine che in qualche modo riprendeva la voce egizia mdw nṯr convenzionalmente pronunciata medu necer

,"parole del dio" del dio Thot, cui era attribuita linvenzione della scrittura e quella ieratica, evolutasi parallelamente ai geroglifici, con cui ha uno stretto legame, e caratterizzata da una forte corsivizzazione e frequenti legature fra i segni, solitamente utilizzata per la scrittura quotidiana su papiro, legno o pietra. Dalla scrittura ieratica deriva anche quella utilizzata per il demotico, la cui apparenza è vagamente simile alla moderna scrittura araba, sebbene non ci sia alcuna parentela. Il copto fu scritto utilizzando lalfabeto copto, una forma modificata dellalfabeto greco, con alcuni simboli presi in prestito dal demotico per i suoni inesistenti nel greco antico.

                                     

3. Fonetica

Qui sotto, la tabella dei segni monoconsonantici con la trascrizione secondo Rainer Hannig:

Schema delle consonanti dellegizio fra parentesi i simboli convenzionali che differiscono dallIPA;

Sistema vocalico.

                                     

4. Struttura della lingua

Legizio presenta diverse caratteristiche proprie delle lingue afroasiatiche.

È formato da parole con radici prevalentemente triconsonantiche, come nfr "bello". Sono tuttavia presenti anche termini con radici biconsonantiche, come per esempio rˁ "sole", e alcuni con un numero di consonanti ancora maggiore, ad esempio cinque come in sxdxd "essere sottosopra". È importante sottolineare che le sequenze fonetiche appena descritte non sono propriamente parole, ma, come detto, radici che rappresentano aree semantiche, con cui si creano le parole vere e proprie per mezzo di varie vocalizzazioni. Le vocali e altre eventuali consonanti venivano poi aggiunte alla radice per dare origine alle parole della lingua, in modo simile a quanto tuttora avviene nellarabo o nellebraico. Nella maggior parte dei casi ignoriamo quali fossero le vocali aggiunte, in quanto legizio, in modo analogo alle lingue semitiche antiche e moderne, non scriveva le vocali: di conseguenza, il termine ˤnkh potrebbe significare "vita", "vivere", "vivente" o "vivendo", a seconda della vocalizzazione. Nella moderna trascrizione, "a", "i" e "u" rappresentano delle consonanti egizie: per esempio il nome di Tutankhamon era scritto in egiziano come "twt ˁnkh Jmn". Gli esperti hanno ricostruito il valore di questi simboli, ma per alcuni non si è del tutto certi della correttezza. Se a questo si aggiunge che la vocalizzazione, non segnata nella scrittura e quindi per la maggior parte sconosciuta, è del tutto arbitraria le semiconsonanti e alef e ajin sono lette come vocali e dove non compaiono questi suoni si aggiunge convenzionalmente una e, se ne deduce che la pronuncia attuale dellegizio ha ben poco a che vedere con quella originale. Attraverso il copto le trascrizioni di parole e frasi egizie in altre lingue ad esempio le Lettere di Amarna, scritte in accadico è stato comunque possibile, per una certa misura, ricostruire lantica pronuncia.

Fonologicamente, legizio differenziava consonanti bilabiali, labiodentali, alveolari, palatali, velari, uvulari, faringali e glottali, in una distribuzione simile a quella dellarabo.

Morfologicamente, come in altre lingue semitiche, viene usato il costrutto detto "status constructus" che combina due o più vocaboli: in questa trasformazione il primo vocabolo subisce spesso variazioni ad esempio una -h finale diventa -t nei nomi femminili e in mlkt shba "la regina di Saba", mlkt è la trasformazione dal termine mlkh.

Inizialmente non erano conosciuti gli articoli, né i determinativi, né gli indeterminativi; le forme più tarde utilizzarono invece a questo scopo le parole pȝ, tȝ e nȝ il segno "ȝ" trascrive il colpo di glottide, rispettivamente per il maschile singolare, femminile singolare e plurale comune.



                                     

4.1. Struttura della lingua Ricostruzione fonetica dellegiziano

La lettura che danno gli egittologi allegiziano è convenzionale: Champollion riuscì, partendo dal copto, definibile in un certo senso come "egiziano con le vocali", e dal greco ad assegnare a ciascun segno un valore fonetico.

Legiziano invece veniva notato senza vocali, quindi noi abbiamo solo lo scheletro consonantico, come se in italiano scrivendo cn dovessimo poi integrare le vocali occorrenti leggendo "cane", "cena" o "Cina" a seconda dei casi. Lo stratagemma cui sono ricorsi gli egittologi è quello di intercalare tra consonante e consonante una vocale convenzionale, la "e".

Sapere però quale fosse la reale pronuncia dellegiziano è quasi impossibile. Anche il copto, ovviamente, ha sviluppato fenomeni fonologici propri. Tuttavia, vi sono alcuni capisaldi di pronuncia della quale possiamo dirci certi.

viene letta non hetep, ma hotep: grazie ai Greci e ad altre trascrizioni sappiamo quale fosse il suono originale. Allo stesso modo la parola Pth non viene letta Peteh, ma Ptah: grazie ai Greci sappiamo quale fosse la pronuncia reale del nome della divinità.

