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ⓘ Università agraria




                                     

ⓘ Università agraria

Le università agrarie sono forme associative, con varie denominazioni, esistenti tuttora in varie regioni dItalia, che rappresentano vestigia di unepoca passata, in cui hanno avuto funzioni ben più cospicue: esse si riportano, infatti, alle forme antiche della proprietà collettiva, di cui costituiscono il residuo storico. Si sono sviluppate e perdurano anche in altri paesi.

                                     

1. Le leggi

Le leggi che regolano le Università Agrarie sono le seguenti:

  • legge 17 aprile 1957, n. 278 Costituzione dei Comitati Frazionali per lAmministrazione separata dei beni di uso civico
  • legge 4 agosto 1894, n. 397 Boselli
  • legge 16 giugno 1927, n. 1766 Conversione in legge del R.D. 22 maggio 1924, n. 751, riguardante il riordino degli usi civici.
  • R.D. Approvazione del regolamento in esecuzione della legge 16 giugno 1927 n. 1766
  • legge 24 giugno 1888, n. 5489

Complessivamente nel Lazio le proprietà amministrate dalle Università agrarie ammontano a circa 50.000 ettari di terreno.

                                     

2. Storia

L ager compascuus e i communia delle colonie romane si riportano a forme affini di godimento delle terre aperto a tutti gli abitanti o limitato ad alcune categorie. Ma le origini più prossime delle università agrarie si ritrovano nellepoca delle dominazioni barbariche, quando, venuti meno i municipî romani col loro carattere politico, le popolazioni si ridussero a semplici aggruppamenti di fatto, cementati da una comunanza dinteressi economici.

A queste universitates hominum vennero ad appartenere le terre non assegnate in proprietà privata e che restarono quindi come dominio collettivo: su di esse gli abitanti esercitavano collettivamente le facoltà di seminare, pascolare, tagliare legna, raccogliere erba, costruire capanne, ecc.; e molto spesso la partecipazione alla comunità col godimento dei diritti relativi era legata al possesso di una sors, cosicché le terre incolte venivano a costituire come unappendice di quelle coltivate il sistema sussiste tuttora specialmente nei "masi" del Trentino e dellAlto Adige.

Contro questa proprietà collettiva si esercitò lazione dissolvente del feudalesimo, con intensità e risultato ora più ora meno profondi secondo i luoghi: talvolta lantico dominio della università venne assorbito dal diritto del signore, restando agli abitanti i semplici usi civici; altrove la comunità riuscì a conservare il proprio dominio, trovando anzi nei tentativi dusurpazione dei feudatarî il motivo per una più forte organizzazione; altrove si costituirono forme intermedie di collaborazione fra il signore e la collettività.

È di questo periodo la formazione in alcune regioni di quelle comunità di originarî del luogo, che si chiamarono vicinie da vicus. E talora, per le particolari condizioni dei luoghi, altre comunità sorsero per concessione degli stessi feudatarî, con lo scopo precipuo di migliorare le terre: così avvenne, ad esempio, per le partecipanze emiliane.

Il sorgere dei comuni influì profondamente sullo sviluppo delle università agrarie, alcune delle quali si confusero nel nuovo ente politico, perdendo ogni autonomia, mentre altre si conservarono più o meno indipendenti, coi loro scopi economico-agrarî, accanto al comune.

Nel primo caso i beni delluniversità costituirono il patrimonio comunale; nel secondo, invece, le università conservarono la proprietà delle terre comuni. Così avvenne che le università agrarie, limitandosi al godimento dei beni comuni nellinteresse dei proprî membri, distinto dallinteresse generale cui provvedeva il comune, assai spesso chiusero i ranghi, comprendendo solo i discendenti di determinate famiglie o i membri di certi gruppi o gli originarî del luogo. Ciò si verificò, ad esempio per le partecipanze emiliane e per le società degli antichi originarî della val Camonica. Ma anche dove il comune fece proprie le terre delle università, queste tuttavia conservarono talora una propria fisonomia e una propria funzione, rivolta soprattutto a regolare luso ordinato delle terre comunali: e, infatti, la storia di queste associazioni è legata a quella degli usi civici. Numerosi sono gli statuti, che ci rimangono, delle università agrarie; e hanno notevole interesse, poiché offrono un quadro fedele delle condizioni sociali ed economiche del tempo: vi sono regolati i titoli di appartenenza al consorzio, sono disciplinati i poteri le funzioni, è distribuito ordinatamente luso delle terre comuni.

Nel periodo successivo delle riforme, prima e dopo la rivoluzione francese, le nuove concezioni ebbero il loro riflesso anche sulle università agrarie, poiché nel principio collettivistico che le ispirava si vide un impedimento alla libertà delle terre. Quindi, da un lato si cercò di eliminarle, completando il loro assorbimento nei comuni; dallaltro si provvide, per quanto si poté, a estenderle oltre gli ambiti di famiglie o di gruppi ai quali storicamente erano limitate. Così è venuta a scemare la loro importanza, poiché le università superstiti, sparse qua e là per lItalia, sono scarse; e differiscono notevolmente da un luogo allaltro, sia per la composizione talora aperta a tutti i cittadini del comune, talora no; sia per lorganizzazione giuridica. Alcune di esse, infatti, sono enti morali, avendo ottenuto il riconoscimento da parte dello stato o in linea generale comè avvenuto per le comunità esistenti nelle ex-provincie pontificie, a norma della legge 3 agosto 1894 o caso per caso; altre, invece, sono semplici figure associative sfornite di personalità. La loro intrinseca struttura varia dalla comunione romana, sia pure con qualche carattere particolare, alla comunione germanica, alla società vera e propria; e hanno natura pubblica e talvolta privata, a seconda dei casi.

