Indietro

ⓘ Clan dei Casalesi




Clan dei Casalesi
                                     

ⓘ Clan dei Casalesi

Il clan dei Casalesi è un potente sodalizio camorristico originario di San Cipriano d’Aversa, e formato nella seconda metà del XX secolo.

Si connota allinterno della camorra come un cartello criminale avente i tratti tipici paragonabili alla ndrangheta o a cosa nostra. Oltre che nella provincia di Caserta, il clan risulta attivo anche in altre regioni del paese come Veneto ed Emilia-Romagna, in particolare nelle province di Modena e Reggio Emilia.

Allestero, il clan è attivo in altri paesi europei, come in Spagna, dove gestisce un canale di distribuzione della cocaina proveniente dal Sud America. E in Svizzera e Romania dove gestiscono la prostituzione, il traffico di droga, ledilizia, centri benessere ed il riciclaggio di denaro, investendolo in attività legali.Inoltre si stima che il clan negli anni 90 e 00 sia arrivato a contare 15/20.000 affiliati.

                                     

1.1. Storia La camorra agraria nei Mazzoni

Nellagro aversano era storicamente presente la camorra legata al controllo del mondo agricolo, in particolare nella zona dei Mazzoni, ossia una zona della provincia di Caserta situata tra i bacini del Volturno e dei Regi Lagni. La camorra agraria nasce per imporre la sorveglianza alle aziende agricole, con la cosiddetta, "guardianìa", con le mediazioni nelle transazioni agricole e con le estorsioni sui mercati agricoli. Lorganizzazione, con il tempo, si era poi gradualmente interessata allattività edilizia.

I suoi storici esponenti erano:

  • La famiglia Pagano, con il capostipite Antonio Pagano, detto "Tatonno", di San Cipriano dAversa, guardiano terriero e mediatore, a cavallo della seconda guerra mondiale, venne ricordato come guappo, ossia come mediatore di contrasti nei paesi della zona e nelle campagne. Suo figlio Ernesto Dante Pagano, detto "Dantuccio", legatosi a Cutolo, fu ucciso nel 1979 da Antonio Bardellino. Il figlio di Dantuccio, Antonio, fu assassinato nel 1989 insieme ad altri tre affiliati;
  • La famiglia di Vittorio Simeone 1930 - 1982, detto Vittorio Baffone" per i suoi baffi lunghi e la capigliatura folta o anche "O Cummannante", da Casal di Principe, guardiano e mediatore di terreni, ucciso a San Cipriano dAversa, dove viveva, il 17 febbraio 1982 col figlio Pietro, di 15 anni. Vittorio Simeone nel 1966 fu sospettato di avere contatti con la mafia siciliana, ma successivamente in carcere si era legato a Raffaele Cutolo. La famiglia viene definitivamente estromessa dal controllo del mercato agricolo il 24 marzo 1982 con la strage del Ponte Annecchino, in cui quattro componenti, tra cui il figlio Francesco, il fratello Ottavio e due nipoti furono ammazzati con una mitragliatrice nei pressi di un ponte sui Regi Lagni. In tutto sette componenti della famiglia furono uccisi nello stesso periodo.
  • Giuseppe Pedana 1918 - 1979, detto "Peppe Braciola", di Villa Literno, morì cadendo da un balcone durante un tentativo di cattura. Si era fatto spazio a partire del 1947 uccidendo il suo rivale Paolo di Bello; nel 1963 si era reso responsabile anche delluccisione di un carabiniere. Conobbe in carcere Raffaele Cutolo, a cui si legò. Era attivo nel controllo del mercato agricolo;

Questi clan familiari negli anni 70 si erano legati alla Nuova Camorra Organizzata fondata nel 1970 da Raffaele Cutolo, che era riuscito a federare anche altri clan minori dellAgro aversano.

                                     

1.2. Storia La lotta tra i vecchi clan e il ruolo di Bardellino

Verso la metà degli anni settanta del XX secolo, lattività dei vecchi clan entrò in contrasto col gruppo emergente capeggiato da Antonio Bardellino e Mario Iovine. Antonio Bardellino, di San Cipriano dAversa, nel 1974 faceva ancora il carrozziere, per poi dedicarsi alle rapine, in particolare a quelle dei TIR e ai furti sui treni merci. Entrato in contatto con il clan Nuvoletta di Marano di Napoli, di cui costituisce nel 1977 il braccio armato, venne affiliato a Cosa Nostra dal mafioso siciliano Rosario Riccobono presso la masseria dei fratelli Lorenzo e Ciro Nuvoletta a Marano di Napoli; Carmine Schiavone dichiarò:

Già a partire dalla fine degli anni settanta, Bardellino intuì che il futuro dei traffici illegali sarebbe stato rappresentato dalla cocaina, capace di alimentare a lungo termine un affare molto più redditizio rispetto a quello delleroina. Per questo motivo, il capoclan, organizzó unattività di copertura di import-export di farina di pesce, organizzando un imponente traffico di cocaina, partendo dallAmerica latina, giungeva nellagro aversano passando attraverso Alberto Beneduce, uno dei vertici indiscussi del clan e fraterno amico di Michele Zagaria. Cionondimeno, il clan Bardellino contrabbandò anche leroina, le cui spedizioni dirette alla Famiglia Gambino e Famiglia Genovese, erano nascoste allinterno dei filtri di caffè espresso. I collaboratori di giustizia riferirono che, quando una di queste spedizioni venne intercettata dalle autorità antidroga, Bardellino telefonò a John Gotti e successivamente ai Genovese, affermando che il business non si sarebbe di certo fermato e che avrebbe mandato una quantità di stupefacente pari al doppio di quella sequestrata.

Bardellino ottenne un potere enorme, dal casertano fino al basso Lazio, che molto frequentemente era gestito da suo nipote, il giovane Paride Salzillo. Bardellino spesso si recava in Brasile e a Santo Domingo. Lo strapotere del boss infastidiva gli altri capi-clan che decisero di eliminarlo utilizzando un subdolo stratagemma: spinsero Bardellino a ordinare luccisione di Domenico Iovine, dopodiché indussero il fratello di Domenico, Mario, ad uccidere per vendetta Bardellino stesso.

