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ⓘ Obesità




Obesità
                                     

ⓘ Obesità

L obesità è una condizione medica caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso corporeo che può portare effetti negativi sulla salute con una conseguente riduzione dellaspettativa di vita.

Il termine deriva dal latino "obesitas", che indica la condizione di chi è "grasso, grosso o paffuto", a sua volta derivato da "esum", participio passato di "ĕdere" "mangiare", con laggiunta del prefisso "ob" "per, a causa di". Luso del sostantivo "obesità" è documentato in italiano dal Settecento, mentre laggettivo "obeso" è anteriore XVI secolo.

Si tratta di una patologia tipica, anche se non esclusiva, delle società dette "del benessere". LOrganizzazione mondiale della sanità definisce lobesità attraverso lindice di massa corporea IMC, un dato biometrico che mette a confronto peso e altezza: sono considerati obesi i soggetti con IMC maggiore di 30 kg/m², mentre gli individui con IMC compreso fra 25 e 30 kg/m² sono ritenuti in sovrappeso.

Dieta alimentare corretta, esercizio fisico e approccio psicologico sono le basi per la terapia preventiva e curativa dellobesità; per favorire il trattamento possono essere prescritti farmaci dimagranti che agiscono riducendo lappetito o inibendo lassorbimento del grasso. Come stabilito delle linee guida internazionali elaborate nel 1991, qualora lIMC sia superiore a 40 kg/m² oppure sia compreso fra 35 e 40 kg/m² con contemporanea presenza di fattori di rischio, si ricorre alla chirurgia bariatrica, per esempio introducendo un palloncino intragastrico.

Lobesità rappresenta la principale causa di morte prevenibile in tutto il mondo, con laumento della prevalenza in adulti e bambini, ed è considerata uno dei più gravi problemi di salute pubblica del XXI secolo. Essa è stigmatizzata in gran parte del mondo moderno in particolare nella civiltà occidentale, anche se in alcuni momenti storici è stata percepita come un simbolo di ricchezza e fertilità, come è tuttora in alcune regioni del globo.

                                     

1. Aspetti storico-culturali

I Greci furono i primi a riconoscere lobesità come un disturbo medico: Ippocrate scrisse che "la corpulenza non è solo una malattia in sé, ma il presagio di altre". Il chirurgo indiano Susruta collegò lobesità alle malattie cardiache e al diabete: egli raccomandava il lavoro fisico per curare i suoi effetti collaterali. Nel corso della storia dellumanità, la maggior parte delle popolazioni ha lottato contro la scarsità di cibo: lobesità è pertanto rimasta storicamente circoscritta a una minoranza, venendo considerata come un segno di ricchezza e di prosperità. Il sovrappeso era comune tra gli alti funzionari europei nel Medioevo e nel Rinascimento, così come nelle antiche civiltà dellAsia orientale.

Con linizio della rivoluzione industriale, ci si rese conto di come la potenza militare ed economica delle nazioni dipendessero anche dalla dimensione del corpo e dalla forza fisica dei soldati e degli operai. Nel XIX secolo, altezza e peso hanno quindi subìto un netto incremento nel mondo occidentale e laumento della media dellindice di massa corporea ha svolto un ruolo significativo nello sviluppo delle società industrializzate. Nel secolo successivo è stato raggiunto il limite massimo del potenziale genetico di altezza, mentre il peso ha iniziato a crescere molto di più rispetto allaltezza, con il conseguente fenomeno dellobesità. A partire dagli anni cinquanta, laumento della ricchezza nei paesi industrializzati ha condotto a una diminuzione della mortalità infantile, ma con laumento del peso corporeo sono diventate più frequenti le patologie a carico dei reni e del cuore.

Molte culture nella storia hanno visto lobesità come il risultato di una debolezza caratteriale dellindividuo. Il personaggio "obesus" della commedia greca era una figura di scherno. I cristiani hanno annoverato il cibo fra le manifestazioni dellaccidia e della lussuria, due dei sette vizi capitali. Nella cultura occidentale contemporanea, leccesso di peso è spesso considerato poco attraente e lobesità è comunemente associata a stereotipi negativi; la grassezza può essere inoltre motivo di discriminazione.

La percezione della società occidentale riguardo al peso corporeo è mutata profondamente dallinizio del XX secolo. Ciò sarebbe dimostrato dal fatto che laltezza media delle vincitrici di Miss America è aumentata del 2% dal 1922 al 1999, mentre al contempo il loro peso medio è diminuito del 12%. Per contro, lopinione comune in merito al valore ottimale di peso corporeo in termini salutistici si è evoluta nella direzione opposta: in Gran Bretagna il valore di peso per cui le persone vengono ritenute essere in sovrappeso era infatti significativamente più alto nel 2007 rispetto al 1999.

