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ⓘ Intercultura




Intercultura
                                     

ⓘ Intercultura

Intercultura è un neologismo di origine inglese e spagnola. In Italia viene impiegato in ambito scientifico già negli anni sessanta. Dal 1975 il sostantivo viene usato dallomonima associazione di scambi giovanili che lo ha registrato come marchio. Il termine si afferma inizialmente come aggettivo in ambito pedagogico e scolastico, nella forma educazione interculturale. Tuttavia lintercultura o linterculturalità hanno trovato un impiego in parte autonomo nellambito del dibattito filosofico e teologico, oltre che più di recente nelle scienze sociali.

Se in inglese si usa parlare di interculturality a cui corrisponde litaliano interculturalità o di intercultural aggettivo, ad esempio nel concetto di intercultural competence, non trova impiego il termine interculture.

In concorrenza con intercultura in inglese viene preferito in molti casi laggettivo cross-culture, proveniente dagli studi postcoloniali. Molto difficile e sottile è invece la distinzione tra interculturalismo dallinglese interculturalism e intercultura/interculturalità: si potrebbe dire che, se linterculturalismo è, sulla falsariga del multiculturalismo e come evidenzia il suffisso -ismo, il pensiero o la dottrina che studia e propugna la rilevanza degli scambi culturali, linterculturalità allude a una dimensione di pratiche e di esperienze, anche ma non solamente di ordine intellettuale.

                                     

1. Storia del concetto

Il termine, come aggettivo, compare già nel 1961, con il Centro Intercultural de Documentación CIDOC a Cuernavaca in Messico, un centro di ricerca che realizzava corsi per i missionari del Nord America, dove operò Ivan Illich. Louis Massignon lo usa, nella forma "inter-culturelle", nella sua Préface de la nouvelle édition 1962.

Già nel 1940, lantropologo cubano Fernando Ortiz Fernández 1881-1969, in Contrapunteo cubano del tabaco y el azúcar, aveva però introdotto il concetto di transculturación e di transculturalismo, che va nel senso di una teoria interculturale.

Laffermazione in Europa del concetto, limitatamente allambito scolastico e associativo, risale agli anni Settanta la Federazione Europea per lApprendimento Interculturale o EFIL - European Federation for Intercultural Learning - prende questo nome nel 1975 come campo di riflessione pedagogica e di intervento volti ad affrontare temi e problemi emersi dalleterogeneità linguistica e culturale che si affermavano in maniera sempre più rilevante nelle scuole sia in seguito alle molte iniziative europee per gli scambi internazionali degli studenti ed in seguito soprattutto nei paesi interessati dal fenomeno dellimmigrazione.

Progressivamente è andata però affermandosi una definizione di educazione interculturale non tanto a partire dai bisogni specifici degli allievi figli degli immigrati, ma da uninterpretazione di intercultura in senso molto più ampio e non solamente pedagogico.

                                     

2. Intercultura e Immigrazione

In Italia si tende ad associare il termine intercultura a una serie di approcci pedagogici, di misure sociali e amministrative o di comportamenti e attitudini legati alla gestione del fenomeno migratorio, nellorizzonte di una risoluzione pacifica dei conflitti. In realtà sempre più la questione interculturale sta svincolandosi da tale problematica: la pluralità essendo fattore di articolazione non tra le culture, ma interno alla cultura, quella interculturale tende a diventare una riflessione su tale elemento plurimo e stratificato della cultura oggi, in cui laccento non va sulla fissità identitaria corrispondente alla cultura ma sul suo elemento performativo e inventivo.

                                     

3. Centri interculturali

I centri interculturali hanno rappresentato in Italia lambito privilegiato per la promozione di pratiche per gli operatori dei servizi, i volontari, gli insegnanti, i mediatori. Il quadro di progettazione e interventi dei centri si rivolge prevalentemente agli immigrati e agli operatori.

                                     

4. Legislazione e documenti ufficiali

Si segnala tra i primi interventi in ordine di tempo in Italia la circolare ministeriale 8 settembre 1989, n. 301, che ha per oggetto l Inserimento degli stranieri nella scuola dellobbligo: promozione e coordinamento delle iniziative per lesercizio del diritto allo studio. La circolare ministeriale del 17 marzo 1997 riprende circolari precedenti e riguarda invece la "mobilità studentesca internazionale".

                                     

5. Interculturalismo versus multiculturalismo

Tra le polemiche che più hanno animato il dibattito sulla differenza culturale in ambito di politiche sociali, delleguaglianza e di battaglie per la tutela e affermazione della differenza vi è quello sviluppatosi in ambito nordamericano in particolare canadese, in rapporto alla preferibilità di un approccio interculturale piuttosto che multiculturalista. Si veda a questo proposito il poderoso insieme di esperienze e di reazioni suscitati dal lavoro di Charles Margrave Taylor Montreal 1931, professore di Filosofia e Diritto alla Northwestern University of Chicago e Professore Emerito di Filosofia e Scienze politiche alla McGill University di Montreal, indicato come teorico del comunitarismo. Il Canada, dopo unampia discussione su bilinguismo e biculturalismo, ha comunque adottato nel 1971 la Multiculturalism Policy, ad opera di Pierre Trudeau, diventando il primo paese al mondo ad implementare una politica dichiaratamente multiculturale. Successivamente, il paese confinante con gli Stati Uniti ha confermato ladozione delle politiche multiculturali con la Canadian Charter of Rights and Freedom nel 1982 e con la seguente implementazione da parte del Parlamento del Multiculturalism Act nel 1988.