                                     

1.3. Storia Lespansione di Bardellino nel basso Lazio

La zona sud della provincia di Latina, anticamente era parte integrante della Terra di Lavoro, quindi per le comuni origini e affinità culturali città come Fondi, Formia, Gaeta, Minturno, Castelforte e Santi Cosma e Damiano sono stati luoghi di insediamento camorristico di diverse organizzazioni criminali provenienti dalla provincia di Caserta. Ciò è in particolar modo avvenuto tra la fine degli anni 70 e linizio degli anni 80 per svariati motivi, tra i quali, la bellezza delle località turistiche, che suggeriva ai boss il luogo dove trascorrere le vacanze, di trasferirvi i propri familiari lontano dai paesi dorigine, soprattutto nei periodi "caldi". Le misure restrittive, come il soggiorno obbligato, applicate nei confronti di affiliati ai clan, non solo campani hanno agevolato linfiltrazione.

Lintegrazione di questi diversi fattori ha condotto a constatare che nel territorio a sud dellAgro Pontino in quel periodo erano presenti ed operavano le figure criminali di:

  • Gennaro De Angelis, originario di Casal di Principe, organico del clan Bardellino, capo - regime di Cassino
  • Franco Sorvillo, originario di Mondragone, con svariati interessi nelledilizia e nel commercio a Minturno, Formia e Gaeta.
  • Antonio Bardellino ed Ernesto Bardellino, originari di San Cipriano d’Aversa membri della famiglia a capo del clan.
  • Alberto Beneduce e Benito Beneduce, entrambi capo-zona di Baia Domizia e nel sud Pontino, affiliati storici dei Bardellino, con attività prevalentemente nelle città di Minturno, Formia e Gaeta.
  • Aldo Ferrucci, originario di Sessa Aurunca, insospettabile imprenditore attualmente collaboratore di giustizia, che fungeva da prestanome di Bardellino.

Tanta rappresentanza mafiosa era favorita dalla compiacenza della politica sulla quale ancora oggi grava più di un sospetto in considerazione dei lavori della Commissione dAccesso a Fondi e sulla richiesta di scioglimento del suo consiglio comunale avanzata dal Prefetto di Latina. Antonio Bardellino limitò la sua attività a sporadiche apparizioni in quanto era già allepoca latitante, inseguito da diversi ordini di cattura per estorsione, omicidio e strage. In un summit a Formia Bardellino, alla presenza di Pasquale Galasso, Giacomo Cavalcanti ed Enzo Moccia, stabilì lattacco alla masseria dei Nuvoletta a Poggio Vallesana. Il fratello Ernesto rappresentava il braccio operativo che sul territorio concretizzava il reinvestimento dei capitali di provenienza illecita. Infatti, nel 1979 a Formia veniva registrata la Immobiliare Tirreno Sud, di cui erano soci lo stesso Ernesto Bardellino, i fratelli Alberto e Benito Beneduce e Giuseppe Natale. Questa azienda realizzò nella zona di Vindicio, in Via Unità dItalia, una maxi lottizzazione, come ad esempio nel caso della costruzione dellalbergo Solemar. Altro settore per favorire il riciclaggio di denaro di provenienza illecita, era quello dei locali notturni, accertato già nel 1982 nellambito del procedimento penale riguardante il fallimento della società Maurice, proprietaria della discoteca Seven Up, titolare della quale risultava Aldo Ferrucci.

Questultimo aveva ottenuto dalla Banca Popolare del Golfo prestiti consistenti, senza però fornire alcuna garanzia: la facilità con cui Ferrucci ottenne liquidità spostò lattenzione degli inquirenti sui massimi vertici dellistituto di credito locale che, al termine degli accertamenti investigativi giudiziari, risultò pesantemente infiltrato dalla criminalità organizzata. In sostanza, la banca andò in rovina in quanto aveva "prestato", tra il 1980 e il 1981, 5 miliardi di lire alla Maurice che, essendo una società espressione delleconomia camorrista, fallì. Lo stabile della discoteca, tra le più famose allepoca in Italia, finì sotto sequestro nel 1985 nellambito dellinchiesta della Magistratura napoletana sui beni riconducibili ad Antonio Bardellino.

Un anno prima il suo direttore, sempre Aldo Ferrucci, venne arrestato dalla criminalpol di Napoli con laccusa di far parte del clan Bardellino. Prima dellaltro arresto scaturito da uninchiesta sul clan Moccia, al quale Ferrucci era anche legato, il locale nel 1986 rimase semidistrutto da unesplosione provocata dalla combustione di fuochi artificiali seguita da un incendio che ne compromise seriamente la struttura; due ragazzi morirono carbonizzati, oltre quaranta i feriti sui cento ragazzi presenti quella sera. Lincidente comportò la fine della discoteca Seven Up, che non riaprì mai più. Le indagini, i sequestri e gli arresti susseguitisi negli anni dimostrarono il legame tra la discoteca e la malavita.



                                     

1.4. Storia Lomicidio Bardellino e lascesa degli Schiavone

Tra la fine degli anni ottanta e linizio degli anni novanta, il clan vive una grave crisi, scaturita dallomicidio di Alberto Beneduce, operato dai clan satellite La Torre ed Esposito, a cui seguono gli omicidi di Vincenzo De Falco e di Mario Iovine, elementi di spicco del gruppo. Secondo i collaboratori di giustizia, Mario Iovine si recò a casa di Bardellino in Brasile e qui lo uccise con un martello. La circostanza, tuttavia, non è mai stata acclarata, poiché il corpo di Bardellino non venne mai ritrovato. Il Tribunale di Napoli Nord ne ha dichiarato la morte presunta il 14 giugno 1988. Non vi è stato alcun processo sulla sua morte.

Con lomicidio di Antonio Bardellino nel 1988 si determina un vortice di vendette con numerosi omicidi tra San Cipriano dAversa e Casal di Principe, tanto che questi comuni ottennero, in quegli anni, il primato di area urbana col più alto tasso di omicidi dEuropa.