Lobesità è ancora vista come un segno di ricchezza e benessere in molte parti dellAfrica; ciò è diventato particolarmente comune da quando ha avuto inizio lepidemia di HIV.

                                     

1.1. Aspetti storico-culturali Arte

Fra le prime riproduzioni scultoree del corpo umano, risalenti a un periodo compreso fra i 35 000 e i 20 000 anni fa, si annoverano le cosiddette Veneri paleolitiche, statuine raffiguranti donne obese che secondo alcuni rappresenterebbero un simbolo idealizzato della fertilità, mentre a parere di altri costituiscono una descrizione realistica della femminilità dellepoca. La corpulenza è invece del tutto assente nellarte greca e romana, in ossequio al canone di bellezza classico.

Durante il Rinascimento, alcuni esponenti delle classi sociali più elevate iniziarono a ostentare le loro imponenti dimensioni, come si può constatare per esempio nei ritratti di Enrico VIII e di Alessandro dal Borro. Il pittore Pieter Paul Rubens ha regolarmente raffigurato donne pingui, da cui laggettivo "rubensiana" ; queste figure femminili, tuttavia, mantengono ancora la forma "a clessidra", indice di fertilità. Nel mondo occidentale, le opinioni sulla grassezza sono mutate rapidamente nel corso dellOttocento: dopo secoli in cui lobesità fu segno di ricchezza e prestigio sociale, la magrezza cominciò ad affermarsi come canone desiderabile.

                                     

1.2. Aspetti storico-culturali Accettazione dellobesità

Le organizzazioni che promuovono laccettazione dellobesità hanno conosciuto una crescita considerevole nel corso della seconda metà del XX secolo. Lo scopo precipuo di tali associazioni consiste nel combattere le discriminazioni contro le persone grasse; alcuni esponenti del movimento tendono altresì a minimizzare gli effetti negativi dellobesità sulla salute.

Lattivismo di questi gruppi resta tuttavia un fenomeno marginale. La statunitense National Association to Advance Fat Acceptance NAAFA, costituitasi nel 1969, si descrive come unorganizzazione per i diritti civili che si propone di porre fine alle discriminazioni basate sul peso corporeo. L International Size Acceptance Association ISAA è unorganizzazione non governativa fondata nel 1997 che promuove laccettazione della grassezza.

                                     

2. Epidemiologia

Prima del XX secolo, leccesso di peso era una condizione rara. Nel 1997, lOrganizzazione mondiale della sanità OMS ha riconosciuto ufficialmente lobesità come unepidemia globale. Nel 2005 lOMS stimava che almeno 400 milioni di adulti – pari al 9.8% della popolazione mondiale – fossero obesi, con tassi più alti tra le donne rispetto agli uomini. La frequenza dellobesità subisce un incremento con letà, almeno fino ai 50 o ai 60 anni, e i casi registrati sono rapidamente aumentati soprattutto negli Stati Uniti, in Australia e in Canada.

Se fino alla fine del XX secolo lobesità era ritenuta un problema circoscritto alle comunità ad alto reddito, a partire dal XXI secolo la condizione è in aumento in tutto il mondo, tanto nelle nazioni industrializzate quanto nei paesi in via di sviluppo; gli incrementi maggiori si sono registrati nei contesti urbani. Lunica regione del mondo dove lobesità non è frequente è lAfrica subsahariana.

                                     

2.1. Epidemiologia Il problema di salute pubblica

LOrganizzazione mondiale della sanità prevede che il sovrappeso e lobesità potrebbero presto sostituire i più tradizionali problemi di salute pubblica come la denutrizione le malattie infettive. Gli sforzi degli organismi della sanità pubblica tendono a combattere il problema cercando di studiare e di correggere i fattori ambientali responsabili della crescita del fenomeno: in molti paesi, per esempio, si è cercato di incentivare luso delle mense scolastiche – dove vengono proposti cibi selezionati – e di promuovere lattività motoria, creando parchi pubblici, percorsi pedonali e piste ciclabili.

Fra 1998 e il 2006, gli Stati Uniti e il Canada hanno pubblicato delle linee guida federali per prevenire e contrastare lobesità negli adulti e nei bambini. Nel 2004 il Royal College of Physicians, la Faculty of Public Health e il Royal College of Paediatrics and Child Health del Regno Unito hanno presentato una relazione che ha evidenziato il crescente problema dellobesità nel paese. Nello stesso anno, una commissione della Camera dei Comuni ha pubblicato unindagine più completa sullimpatto dellobesità sulla società e sul suo trattamento.