La legge vigente 16 giugno 1927, n. 1766, sul riordinamento degli usi civici, ha dettato una nuova disciplina per le università ed altre associazioni agrarie, vietando la costituzione di nuove associazioni per il promiscuo godimento delle terre, pur consentendo il riconoscimento a quelle già esistenti di fatto. È ordinato però lo scioglimento delle associazioni, se il patrimonio sia insufficiente ai bisogni degli utenti o vi siano motivi per ritenere inutile o dannosa lesistenza di esse. Infine i terreni di uso civico delle associazioni debbono essere aperti agli usi civici di tutti i cittadini del comune o della frazione; salvo che si tratti di diritti spettanti a determinate classi di persone per disposizione speciale di leggi anteriori o per sentenza passata in giudicato, ovvero che si tratti di associazioni composte di determinate famiglie, le quali, possedendo esclusivamente terre atte a coltura agraria, vi abbiano apportato sostanziali e permanenti migliorie. Lordinamento vigente, pur essendo restrittivo nei riguardi delle università agrarie, salva e valorizza le funzioni vitali che esse possono tuttora svolgere, specie in quei luoghi e per quelle terre che meglio si prestano a forme di godimento collettivo anziché individuale.

                                     

3. Le Università agrarie in Abruzzo

Nella regione Abruzzo, sono stati rinvenuti molti documenti che accertano la presenza delle antiche Università Agrarie, situazioni storico-amministrative simili ai paesi laziali. Si possono citare come fonti certe i seguenti borghi:

  • Notaresco TE
  • Roccascalegna CH
  • Cortino, Nerito e Crognaleto TE - antica Università della Montagna di Roseto
  • Schiavi dAbruzzo CH
  • Pagliara di Isola del Gran Sasso TE - Amministrazione separata di Pagliara
  • Tossicia TE
  • Montorio al Vomano TE
  • Cerchiara TE
  • Altino CH
  • Castiglione della Valle TE
  • Isola del Gran Sasso dItalia TE - antica Università dellIsola sec. XV circa
  • Forca di Valle TE
                                     

4. Le Università agrarie nel Lazio

Per secoli la Campagna Romana e i territori limitrofi sono stati feudi delle grandi famiglie romane, prima definite baronali, e poi principesche. Allunificazione italiana uno dei massimi problemi era che dette terre erano molto mal coltivate e con un regime idrico che contribuiva a rendere malsana laria della stessa città di Roma. A differenza di altre fasi storiche la politica agraria posta in essere dal governo del Regno dItalia fu abbastanza equilibrato. Sui vecchi feudi gravavano da tempo immemorabile antichi diritti delle popolazioni locali, inquadrabili negli usi civici, soprattutto di legnatico. La necessità di scioglimento di una situazione di coesistenza di possesso del feudatario con diritti reali minori della popolazione portò ad attribuire ai feudatari stessi un diritto di riscatto della loro proprietà "privata", prima pensato in capo ai comuni, considerati come entità amministrativa, e poi attribuito a nuovi soggetti dalla legge Boselli, per i quali era stato riesumato lantichissimo termine di Università agraria. La proprietà feudale veniva "affrancata" cioè liberata dal feudatario dal peso ed onere dellesercizio degli usi civici da parte della popolazione sui terreni. Normalmente laffrancazione della proprietà feudale da detti gravami era realizzata mediante scorporo di una parte del territorio del feudo, che diveniva di proprietà collettiva della popolazione residente. La parte riscattata rimaneva in piena proprietà privata allex-feudatario. Anche la successiva legge del 1927 sulla liquidazione degli usi civici sostanzialmente vide mantenute queste forme di proprietà collettive. La legge permise di quotizzare i terreni convenientemente utilizzabili per lagricoltura, che rimangono però di proprietà collettiva della popolazione interessata fino al procedimento amministrativo di legittimazione/affrancazione, preceduto dalla propedeutica verifica delle migliorie agrarie sostanziali e permanenti apportate sul terreno.

Cambiati i tempi, le vecchie funzioni sociali di assicurare alle popolazioni umili un bisogno primario comè la legna per riscaldarsi e per cucinare nei focolari, ora interessa piccoli paesi e un numero esiguo di persone che vi dimorano, mentre le proprietà collettive dei boschi e di altri terreni continuano a svolgere un ruolo fondamentale per la conservazione del territorio. I boschi ed i pascoli, perciò, continueranno a rimanere in gestione delle Università Agrarie, non essendone autorizzata in alcun modo la perdita della proprietà collettiva da parte della popolazione proprietaria. Su tali boschi e pascoli, nonché sui terreni agricoli quotizzati ma non ancora legittimati/affrancati, permane il diritto di uso civico di pascolo e di legnatico, in forma strettamente regolamentata dalle vigenti leggi forestali e dal codice civile.