Non scampò alla morte neanche il nipote di Bardellino, Paride Salzillo, colui che gestiva sul territorio gli affari malavitosi per conto dello zio. Ricevuta la telefonata dal Brasile dellavvenuta morte del capo, Francesco Schiavone invitò Salzillo ad un incontro con tutti i maggiorentidellorganizzazione. Questi ultimi, non appena il giovane si presentò, disarmarono il ragazzo, lo informarono della morte dello zio e gli preannunciarono la morte; Salzillo venne fatto sedere e fu strangolato con una corda di plastica. Anche il suo cadavere non venne mai ritrovato, probabilmente fu gettato in un canale poi cementificato.

                                     

1.5. Storia Lomicidio di Giuseppe Diana e il processo Spartacus

Allinizio degli anni 90, lomicidio di Alberto Beneduce dà inizio ad una sanguinosa lotta interna, proprio tra De Falco le fazione degli Schiavone e Bidognetti, faida che si protrasse sino alla metà degli anni novanta. La guerra intestina assegnerà definitivamente il comando del clan a Schiavone e Bidognetti. Il potere e il comando del clan fu assunto da Francesco Schiavone e da Francesco Bidognetti; anche se era il primo il boss principale. Subito dopo spiccavano le figure di Michele Zagaria e Antonio Iovine, entrambi di San Cipriano d’Aversa. In questi anni, precisamente nel 1994, i casalesi uccisero il sacerdote Giuseppe Diana, parroco di Casal di Principe, colpevole secondo lorganizzazione di aver criticato la camorra.

Il dominio di Schiavone e Bidognetti venne interrotto con una maxi-operazione denominata "Spartacus" nata dalla collaborazione di alcuni pentiti. Loperazione condusse nel 1993 allarresto di Bidognetti, e nel 1998 di Schiavone. Tali azioni permisero di intentare un processo, il processo Spartacus, di cui invero la stampa non si occupò molto. Iniziato nel 1998, le sentenze di primo grado giunsero nel 2005, mentre quelle di appello nel 2008 e il terzo ed ultimo grado, la Cassazione, il 15 gennaio 2010. Il colpo per il clan fu molto duro, vennero condannati allergastolo Schiavone, Bidognetti e molti altri importanti esponenti latitanti come Zagaria e Iovine.

Durante gli anni del processo il pentito Carmine Schiavone sembrò rivelare che ci sarebbe stato un piano del clan per uccidere lo scrittore Roberto Saviano entro il 25 dicembre del 2008. Laffermazione venne poi smentita dallo stesso Schiavone, che incontrò Saviano nella sede della Mondadori in via Sicilia a Roma. Secondo Schiavone quella informazione venne messa in giro dai Servizi Segreti con lobiettivo di screditare il suo ruolo di collaboratore, visto che una volta scontata definitivamente la pena, avrebbe cominciato a rivelare le informazioni sulle coperture istituzionali dellorganizzazione, da lui verbalizzate ma coperte con degli omissis, che di fatto segretarono la confessione, da parte dellallora Ministro degli interni Onorevole Giorgio Napolitano, così come riportato dal giornale "Il Mattino".

                                     

1.6. Storia Gli anni 2000 e gli arresti dei boss

A partire dagli anni 2000 gli arresti, le condanne e il regime penitenziario del 41 bis indebolirono molto le figure di Schiavone e Bidognetti consentendo lascesa di due boss già condannati allergastolo ma latitanti: Michele Zagaria e Antonio Iovine. Il primo controllava gli affari dei casalesi nel nord Italia e nellEuropa dellest, il secondo si occupava delle coperture politiche a Roma. Il gruppo di Bidognetti venne quasi distrutto, soprattutto dopo larresto di Giuseppe Setola, allora reggente del gruppo e colpevole della strage di Castel Volturno, dove vennero uccise sette persone a colpi di AK-47.

Il clan Schiavone fu poi indebolito dallascesa di Giuseppe Costa al potere, ma risultò essere ancora attivo. Lo dimostrano larresto di Nicola Schiavone, figlio maggiore di Francesco, avvenuto il 15 giugno 2010, visto come reggente del gruppo e mandante del triplice omicidio di Francesco Buonanno, Giovanni Battista Papa e Modestino Minutolo, seguito dallarresto di Francesco Barbato o sbirro, considerato a sua volta reggente del clan dopo larresto di Nicola.

Larresto di Antonio Iovine avvenuto il 17 novembre 2010, fino ad allora uno dei più importanti boss del clan, rese Michele Zagaria lunica figura di spicco del clan. Dal 2011 la reggenza del Clan viene affidata alla famiglia Iavarazzo di Villa Literno, già imparentati con gli Schiavone. Il 7 dicembre dello stesso anno, durante una massiccia operazione della Polizia di Stato, scattata allalba, venne catturato Michele Zagaria: il boss, latitante da ben 16 anni, si nascondeva in un bunker sotterraneo di un appartamento di Casapesenna, in via Mascagni. Il 10 marzo 2015 nel corso dell "Operazione Spartacus Reset", vengono arrestati 40 appartenenti al clan Schiavone, tra cui anche i figli di Sandokan, Nicola e Carmine Schiavone.



                                     

2. Attività e diffusione

Le attività dellorganizzazione camorristica sono molto diversificate, nelle quali il racket delle estorsioni è tuttavia molto rilevante per leconomia del clan, soprattutto nellagro aversano. Secondo una stima della Direzione nazionale antimafia il fatturato risultante delle aziende controllate dal clan e dei traffici illeciti si aggirerebbe attorno ai 30 miliardi di euro. Inoltre dal 1985 al 2004 sarebbero stati compiuti dal clan 646 omicidi. Secondo lo scrittore Roberto Saviano, minacciato di morte dalla stessa organizzazione, i casalesi condussero allestero attività illecite, già dagli anni 90. In Spagna sono molto impegnati ad investire in immobili, aziende agricole, alberghi, ville, negozi di lusso e traffico di droga. Sono inoltre da anni presenti nel traffico e nello smaltimento internazionale dei rifiuti tossici e nocivi delle industrie italiane e straniere. In Svizzera riciclano capitale e nellacquisto di banche.