Oppure ancora il dio Amon si scrive Jmn,

, ma sappiamo dalla trascrizione qual era la pronuncia originale: probabilmente a inizio parola la j tendeva ad aprirsi in a. Allo stesso modo, sappiamo che, probabilmente, la parola ms

generare, nascere, si leggeva "mos", come sappiamo dai diversi nomi quali Ramose, Ahmose, Thutmose.

La traslitterazione della lingua egizia può essere aiutata anche dai nomi propri, che hanno una pronuncia spesso trasmessa dai Greci.

Tuttavia sono state spesso proposte diverse accezioni, un esempio è Rˤ-ms-sw: il nome Ramesse, portato da ben undici sovrani, dei quali il più celebre è senzaltro il secondo.

Le letture sono diverse, Ramesse, Ramses o Ramsete: escludendo il quasi cacofonico Ramessu, pronuncia che segue pedissequamente la trascrizione fonetica, la migliore sarebbe Ramesse, perché più vicina alla dicitura originale. Inoltre è accertato che la desinenza ".t" dei femminili, seppur scritta, non era più pronunciata già dallAntico Regno.

Alla fonologia dellegiziano si è interessato Alessandro Roccati, ordinario di Egittologia alluniversità di Torino.

                                     

4.2. Struttura della lingua Substrato egiziano nella toponomastica egiziana moderna e nellonomastica italiana

Un substrato di antico egiziano lo possiamo trovare in diversi toponimi:

  • La città di Copto era detta in egiziano Gbtw.
  • In particolare, la città di El-Ashmunein, lantica Ermopoli, nella quale possiamo osservare il graduale passaggio dallegiziano, al copto sino allarabo.
  • La località di Abido era in egiziano detta Ȝbḏw.
  • Lattuale località di Asyūt in egiziano era detta Sȝwty.

Il nome egiziano era infatti ḫmnw, "Gli Otto", in relazione allOgdoade ermopolitana, gli otto dèi che la presiedevano. Poi, in copto, divenne ϢΜΟΥΝ, con significato analogo e poi in arabo alla radice Shmoun furono aggiunti larticolo El, una A protetica e la desinenza -ein che esprime la desinenza del duale; tale duale è dovuto al fatto che nei testi copti si parlava di due Shmoun, da cui la letterale traduzione.

Infine, alcuni nomi di persona usati nella lingua italiana sono di derivazione egizia, come Isidoro, filtrato dal greco Isis-doron, dono di Iside.



                                     

5. Accenni di grammatica

I generi grammaticali

I generi erano due, maschile e femminile.

b3k servo

b3k.t serva

Proposizioni a predicato avverbiale

La Proposizione a predicato avverbiale è una frase, che può o non può avere un verbo, che esprime una relazione momentanea e di situazione.

PPA con lessema verbale

La PPA con lessema verbale, invece utilizza un verbo oltre a jw, ad esempio: jw r wbn m pt:

il sole sorge in cielo

Generalità del verbo

Il verbo egiziano presenta diverse differenze con il verbo italiano, che nella traduzione si perdono ma che servono per comprendere i fenomeni specifici della lingua.

Generalità sui pronomi

Interessante aspetto di questa lingua sono i pronomi, distinti in tre gruppi: suffissi, dipendenti, indipendenti.

Pronomi dipendenti

Essi fungono da soggetto nelle frasi esclamative o come complemento oggetto.

Pronomi indipendenti

Hanno un uso limitato: come predicato della PPN e comunque il più usato è jnk.

Pronomi relativi

I pronomi relativi, che fungono anche da congiunzione in subordinate relative, sono usati in alternanza coi participi.

Sono sia affermativi che è, sia negativi che non è

Negativi

La radice è jwty cui si aggiungono le desinenze dellaffermativo:

Lattribuzione

Uninteressante costruzione dellegiziano, simile al dativo di possesso greco o latino, utilizza la particella ny+la cosa posseduta.

Ny è variabile in genere e numero.

Preposizioni

Preposizioni principali corrispondenti alle preposizioni proprie italiane

Altre preposizioni improprie e locuzioni prepositive:

                                     

5.1. Accenni di grammatica Generalità di nome e aggettivo

Si introducono qui le generalità del sostantivo e, di conseguenza, della morfologia dellaggettivo, che presenta le medesime caratteristiche, concordando in genere e numero col nome cui è riferito. Per referenze, vedi nota.

                                     

5.2. Accenni di grammatica I generi grammaticali

I generi erano due, maschile e femminile.

b3k servo

b3k.t serva

                                     

5.3. Accenni di grammatica Il numero

Tre sono i numeri del nome: singolare, plurale, duale.

Il plurale prevede:

Il duale prevede:

Il duale è molto raro, viene usato soprattutto per indicare nomi esistenti in coppia in natura o considerati spesso come coppia, quali rd.wy le due gambe, maschile ir.ty i due occhi, femminile ma, soprattutto, due termini fondamentali: t3.wy, le Due Terre, Alto e Basso Egitto, e nb.ty, le Due Signore, le dee Nekhbet e Uadjet, protettrici dellAlto Egitto e del Basso Egitto e il cui nome designa anche una parte della titolatura ufficiale dei faraoni.

I due geroglifici che indicano le Due Terre le Due Signore.

