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ⓘ Pedagogia istituzionale




                                     

ⓘ Pedagogia istituzionale

Si intende per pedagogia istituzionale un orientamento pedagogico non accademico, che si prefigge di modificare, in termini migliorativi, la concreta organizzazione della didattica, sviluppatosi in Francia nei decenni 1960 e 1970, nellalveo della prassi delle classi attive e della cooperazione educativa ispirata a Célestin Freinet.

La pedagogia istituzionale si è subito caratterizzata, nel panorama pedagogico contemporaneo, in quanto:

  • lattività educativa, così intesa, è favorita dallintroduzione di mediatori fra educatori e bambini e fra bambini e bambini strumenti organizzatori del contesto educativo.
  • considera i bambini i soggetti in formazione non come singole monadi, ma come esseri psicosociali, con propri bisogni e desideri, che si definiscono nellambito del contesto di relazioni di un gruppo classe ;
  • lattività educativa deve essere pensata in maniera tale da mettere i soggetti in formazione in grado di controllare se stessi nelle relazioni sociali e di collaborare con i compagni, nellambito del gruppo classe ;
                                     

1. La pedagogia istituzionale in Francia

Il termine pedagogia istituzionale è stato utilizzato, per la prima volta, in Francia, da Jean Oury, nel 1958, nellambito di un convegno del movimento Freinet con lintento di evidenziare la dimensione complessa della pedagogia che non riguarda solo i singoli rapporti educativi, ma la struttura stessa dellorganizzazione educativa, la sua chiarezza e congruenza in relazione ai singoli, le dinamiche dei gruppi in un contesto.

In Francia, la pedagogia istituzionale è stata sviluppata, in direzione dellintervento educativo e didattico, soprattutto da Aïda Vasquez e da Fernand Oury.

Una diversa posizione, nellambito della pedagogia istituzionale francese, è rappresentata da Georges Lapassade, che ha utilizzato il termine autogestione pedagogica, volendo accentuare gli aspetti di azione contro i condizionamenti istituzionali della scuola, sia sul piano della prassi didattica, sia sul piano, più in generale, dei rapporti sociali. Insieme con René Lourau, Georges Lapassade può essere considerato il padre dellanalisi istituzionale.

                                     

2. La pedagogia istituzionale in Italia

In Italia, è stato Andrea Canevaro che ha ripreso e sviluppato, in maniera originale, i temi della pedagogia istituzionale. La versione italiana della pedagogia istituzionale tende a presentarla come una pedagogia della complessità: il rapporto educativo è sempre un rapporto che si muove nellambito di un contesto educativo che ha risvolti sia relazionali che organizzativo-istituzionali; diviene, allora, determinante, per gli studiosi che si riconoscono nella prospettiva della pedagogia istituzionale, pensare lorganizzazione del contesto educativo in modo tale da favorire lautonomia dei singoli.

La pedagogia istituzionale italiana ha sviluppato diversi filoni di ricerca in una prospettiva di ricerca - azione. Gli ambiti di ricerca si sono, finora, concentrati in tre direzioni principali:

  • le ricerche sullautovalutazione nei servizi educativi per linfanzia, sviluppate, a partire dalla seconda metà degli anni 1990, da Paolo Zanelli e dal gruppo di pedagogisti del Coordinamento pedagogico provinciale della Provincia di Forlì-Cesena.
  • la direzione dellintegrazione scolastica, sviluppata negli anni 1970 e 1980 attraverso lattività di Andrea Canevaro e del gruppo di Pedagogia speciale dellAteneo di Bologna;
  • le ricerche sullorganizzazione dello sfondo educativo, con lo studio degli strumenti organizzatori del contesto educativo e con il concetto di sfondo integratore, sviluppato soprattutto da Paolo Zanelli
                                     

3. I mediatori le istituzioni del gruppo classe

Lorganizzazione del contesto educativo è una delle principali preoccupazioni della pedagogia istituzionale, che, riprendendo e sviluppando il ruolo assegnato dalla pedagogia freinetiana alle tecniche in una scuola del "fare", introduce una serie di mediatori fra educatori e bambini e fra bambini e bambini, nellambito del gruppo classe. Aïda Vasquez e Fernand Oury due dei principali rappresentanti della pedagogia istituzionale francese, in particolare, si prefiggono, in maniera intenzionale, lobiettivo di sostituire lintervento diretto del maestro con un sistema di attività, di mediazioni diverse, distituzioni che assicuri, in maniera continua, lobbligo e la reciprocità degli scambi nel e fuori dal gruppo classe.

