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ⓘ Combustibile solido secondario




                                     

ⓘ Combustibile solido secondario

Il combustibile solido secondario è un tipo di combustibile derivato dalla lavorazione dei rifiuti urbani non pericolosi e speciali non pericolosi. Può essere suddiviso in due principali tipologie: il CSS e il CSS-combustibile, che differiscono per le loro caratteristiche chimico/fisiche e per il loro status giuridico. Il CSS-combustibile infatti, è materiale che ha cessato la qualifica di rifiuto e che pertanto viene considerato un nuovo prodotto. Il CSS rimane invece un rifiuto e la sua lavorazione, gestione e utilizzo può avvenire solo in impianti autorizzati alla gestione dei rifiuti. Il decreto legislativo n. 152/2006 ha introdotto la definizione di CSS, che abroga la precedente definizione di CDR, attraverso il decreto legislativo n. 205/2010 allarticolo 183, lettera cc).

                                     

1. Descrizione

Il CSS è identificato da un codice CER tipicamente 191210 - combustibile derivato da rifiuti, mentre il CSS-combustibile essendo un prodotto non viene più inquadrato nel regime della gestione dei rifiuti.

Il primo è definibile come combustibile solido ottenuto da rifiuti non pericolosi, utilizzato per il recupero di energia in impianti di incenerimento o co‐incenerimento, rispondente alle specifiche e alla classificazione data dalla UNI EN 15359:2011.

Il secondo è concepito come un "sottoinsieme" delle diverse tipologie possibili di combustibile solido secondario CSS, che per le sue caratteristiche di classificazione e specificazione tali per cui sia possibile emettere una dichiarazione di conformità nel rispetto di quanto disposto allarticolo 8, comma 2 del Decreto ministeriale Ambiente 14 febbraio 2013, n. 22. Tale distinzione porta ad avere il CSS parte rifiuto non pericoloso e parte prodotto commercializzato come combustibile.

La UNI 9903‐1 definisce il CDR combustibile derivato da rifiuti di qualità normale e quello di qualità elevata CDR-Q. Entrambi sono particolari CSS che in accordo alla UNI EN 15359 assumono una classe di CSS in base ai quantitativi di cloro e mercurio e in funzione del PCI potere calorifico inferiore.

Lattuale scenario del CSS, essendo nuovo ed essendoci questa sovrapposizione tra CDR e CDR-Q come sottocategorie, ha generato nellattuale scenario iniziale una confusione poco utile al dibattito sullutilizzo delle categorie adibite a combustibile. In particolare modo larticolo 8, comma 1, lettera b), del decreto ministeriale n. 22/2013 definisce CSS-combustibile, presi gli elementi della Tabella 1 - Classificazione dei combustibili solidi secondari CSS da UNI EN 15359) esclusivamente il combustibile solido secondario CSS con PCI e Cl cloro come definito dalle classi 1, 2, 3 e relative combinazioni, e per quanto riguarda lHg come definito dalle classi 1 e 2, elencati nella Tabella 1, riferite a ciascun sottolotto ". Lerrore interpretativo è dovuto al fatto che la classe III della UNI EN 15359:2011 è parzialmente compresa nella definizione di CSS-combustibile.

Può derivare dal trattamento di frazioni omogenee e opportunamente selezionate di rifiuti urbani, rifiuti industriali, rifiuti commerciali, rifiuti da costruzione e demolizione, fanghi da depurazione delle acque reflue civili e industriali non pericolosi, ecc.

Si presenta di solito in varie forme, addensate o meno. Può essere in forma di fluff simile a coriandoli, in questo caso può essere lasciato sfuso oppure pressato in presse normalmente di forma parallelepipedo con peso da circa 500 a 1 000 kg ciascuna e di norma filmate su tutti i lati con una pellicola di polietilene. Oppure può essere in forma addensata e in questo caso si può presentare come pellet, bricchette o in forma granulare.

                                     

2.1. Fasi produttive Eliminazione delle frazioni organiche o non combustibili

Nella normativa italiana il CSS trova la sua definizione allarticolo 183, comma 1, lettera cc), del d. lgs. n. 152/2006, come modificato dal d. lgs. 3 dicembre 2010, n. 205. Esso viene ottenuto tramite processi volti a eliminare i materiali non combustibili e la frazione umida.

La parte non combustibile dei rifiuti e non recuperabile in altro modo viene raccolta e, dopo essere stata raggruppata in unità di dimensioni e peso standard, destinata alla discarica o al riciclaggio.