                                     

5.4. Accenni di grammatica Notazione grafica di genere e numero

Per notare il genere, gli egizi utilizzavano diversi espedienti grafici: limitandosi alla determinazione delle persone, venivano generalmente indicati con lapposizione dei determinativi classificati come A1 per il maschile e B1 per il femminile nella lista Alan Gardiner:

Per indicare i plurali o i duali, gli egizi svilupparono nei tremila anni di storia della loro lingua diversi sistemi. Il più antico, usato nellAntico Regno, consisteva nellindicare il termine una volta per il singolare, due volte per il duale, tre volte per il plurale.

ir.t, locchio/un occhio

ir.ty, i due occhi

ir.tw gli occhi

Caso estremo:

Questa successione designa la psḏ.t, lEnneade creatrice, notazione usata anche nel Medio e Nuovo Regno.

Laltro sistema, più utilizzato dal Medio Regno in poi, è quello dellaggiunta dei geroglifici che designano le desinenze del plurale, del singolare e del duale e, per il plurale, laggiunta di tre tratti:

Questa notazione è molto usata, seppur qualche volta non per designare il plurale vero e proprio, ma la "moltitudine"

Esistono poi i nomi detti "di relazione", detti anche con termine tratto dalle grammatiche arabe "nisba", nei quali laggiunta di una.y indica la derivazione semantica: sḫt significa campagna, sḫty contadino, campagnolo.

Laggettivo con funzione attributiva è generalmente posposto al nome e concorda con questo in genere e numero.

Laggettivo con funzione predicativa si esprime con iw-soggetto-m-aggettivo/nome, cfr. con I work as policeman in inglese.

Non esiste declinazione, esattamente come in italiano.



                                     

5.5. Accenni di grammatica Proposizioni a predicato avverbiale

La Proposizione a predicato avverbiale è una frase, che può o non può avere un verbo, che esprime una relazione momentanea e di situazione.

                                     

5.6. Accenni di grammatica PPA senza lessema verbale

Si tratta di una frase nominale, introdotta dalla particella iw per il presente, wn

per il passato e wnn

per il futuro tradotte come verbo essere; si tenga conto che in egiziano non esistono veramente due ausiliari: essere può venir reso con jw, per esprimere il possesso si usano perifrasi simili al dativo di possesso in latino: jw b3k ny nb

significa "il servo è al padrone" o, meglio "il padrone ha un servo". La frase esclamativa non prevede la particella jw ma la particella mk e il pronome dipendente e non il suffisso

guarda!.

Negazione della PPA

La negazione richiede nn

sostituito a iw per il presente e n

seguito da wnn per il futuro la negazione al passato non è attestata.

                                     

5.7. Accenni di grammatica PPA con lessema verbale

La PPA con lessema verbale, invece utilizza un verbo oltre a jw, ad esempio: jw r wbn m pt:

il sole sorge in cielo

                                     

5.8. Accenni di grammatica Schema riassuntivo PPA

Negazione della PPA

La negazione richiede nn

sostituito a iw per il presente e la PPA senza lessema verbale e n

seguito da wnn per il futuro la negazione al passato non è attestata per la PPA con sistema verbale al futuro.

                                     

5.9. Accenni di grammatica Proposizioni a predicato nominale

La PPN, invece, esprime una relazione costante, che non cambia nel tempo e che dunque non richiede iw che significa "essere attualmente". Ad esempio:

mk, b3k pw,

cioè: "guarda, tu sei un servo". In questo caso pw è il soggetto, si tratta di un pronome indefinito: la traduzione letterale, infatti, sarebbe: "guarda ciò, sei tu servo".

Un curioso tipo di PPN è nfr pw

, che significa "ciò è buono" ma che, posto alla fine di un testo, significa "fine".

Negazione della PPN

Si nega con nn.js:

nn b3k js pw, tu non sei un servo

                                     

5.10. Accenni di grammatica Generalità del verbo

Il verbo egiziano presenta diverse differenze con il verbo italiano, che nella traduzione si perdono ma che servono per comprendere i fenomeni specifici della lingua.

                                     

5.11. Accenni di grammatica Distinzione tra aspetto "iterativo" e aspetto "singolativo"

Molto importante in egiziano è la distinzione tra azione puntuale e reiterata, che, per quanto riguarda le lingue indoeuropee si è persa in italiano, era flebilmente presente in latino, molto forte in greco, ma che si perde inevitabilmente in traduzione, abbastanza importante in inglese.

In egiziano, infatti, assistiamo allopposizione tra due strutture verbali principali:

  • laoristo: esprime lazione abituale nel presente, iterativa, nel passato o nel futuro; ad esempio: "quando avevo ventanni, ero solito fare colazione al bar" è un modo per indicare che questazione nel passato era abituale, per distinguerla dal "quando avevo ventanni andai una volta a far colazione al bar", che esprime un evento unico e non più ripetuto;
  • il compiuto e lincompiuto. Esprimono unazione puntuale, singola, nel presente, passato e futuro.