È allo studio una strategia di approccio globale finalizzata ad affrontare i crescenti tassi di obesità. Le ricerche effettuate sono pervenute a definire tre contesti su cui è possibile intervenire: "a monte" del problema con losservazione dei mutamenti nella società; "nel mezzo" con progetti volti a modificare il comportamento degli individui e a migliorare il loro stile di vita; "a valle" con il trattamento delle persone colpite dallobesità.



                                     

2.2. Epidemiologia Impatto economico

Oltre alle sue conseguenze negative sulla salute, lobesità conduce a numerosi problemi in materia di occupazione e di costi aumentati per la collettività; questi effetti sfavorevoli insistono su tutti i livelli della società, a partire dai singoli individui fino alle imprese e ai governi.

Si presume che nei soli Stati Uniti la spesa per i prodotti dietetici si attesti fra i 40 e i 100 miliardi di dollari allanno. Nel 1998, i costi sanitari attribuibili allobesità negli USA sono stati di 78.5 miliardi di dollari, pari al 9.1% di tutte le spese mediche, mentre il costo dellobesità in Canada è stato stimato in 2 miliardi di dollari canadesi nel 1997 2.4% dei costi sanitari totali.

È stato dimostrato che i programmi di prevenzione dellobesità hanno ridotto il costo del trattamento delle malattie correlate; tuttavia, a causa dellallungamento medio della durata della vita, le spese mediche complessive hanno subìto un incremento. I ricercatori concludono pertanto che, malgrado i successi nellambito della prevenzione dellobesità, è improbabile che si registri una riduzione delle spese sanitarie globali.

La grassezza può portare anche alla stigmatizzazione sociale e a forti svantaggi in materia di occupazione. Rispetto ai loro colleghi di peso normale, i lavoratori obesi hanno in media tassi di assenteismo più elevati: di conseguenza, i costi per i datori di lavoro si innalzano, andando a detrimento della produttività. I lavoratori con un IMC superiore a 40 kg/m² richiedono il doppio di domande di indennità rispetto a quelli con un IMC nella norma: leccesso ponderale causa infatti un rischio superiore di infortuni alle mani e alla schiena, dovuti a cadute e al sollevamento di oggetti pesanti.

Alcune ricerche dimostrano inoltre che le persone obese hanno minori probabilità di essere assunte e di conseguire una promozione. I lavoratori grassi hanno anche retribuzioni inferiori rispetto ai loro omologhi più magri; le donne obese, in media, rendono il 6% in meno e gli uomini obesi circa il 3% in meno.

Settori specifici, quali le compagnie aeree, hanno preoccupazioni particolari: a causa dei tassi crescenti di obesità, sono aumentati i costi per il carburante le richieste di posti a sedere più larghi, con conseguente calo degli introiti. Nel 2000, il maggior peso dei passeggeri obesi è costato alle compagnie circa 275 milioni di dollari.



                                     

2.3. Epidemiologia Effetti sulla salute

Il peso corporeo eccessivo è associato a diverse patologie, in particolare a malattie cardiovascolari, al diabete mellito di tipo 2, alla sindrome delle apnee ostruttive nel sonno, ad alcuni tipi di cancro e alla osteoartrosi. Pertanto lobesità è causa di una riduzione dellaspettativa di vita.

                                     

2.4. Epidemiologia Mortalità

Lobesità è una delle principali cause di morte prevenibile a livello mondiale. Alcuni studi statunitensi ed europei, effettuati su un campione a larga scala, hanno dimostrato che il rischio di mortalità è più basso nei non fumatori con IMC compreso tra i 20 e i 25 kg/m², così come nei fumatori con IMC compreso fra i 24 e i 27 kg/m². Fra le donne, a un IMC superiore a 32 kg/m² è stato associato un tasso di mortalità raddoppiato nellarco di un periodo di 16 anni. Negli Stati Uniti lobesità è stimata come causa di un numero di decessi compreso fra gli 111 909 e i 365 000 allanno, mentre nellUnione europea un milione di decessi pari al 7.7% del totale sono attribuiti al peso in eccesso. In media, lobesità abbassa laspettativa di vita di circa sei-sette anni: in particolare, laspettativa di vita diminuisce di due-quattro anni in caso di obesità moderata corrispondente a un IMC compreso fra 30 e 35 kg/m², mentre lobesità grave IMC maggiore di 40 kg/m² riduce laspettativa di vita di dieci anni.

                                     

2.5. Epidemiologia Morbosità

Lobesità aumenta il rischio di molte patologie fisiche e mentali. Queste sono comunemente indicate come sindromi metaboliche, combinazioni di disturbi medici che comprendono diabete mellito di tipo 2, ipertensione, ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia.