                                     

5. Le singole Università agrarie laziali

La legge che comportò laffrancamento degli usi civici nei primi anni del Novecento ammise una prelazione a favore di forme collettive di tali terre che nel Lazio, specialmente in provincia di Viterbo, ripresero il vecchio nome di Università agrarie.

                                     

5.1. Le singole Università agrarie laziali Elenco

  • Vejano Università Agraria
  • Colonna Università Agraria
  • Palestrina Università Agraria
  • Blera Università Agraria
  • Tolfa Università Agraria
  • Sacrofano Università Possidenti Bestiame
  • Longone Sabino Università Agraria
  • Albaneto di Leonessa Università Agraria
  • Valmontone Università Agraria
  • Piedelpoggio di Leonessa Università Agraria
  • Ponticelli Sabino Università agraria
  • Campagnano di Roma Università Agraria
  • Canale Monterano Università Agraria
  • Bracciano Università Agraria
  • Gallicano Università Agraria
  • Nazzano Università Agraria
  • Vivaro Romano Università Agraria
  • Manziana Università Agraria
  • Isola Farnese Università Agraria
  • Castel Cellesi Amministrazione Separata Beni e Usi Civici già Università Agraria
  • Cesano Di Roma Università Agraria
  • Civitella di Licenza Frazione di Licenza Università Agraria
  • San Vito di Leonessa Università Agraria
  • Mentana Castel Chiodato Università Agraria
  • Castel Madama Università Agraria
  • Vallecupola di Rocca Sinibalda Università Agraria
  • Moricone Università Agraria
  • Grotte Santo Stefano Amministrazione Separata Beni Usi Civici già Università Agraria
  • Vasanello Università Agraria
  • Civitavecchia Università Agraria
  • Riano Università Agraria
  • Tarquinia Università Agraria
  • Capena Università Agraria
  • SantAngelo in Trigillo di Leonessa Università Agraria
  • Civitella Cesi Frazione di Blera Università Agraria
  • Montecelio Università Agraria
  • Bassano Romano Università Agraria
  • Sacrofano Università Agraria
  • Allumiere Università Agraria
  • Oriolo Romano Università Agraria
  • Civitella Di Licenza Università Agraria
  • Terzone di Leonessa Università Agraria
  • Giulianello Amministrazione Separata Beni Usi Civici
  • Colle di Tora Università Agraria"
  • Guadagnolo
  • Nettuno Università Agraria


                                     

5.2. Le singole Università agrarie laziali Oriolo Romano

Il feudo di Oriolo appartenne ai marchesi Altieri, gravato di usi civici fino al 1922, anno in cui fu definitivamente smembrato in base alle leggi che facilitavano laffrancamento di detti "usi civici". LUniversità agraria, che era una forma di associazione di contadini residenti nata nei primi anni del 900 in seguito allemanazione di una legge nazionale, distribuì gli usi civici delle terre affrancate ai residenti, mantenendo lunitarietà della titolarità dei terreni.

Oggi lEnte Università Agraria, i cui organi amministrativi sono eletti da tutti i residenti, controlla e gestisce tutto il comprensorio agricolo di Oriolo. Nei primi decenni del secolo, inoltre, ha partecipato con i suoi fondi alla costruzione delledificio scolastico, alla ristrutturazione dellambulatorio medico di proprietà comunale, e ha sostenuto finanziariamente famiglie disagiate.

                                     

5.3. Le singole Università agrarie laziali Allumiere

Considerando lestensione totale del patrimonio ed il numero di impiegati stabili, lUniversità Agraria di Allumiere, risulta essere la più grande dItalia dopo Tolfa.

Essa gestisce tutta la normativa ad uso pubblico ed in termini economici e si presenta principalmente come Azienda agricola - zootecnica in economia diretta, dalla quale si producono bovini allingrasso, foraggi biologici, cereali ed altro ancora.

La proprietà demaniale amministrata dallEnte è la seguente:

  • prati pascoli ha 2.575;
  • boschi ha 2.933;

ed in totale di ha 5.508.

Un 43% dellintero patrimonio è utilizzato per il pascolo a testimonianza di come le principali attività produttive dellUniversità Agraria, siano appunto rappresentate da allevamento e produzione zootecnica.

Circa un 14% della superficie a disposizione dellUniversità Agraria di Allumiere è adibito allaltra attività principale dellEnte cioè le colture gestite con le metodologie dellagricoltura biologica.

                                     

5.4. Le singole Università agrarie laziali Blera

LUniversità Agraria di Blera è unantica Arte Agraria, già esistente nel 1894 Legge istitutiva delle UA, che ad oggi gestisce terreni, terreni boschivi, seminativi e pascolivi per una superficie di 3.572 ha.

                                     

5.5. Le singole Università agrarie laziali Riano

LUniversità agraria di Riano ha affrancato il feudo appartenente al Principe Boncompagni Ludovisi.