Se lazione si sta svolgendo, si usa lincompiuto, se lazione si è conclusa, si usa il compiuto. Si noterà, infatti, che tutte le strutture che esprimono lincompiuto egiziano sono perifrastiche e tradotte in italiano significano "stare per", "star facendo" qualcosa: si traducono col verbo in forma semplice semplicemente per non sovraccaricare la traduzione. Il compiuto esprime lazione puntuale, accaduta una sola volta, e conclusasi: "io caddi/sono caduto/ma ora mi sono rialzato". Il locutore egiziano, se avesse usato laoristo per un verbo del genere avrebbe voluto dire che cadeva tutti i giorni, abitualmente.

                                     

5.12. Accenni di grammatica Attivo italiano e passivo egiziano - Il pronome "zero"

Nella traduzione italiana, eccetto se in egiziano è presente il pronome impersonale "=tw", che rende la frase passiva o impersonale, se il contesto vuole un verbo allattivo, questo verbo viene tradotto allattivo. Tuttavia, non cè piena corrispondenza tra forme attive tra le due lingue; determinate forme del verbo erano sentite dal locutore egiziano come passivi. Questo è dovuto alla presenza di un pronome, non scritto ma individuato dai linguisti,chiamato "zero" e notato "O", che in italiano non si traduce o si rende come "ciò", seguito da una subordinata dichiarativa italiana, chiamata in egiziano "esplicitazione del soggetto". Molte forme che in italiano sono verbi, infatti, sono trattate in egiziano come frasi nominali:

Ad esempio: n O wnm-n=f, è la negazione dellaoristo, che si traduce in italiano come "non ero solito mangiare" o letteralmente: "non si faceva ciò, mangiare da parte mia".

Dunque, strutture passive con significato attivo in italiano sono:

  • La negazione dellaoristo
  • Il compiuto con e senza agente: entrambi andrebbero tradotti letteralmente come "ciò è stato fatto da parte di lui", ma per una migliore resa stilistica si usa correntemente lattivo
  • La negazione del compiuto con e senza agente
                                     

5.13. Accenni di grammatica Tempi e modi

Rispetto allItaliano, nel quale il verbo si differenzia in modo e tempo, legiziano fa tre distinzioni: aspetto, modo e tempo.

Aspetti e modi dellegiziano antico sono: Incompiuto, Compiuto, Participio forma nominale, Aoristo, Infinito forma nominale, Imperativo e Prospettivo.

Solo lincompiuto possiede qualcosa di analogo ai modi: il progressivo, il progressivo interno e lallativo.

Gli altri aspetti distinguono immediatamente in tempi: presente, passato e futuro più, tranne che per imperativo e infinito che sono atemporali.

                                     

5.14. Accenni di grammatica Infinito

Linfinito dei verbi egiziani viene costruito in tre modi diversi, uno per i verbi forti, uno per i verbi deboli, uno per i verbi geminati.

Verbi forti

verbi terminanti con tutte le lettere, eccetto j e w, non ripetute.

wnm=j mangio> wnm mangiare

sḏm=j ascolto> sḏm ascoltare

Verbi deboli

verbi terminanti per j o w.

Linfinito è una forma femminile sostantivata del verbo.

rdj=j la j è tra parentesi perché quasi sempre veniva omessa nello scritto> rdj.t

prj=j esco> prj.t uscire

Verbi geminati

verbi terminanti con due lettere uguali.

Linfinito è uguale alla radice del verbo, eventualmente con la caduta dellultima lettera.

M33=j io vedo> M33 vedere

jjj=j io vado> jjj andare

                                     

5.15. Accenni di grammatica Incompiuto

Progressivo

Lazione è in progresso, si sta compiendo.

jw b3k hr m wnm,

il servo sta mangiando.

Si costruisce con jw+soggetto+ hr preposizione che significa "su" +verbo allinfinito verbo espresso al femminile

La preposizione m indica il progressivo interno, che dà una maggiore connotazione di partecipazione del soggetto.

Allativo

Simile al "be going to" inglese, è unazione che sta per accadere, il suo nome deriva dal verbo francese "aller", andare:

jw b3k r wnm,

il servo sta per mangiare.

Stessa costruzione del progressivo, ma anziché su, si usa la preposizione r, verso.

                                     

5.16. Accenni di grammatica Aoristo

Da non confondersi col greco, nel quale è generalmente tradotto come passato, è da considerarsi un presente

jw b3k wnm=f nb r

il servo mangia tutti i giorni.

In questo caso si richiede la ripetizione del soggetto, significa letteralmente: il servo lui mangia tutti i giorni ".

Si nega non col semplice n o nn, ma con la struttura n wnm-n=f, con laggiunta della particella j n.

                                     

5.17. Accenni di grammatica Prospettivo

Può essere considerato come un congiuntivo o come un imperativo, si forma con

wnmw=f, che egli mangi.

In cui la w tra parentesi è usata solo nella struttura del progressivo detta "antica". Si nega, non con n o nn, ma con "tm".

                                     

5.18. Accenni di grammatica Imperativo

Indica un ordine, consiste in sostanzialmente in una forma analoga al prospettivo, priva di pronome se si vuole dare un ordine reciso, wnm! mangia!, più cortese con forme perifrastiche o con il pronome d=j wnm=k stabilisco che tu mangi

Si nega con jm:

                                     

5.19. Accenni di grammatica Compiuto

Non è da considerarsi un passato, esistono infatti un compiuto presente, passato e futuro.