Lorganizzazione risulta molto attiva anche sotto laspetto imprenditoriale, tanto che nel 2008 tentò addirittura di acquisire quote societarie della Società Sportiva Lazio, tramite lex calciatore Giorgio Chinaglia. Durante la crisi dei rifiuti in Campania nel 2008 venne scoperto un grande traffico e smaltimento illegale di rifiuti da parte del clan. Il clan è inoltre attivo anche nel traffico di eroina e cocaina, con diversi boss di cosa nostra statunitense della famiglia Gambino di New York, John Gotti e con la famiglia Genovese soprattutto nellambito della fornitura di stupefacenti. A Febbraio 2019, uninchiesta della DIA di Venezia ha evidenziato i sodalizi mafiosi del clan di Casal di Principe, allargatisi negli anni 90 da Eraclea a tutto il Veneto orientale. Le attività riguardano in modo particolare il controllo locale della prostituzione, del traffico di droga e dellimmigrazione clandestina.

                                     

3. Lazione di contrasto

Lattività di contrasto al clan dei casalesi da parte delle polizia italiana e della magistratura italiana ha acquisito progressivamente maggiore intensità, soprattutto dopo la collaborazione di alcuni pentiti che condusse al processo Spartacus nel 1998. Da allora sono stati effettuati sia molti sequestri di beni, che arresti importanti, ma la potenza del clan rimase ancora enorme, a causa dei fortissimi legami con la politica, sia locale che nazionale, in particolare con esponenti di Forza Italia ed Ncd, con limprenditoria, con lindustria e infine a causa della mancata collaborazione della popolazione.

                                     