                                     

2.2. Fasi produttive Confezionamento

I rifiuti adatti in genere soprattutto plastiche che - come derivati del petrolio - hanno un discreto potere calorifico, così selezionati, prendono il nome di residuo secco combustibile. Successivamente alla selezione, vengono triturati e aggregati in grossi blocchi chiusi con vari strati di pellicola plastica. La produzione deve avvenire in impianti idonei al contenimento delle emissioni di polveri e al deposito dei rifiuti nelle diverse fasi di trattamento.

Viene ammesso dalla legge, in fase di produzione, lutilizzo, per non più del 50% in peso, di alcuni rifiuti riciclabili quali le plastiche non clorurate PET, PE, ecc., poliaccoppiati plastici come gli imballaggi multimateriale plastica-alluminio o plastica-alluminio-carta, gomme sintetiche non clorurate, resine e fibre sintetiche non contenenti cloro. Lattenzione della normativa allassenza di cloro è giustificata dal fatto che esso causa la produzione di diossine durante la combustione.

Il processo di ottenimento del RDF prevede varie fasi, distinte a seconda della qualità del combustibile da ottenere e del materiale di partenza.

Le principali operazioni sono:

  • Triturazione e riduzione dimensionale del materiale;
  • Eventuale triturazione ulteriore per adattare la pezzatura in funzione della tecnologia di termoutilizzazione;
  • Eventuali essiccamento, addensamento o pellettizzazione, in base alla modalità di alimentazione degli impianti
  • Asportazione di materiali inerti ;
  • Eventuale deumidificazione e stabilizzazione della frazione organica;
  • Deferrizzazione, attraverso separatori elettromagnetici;
  • Asportazione di metalli non ferrosi;


                                     

2.3. Fasi produttive Classificazione del CSS

I CSS sono classificati in base ai seguenti tre parametri:

  • il potere calorifico inferiore indice del valore energetico e quindi economico;
  • il contenuto di cloro indice del grado di aggressività sugli impianti;
  • il contenuto di mercurio indice della rilevanza dellimpatto ambientale.

A seconda della combinazione dei tre parametri sono individuati 125 tipologie diverse di CSS. Solo quelle classificate classe I e classe II sono prodotti per la combustione. La classe III è un rifiuto non pericoloso.

                                     

3. Applicazioni

Il CSS si utilizza nei seguenti impianti, con finalità il recupero energetico energia elettrica e/o termica:

  • impianti siderurgici classe I;
  • impianti di gassificazione;
  • centrali termoelettriche classe I;
  • centrali termiche per teleriscaldamento classe I e II.
  • cementifici. Il CSS Classe I e II consente alcuni benefici: gli elevati tempi di permanenza ad alte temperature permettono la distruzione totale delle sostanze organiche inquinanti; la miscela è basica, quindi neutralizza eventuali gas acidi liberati nella combustione; eventuali metalli pesanti vengono fissati nelle ceneri e nelle polveri;
  • impianti per la produzione della calce classe I e II;
  • inceneritori. Rispetto a quelli per smaltimento di RSU, gli inceneritori che utilizzano CSS Classe III hanno rendimenti termici migliori dovuti al minore contenuto di frazioni inerti e umidità e caratteristiche costruttive più vantaggiose, in particolare dimensioni più contenute e sistemi di abbattimento semplificati;

Gli impianti che utilizzano il CSS come combustibile, possono essere dedicati oppure impianti già esistenti che utilizzano anche combustibili tradizionali, in entrambi i casi gli impianti sono caratterizzati da tecnologie di combustione e di depurazione dei fumi in grado di rispettare i limiti normativi.

In Italia il CSS può essere utilizzato come combustibile, esclusivamente se riconosciuto come CSS-combustibile, nei cementifici aventi capacità di produzione superiore a 500 ton/g di clinker e nelle centrali termoelettriche con potenza termica di combustione superiore a 50 MW.

                                     

4. La co-combustione del CSS

La co-combustione di CSS in impianti industriali esistenti risulta essere, allo stato attuale, una tecnica con interessanti prospettive di sviluppo. Il CSS può essere utilizzato in co-combustione in impianti alimentati con polverino di carbone o con altri combustibili solidi alternativi. Uno dei più interessanti utilizzi in co-combustione è a oggi quello effettuato nella Centrale termoelettrica Andrea Palladio dellEnel a Fusina VE dove attraverso lutilizzo di CSS in miscela al 5% si è ottenuto di ridurre il consumo di carbone fossile. Lanalisi del ciclo di vita del processo porta a una valutazione indubbiamente positiva. A oggi lunico CSS omologato per lutilizzo in co-combustione come combustibile sostitutivo del carbone in grandi centrali elettriche risulta quello prodotto negli impianti di Ecoprogetto Venezia, società del gruppo Veritas.