Per paragonarlo allitaliano, il presente, il futuro semplice e limperfetto sono incompiuti: mangio, mangerò, mangiavo. Il passato prossimo è il compiuto presente: io ho mangiato; il trapassato prossimo è il compiuto passato: io avevo mangiato; il futuro anteriore è il compiuto futuro: io avrò mangiato.

Il compiuto, facendo una traduzione letterale, è in realtà un passivo, e, a seconda che venga espresso o meno il complemento dagente, si parla di "compiuto con agente" o "senza agente".

Il compiuto senza agente

Non viene espresso lagente dellazione.

Jw d3b.w wnm=kw

io ho mangiato dei fichi.

Al verbo si uniscono le terminazioni del perfetto:

Da notarsi che la =w della 3ª singolare, quasi sempre, cade.

Il compiuto con agente

Prevede linserimento di un agente, seppur questo non comporti, nella traduzione, cambiamenti di sorta.

La struttura è jw verbo-n-agente- oggetto

-N è contrazione di jn, preposizione che significa "da".

La terminazione del perfetto cade.

jw wnm-n=j d3b.w ho mangiato dei fichi, letteralmente, "dei fichi sono stati mangiati da me".

Sostituendo a jw wn e wnn si ottengono il compiuto passato e futuro.

Il compiuto si nega normalmente con "n".

Per esprimere "non mai" e "non mai ancora" si usano due ausiliari, spj

e p3

.

N spj wnm=k d3b.w mj pn: non avesti mai mangiato fichi come questi.

N p3=f ḫpr mjt.t ḫt, non è mai ancora successa una cosa simile.

Compiuto dei verbi intransitivi

Essendo il compiuto, in realtà, una forma passiva, teoricamente solo i verbi transitivi possono averne uno vero e proprio. Il compiuto degli intransitivi esprime lessere, lessere diventato, e, per i verbi cognitivi, lessere venuto a sapere, il passaggio da uno stato precedente ignoranza a uno successivo conoscenza.

jw b3k nfr=w, il servo è diventato buono.

Da notarsi come gli aggettivi, come nfr, non siano altro che verbi in funzione predicativa e, in questo caso, riprendono la loro funzione reale.

Con wn=w si esprime "esserci, esistere" jw wn=w b3k, il servo cè.

                                     

5.20. Accenni di grammatica Participi

In egiziano esistono forme nominali/perifrastiche del verbo, i participi. La loro traduzione è la medesima dellitaliano: o giustapposti come laggettivo o definiti con forme quali "colui che", "colei che" ecc.

I participi sono raggruppati in tre forme: imperfettiva, perfettiva e progressiva. Inoltre, essendo forme nominali, prendono la desinenza di genere e numero:

wnmw colui che mangia wnmw.t colei che mangia wnmw.w coloro che mangiano wnmw.tw coloro le quali mangiano

Rari i duali.

Infine, i participi possono essere attivi o passivi, con o senza agente.

Il prospetto generale delle desinenze:

                                     

5.21. Accenni di grammatica Diatesi attiva e passiva

Come si è visto, non cè piena corrispondenza tra attivo e passivo italiano e attivo e passivo egiziano. Per quanto possibile fare paragoni, il passivo dei verbi può essere espresso con il pronome tw+jn+pronome suffisso. Tw è un pronome con valore impersonale.

wnm=tw jn=j

È mangiato da me

                                     

5.22. Accenni di grammatica Generalità degli aggettivi dimostrativi

Gli aggettivi dimostrativi sono quattro serie di aggettivi con radice uguale e desinenza diversa. Sono sempre posposti al nome cui sono legati, eccetto p3, t3, n3, che nel Tardo Egiziano assunsero anche valore di articolo determinativo.

Prospetto radici e desinenze degli articoli

Da notarsi che il dimostrativo può, a differenza dellitaliano, accompagnare anche un nome proprio:

R-ms-sw pn, questo Ramesse.

                                     

5.23. Accenni di grammatica Generalità sui pronomi

Interessante aspetto di questa lingua sono i pronomi, distinti in tre gruppi: suffissi, dipendenti, indipendenti.

                                     

5.24. Accenni di grammatica Suffissi

Il segno = prima del pronome indica che bisogna attaccare il pronome al nome che lo precede: b3=j, il mio ba. Esiste poi un pronome indefinito, =tw,

usato soprattutto col prospettivo e con valore impersonale.

Nn wnmw=tw non si mangerà.

Essi fungono da soggetto, aggettivo possessivo, complemento di termine e di specificazione preceduti dalla preposizione n.

Non esistono forme di cortesia; si dava del tu anche al faraone. Lunica perifrasi di subordinazione verso i superiori era b3k-jm, "quel servo lì", tradotto come "questumile servo"

                                     

5.25. Accenni di grammatica Pronomi dipendenti

Essi fungono da soggetto nelle frasi esclamative o come complemento oggetto.

                                     

5.26. Accenni di grammatica Pronomi indipendenti

Hanno un uso limitato: come predicato della PPN e comunque il più usato è jnk.

                                     

5.27. Accenni di grammatica Pronomi relativi

I pronomi relativi, che fungono anche da congiunzione in subordinate relative, sono usati in alternanza coi participi.

