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ⓘ Tempio di Nettuno (Paestum)




Tempio di Nettuno (Paestum)
                                     

ⓘ Tempio di Nettuno (Paestum)

Il Tempio cosiddetto di Nettuno è il tempio più grande dellantica polis di Poseidonia, costruito intorno alla metà del V secolo a.C., epoca di maggiore fioritura del centro. Si erge nel santuario meridionale urbano, poco a nord della c.d. Basilica, disposto parallelamente a questa. La cella, allinterno della quale era custodita limmagine della divinità titolare del tempio, è divisa in tre navate da due file di due ordini sovrapposti di sette colonne doriche, caratterizzati da un ininterrotto assottigliamento dei fusti dal basso verso lalto.

Oggi si presenta con unarchitettura straordinariamente integra, che lo rende uno dei templi greci meglio conservati in assoluto. Leccellente stato di conservazione, che caratterizza tutti e tre i templi greci di Paestum, è certamente dovuto anche allo stato di secolare abbandono del sito, verificatosi attorno al IX sec. d.C. successivamente allimpaludamento e allarrivo della malaria.

                                     

1. Descrizione

Il tempio è un imponente periptero esastilo con sei colonne sulle due fronti di ordine dorico, con una peristasi di 6x14 colonne che si eleva su un crepidoma di tre gradini; le misure dello stilobate sono di 24.30 m e 60.00 m. Ledificio è orientato verso est, in posizione praticamente parallela agli altri due templi greci di Poseidonia. È fronteggiato da due altari, di cui il più distante, venuto alla luce solamente durante gli scavi condotti nella metà del secolo scorso da P.C. Sestieri, è quello greco, coevo alla edificazione del tempio; laltro è invece di epoca romana.

                                     

2. Spazi interni

Linterno è costituito da un naos cella del tipo distilo in antis, dotato di pronao e opistodomo simmetrici, entrambi incorniciati da due colonne distili, allineate con le due centrali delle fronti, alle quali corrispondono due colonnati che attraversano la cella, dividendola in tre navate. Questi colonnati interni sono composti da sette colonne doriche ciascuno, disposte su due ordini sovrapposti, caratterizzati a un ininterrotto assottigliamento del fusto dal basso verso lalto. Immediatamente dopo lingresso della cella, sopraelevata di 0.50 m rispetto al piano dello stilobate, vi erano, ai lati, due vani: solamente in quello a destra venne costruita una scala in pietra che conduceva al soffitto e della quale è conservato un elemento.

La pavimentazione della cella è composta da una successione di tre lastre litiche rettangolari affiancate: solamente allaltezza della quinta colonna dellordine inferiore le lastre sono due, ed è presumibile che questa deviazione servisse a marcare il limite oltre il quale, nellintimità della cella, era posizionata limmagine di culto.

                                     

3.1. Particolarità costruttive Stile

Il tempio, appartenente al periodo cosiddetto severo dellarte greca, si caratterizza per la grandiosa imponenza degli elementi architettonici, che gli conferiscono un aspetto straordinariamente maestoso. Esso svolse un ruolo decisivo nella riscoperta dellarchitettura greca accaduta, a partire dalla seconda metà del XVIII secolo, nel contesto dei viaggi del Grand Tour, non solo per lo studio delle origini dellarchitettura dorica e la verifica sperimentale delle teorie architettoniche ma anche come modello capace di ispirare future progettazioni.

Il tempio presenta delle analogie stilistico-formali con il celebre tempio di Zeus ad Olimpia, edificato nello stesso periodo e considerabile il vero paradigma dellarchitettura templare dorica; queste analogie ne hanno consentito la datazione, visto che lanno di ultimazione del grande tempio olimpico è ricavabile per via storiografica. Da esso però si distacca, oltre che per lo schema planimetrico 6 x 14 colonne invece di 6 x 13, a causa della assenza completa di decorazioni scultoree nelle metope e nei frontoni, e del differente dimensionamento proporzionale, governato da rapporti di più difficile individuazione rispetto a quelli, di più semplice lettura, espressi nellaltro tempio.



                                     

3.2. Particolarità costruttive Colonnati

Il numero pari di colonne costruite in marmo sui fianchi, quattordici, rappresenta una deviazione rispetto alla disposizione canonica 6 x 13, affermatasi nellarchitettura della madrepatria, e che culminò nel coevo tempio di Zeus ad Olimpia, rispetto al quale lesastilo classico di Poseidonia è in proporzione più allungato. Lo schema 6 x 14, ancora di ispirazione arcaica, era caratteristico della tradizione architettonica siceliota, dove si era diffuso nel periodo immediatamente successivo al 480 a.C., quando, nella scia della vittoria dei Greci contro i Cartaginesi nella battaglia di Himera, la costruzione di grandi edifici templari ricevette un forte impulso nelle principali colonie siceliote.

La presenza di colonnati allinterno della cella, sconosciuta agli altri templi greco-occidentali Magna Grecia e Sicilia, nei quali la cella consiste in una vera e propria sala priva di strutture interne, ricollega invece il tempio di Nettuno alla tradizione architettonica della madrepatria, dove si stava affermando limpianto planimetrico con una cella attraversata da due colonnati e contenuta tra un pronaos e un opistodomo.