3.1. Lazione di contrasto Operazioni di polizia

  • Il 21 novembre 2008 viene arrestato Gianluca Bidognetti, figlio di Francesco, detto Cicciotto e Mezzanotte per la sua passione per le discoteche, reo di aver partecipato il 31 maggio 2008 ad un commando con lintento di uccidere sua zia e sua cugina.
  • Il 12 gennaio 2009 fallisce il blitz contro Giuseppe Setola a Trentola-Ducenta. Setola riesce a fuggire attraverso le fogne. Viene invece arrestata e interrogata la moglie del superlatitante, Stefania Martinelli.
  • Il 15 luglio 2009, in unoperazione anti-camorra effettuata dalla Polizia di Stato, vengono arrestate, 42 persone appartenenti al clan, tra Caserta e Modena, città da tempo succursale del sodalizio criminale, attivo nella città emiliana con il racket delle estorsioni e il gioco dazzardo. Nelloperazione vengono arrestate anche la moglie e la figlia di Raffaele Diana, capo-zona di Modena catturato il 3 maggio 2009.
  • Il 13 agosto 2009 la squadra mobile di Casal di Principe fa irruzione durante un summit camorristico che porta allarresto di 9 persone più il super latitante Maccariello Raffaele, condannato allergastolo per essersi reso responsabile di efferati omicidi.
  • Il 3 maggio 2009 viene arrestato dagli agenti della Squadra Mobile di Caserta Raffaele Diana, boss dei casalesi, ricercato dal 2004 e inserito nellelenco di 30 super-latitanti.
  • Il 26 marzo 2008 viene arrestato a Viareggio il latitante Orlando Lucariello di Gricignano di Aversa, inserito tra i 500 latitanti più pericolosi, ritenuto elemento di spicco del clan dei casalesi per gli affari in Toscana e stretto collaboratore di Giuseppe Russo, detto "O Padrino". In seguito a un precesso il pentito Orlando Lucariello lancia dure accuse nei confronti di tre amministrazioni del Casertano ovvero, Gricignano di Aversa, Succivo e Orta di Atella e accuserà anche il noto deputato Nicola Cosentino di Forza Italia, di essere un mediatore del clan per gli appalti.
  • L11 ottobre 2008 vengono arrestate dalla DDA di Napoli sette persone delle dieci ricercate legate al clan scissionista di Bidognetti, con a capo il latitante Giuseppe Setola, sfuggito anche questa volta.
  • Nel dicembre 2013 vengono arrestati per estorsione Cipriano Chianese di Parete, avvocato-imprenditore, e il suo collaboratore Carlo Verde.
  • Il 6 ottobre 2012 viene arrestato il boss latitante dal 2010 Massimo Di Caterino, luogotenente di Michele Zagaria.
  • Il 7 novembre 2008 vengono arrestati Davide Granato, 33 anni, e Giuseppe Alluce, il primo uno dei responsabili dellomicidio di un parente di due collaboratori di giustizia Stanislao Cantelli, laltro, braccio destro del boss latitante Setola.
  • Il 21 dicembre 2010 vengono arrestati otto presunti affiliati dei casalesi per tentate estorsioni nei confronti di imprenditori e commercianti.
  • Il 12 luglio 2010, su richiesta della DDA di Napoli, vengono arrestate diciassette persone con laccusa di estorsione, turbativa dasta, associazione camorristica, e sequestrati beni per un miliardo di euro. Tra gli arrestati lex consigliere regionale dellUDEUR, Nicola Ferraro, accusato di essersi accordato con il clan nella doppia veste di imprenditore nel settore dei rifiuti e di politico, allo scopo di ottenere vantaggi per laffermazione delle proprie aziende e di ottenere voti, fornendo in cambio appoggio al clan insieme al fratello Luigi, per agevolare lattribuzione di risorse pubbliche attraverso laggiudicazione di appalti ad imprese compiacenti, nonché per favorire il controllo da parte del clan dello strategico settore economico dello smaltimento dei rifiuti. Nella stessa operazione risultano indagati anche il superlatitante Antonio Iovine, Nicola Schiavone, figlio del boss Francesco "Sandokan" Schiavone, e il prefetto di Frosinone Paolino Maddaloni.
  • Il 27 giugno 2013 in tutta Italia vengono arrestate 57 persone ritenute affiliate al Clan dei Casalesi. Operazione "Rischiatutto". Asse Casalesi-Mafia-Ndrangheta.
  • Il 25 novembre 2010 viene arrestato Nicola Della Corte con laccusa di essere il killer di Giovanni Battista Papa, Modestino Minutolo e Francesco Buonanno, uccisi l8 maggio 2009 su ordine di Nicola Schiavone.
  • Il 29 aprile 2009 nell operazione Principe viene arrestato Michele Bidognetti, il fratello del capo-clan Francesco Bidognetti detto Cicciotto e mezzanotte. Sequestrati beni del valore di 5 milioni di euro.
  • Il 6 aprile 2009 nell operazione Medusa vengono arrestate a Modena cinque persone legate al clan dei casalesi che operavano nella zona da più di ventanni e riconducibili al figlio di Francesco Schiavone. Altri quattro erano già stati arrestati il 9 marzo 2009.
  • Il 14 gennaio 2009 i Carabinieri riescono ad arrestare Giuseppe Setola a Mignano Monte Lungo e a porre fine alla sua latitanza.
  • Il 21 dicembre 2008 viene arrestato Metello Di Bona, 38 anni, stragista del clan dei casalesi.
  • Aprile 2013: operazione Titano, 24 arresti. Rilevati affari nella Repubblica di San Marino, Emilia-Romagna e Marche.
  • Il 29 marzo 2011 viene arrestato a Santa Maria Capua Vetere Carmine Morelli, lultimo degli accusati del triplice omicidio di Giovanni Battista Papa, Modestino Minutolo e Francesco Buonanno ad essere latitante. Insieme a Morelli vengono arrestate per favoreggiamento, altre quattro persone.
  • Il 14 aprile 2011 vengono arrestate nel corso di una maxioperazione in cinque regioni italiane, Veneto, Lombardia, Sardegna, Campania e Puglia, ventinove persone riconducibili ai casalesi. Il gruppo aveva la propria sede principale in Veneto. Gli arrestati sono accusati di estorsione verso centinaia di ditte, usura aggravata, associazione mafiosa.
  • L11 luglio 1998 viene arrestato a Casal di Principe, Francesco Schiavone detto" Sandokan”. Il 19 giugno 2008, con la conclusione del processo, il camorrista viene condannato definitivamente allergastolo.
  • Il 30 marzo 2009 vengono arrestate trentotto persone appartenenti ai Casalesi tra Napoli, Caserta, Milano, Ferrara e Reggio Emilia, camorristi che gestivano un traffico di droga sul litorale campano da Mondragone in provincia di Caserta, fino a Lago Patria, frazione di Giugliano, provincia di Napoli.
  • Il 28 febbraio 2013 vengono effettuati 23 arresti, tredici in Toscana e dieci in Campania, con accuse di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto darmi, danneggiamento seguito da incendio, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
  • Il 2 agosto 2012 Il Dipartimento di stato americano, ha deciso di bloccare i beni e nel divieto a tutti gli americani di effettuare con loro transazioni, a cinque boss campani, fra i quali Antonio Iovine, Michele Zagaria, Mario Caterino clan dei casalesi, Paolo Di Lauro soprannominato Ciruzzo o milionario, uno dei protagonisti della prima faida di Scampia e Giuseppe DellAquila noto come Peppe o ciuccio, tra i fondatori dellAlleanza di Secondigliano.
  • Nel novembre 2012 vengono arrestate, per estorsione aggravata dal metodo mafioso, nove persone del gruppo Zagaria. Tra loro anche tre fratelli e un nipote di Michele Zagaria. Uno dei tre fratelli arrestati è Antonio Zagaria, ritenuto il reggente della cosca dopo larresto del boss.
  • Il 17 novembre 2010 personale della Squadra Mobile della Questura di Napoli arresta a Casal di Principe il boss Antonio Iovine, detto "O ninno", già condannato allergastolo nel 2008 e latitante da 14 anni.
  • Il 18 maggio 2009 viene arrestato Franco Letizia dagli agenti della Squadra mobile di Caserta a San Cipriano dAversa. Letizia, al momento dellarresto era presente nella lista dei cento latitanti più pericolosi, e considerato il successore di Giuseppe Setola alla guida del clan Bidognetti, fazione del clan dei Casalesi. Insieme a lui sono stati arrestati anche Antonio Diana, proprietario dellabitazione in cui si trovava Letizia, e Carlo Corvino, entrambi già noti alle forze dellordine.
  • Il 30 marzo 2010 Carmine Zagaria e Nicola Zagaria, rispettivamente fratello e padre del boss latitante Michele Zagaria, vengono arrestati nel corso di unoperazione che ha portato a sedici ordinanze di custodia cautelare e al sequestro di beni per circa 30 milioni di euro. Carmine è stato scarcerato il 22 aprile 2010, probabilmente per mancanza di gravi indizi di colpevolezza, mentre Nicola, riconosciuto colpevole di estorsioni, a causa della sua veneranda età, viene posto agli arresti domiciliari. Carmine è stato successivamente riarrestato.
  • Il 23 novembre 2010 la DIA e il NIC arrestano due vigili di Casal di Principe, Mario De Falco, fratello del defunto boss Vincenzo e Stanislao Iaiunese, ed eseguono altri due provvedimenti di custodia cautelare nei confronti di Gianluca e Michele Bidognetti, già reclusi, per violazione del regime carcerario 41 bis.
  • Operazione" Dirty Job”: nel giugno 2014 vengono arrestati sette imprenditori impegnati nella ricostruzione dopo il terremoto dellAquila del 2009. Si rivolgevano alla camorra, in particolare al clan dei Casalesi, per assumere maestranze a basso prezzo. Gli imprenditori arrestati vennero accusati, a vario titolo, di estorsione aggravata dal metodo mafioso, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.
  • Il 20 dicembre 2010 viene arrestato Sigismondo Di Puorto, di 38 anni, latitante da nove mesi, considerato il reggente del clan Schiavone. Viene accusato di associazione mafiosa ed estorsione aggravata.
  • Il 27 gennaio 2012 vengono arrestate sei persone in unoperazione eseguita dalla Squadra mobile di Caserta e dalla Dia di Roma e coordinata dalla Dda di Napoli, tutte appartenenti sia al Clan dei Casalesi, nello specifico la fazione facente capo al gruppo Schiavone, sia a Cosa Nostra. Loperazione si basa su indagini riguardanti unalleanza tra la camorra e la mafia per acquisire nel Mezzogiorno il monopolio nel settore dei trasporti nel Mezzogiorno. Tra i destinatari delle misure cautelari vi sono Nicola Schiavone, figlio di Sandokan, e anche Gaetano Riina, fratello del "Capo dei Capi" Totò.
  • Il 30 settembre 2008 una maxi-operazione conduce allesecuzione di 127 ordini di custodia cautelare, unottantina per persone già detenute, e allarresto di Giuseppina Nappa, moglie di Sandokan. Inoltre vennero sequestrati beni per cento milioni di euro. A Quarto, in unaltra operazione dei carabinieri, fu posto agli arresti il gruppo di fuoco di Giuseppe Setola, formato da Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo e Giovanni Letizia, gruppo che da mesi stava seminando il terrore sul litorale Domizio. Inoltre, nel corso del blitz, vennero sequestrate sette pistole, un fucile a pompa e due fucili Ak-47 e numerosi proiettili di vario calibro, pettorine dei carabinieri, palette, lampeggianti, due auto rubate e due moto di grossa cilindrata.
  • Il 4 novembre 2010 vengono arrestati cinque esponenti dei casalesi appartenenti al gruppo di Francesco Schiavone accusati dellomicidio di Raffaele Lubrano, avvenuto nel novembre 2002. La causa dellomicidio nasceva dalla volontà del clan Lubrano di rendersi autonomo dai casalesi.
  • Il 7 dicembre 2011 viene catturato a Casapesenna Michele Zagaria, capo della cosca e latitante da sedici anni.
  • Il 14 aprile 2010 viene catturato Nicola Panaro, numero tre del clan dei casalesi, ricercato dal 2003, ed inserito nellelenco dei trenta latitanti più pericolosi.
  • Nel gennaio 2013 viene arrestato Carmine Schiavone, figlio di Francesco, per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Secondo i carabinieri fu lui a governare la famiglia dopo gli arresti dei fratelli Nicola, Ivanhoe ed Emanuele. Dei cinque figli di Francesco Schiavone resta libero soltanto Walter. Carmine Schiavone, il cui nome era stato scelto in omaggio al cugino del boss, poi pentito, non aveva precedenti penali.
  • Il 18 marzo 2010 il gruppo di investigazione sulla criminalità organizzata del Nucleo di polizia tributaria di Bologna ha emesso 20 ordinanze di custodia cautelare per altrettanti affiliati del clan camorristico dei Casalesi dislocati tra Modena, Mantova, Napoli e Caserta. Confiscati valori mobili ed immobili illecitamente accumulati per un valore complessivo di almeno 6 milioni di euro.
  • Il 2 agosto 2012 nella zona di influenza criminale del clan dei casalesi, alcuni commercianti, ai quali viene estorta una tangente iniziarono a denunciare. Venne arrestato Oreste Reccia, luogotenente del boss Salvatore Venosa.
  • Il 10 febbraio 2012 viene arrestato il sindaco in carica del comune di Casapesenna, Fortunato Zagaria, omonimo, ma non parente del boss della camorra. Accusato, secondo le indagini della Dda di Napoli, di concorso esterno in associazione camorristica, in particolare come uomo di fiducia di Michele Zagaria, di violenza privata nei confronti del precedente sindaco del Comune casertano, Giovanni Zara.
  • Il 2 maggio 2011 viene arrestato a Casal di Principe Mario Caterino, condannato allergastolo nel processo Spartacus e latitante da tre anni.
  • L11 gennaio 2011 viene arrestato, con laccusa di associazione mafiosa, Mario Iavarazzo, considerato il reggente del clan Schiavone e il gestore della cassa del clan. Il 13 gennaio 2011 Iavarazzo viene scarcerato dal GIP per insufficienza di elementi di prova.
  • Il 31 maggio del 2014 viene arrestato a Castel Volturno Luigi Autiero di Gricignano di Aversa, boss del clan Autiero, fazione Schiavone, prima dellarresto di Autiero sono stati arrestati in precedenza altri esponenti del clan sempre a Gricignano di Aversa.