Esistono malattie causate direttamente dallobesità e disturbi connessi indirettamente a essa, attraverso meccanismi di condivisione di una causa comune, come una cattiva alimentazione o uno stile di vita sedentario. La correlazione fra obesità e condizioni specifiche varia; una delle più elevate riguarda il diabete di tipo 2: leccesso di grasso corporeo è infatti alla base del 64% dei casi di diabete negli uomini e il 77% dei casi nelle donne. Laumento della massa grassa altera la risposta del corpo allinsulina, portando una resistenza a essa; lincremento del tessuto adiposo genera anche uno stato proinfiammatorio e protrombotico.

In generale, le conseguenze sanitarie dellobesità rientrano in due grandi categorie: le patologie ascrivibili agli effetti di un aumento della massa grassa e quelle dovute allincremento numerico delle cellule adipose.

                                     

2.6. Epidemiologia Il paradosso della sopravvivenza

Benché le conseguenze negative dellobesità nella popolazione generale siano ben documentate grazie alle numerose prove disponibili, in alcuni sottogruppi le condizioni di salute sembrano migliorare con un aumento dellIMC, un fenomeno noto come paradosso della sopravvivenza negli obesi. Il paradosso è stato descritto per la prima volta nel 1999 su persone in sovrappeso e obesi sottoposti a emodialisi, ed è stato successivamente individuato anche in pazienti con insufficienza cardiaca e con arteriopatia obliterante periferica.

In uno studio del 2006 si valutarono alcuni soggetti con scompenso cardiaco obesi con IMC compreso tra 30.0 e 34.9, i quali mostrarono un tasso di mortalità inferiore rispetto ai pazienti di peso normale; ciò è stato attribuito al fatto che spesso i soggetti scompensati perdono peso man mano che peggiorano le condizioni di salute e in tal caso il peso in eccesso allungò la comparsa della cachessia, stato spesso presente nei malati terminali. Sono stati rilevati risultati analoghi in riferimento ad altri tipi di malattie cardiache. Le persone con obesità di classe I e con problemi cardiaci non hanno maggiori tassi di incidenza di nuove patologie cardiache rispetto a chi ha un peso normale e con disturbi cardiaci già presenti. Nelle persone con maggiori gradi di obesità, tuttavia, il rischio di ulteriori peggioramenti è aumentato. Anche dopo lintervento di bypass cardiaco, nessun aumento della mortalità si è registrato in pazienti sovrappeso o obesi. Uno studio ha evidenziato che il miglioramento della sopravvivenza potrebbe essere spiegato dal fatto che le persone con una grave obesità ricevono un trattamento medico più aggressivo in seguito a un problema cardiaco. Nei pazienti affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva e da malattia arteriosa periferica, i benefici portati dallobesità non si verificano.



                                     

3. Eziologia

A livello individuale, la causa della maggior parte dei casi di obesità consiste in una combinazione di eccessivo apporto calorico e di scarsa attività fisica. Un numero limitato di casi sono invece dovuti principalmente alla genetica, a motivi di salute o a malattie psichiatriche. Più in generale, lincremento del tasso di obesità nella popolazione è attribuito a una dieta facilmente accessibile e appetibile, alla maggior dipendenza dalle automobili e alla produzione meccanizzata.

Uno studio del 2006 ha individuato dieci fattori che verosimilmente hanno contribuito alla diffusione dellobesità:

  • diminuzione della variabilità della temperatura ambientale;
  • riduzione del tabagismo, dal momento che il fumo sopprime lappetito;
  • selezione naturale per il più alto indice di massa corporea;
  • accoppiamento assortativo che porta a un maggiore concentrazione di fattori di rischio dellobesità il che non necessariamente aumenta il numero di persone obese, ma aumenterebbe il peso medio della popolazione.
  • gravidanza in una fase più tarda delletà;
  • un incremento proporzionale dei gruppi etnici che tendono a essere più pesanti;
  • fattori di rischio epigenetici delle passate generazioni;
  • maggior uso di farmaci che possono causare aumento di peso per esempio, antipsicotici atipici;
  • mancanza di sonno;
  • interferenti endocrini inquinanti ambientali che interferiscono sul metabolismo dei lipidi;

Sebbene vi siano evidenze concrete a sostegno dellinfluenza di questi elementi sulla crescente diffusione dellobesità, le prove sono ancora insufficienti e gli autori affermano che probabilmente i suddetti fattori esercitano un peso inferiore rispetto alla dieta e allattività fisica.