                                     

3.3. Particolarità costruttive La mole delle colonne

Ad imporsi allosservatore, soprattutto nella vista frontale, è innanzitutto la mole delle colonne esterne, alte 8.88 m e inusualmente massicce: quelle della fronte, più spesse rispetto a quelle dei fianchi, hanno infatti un diametro di oltre 2.09 m alla base e di ca. 1.55 m alla sommità. La percezione della voluminosità dei fusti delle colonne è certamente acuita dalle proporzioni volutamente poco slanciate, espresse nel rapporto di "appena" 1:4.21 tra il diametro alla base e laltezza. La lieve entasi applicata ai fusti delle colonne, appena visibile, contrasta con quella, straordinariamente pronunciata, della vicina Basilica.

Probabilmente per mitigare la sensazione ottica di pesantezza dei colonnati, le imponenti colonne esterne presentano un accorgimento, quasi privo di corrispondenti nellarchitettura dorica: il notevole infittimento delle scanalature verticali, che dalle canoniche venti vengono incrementate fino al numero di ventiquattro. Allinterno il numero delle scanalature subisce un decremento progressivo di quattro unità: quelle delle ordine inferiore passano a venti, per divenire sedici nellordine superiore.

Le colonne in antis del pronao e dellopistodomo, che precedono e seguono la cella, pur essendo posizionate su di un piano sopraelevato di 0.50 m rispetto a quello dello stilobate sul quale si ergono le colonne esterne, sono dimensionalmente identiche a quelle delle fronti con la conseguenza di un accorciamento dellaltezza della trabeazione dei due porticati interni rispetto a quella della peristasi. Lesatta ripetizione, sul piano interno sopraelevato, delle colonne frontali esterne, apparentemente incomprensibile, trova una spiegazione coerente nella volontà di enfatizzare la fronte della cella, in quanto accesso al luogo più intimo del tempio.

Lelliticità della sezione delle colonne angolari, asserita per la prima volta da F. Krauss, è stata definitivamente smentita, in seguito ad accurati rilievi, da D. Mertens, che ha dimostrato la regolarità della loro forma.

                                     

3.4. Particolarità costruttive La correzione ottica delle concavità

Allo stilobate è stata conferita una lieve convessità finalizzata a realizzare una piccola correzione ottica, secondo un noto procedimento architettonico, tipico di molte realizzazioni templari, tra cui il Partenone, che in ambiente magno-greco e siceliota troverà un importante riscontro nel più tardo esempio di Segesta.

                                     

3.5. Particolarità costruttive Soluzione del conflitto angolare

Uno dei problemi che affliggeva larchitettura templare dorica di epoca classica fu il conflitto angolare dellordine dorico, determinato dalla impossibiità - causata dal notevole spessore dellarchitrave in strutture litiche di così monumentali dimensioni - di collocare il triglifo angolare simultaneamente allestremità dellangolo e in posizione assiale sopra la sottostante colonna; il posizionamento del triglifo allestremità del fregio implicherebbe infatti lallungamento della metopa angolare e, dunque, limpossibilità di trasmettere al fregio lordine realizzato nel sottostante colonnato. La soluzione più avanzata di questo problema consiste nella contrazione angolare, ossia nella combinazione tra lo spostamento dellultimo triglifo allangolo del fregio ed il corrispondente accorciamento dellultimo interasse distanza tra gli assi di due colonne adiacenti, allo scopo di evitare lallungamento della metopa angolare.

Nel tempio di Nettuno questa contrazione, singola sul lato breve, è doppia sui lati lunghi, dove ad essere accorciati sono, su ciascuna delle due estremità, gli ultimi due interassi. La contrazione angolare sulla fronte è infatti di ca. 17.5 cm interasse angolare di 4.30 m invece dei 4.475 m degli interassi "normali"; sui lati lunghi, la diminuzione è, rispettivamente, di ca. 17 cm e 28 cm.



                                     

4. Attribuzione cultuale

La denominazione corrente di Tempio di Nettuno risente del retaggio delle prime entusiastiche e fantasiose attribuzioni erudite nate allepoca della riscoperta di Paestum, avvenuta nella seconda metà del XVIII secolo, sulla base della convinzione che il tempio più grande di Poseidonia dovesse essere dedicato al dio protettore della città, Nettuno-Poseidon.

A causa dellassenza di fonti scritte e della mancanza di dati archeologici risolutivi, lattribuzione cultuale delledificio è problematica. Tre sono le ipotesi in campo per la titolarità del tempio: Hera, Zeus, Apollo.

La prima ipotesi, sostenuta in particolare da Pellegrino Claudio Sestieri, si basa su materiale votivo dedicato ad Hera ritrovato nei pressi del tempio durante gli scavi condotti dallarcheologo attorno alla metà del secolo scorso, ma che ad unanalisi più attenta appare di incerta riferibilità alledificio templare. La seconda fa leva sul ritrovamento, nelle vicinanze del tempio, di una statua arcaica di Zeus di epoca anteriore alla costruzione del tempio ed ora esposta al Museo Archeologico Nazionale di Paestum in frammenti e sullattestazione di culti dedicati al dio; anche in questo caso, la riferibilità di questa statua ad un precursore arcaico del tempio classico, che avrebbe dunque ereditato la titolarità di Zeus, è priva di prove. La terza ipotesi si fonda sullesistenza, nel santuario meridionale, di culti salutiferi dedicati ad Apollo, dio della medicina.