                                     

5. Rifiuti non pericolosi non ammessi per la produzione del CSS-combustibile

In base allarticolo 6 comma 1 del DM Ambiente 14 febbraio 2013, n. 22 nellallegato 2 sono elencati i rifiuti non pericolosi non ammessi come materia prima per la realizzazione del CSS-combustibile.

Questi sono i rifiuti contrassegnati con specifici codici:

  • Capitolo 6 Rifiuti dei processi chimici inorganici
  • Codice 99
  • Capitolo 14 Solventi organici, refrigeranti e propellenti di scarto tranne 07 e 08)
  • Capitolo 13 Oli esauriti e residui di combustibili liquidi tranne oli commestibili ed oli di cui ai capitoli 05, 12 e 19)
  • Capitolo 1
  • Capitolo 9 Rifiuti dellindustria fotografica ad eccezione del codice 09 01 08 carta e pellicole per fotografia, non contenenti argento o composti dellargento
  • Rifiuti contrassegnati con i codici dei seguenti capitoli
  • Capitolo 8, adesivi, sigillanti e inchiostri per stampa)
  • Capitolo 11 Rifiuti prodotti dal trattamento chimico superficiale e dal rivestimento di metalli ed altri materiali; idrometallurgia non ferrosa
  • Capitolo 18 Rifiuti prodotti dal settore sanitario e veterinario o da attività di ricerca collegate tranne i rifiuti di cucina e di ristorazione non direttamente provenienti da trattamento terapeutico
  • Sottocapitolo 16 11 scarti di rivestimenti e materiali refrattari
  • Sottocapitolo 19 13 rifiuti prodotti dalle operazioni di bonifica di terreni e risanamento delle acque di falda
  • Sottocapitolo 19 10 rifiuti prodotti da operazioni di frantumazione di rifiuti contenenti metallo
  • Sottocapitolo 10 12 rifiuti della fabbricazione di prodotti di ceramica, mattoni, mattonelle e materiali da Costruzione
  • Sottocapitolo 16 04 esplosivi di scarto
  • Sottocapitolo 17 05 terra compreso il terreno proveniente da siti contaminati, rocce e fanghi di dragaggio
  • Sottocapitolo 10 09 rifiuti della fusione di materiali ferrosi
  • Sottocapitolo 10 05 rifiuti della metallurgia termica dello zinco
  • Sottocapitolo 19 09 rifiuti prodotti dalla potabilizzazione dellacqua o dalla sua preparazione per uso industriale ad eccezione del 19 09 01 vaglio
  • Sottocapitolo 10 13 rifiuti della fabbricazione di cemento, calce e gesso e manufatti di tali materiali
  • Sottocapitolo 19 03 rifiuti stabilizzati/solidificati
  • Sottocapitolo 19 07 percolato di discarica
  • Rifiuti contrassegnati con i seguenti sottocapitoli
  • Sottocapitolo 10 08 rifiuti della metallurgia termica di altri minerali non ferrosi
  • Sottocapitolo 16 08 catalizzatori esauriti
  • Sottocapitolo 17 03 miscele bituminose, catrame di carbone e prodotti contenenti catrame
  • Sottocapitolo 19 04 rifiuti vetrificati e rifiuti di vetrificazione
  • Sottocapitolo 10 11 rifiuti della fabbricazione del vetro e di prodotti di vetro
  • Sottocapitolo 16 10 rifiuti liquidi acquosi destinati ad essere trattati fuori sito
  • Sottocapitolo 10 rifiuti della fusione di materiali non ferrosi
  • Sottocapitolo 10 03 rifiuti della metallurgia termica dellalluminio
  • Sottocapitolo 16 09 sostanze ossidanti
  • Sottocapitolo 10 06 rifiuti della metallurgia termica del rame
  • Sottocapitolo 17 06 materiali isolanti e materiali da costruzione contenenti amianto) ad eccezione del codice 17 06 04
  • Sottocapitolo 17 01 cemento, mattoni, mattonelle e ceramiche
  • Sottocapitolo 19 06 rifiuti prodotti dal trattamento anaerobico dei rifiuti ad eccezione del 19 06 04 digestato prodotto dal trattamento anaerobico dei rifiuti urbani
  • Sottocapitolo 16 07 rifiuti della pulizia di serbatoi per trasporto e stoccaggio e di fusti tranne 05 e 13
  • Sottocapitolo 10 04 rifiuti della metallurgia termica del piombo
  • Sottocapitolo 10 02 rifiuti dellindustria del ferro e dellacciaio