In seguito anche il sindaco verrà arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa, oltre a questultimo anche il sindaco di Orta di Atella, Angelo Brancaccio e Sergio Orsi imprenditore di Casal di Principe.

  • Il 10 dicembre 2015 le indagini, coordinate dalla Dda di Napoli e dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, hanno svelato un complesso sistema criminale finalizzato al riciclaggio dei proventi illeciti da parte degli indagati, tra i quali spiccano amministratori locali ed esponenti dellimprenditoria casertana. Tra le 28 misure di custodia cautelare cè anche quella per il sindaco di Trentola Ducenta, Michele Griffo e per limprenditore Alessandro Falco che si erano prima resi irreperibili ma si sono consegnati di loro spontanea volontà nei giorni successivi al blitz. Il prefetto di Caserta, Arturo De Felice, ha sospeso dalla carica il sindaco di Trentola-Ducenta Michele Griffo e il consigliere comunale Nicola Picone, entrambi coinvolti nellinchiesta: Griffo venne raggiunto da un ordine di carcerazione, mentre Picone dalla misura restrittiva e del divieto di dimora nella Regione Campania. Lamministrazione sarà retta dal vice-sindaco Giuseppe Coppola.
  • Il 10 marzo 2015, operazione "Spartacus Reset", in un blitz congiunto anche in altre province in tutta Italia, vengono arrestati quaranta indagati, affiliati al clan. Tra questi vi sono anche Carmine e Nicola Schiavone, figli di "Sandokan".