Le tecniche come, ad esempio quella della "stampa" le istituzioni nelle classi cooperative, il "consiglio" costituiva la principale istituzione, nella pedagogia istituzionale, hanno il compito di sviluppare e, nello stesso tempo, di mediare le relazioni. In sintonia con queste premesse e con questi riferimenti, gli studiosi italiani che si rifanno alla pedagogia istituzionale parlano di sfondo istituzionale, intendendo, con questo termine, linsieme degli elementi organizzatori fra i quali le istituzioni assumono un ruolo centrale che permettono di regolare, in maniera intenzionale, la vita del gruppo classe. Inteso così, lo sfondo istituzionale si presenta come unorganizzazione intenzionale degli elementi del contesto educativo, pensata allo scopo di sostenere i processi di autonomia dei bambini, nellambito del gruppo classe.



                                     

4. La progettazione educativa e il contesto: lo "sfondo integratore"

Uno dei costrutti più noti elaborati nellambito della pedagogia istituzionale italiana è quello di "sfondo integratore". Con "sfondo integratore" si intende sia una metodologia di progettazione educativa, sia uno strumento didattico, utilizzato nellambito dellintegrazione scolastica di alunni con disabilità.

La prima elaborazione del costrutto è contenuta nel testo, pubblicato nel 1986, Uno sfondo per integrare di Paolo Zanelli. Uno sfondo per integrare è il risultato di ricerche condotte nellambito del gruppo di lavoro di Pedagogia Speciale dellUniversità di Bologna che avevano per argomento il rapporto fra strategie individuali di apprendimento e organizzazione del contesto educativo.

Lapprendimento è inteso come attività costruttiva del soggetto collegata ad un contesto. Lorganizzazione del contesto educativo può favorire od ostacolare, fino ad inibire, tale capacità. Di qui limportanza, soprattutto in presenza di situazioni di disabilità, che gli educatori progettino lorganizzazione dello sfondo educativo, con un lavoro di" regia” mirato a sostenere i processi di autonomia e di autoorganizzazione cognitiva dei bambini. Questa progettazione può essere facilitata dallutilizzo di una serie di strumenti organizzatori del contesto educativo, fra i quali rientra lo "sfondo integratore".

Dopo il testo di Zanelli del 1986, il costrutto sfondo integratore è stato sviluppato in due diverse direzioni.

  • Da una parte, come strumento per sostenere lautonomia del bambino con disabilità e la sua integrazione nel contesto della sezione. Così inteso, si presenta, in genere, come un oggetto organizzatore delle attività del gruppo sezione.
  • Dallaltra, è stato utilizzato come struttura di connessione narrativa. Nella pratica educativa, lo sfondo integratore, così inteso, è spesso coinciso con la creazione di narrazioni, elaborate insieme al gruppo dei bambini, allo scopo di favorire una percezione condivisa della situazione e di facilitare, attraverso lelaborazione di significati condivisi, i processi comunicativi fra il gruppo di bambini e fra questi e gli adulti educatori.

Una sintesi degli sviluppi della riflessione sullo sfondo integratore, fino agli inizi degli anni 1990, si può trovare nel testo collettivo Potenziali individuali di apprendimento.

Secondo gli autori, si possono individuare, retrospettivamente, tre diverse forme fenomenologiche che ha assunto, a partire dalla seconda metà degli anni 1980, il concetto di sfondo integratore.

  • Sfondo integratore come struttura di connessione narrativa. Consiste nellutilizzo della dimensione narrativa per costruire situazioni di condivisione di significati fra bambini e fra gruppo di bambini ed insegnanti.
  • Sfondo integratore come sfondo metaforico. Si tratta di uno specifico strumento didattico, pensato per supportare lintegrazione di bambini con problematiche comunicative e con forme di psicosi lievi. Consiste, praticamente, nel proiettare la situazione problematica su di uno sfondo metaforico che, da una parte, ripropone gli elementi del problema, ma, dallaltra, introduce nuovi elementi che consentono al bambino e al gruppo classe di ristrutturare la situazione problematica e di farla evolvere.
  • Sfondo integratore come sfondo istituzionale. Consiste nellorganizzazione degli elementi dellambiente e nellutilizzo di elementi mediatori o organizzatori delle attività in linea con la pedagogia istituzionale.