Sono sia affermativi che è, sia negativi che non è

                                     

5.28. Accenni di grammatica Negativi

La radice è jwty cui si aggiungono le desinenze dellaffermativo:

                                     

5.29. Accenni di grammatica Lattribuzione

Uninteressante costruzione dellegiziano, simile al dativo di possesso greco o latino, utilizza la particella ny+la cosa posseduta.

Ny è variabile in genere e numero.

                                     

5.30. Accenni di grammatica Preposizioni

Preposizioni principali corrispondenti alle preposizioni proprie italiane

Altre preposizioni improprie e locuzioni prepositive:

                                     

5.31. Accenni di grammatica Congiunzioni

Legiziano è abbastanza povero di congiunzioni:

  • La congiunzione "allora" è h-n
  • La congiunzione "se" è jr
  • La congiunzione "e" non esiste, si giustappongono i termini o le proposizioni
  • La congiunzione "poiché" può avere diverse sfumature di significato, molto comune è n-nty.t, scritta con il pronome relativo.
  • La congiunzione "o" può essere espressa con pw, oppure con la giustapposizione
  • La congiunzione "affinché" è n-mrw.t, "affinché non" n-msḏw.t
                                     

5.32. Accenni di grammatica Analisi del periodo

In egiziano le coordinate si esprimo con la giustapposizione di più frasi assieme, con lellissi di jw o degli analoghi. Le subordinate si esprimono con le congiunzioni citate sopra, il soggetto non è più il pronome suffisso e ma quello dipendente.

Come in italiano esistono proposizioni oggettive, finali, causali, relative e il periodo ipotetico.

                                     

5.33. Accenni di grammatica La proposizione completiva

Si tratta sostanzialmente di una proposizione subordinata oggettiva. Qualsiasi tipo di proposizione PPA o PPN può essere in posizione completiva. Sono generalmente introdotte da verbi detti "operatori", come rdj jr fare, fare che, ḏd dire.

                                     

5.34. Accenni di grammatica Formule fisse

Legiziano fa largo uso di formule fisse, frasi fatte, poste allinizio di testi, alla fine, nei cerimoniali.

Tra le tante:

Dw nḫ

dotato di vita, uno degli epiteti del re,

dw nḫ, wḏ3, snb

dotato di vita, forza e salute! Talmente usato da essere abbreviato dagli egizi con.w.s, le iniziali dei tre nomi, rappresentati dal segno nḫ, dal segno wḏ3 e dal segno s. In italiano si abbrevia, nella traduzione, con v.f.s!, vita, forza, salute!

htp dj ny-sw.t

"unofferta che il re fa" è la lettura tradizionale degli egittologi. Scritto spesso ny-sw.t dj htp, in quanto nomi come re ny-swt) dio nṯr, o i nomi delle divinità venivano anteposti per rispetto. In realtà, è una formula di invocazione delle tombe e significa faccia il re che si plachino.

ḏd mdw

"parole dette" "dire le parole": inizio dei cerimoniali

m3-ḫrw

anche nelle forme:

"giusto di voce" o "giustificato": è lepiteto del defunto che ha superato lesame di Osiride e, pertanto, ha avuto "la voce giusta" e ora può risiedere nei campi divini.

  • Colophon dei testi egizi

Iw=f pw m h3.t=f r ph.wy=fy mj gmy.t m sš

Lett.: Questo vada dallinizio alla fine come trovato nel documento, è così che il documento deve andare dallinizio alla sua fine, come trovato in scrittura.

Formula di chiusura dei testi letterari egizi, di quando in quando diversamente sviluppata, talvolta firmata, come ne Il racconto del naufrago.

                                     

6. Traduzione di un breve brano con analisi delle strutture grammaticali

Prendiamo in considerazione due testi tratti dalla Cappella Bianca di Sesostri I a Karnak come riportati dal Corso di Egiziano Geroglifico Mathieu-Grandet.

Ny-sw.t bjty Ḫpr-k3-R ir-n=f m mnw n jt=f Jmn-R, sh n=f s.t=f ny.t ḫ.t m m3w.t

Il re dellAlto e Basso Egitto Kheperkarâ ha fatto come monumento per suo padre Amon-Ra latto di erigere per lui il suo luogo di apparizione come divinità

  • jr-n=f è un compiuto con agente: verbo-n-pronome di 3^persona
  • Ny-sw.t bjty significa "re"; grammaticalmente è un nome con ny quindi un costrutto per indicare lappartenenza: "re", infatti, in egiziano era espresso come "colui che appartiene al giunco e allape". Sempre col nome di relazione ny declinato al femminile si esprime ny.t ḫt, "lapparizione che a lui appartiene, la sua apparizione".
  • sh è un verbo causativo: i verbi fattivi sono una classe particolare di verbi costituiti dallaffisso s+verbo: servono per rafforzare il significato del verbo e indicare che lazione la si compie con partecipazione al fatto: h significa "alzarsi, sorgere"; con laggiunta di s si esprime lazione di sollevare, di erigere.