                                     

3.1. Eziologia Dieta

Il consumo calorico totale è stato messo in relazione con lobesità. La disponibilità di energia alimentare pro capite varia sensibilmente tra le diverse regioni del mondo ed è anche cambiata significativamente nel corso del tempo. Fra gli inizi degli anni settanta e la fine degli anni novanta, le calorie mediamente disponibili per persona al giorno ovvero lapporto calorico degli alimenti acquistati sono aumentate ovunque, fatta eccezione per lEuropa dellEst. Nel 1996 gli Stati Uniti possedevano la massima disponibilità con 3 654 calorie per persona, diventate 3 754 nel 2003. Alla fine degli anni novanta gli europei godevano di 3 394 calorie per persona, nelle aree in via di sviluppo dellAsia cerano 2 648 calorie per persona, mentre nellAfrica sub-sahariana gli abitanti potevano disporre di 2 176 calorie ciascuno.

La diffusa disponibilità di linee guida nutrizionali non è risultata sufficiente per combattere i problemi legati alleccesso di calorie e agli errori nella scelta della dieta: dal 1971 al 2000, per esempio, il tasso di obesità negli Stati Uniti è aumentato dal 14.5% al 30.9%. Nel corso dello stesso periodo si è verificato un aumento nella quantità media di energia alimentare consumata: per le donne, laumento medio è stato di 335 calorie al giorno dalle 1 542 calorie del 1971 alle 1 877 calorie del 2004, mentre per gli uomini laumento medio si è attestato a 168 calorie al giorno dalle 2 450 calorie del 1971 alle 2 618 calorie del 2004. La maggior parte di questa energia alimentare in eccesso è dovuta allaumento del consumo di carboidrati piuttosto che al consumo di grassi. Le fonti primarie dellapporto extra di carboidrati sono le bevande edulcorate, che ormai coprono quasi il 25% dellenergia alimentare quotidiana nei giovani statunitensi; il consumo di bevande zuccherate è ritenuto uno dei fattori che hanno contribuito maggiormente al crescente tasso di obesità.

Anche i pasti fast food hanno concorso in misura considerevole alla diffusione dellobesità. Negli Stati Uniti il consumo di questi pasti è triplicato tra il 1977 e il 1995, mentre lenergia assunta è quadruplicata.

Le politiche agricole le tecnologie disponibili nel mondo occidentale hanno portato a una diminuzione dei prezzi degli alimenti. Negli Stati Uniti, le sovvenzioni ai coltivatori di mais, soia, grano e riso hanno penalizzato il consumo di frutta e verdura.

                                     

3.2. Eziologia Stile di vita sedentario

Uno stile di vita sedentario gioca un ruolo significativo nellobesità. Nel mondo si è verificata una grande diminuzione del lavoro fisicamente impegnativo: conseguentemente almeno il 60% della popolazione mondiale compie attività motorie insufficienti. Ciò è dovuto principalmente al crescente uso di mezzi di trasporto meccanizzati e alla maggior disponibilità di elettrodomestici. Anche nei bambini è stato documentato un calo nei livelli di attività fisica. LOrganizzazione mondiale della sanità ha registrato una netta diminuzione del numero di persone che nel tempo libero si dedicano ad attività fisiche, mentre uno studio finlandese è pervenuto a conclusioni sostanzialmente opposte.

Tanto nei bambini quanto negli adulti è emersa una correlazione fra il tempo dedicato alluso della televisione e il rischio di obesità.

                                     

3.3. Eziologia Genetica

Come per molte altre condizioni mediche, lobesità è il risultato di uninterazione tra fattori genetici e ambientali. Polimorfismi nei geni diversi che controllano lappetito e il metabolismo predispongono allobesità; a partire dal 2006, oltre 41 di questi geni sono stati collegati allo sviluppo di obesità se contestualizzati in un ambiente favorevole. Le persone con due copie del gene FTO gene associato alla massa grassa e allobesità sono state trovate, in media, pesanti 3–4 kg di più e con un rischio 1.67 volte maggiore di obesità rispetto a quelli senza lallele di rischio. La percentuale di obesità che può essere attribuita a fattori genetici varia, a seconda della popolazione esaminata, dal 6% all85%.

Lobesità è una caratteristica peculiare in diverse sindromi, quali la sindrome di Prader-Willi, la sindrome di Bardet-Biedl, la sindrome di Cohen e la sindrome di MOMO la locuzione "obesità non sindromica" è talvolta usata per escludere queste condizioni. Nelle persone con obesità grave a esordio precoce, definita da un esordio prima dei 10 anni di età e con un indice di massa corporea oltre tre deviazioni standard al di sopra del normale, il 7% presenta una mutazione del DNA.

Gli studi che si sono concentrati su modelli di eredità, anziché su geni specifici, hanno rilevato che l80% dei figli di due genitori obesi sono obesi, a fronte del 10% circa dei figli di due genitori di peso normale.