Le porte del carcere si sono aperte per ventiquattro persone, mentre quattro sono destinatari di misure restrittive, tra cui lex sindaco del comune casertano, Nicola Pagano. Tra gli arrestati anche un dirigente e architetto del Comune. I reati contestati agli indagati sono associazione a delinquere di stampo camorristico, concorso esterno in associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, riciclaggio, estorsione, falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, abuso dufficio, truffa e turbata libertà degli incanti. Sequestrato anche il centro commerciale, "Jambo" di Trentola-Ducenta, valore circa 60 milioni di euro, al centro di appalti irregolari a favore del gruppo di Michele Zagaria dei Casalesi.

  • Il 27 aprile 2017 viene arrestato a Frignano Nicola Garofalo, fedelissimo di Bidognetti, era lui a dirigere gli affari illeciti nella zona di Lusciano e Parete.
  • Il 21 aprile 2017 viene arrestato a Lusciano Giuseppe Virgilio Claudio esponente del clan della fazione Iovine che uccise due persone a Frignano e San Marcellino.
  • Il 9 maggio 2016 vengono arrestati, su richiesta della DIA di Napoli, 8 esponenti del gruppo "Caterino-Ferriero" di Cesa facente parte della fazione Bidognetti. Tra gli arrestati, spicca Nicola Caterino alias "OCecato", storico referente locale della fazione Bidognetti del Clan dei Casalesi a Cesa.
                                     

3.2. Lazione di contrasto Sequestri di beni

  • Il 7 febbraio 2012 vengono sequestrati beni per 4 milioni di euro a carico dei fratelli Roma, imprenditori implicati in affari riguardanti il traffico illegale di rifiuti, coadiuvati con il gruppo del clan facente capo alla famiglia Bidognetti.
  • Il 6 aprile 2011 vengono sequestrati beni per tredici milioni di euro nel padovano. I beni erano legati ad un imprenditore casertano ma intestati ad un imprenditore veneto collegato ai casalesi e allo smaltimento dei rifiuti tossici. Tra i beni sequestrati anche una villa a Sperlonga.
  • Il 15 marzo 2011 la DIA sequestra nel basso Lazio beni per cento milioni di euro.
  • Il 24 gennaio 2010 la Polizia di Caserta sequestra beni per tre milioni di euro riconducibili a Vincenzo Ucciero, elemento di spicco dei casalesi nella zona di Villa Literno.
  • Il 4 dicembre 2009 vengono sequestrati ad affiliati, e prestanomi, nelle province di Massa-Carrara, Parma e Cremona, beni per venti milioni di euro.
  • Il 10 luglio 2010 viene sequestrata al clan la società Country Club, intestata ad un prestanome del boss dellala stragista del clan Giuseppe Setola, per un valore di quindici milioni di euro, nonché viene sottoposto a sequestrato preventivo il lago dAverno, del quale non viene calcolato il valore economico essendo un luogo naturale, specchio dacqua tra i più suggestivi del mondo, ricco di importanti siti storici, narrato da Virgilio e Dante.
  • Il 27 giugno 2013: operazione "Rischiatutto", sequestro di beni per 450 milioni di euro tra cui sale bingo, sale scommesse, auto di lusso, terreni, fabbricati e rapporti bancari.
  • Il 25 marzo 2010 vengono sequestrati beni tra Caserta e Modena per un valore complessivo di cinquanta milioni di euro agli Schiavone, gruppo affiliato dei Casalesi guidato da Francesco Schiavone.
  • L8 aprile 2010 vengono sequestrati beni per oltre 700 milioni di euro, tra cui lex zuccherificio Ipam, e lazienda agricola la Balzana ex Cirio, che appartenevano a Dante Passarelli, imprenditore organico al clan, deceduto in circostanze misteriose nel 2004. Gli inquirenti ipotizzano che il valore dei beni sequestrati ammonti a due miliardi di euro, quindi si tratterebbe del più grande sequestro di beni, nella lotta alle organizzazioni mafiose.
  • Il 10 luglio 2012 Maxi-sequestro da un miliardo di euro tra aziende, immobili e ristoranti. Uno dei sequestri più ingenti contro le mafie italiane.
  • Il 14 gennaio 2013 vengono confiscati beni per novanta milioni di euro nel Lazio e in Campania. Si tratta della più grossa confisca ai danni delle organizzazioni camorristiche nel Lazio.
  • Il 14 luglio 2009 la Dia di Napoli sequestra al clan beni per oltre cinquanta milioni di euro, intestati a trenta prestanomi ricollegabili a cinque persone, per le quali vengono emessi dei provvedimenti restrittivi.
  • Il 21 gennaio 2013 avviene un sequestro di beni per due milioni di euro nei comuni del basso Lazio Fondi, Sperlonga, Formia, Sezze e Latina. Si tratta di società di trasporto, fabbricati, terreni, veicoli e rapporti finanziari. Prevenzione personale nei confronti di Giuseppe DAlterio, Luigi DAlterio, Melissa DAlterio e Armando DAlterio, nel 2010 arrestati a seguito dellindagine Sud Pontino. Secondo laccusa Giuseppe DAlterio, detto OMarocchino, pluripregiudicato, ha rappresentato per lungo tempo un punto di riferimento nel M.O.F. Mercato Ortofrutticolo di Fondi per il clan dei Casalesi.
  • Aprile 2013: operazione Titano, sequestro di beni per due milioni di euro tra cui una Ferrari 612 Scaglietti e immobili in costruzione in provincia di Pesaro.