                                     

6. Filosofia e interculturalità

Da una fenomenologia della contemporaneità si può transitare a una filosofia delle differenze: dalla presa datto della coesistenza nello stesso spazio, come conseguenza dei processi di globalizzazione e delle nuove tecnologie, di lingue-mondo differenti quando non tradizionalmente alternative tra loro, derivano vari tentativi di mettere in rapporto tra loro i due termini filosofia e intercultura.

Ciò che solo precariamente potremmo definire filosofia interculturale, che ha tra i suoi autori Raimon Panikkar, Giangiorgio Pasqualotto o Raul Fornet-Betancourt, parte dalla considerazione come presupposto di esercizio del pensiero il riconoscimento di una propria intrinseca dimensione culturale. Certo, uno dei rischi impliciti nellattribuzione di rilevanza al fattore culturale in relazione alla filosofia è la reificazione di questo stesso fattore e la trasformazione della filosofia in culturalismo.

Se è vero che uno dei presupposti principali e quasi stereotipici di ciò che viene definito filosofia interculturale è la critica dellaspetto storicista del pensiero moderno si pensi in particolare alla teoria hegeliana e alla sua lettura da parte di Jacques Derrida, in cui si evidenzia un eurocentrismo difficilmente capace di approssimare la pluralità culturale in termini di parità, allo stesso tempo è la stessa filosofia del Novecento, attraverso autori che si legano alla costellazione ebraica, a indicare tale passaggio come particolarmente decisivo.

Talvolta si è proposta una equivalenza tra la filosofia interculturale e la comparazione filosofica. Alcuni materiali fondamentali per una riflessione interculturale vengono da quella che Édouard Glissant definisce filosofia della relazione con i suoi numerosi concetti.



                                     

7. Religione e interculturalità

Uno dei versanti più rilevanti della riflessione interculturale, è quello sviluppatosi allinterno delle teologie, in particolare quelle cristiane e più specificamente quella cattolica. Momento propulsore di tale ricerca, soprattutto in contesto cattolico, è stato il Concilio Vaticano II. La stessa esigenza cattolica di abbracciamento delluniversale, in tensione problematica con la forte centralità dellautorità ecclesiastica, ha portato a sviluppi particolarmente arditi in rapporto alla cogenza della dimensione dogmatica, sviluppi talora respinti e sconfessati dalla Congregazione per la Dottrina della Fede CDF in latino Congregatio pro Doctrina Fidei, lorganismo della Curia Romana incaricato di vigilare sulla purezza della dottrina della Chiesa Cattolica. Tra gli altri va ricordato il nome di Jacques Dupuis, teologo gesuita, docente alla Pontificia Università Gregoriana e direttore di "Gregorianum", sospeso a causa del suo libro Verso una teologia cristiana del pluralismo religioso. Per quanto riguarda il complesso islamo-cristiano, uno dei contributi più rilevanti alla riflessione è quello dato da Louis Massignon alla esegesi e scavo di simboli delle tradizioni abramitiche.

Una versione debole della riflessione interculturale in ambito teologico è il dialogo delle culture o dialogo interreligioso, che ha dato luogo nel corso di questi ultimi decenni a numerose iniziative, incontri interconfessionali e interreligiosi, che tendono però a identificare il dialogo come dialogo di posizioni tra rappresentanti ufficiali delle differenti culture e tradizioni religiose.

                                     

8. Intercultura e internet

Uno degli sviluppi più significativi e recenti della riflessione sullintercultura si lega al rapporto tra identità e rete informatica. La stessa nozione di identità, così centrale nella riflessione filosofica e interculturale subisce numerose sollecitazioni ed è sottoposta a pratiche deformazioni e scomposizioni: come è mostrato da Social network websites: best practices from leading services, interessante Research paper di faberNovel, consultabile in modalità slideshare, se, come afferma il dizionario Merriam Webster, lidentità è "sameness of essential or generic character in different instances", se "in the real world in how one is described either by self-assertations or by assertation of another", lidentità nella Rete è altra cosa:

  • "Digital identity is a set of characteristics asserted "by one digital subject about itself or by another digital subject in a digital realm" Microsoft. This identity is comprised of multiple pieces of formal and informal data, real or fantasized.
  • Temporality: identity might not evolve over time a comment or an old profile is not automatically removed."
  • Digital identity has three particularities
  • Fantasy: digital identity can be easily fantasized
  • Fragmentation: the identity is broken up between several networks and websites and this different pieces of identity might not be coherent

Oltre a questo aspetto performativo, alcuni sviluppi collaborativi del web 2.0 tendono a mettere sempre meno laccento sullautore come individuo, rendendosi disponibili a una pratica del testo, del discorso e della scrittura, come pratica collettiva e aperta. In ciò alcune riflessioni del post-strutturalismo si vedono concretamente inverate da questa dimensione di esperienza. Si tratta peraltro di una dimensione che in alcuni suoi aspetti sembra anche molto antica, se si pensa alla dimensione della glossa nel codice medievale.