Lipotesi del gene risparmiatore postula che, a parità di condizioni ambientali, alcuni gruppi etnici sono più inclini allobesità. La loro capacità di approfittare dei rari periodi di abbondanza di cibo, da immagazzinare sotto forma di grasso, sarebbe vantaggiosa durante i periodi di carestia le persone con riserve adipose maggiori avrebbero maggiori probabilità di sopravvivenza; questa tendenza a conservare il grasso, però, è dannosa in una società caratterizzata da uno stile di vita sedentario. Sarebbe questo il motivo per cui gli indiani Pima, che si sono evoluti in un ecosistema desertico, avrebbero sviluppato un alto tasso di obesità dopo essere stati esposti a uno stile di vita di matrice occidentale.

                                     

3.4. Eziologia Farmaci e malattie psichiatriche

Le patologie mediche che aumentano il rischio di obesità includono le già menzionate sindromi genetiche rare, così come alcune patologie congenite o acquisite, tra cui lipotiroidismo, la sindrome di Cushing, il deficit dellormone della crescita e – quanto ai disturbi del comportamento alimentare – la sindrome del disturbo da alimentazione incontrollata e la sindrome da alimentazione notturna. Lobesità non è considerata un disturbo mentale e quindi non è elencata nel DSM come una malattia psichiatrica; il rischio di sovrappeso e obesità è tuttavia maggiore nei pazienti con disturbi psichiatrici rispetto ai soggetti che non presentano sintomi.

Alcuni farmaci possono causare aumento di peso o cambiamenti nella struttura corporea: tra questi si annoverano linsulina, le sulfaniluree, i tiazolidinedioni, gli antipsicotici atipici, gli antidepressivi, gli steroidi, alcuni anticonvulsivanti fenitoina e valproato, il pizotifene e alcuni contraccettivi ormonali.

                                     

3.5. Eziologia Fattori di carattere sociale

I fattori genetici non sono sufficienti a spiegare la diffusione dellobesità a livello globale. Per la spiegazione di questo fenomeno sono state elaborate numerose congetture.

La correlazione tra classe sociale e indice di massa corporea varia in ragione del contesto geografico. Uno studio del 1989 ha rilevato come nei paesi industrializzati le donne più facoltose avessero minori probabilità di essere obese; nessuna differenza significativa, al contrario, è stata osservata fra gli uomini appartenenti a diverse classi sociali. Nei paesi in via di sviluppo, invece, gli individui appartenenti ai ceti più elevati – comprese donne e bambini – presentavano un maggior tasso di obesità. Un aggiornamento di questo studio, effettuato nel 2007, è pervenuto alle medesime conclusioni con lunica differenza di una correlazione più debole, dovuta verosimilmente agli effetti della globalizzazione. Nei paesi sviluppati, i maggiori livelli di obesità e sovrappeso fra adulti e adolescenti risultano correlati allo scarso reddito.

Sono state proposte differenti spiegazioni per i suddetti fenomeni. Si ritiene, per esempio, che nei paesi industrializzati i ricchi possano permettersi cibi più sani e siano sottoposti a una maggiore pressione sociale a rimanere snelli; si pensa inoltre che essi abbiano più tempo da dedicare alla propria forma fisica. Lo stress e la percezione di un basso prestigio sociale, per contro, potrebbero concorrere ad aumentare il rischio di obesità.

Il fumo ha un effetto significativo sul peso di un individuo: coloro che smettono di fumare guadagnano in media 4.4 kg per gli uomini e 5 kg per le donne in circa dieci anni. Questi incrementi di peso hanno tuttavia influito poco sui tassi globali di obesità.

Anche il numero di figli può costituire un fattore di rischio: per una donna con figli la probabilità di diventare obesa aumenta di circa il 7%, mentre per un uomo del 4%. Ciò potrebbe essere in parte spiegato dal fatto che avere figli a carico comporta una riduzione dellattività fisica, perlomeno nel mondo occidentale.

Nei paesi in via di sviluppo lurbanizzazione sta svolgendo un ruolo determinante nella diffusione della grassezza: in Cina i tassi complessivi di obesità sono al di sotto del 5%, ma in alcune città superano il 20%. Nella prima infanzia, lobesità può spesso essere addebitata alla malnutrizione: i cambiamenti endocrini che si verificano durante i periodi di malnutrizione, infatti, possono favorire gli accumuli di grasso.