Cappella Sesostri I pl.10, A2

ḏd mdw jn Imn-R ḫnty Jp.t-Sw.t "ink, it=k S-ny-wsr.t d-n=j n=k Gb jw.t=f"

Parole dette da Amon-Ra, che presiede Ipet-Sut Karnak, Io, tuo padre, o Sesostri, ti ho dato leredità di Geb"

  • Jn Imn-R è nuovamente un compiuto con agente.
  • Ḏd mdw è la formula fissa "parole dette".
  • ḫnty è un nome di relazione, o "nisbe", -questo termine è un prestito della grammatica araba,

nella quale esistono questi nomi- la radice ḫnt è quella della preposizione omonima che significa essere davanti, precedere e, in questo caso, presiedere.

  • jnk, jt=k è una PPN: "io, ciò tuo padre" con soggetto pronome indipendente.
  • D-n=j n=k è unaltra formula fissa, con la quale la divinità ricorda al sovrano qual è lorigine del suo potere: il pronome =j è eliso perché generalmente alliscrizione era accompagnata unimmagine del dio: il soggetto diventava quindi limmagine. Stesso fenomeno si verifica con lellissi di jw: basta limmagine a contestualizzare "qui e ora" ciò di cui si parla.

Da "LOasita eloquente", scritto sapienziale del Medio Regno, un ottimo esempio di Proposizione a Predicato Nominale:

S pw, wn Ḫw-n-Inpw rn=f

Cera un uomo, il cui nome era Khueninpu.

  • S pw è la PPN, letteralmente sarebbe "Ciò era questo, un uomo"
  • Wn Khu-n-Inpw rn=f, lett. "Essendo Khueninpu il suo nome"; Khu-n-Inpw è un participio passivo con agente, significa quello che Anubi ha protetto.

Nel testo geroglifico Anubi Inpu, è collocato per primo con anteposizione onorifica.

                                     

7. Estratto in lingua

Il Grande Inno ad Aton di Akhenaton, 3^ strofa, traduzione di Edda Bresciani.

.Allalba, sorgi sullorizzonte e risplendi come Aton durante il giorno: scacci le tenebre e dai i tuoi raggi, le Due Terre sono in festa ogni giorno sveglie e in piedi: tu le hai fatte alzare; lavano le loro membra, prendono le vesti le loro braccia sono alzate in adorazione del tuo sorgere. La terra intera compie il suo lavoro. Ogni animale è contento nel suo pascolo, alberi e cespugli verdeggiano, gli uccelli volano dal loro nido con le loro ali alzate in adorazione del tuo ka. Gli animali selvatici tutti saltano sui piedi quelli che volano e quelli che si posano vivono quando sorgi per loro. Le barche navigano secondo corrente o controcorrente, perché ogni via è aperta quando sei sorto. I pesci nel fiume guizzano davanti a te, i tuoi raggi penetrano fino in fondo al mare.

                                     

8.1. Testi principali della letteratura egiziana antica Antico Regno 2700 a.C.–2160 a.C.

Testi religiosi

  • Testi delle piramidi
  • Teologia menfita, pervenutaci in età tarda sulla stele di Shabaka

Insegnamenti

  • Insegnamento di Ptahhotep

Testi mitologici

  • Mito di Horo e Seth
                                     

8.2. Testi principali della letteratura egiziana antica Primo periodo intermedio 2160 a.C.–2055 a.C. e Medio Regno 2055 a.C.–1790 a.C.

Testi religiosi

  • Testi dei sarcofagi

Insegnamenti e testi sapienziali

  • Istruzioni lealiste
  • Ammaestramenti di Kagemni o di Gemnikai
  • Insegnamento di Amenemhat a suo figlio Sesostri

Testi pessimisti e lamentazioni

  • Lamentazioni di Khakheperraseneb
  • Canto dellarpista
  • Il dialogo delluomo con il suo ba

Testi narrativi

  • Racconto del naufrago
  • Loasita eloquente
  • Papiro Westcar
  • Le avventure di Sinuhe
                                     

8.3. Testi principali della letteratura egiziana antica Secondo periodo intermedio 1790 a.C.–1540 a.C. e Nuovo Regno 1530 a.C.–1080 a.C.

Testi religiosi:

  • Libro dellAmduat
  • Litania del sole
  • Libro delle caverne
  • Libro dei morti

Testi propagandistici e militari

  • Poema di Pentaur
  • Presa di Ioppe
  • Stele di Merenptah o "Stele degli Ebrei"
  • Accordo di pace tra Ittiti ed Egiziani, primo trattato diplomatico del quale abbiamo la redazione in entrambe le lingue.
  • Stele del sogno di Thutmosis

Testi religiosi e mitologici

  • Inno al Sole
  • Storia dei due fratelli
  • Menzogna e verità
  • La disputa fra Horo e Seth

Testi scientifici

  • Papiro Edwin Smith
  • Papiro Ebers
  • Papiro di Rhind
                                     

8.4. Testi principali della letteratura egiziana antica Terzo periodo intermedio 1070 a.C.–656 a.C. e Egitto greco e romano 332 a.C.–389 d.C., anno della chiusura del tempio di File