Gli sviluppi che il passaggio dal Web 1.0 al Web 2.0 implicano in rapporto alla stessa organizzazione delle comunità e delle reti sono in qualche modo interamente da pensare, offrendosi così come spazio di riflessione molto originale sullidentità. La stessa antropologia, come stanno mostrando gli studi di Wim M. J. van Binsbergen, sta aiutando a mostrare come lincidenza dei nuovi media sulle identità, aperte al globale e riarticolate nel locale, non sia una peculiarità delle economie avanzate, ma rappresenti un punto di particolare mobilizzazione di realtà come quelle africane o asiatiche.

                                     

9. Il Trickster e il potlatch

Riconosciuta una stretta affinità tra intercultura e internet, allinsegna di logiche collaborative e cooperative della produzione di conoscenza e di discorso, del Creative Commons, allinsegna cioè di una interpretazione della cultura delle culture come dimensione creativa e non come luogo fisso di definizione identitaria, il plesso intercultura/internet sembra rendersi leggibile anche attraverso concetti tradizionali della ricerca antropologica, come Trickster e potlatch, che pongono laccento su di uneconomia del dono teorizzata da Marcel Mauss e su di una dimensione trasformante dellidentità.

                                     

10. Patrimonio e intercultura

Nellultimo decennio in particolare, limportanza delleducazione al patrimonio culturale in chiave interculturale è stata ribadita a chiare lettere non solo dallUnione europea che nellambito del Lifelong Learning Programme sta sostenendo con una certa continuità progetti di formazione e di ricerca-azione finalizzati a esplorare nuovi punti di vista sulle" culture” rappresentate nei musei e dal Consiglio dEuropa, ma anche da altri organismi transnazionali come lUnesco Convenzione sulla protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali, 2005, lInternational Council of Museums and cultural diversity: policy statement, 1997 e lInternational Council on Monuments and Sites The Icomos Charter for the interpretation and presentation of cultural heritage sites, 2007. Grazie allazione di impulso di queste organizzazioni, ma anche e soprattutto per far fronte al dato di realtà costituito dalla presenza sempre più rilevante di cittadini portatori di sensibilità e patrimoni culturali" altri”, numerosi musei in Italia, Europa e oltre hanno incominciato a sperimentare nuovi approcci alleducazione al patrimonio come nuova frontiera per lintegrazione. Dalla mappatura delle esperienze sinora compiute emerge un panorama composito, che si può tuttavia ricondurre a tre approcci particolarmente diffusi:”

  • l’" alfabetizzazione” dei nuovi cittadini nella cultura dominante, attraverso lo sviluppo di programmi e attività per aiutarli ad approfondire la conoscenza della storia, della lingua, dei valori e delle tradizioni del Paese in cui hanno messo nuove radici
  • il" multiculturalismo conoscitivo” o" culture in mostra”, il cui obiettivo è di promuovere in un pubblico autoctono un maggiore rispetto e riconoscimento delle culture" altre”, spesso rappresentate in maniera distorta o del tutto escluse dai nostri musei e dai nostri spazi espositivi
  • la promozione nelle comunità migranti di una consapevolezza della propria cultura dorigine, ad esempio attraverso la" programmazione culturalmente specifica” tipica dei musei antropologici ed etnografici.

A questi approcci si stanno aggiungendo nuovi paradigmi progettuali e operativi, che intendono il patrimonio culturale come un insieme" in divenire” di beni da ricollocare in uno spazio sociale di scambio, e leducazione al patrimonio in chiave interculturale come una" pratica trasformativa” che pone lenfasi non tanto sulla conoscenza delle diversità culturali l’ altro come oggetto di conoscenza, le culture intese come organismi statici e chiusi, quanto sullapertura di spazi dialogici di contaminazione, di ascolto e di apprendimento reciproco, di costruzione e condivisione di significati. Tra gli ambiti di sperimentazione più innovativi si ricordano:

  • la collaborazione con gli artisti contemporanei per sviluppare nuovi punti di vista sulle nozioni di" patrimonio” e" identità”, mediare tra memoria culturale e creatività contemporanea, esplorare nuove modalità di dialogo e interazione con le comunità locali, rappresentare le dinamiche interculturali attraverso i linguaggi artistici contemporanei.
  • il coinvolgimento di gruppi misti nello sviluppo di nuove narrazioni condivise a partire dalle collezioni, avvalendosi del metodo autobiografico, dellutilizzo di tecniche teatrali e di altre metodologie di mediazione dei patrimoni che solo di recente hanno incominciato a diffondersi nei musei
  • la formazione e il riconoscimento dei mediatori di origine immigrata come" nuovi interpreti” del patrimonio di un museo