                                     

4. Vittime

Nel corso della sua storia, il clan dei casalesi ha ucciso diverse persone, alcune delle quali molto note, talvolta con modalità estremamente violente. Tra gli episodi più noti:

  • Mario Diana: ucciso a Casapesenna il 26 giugno 1985, proprietario di una ditta di autotrasporti assassinato per dare "un esempio" a chi non si piegava alle volontà del clan.
  • Salvatore Richiello: dodicenne ucciso insieme al padre Michele anche lui non appartenente alla camorra durante un agguato il 18 aprile 1991 a Castel Volturno.
  • Luigi Sapio e Egidio Campaniello, due anziani di 88 e 67 anni uccisi per errore il 13 luglio 1992 durante un raid contro un altro camorrista.
  • Antonio Magliulo: ucciso nel 1994 perché corteggiava la parente di un boss. Fu sequestrato, portato su una spiaggia, legato ad una sedia e gli fu fatta ingerire della sabbia fino alla morte.
  • Giuseppe Mascolo: assassinato a Baia Domizia il 20 settembre 1988 per non avere ceduto alle richieste estorsive imposte dal clan Beneduce, organico ai casalesi.
  • Salvatore Squillace: morto il 10 giugno 1984 a Marano di Napoli, colpito da una pallottola vagante dopo che Bardellino e i suoi uomini avevano assaltato la masseria dei Nuvoletta.
  • Antonio Di Bona ucciso il 6 agosto 1992 a Villa Literno ucciso insieme ad altre due persone in unofficina.
  • Cristiano Festa: ventunenne ucciso l8 luglio 1991 in Castel Volturno, cameriere, coinvolto nellomicidio del boss Salvatore Bianco.
  • Tobia Andreozzi: ucciso il 30 agosto 1990 a Trentola Ducenta mentre si trovava in compagnia del vero obiettivo dei sicari.
  • Filomena Morlando muore a 25 anni a Giugliano in Campania il 17 dicembre 1980, utilizzata come scudo dallallora nascente boss Francesco Bidognetti per salvarsi da un attentato.
  • Mons. Cesare Boschin è stato un presbitero italiano misteriosamente assassinato. Il suo omicidio è tuttora irrisolto. Associazioni locali e movimenti nazionali come Libera ritengono che sia stato ucciso perché si oppose alle infiltrazioni della camorra nel Lazio.
  • Angelo Riccardo: ventunenne ucciso il 21 luglio 1991 in San Cipriano dAversa da una pallottola vagante durante un attentato contro il boss Luigi Venosa.
  • Don Giuseppe Diana: ucciso nel 1994 a colpi di arma da fuoco per il suo impegno contro la camorra.
  • Genovese Pagliuca: venticinquenne ucciso il 19 gennaio 1995 perché alla ricerca della sua ragazza, rapita da Angela Barra, amante del boss Francesco Bidognetti e capozona di Teverola, che si era invaghita di lei, tenendola prigioniera e vittima di diversi stupri.
  • Salvatore Nuvoletta, carabiniere, ucciso a Marano di Napoli il 2 luglio 1982 perché considerato uno dei responsabili della morte di un affiliato avvenuta durante uno scontro a fuoco in realtà Nuvoletta non partecipò alloperazione.
  • Strage di Pescopagano: avvenuta il 24 aprile 1990 a Mondragone, si contarono cinque morti e sette feriti.
  • Paolo Letizia rapinatore ventenne scomparso nel comune di Casapesenna nel 1989 si è poi saputo che è stato assassinato da esponenti della famiglia Schiavone perché erroneamente ritenuto vicino alla famiglia Bardellino. Il suo corpo non è stato mai ritrovato.
  • Gennaro Falco: medico ucciso a Parete il 31 ottobre 1993, in quanto il boss Francesco Bidognetti lo riteneva responsabile della prematura morte della moglie, Teresa Tamburrino.
  • Luigi Putrella: guardiano di ville, ucciso il 19 settembre 1999, ritenuto responsabile dellarresto del latitante Giuseppe DellAversana.
  • Strage di Castel Volturno: perpetrata il 18 settembre 2008, vennero uccisi sei immigrati a Ischitella, frazione di Castel Volturno ed Antonio Celiento, titolare di una sala giochi di Baia Verde, altra frazione di Castel Volturno.
  • Antonio Ciardullo ed Ernesto Fabozzi di 51 e 43 anni uccisi a Trentola Ducenta da Giuseppe Setola e la sua banda per ritorsione contro Ciardullo, colpevole di avere denunciato per estorsione dieci anni prima Giuseppe Guerra.
  • Francesco Alighieri e Francesco Rossi, agenti di polizia uccisi in un incidente stradale dopo linseguimento nel tentativo di cattura di Oreste Spagnuolo, allora latitante.
  • Stanislao Cantelli: ucciso il 5 ottobre 2008, zio dei collaboratori di giustizia Luigi e Alfonso Diana.
  • Raffaele Granata: imprenditore balneare ucciso a Marina di Varcaturo l11 luglio 2008 per ritorsione contro il figlio, sindaco di Calvizzano.
  • Giuseppe Rovescio: falegname, ucciso il 29 settembre 2003 a Villa Literno, in quanto venne scambiato per un camorrista.
  • Umberto Bidognetti: zio di Francesco Bidognetti e padre del collaboratore di giustizia Domenico Bidognetti, ucciso allalba del 2 maggio 2008 a Castel Volturno con dodici colpi di pistola.
  • Lorenzo Riccio: ragioniere di una ditta di pompe funebri, ucciso il 2 ottobre 2008.
  • Francesco Salvo: cameriere, morì il 20 marzo 1999 allinterno del bar Tropical di Ischitella, bruciato vivo. Il gestore aveva rifiutato di installare allinterno dellesercizio alcuni video-poker commissionati dalla famiglia Cantiello, in quel periodo contrapposta ai Bidognetti.
  • Federico Del Prete: sindacalista, ucciso nel 2002 perché si era ribellato alla logica delle estorsioni.
  • Aldo De Simone: 38 anni di Trentola Ducenta ucciso l8 agosto 1996 in via circonvallazione a Trentola-Ducenta per il pentimento del fratello Dario De Simone.
  • Domenico Noviello: ucciso con venti colpi di pistola il 16 maggio 2008; titolare di una scuola guida fu eliminato per avere denunciato nel 2001 tre esponenti dei casalesi.
  • Antonio Petito: ucciso l8 febbraio 2002 in quanto aveva avuto una discussione con Gianluca Bidognetti figlio di Francesco per banali motivi di viabilità. Lordine di ucciderlo partì da Anna Carrino, allepoca compagna del boss Francesco Bidognetti e madre di Gianluca, in seguito divenuta collaboratrice di giustizia.

Anche gli utenti hanno cercato:

...
...
...