Insegnamenti

  • Insegnamento di Ankhsheshonqi
  • Insegnamento di Amenemope

Testi religiosi

  • Stele di Shabaka

Editti

  • Stele di Rosetta

Testi narrativi

  • Il viaggio di Unamon
  • Racconti del ciclo di Inaro-Petubasti
                                     

9.1. Testi di riferimento, grammatiche, vocabolari Linguistica e fonologia

  • James Allen, The ancient egyptian language, Cambridge University Press, Cambridge, 2013
  • Carsten Peust, Egyptian phonology: an introduction to the phonology of a dead language, Peust & Gutschmidt, Gottinga, 1999, ISBN 3-933043-02-6
  • Antonio Loprieno, Ancient Egyptian: A Linguistic Introduction, Cambridge University Press, Cambridge, 1995, ISBN 0-521-44384-9
                                     

9.2. Testi di riferimento, grammatiche, vocabolari Grammatiche

  • Alessandro Roccati, Introduzione allo studio dellegiziano, Salerno Editrice, Roma, 2008, ISBN 978-88-8402-599-9
  • Michel Malaise, Jean Winand, Grammaire raisonnée de lÉgyptien classique, C.I.P.L. Université de Liège, Liegi, 1999
  • Pierre Grandet, Bernard Mathieu, Corso di egiziano geroglifico, Ananke, Torino, 2007, ISBN 978-88-7325-148-4; Kemet, Torino, 2016 ISBN 9788899334215
  • James Hoch, Middle Egyptian Grammar, Benben Publications, Mississauga, 1997, ISBN 0-920168-12-4
  • Alan H. Gardiner, Egyptian Grammar: Being an Introduction to the Study of Hieroglyphs, Griffith Institute Ashmolean Museum, Oxford, 1927-1950-1957, ISBN 978-0-900416-35-4
  • James Allen, Middle Egyptian: An Introduction to the Language and Culture of Hieroglyphs, Cambridge University Press, Cambridge, 1999-2010-2014, ISBN 978-0-521-74144-6
  • Sergio Donadoni, Appunti di grammatica egiziana, Cisalpino Monduzzi Editore, Milano, 1963-1990, ISBN 978-88-205-0457-1
  • Emanuele Ciampini, La lingua dellantico Egitto, Hoepli, 2018, ISBN 978-8820382698
                                     

9.3. Testi di riferimento, grammatiche, vocabolari Dizionari

  • Raymond O. Faulkner, A Concise Dictionary of Middle Egyptian, Griffith Institute Ashmolean Museum, Oxford, 1962, ISBN 0-900416-32-7
  • Rainer Hannig, Ägyptisches Wörterbuch I. Altes Reich und Erste Zwischenzeit, Philipp von Zabern, Darmstadt, 2003, ISBN 978-3-8053-3088-6
  • Rainer Hannig, Die Sprache der Pharaonen. Großes Handwörterbuch Ägyptisch-Deutsch 2800 bis 950 v. Chr., 5ª edizione, Philipp von Zabern, Darmstadt, 2009, ISBN 978-3-8053-1771-9
  • Rainer Hannig, Wortschatz der Pharaonen in Sachgruppen, Philipp von Zabern, Darmstadt, 2012, ISBN 978-3-8053-4473-9
  • Livio Secco, Dizionario egizio-italiano italiano-egizio, Aracne, Roma, 2007 circa 2000 lemmi - 2011 circa 3000 lemmi, ISBN 978-88-548-4302-8; Ananke, Torino, 2014 circa 4000 lemmi; Kemet, Torino, 2016, ISBN 978-8899334123.
  • Adolf Erman, Hermann Grapow, Wörterbuch der ägyptischen Sprache, Akademie Verlag, Berlin, cominciato nel 1897 e completato nel 1961, in 5 volumi più un repertorio di voci dal tedesco, un dizionario inverso e 5 volumi di riferimenti. Si può scaricare integralmente in PDF
  • Thesaurus Linguae Aegyptiae, su aaew.bbaw.de.
  • Rainer Hannig, Die Sprache der Pharaonen. Großes Handwörterbuch Deutsch-Ägyptisch, Philipp von Zabern, Darmstadt, 2000, ISBN 978-3-8053-2609-4
  • Pasquale Basile, Dizionario geroglifico-italiano, Enigma, 2018, ISBN 978-8899303730.
  • Rainer Hannig, Ägyptisches Wörterbuch II. Mittleres Reich und Zweite Zwischenzeit, 2 voll., Philipp von Zabern, Darmstadt, 2006, ISBN 978-3-8053-3690-1
                                     

9.4. Testi di riferimento, grammatiche, vocabolari Letteratura

  • Marco Chioffi, Giuliana Rigamonti, Antologia della letteratura egizia del Medio Regno, 3 voll., Ananke, Torino, I vol. 2007 ISBN 978-88-7325-190-3, II vol. 2008 ISBN 978-88-7325-242-9, III vol. 2009 ISBN 978-88-7325-322-8
  • Edda Bresciani, Letteratura e poesia dellantico Egitto, Einaudi, Torino, 1969-1990-1999 brossura 2007, ISBN 978-88-06-19078-1
  • Antonio Loprieno, Ancient Egyptian Literature. History and Forms, Brill, Leida, 1996, ISBN 90-04-09925-5
  • Sergio Donadoni, Storia della letteratura egizia, Edizioni Accademia già Nuova Accademia, Milano, 1957; Sansoni-Accademia, Firenze-Milano, 1968
  • James Allen, Middle Egyptian Literature: Eight Literary Works of the Middle Kingdom, Cambridge University Press, Cambridge, 2014