                                     

3.6. Eziologia Agenti infettivi

Lo studio degli effetti degli agenti infettivi sul metabolismo è ancora nelle sue fasi iniziali. È stato dimostrato che la flora intestinale differisce tra soggetti magri e obesi; non vi è tuttavia unindicazione precisa che la tipologia di flora intestinale possa influenzare il potenziale metabolico. Questa alterazione può però essere determinante per la capacità di assorbimento dei nutrienti del cibo. Se tali differenze sono la causa diretta o il risultato dellobesità, deve ancora essere determinata in modo inequivocabile.

Unassociazione tra virus e obesità è stata studiata negli esseri umani e in numerose specie animali diverse; anche questa correlazione è ancora da determinare con precisione.

                                     

4. Classificazione

Lobesità è una condizione medica in cui si è accumulato del tessuto adiposo in eccesso nella misura in cui può portare a un effetto negativo sulla salute dellindividuo. Essa è definita tramite lindice di massa corporea IMC e attraverso ulteriori valutazioni relative alla distribuzione del grasso e ai fattori di rischio cardiovascolare; lIMC è strettamente correlato alla percentuale di grasso corporeo e alla sua massa complessiva. Essendo il grasso viscerale il più dannoso a livello cardiovascolare, una circonferenza della vita uguale o superiore al 60% della propria statura è già una condizione sufficiente per definire lobesità. Talvolta si parla di "obesità addominale", quando il peso corporeo complessivo non è così elevato da classificare un individuo nella fascia di obeso, ma la concentrazione di massa grassa a livello addominale è sensibilmente superiore ai valori considerati accettabili.

Nei bambini e negli adolescenti, il peso forma varia con letà e il sesso. Di conseguenza, in queste categorie lobesità non è definita come un valore assoluto ma in relazione a un gruppo storico normale: un soggetto è ritenuto obeso se il suo IMC supera il 95º percentile. Si conviene di fare riferimento ai dati risalenti al periodo compreso fra il 1963 e il 1994, che non hanno risentito dei successivi incrementi di peso registrati nella popolazione mondiale.

                                     

4.1. Classificazione Lindice di massa corporea

Lindice di massa corporea IMC o BMI, dallinglese "body mass index" si calcola dividendo il peso del soggetto espresso in chilogrammi per il quadrato della sua altezza espressa in metri.

Le definizioni di obesità e sovrappeso più comunemente utilizzate, elaborate dallOrganizzazione mondiale della sanità nel 1997 e pubblicate nel 2000, sono riportate nella tabella a fianco.

In alcuni contesti sono state apportate delle modifiche alle definizione dellOMS. La letteratura chirurgica divide la "classe III" in ulteriori categorie i cui esatti valori sono ancora in discussione. Dal momento che le popolazioni asiatiche sviluppano conseguenze negative per la salute con un IMC inferiore rispetto ai caucasici, alcune nazioni hanno ridefinito lobesità: i giapponesi definiscono lobesità come un valore di IMC superiore a 25, mentre la Cina stabilisce un IMC maggiore di 28 per la diagnosi.

                                     

4.2. Classificazione Lobesità nei bambini

I valori di un sano IMC variano con letà e il sesso del bambino. Lobesità nei bambini e negli adolescenti è definita come un IMC maggiore rispetto al 95º percentile; i dati di riferimento sono stati elaborati tra il 1963 e il 1994 e non sono stati influenzati dalla successiva diffusione globale dellobesità. Nel XXI secolo, lobesità infantile ha raggiunto proporzioni epidemiche in tutto il mondo. Il tasso di obesità nei ragazzi canadesi è aumentato dall11% del 1980 a oltre il 30% del 1990, mentre nei bambini brasiliani lincremento è stato dal 4 al 14%. Per quanto riguarda lItalia, i bambini dai 6 ai 12 anni nel 1976-1980 presentavano un tasso di obesità del 7%, mentre – nella stessa fascia detà – si passò al 12% del 1988-1994 e al 15% nel 2000. Le regioni più interessate da questo problema sono prevalentemente quelle dellItalia Meridionale, tantè che a Napoli si registra un tasso del 16.6%. In Campania, Puglia e Sicilia la popolazione infantile in sovrappeso raggiunge il 23.6% e quella obesa il 13.5%. Il primato nazionale di Napoli in fatto di obesità infantile nel 2016 e di nuovo nel 2018 e il trend italiano e occidentale sono stati attribuiti allabbandono della dieta mediterranea tradizionale a favore di unalimentazione priva di regole e orari, dovuta principalmente alla povertà e alla malnutrizione piuttosto che a una colpevole negligenza dei minori e delle loro famiglie.

Come per la grassezza nelletà adulta, lobesità nei bambini e negli adolescenti può essere determinata da molteplici fattori: si ritiene che la cattiva alimentazione e la scarsa attività fisica siano le cause principali. Dal momento che lobesità infantile spesso persiste in età adulta ed è associata a numerose malattie croniche, i bambini obesi sono spesso controllati per lipertensione, per il diabete, per liperlipidemia e per la steatosi epatica. I trattamenti utilizzati nei bambini mirano eminentemente a modificare lo stile di vita, giacché il ricorso ai farmaci non è consentito.

                                     

5. Trattamento

Il principale trattamento contro lobesità consiste nellassociazione di dieta ed esercizio fisico. Una dieta accurata può causare perdita di peso nel breve periodo; tuttavia il mantenimento è spesso difficile e richiede un impegno costante nellesercizio fisico oltre a una corretta alimentazione. La percentuale di successo del mantenimento del peso a lungo termine con il cambiamento dello stile di vita varia dal 2 al 20%.

Un farmaco, lOrlistat Xenical, è disponibile dal 2006 ed è stato approvato per lutilizzo a lungo termine sia dallAIFA sia dallFDA. I risultati sono tuttavia modesti, con una perdita di peso media pari a 2.9 kg da 1 a 4 anni, e vi sono scarse informazioni su come il farmaco agisca contro le complicanze a lungo termine dellobesità. Il suo utilizzo è inoltre associato a disturbi gastrointestinali e sono state espresse delle preoccupazioni circa alcuni effetti negativi sui reni.

In soggetti gravemente obesi vengono prescritte le amfetamine in quanto la loro azione stimolante contribuisce a sopprimere lappetito. Tuttavia il loro utilizzo è raro, trattandosi di sostanze psicotrope che possono indurre dipendenza.

Vi sono inoltre dei prodotti di libera vendita che non sono sempre riconosciuti nella loro efficacia, ma che sono stati sottoposti a studi controllati, quali il chitosano, la N-oleil-fosfatidil-etanolamina in associazione allepigallocatechin-3-gallato, il fucus vesiculosus, liperico e lefedra. Sono in uso anche dei farmaci che non hanno unindicazione specifica nellobesità off-label e che fanno capo alle più disparate classi di farmaci come gli antidepressivi serotoninergici fluoxetina e sertralina, gli antidiabetici metformina, il bupropione e gli antiepilettici topiramato e zonisamide. Altre sostanze utilizzate dal 1990 in poi la fenilpropanolamina, la gonadotropina corionica e lacido triiodotiracetico sono state valutate in diversi studi che ne hanno decretato la scarsa efficacia; solo lefedrina e la caffeina sono impiegate nella terapia delleccesso ponderale sin dal 1995 con risultati altalenanti.

Il trattamento più efficace per lobesità è comunque la chirurgia bariatrica, che comprende diverse componenti dazione:

  • le procedure malassorbitive, come la diversione biliopancreatica;
  • la chirurgia restrittiva, ottenibile con il bendaggio gastrico;
  • i trattamenti di tipo misto, come il bypass gastrico.

Lobiettivo della chirurgia bariatrica sarebbe quello di ottenere una perdita di peso significativa e a lungo termine, possibilmente associata a ridotta mortalità e morbidità. Il confronto tra le varie tecniche favorisce in genere gli interventi malassorbitivi piuttosto che quelli puramente restrittivi. Tuttavia, in presenza di indicazioni corrette, ogni tipo di intervento ha possibili effetti duraturi sul peso con percentuali di perdita di eccesso ponderale comprese tra il 50% e il 90% a 5 anni. Per ogni trattamento si possono riconoscere complicanze talora rischiose e anche mortali, ma la loro individuazione e la conoscenza dei mezzi a disposizione per trattarle ha progressivamente ridotto la mortalità post-operatoria rendendo più accettabile il rapporto fra rischio e beneficio.

La chirurgia per lobesità grave porta, come è noto, a perdita di peso a lungo termine e una diminuzione della mortalità complessiva. Uno studio del 2007 evidenzia che una perdita di peso compresa tra il 14% e 25% a seconda del tipo di procedura eseguita a 10 anni comporta una riduzione del 29% di tutte le cause di mortalità rispetto alle misure standard di perdita di peso. Tuttavia, a causa del suo costo e il rischio di complicanze, i ricercatori stanno studiando altri trattamenti efficaci ma meno invasivi.

                                     

6. Negli animali

Lobesità negli animali domestici è comune in molti paesi. I tassi di sovrappeso e obesità nei cani negli Stati Uniti variano dal 23% al 41% con circa il 5.1% che risulta obeso. Il tasso di obesità nei gatti è leggermente superiore al 6.4%. In Australia il tasso di obesità tra i cani è pari al 7.6%. Il rischio di obesità nei cani è aumentato se anche i loro proprietari sono obesi, mentre non è stata dimostrata una correlazione simile fra i gatti e i loro padroni.

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