  • Sottocapitolo 17 04 metalli incluse le loro leghe
  • Sottocapitolo 10 07 rifiuti della metallurgia termica di argento, oro e platino
  • Sottocapitolo 19 08 rifiuti prodotti dagli impianti per il trattamento delle acque reflue, non specificati altrimenti ad eccezione del 19 08 01 vaglio e 19 08 05 fanghi prodotti dal trattamento della acque reflue urbane
  • Sottocapitolo 12 03 rifiuti prodotti da processi di sgrassatura ad acqua e vapore tranne 11
  • Sottocapitolo 16 03 prodotti fuori specifica e prodotti inutilizzati
  • 10 01 21 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 10 01 20
  • 02 01 06 feci animali, urine e letame comprese le lettiere usate, effluenti, raccolti separatamente e trattati fuori sito
  • 02 04 02 carbonato di calcio fuori specifica
  • 20 01 40 metallo
  • 17 02 vetro
  • 12 01 17 materiale abrasivo di scarto, diverso da quello di cui alla voce 12 01 16
  • 12 01 03 limatura e trucioli di materiali non ferrosi
  • 16 06 05 altre batterie ed accumulatori
  • 05 01 14 rifiuti prodotti dalle torri di raffreddamento
  • 05 01 16 rifiuti contenenti zolfo prodotti dalla desolforizzazione del petrolio
  • 19 12 09 minerali ad esempio sabbia, rocce
  • 12 01 02 polveri e particolato di materiali ferrosi
  • 02 05 02 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti
  • 15 01 07 imballaggi in vetro
  • 02 04 03 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti
  • 12 01 15 fanghi di lavorazione, diversi da quelli di cui alla voce 12 01 14
  • 16 01 20 vetro
  • 02 01 fanghi da operazioni di lavaggio e pulizia
  • 19 12 02 metalli ferrosi
  • 16 01 18 metalli non ferrosi
  • 02 07 05 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti
  • 16 02 14 apparecchiature fuori uso, diverse da quelle di cui alle voci da 16 02 09 a 16 02 13
  • 05 01 10 prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 05 01 09
  • 05 01 17 bitumi
  • 20 01 36 apparecchiature elettriche ed elettroniche fuori uso, diverse da quelle di cui alle voci 20 01 21, 20 01 23 e 20 01 35
  • 20 01 41 rifiuti prodotti dalla pulizia di camini e ciminiere
  • 02 03 05 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti
  • 10 01 02 ceneri leggere di carbone
  • 20 01 28 vernici, inchiostri, adesivi e resine diversi da quelli di cui alla voce 20 01 27
  • 10 01 07 rifiuti fangosi prodotti da reazioni a base di calcio nei processi di desolforazione dei fumi
  • 05 06 04 rifiuti prodotti dalle torri di raffreddamento
  • 10 01 19 rifiuti prodotti dalla depurazione dei fumi, diversi da quelli di cui alle voci 10 01 05, 10 01 07 e 10 01 18
  • 07 02 12 prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 07 02 11
  • 04 01 06 fanghi, prodotti in particolare dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti cromo
  • 07 06 12 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 07 06 11
  • 16 05 gas in contenitori a pressione, diversi da quelli di cui alla voce 16 05 04
  • 02 01 fanghi da operazioni di lavaggio e pulizia
  • 10 01 05 rifiuti solidi prodotti da reazioni a base di calcio nei processi di desolforazione dei fumi
  • 10 01 24 sabbie dei reattori a letto fluidizzato
  • 20 01 02 vetro
  • 04 01 05 liquido di concia non contenente cromo
  • 10 01 15 ceneri pesanti, scorie e polveri di caldaia prodotte dal coincenerimento, diverse da quelli di cui alla voce 10 01 14
  • 04 02 10 materiale organico proveniente da prodotti naturali ad es. grasso, cera
  • 16 01 15 liquidi antigelo diversi da quelli di cui alla voce 16 01 14
  • 02 03 01 fanghi prodotti da operazioni di lavaggio, pulizia, sbucciatura, centrifugazione e separazione di componenti
  • Fanghi e rifiuti organici e sottoprodotti con i seguenti codici
  • 07 05 12 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 07 05 11
  • 15 01 04 imballaggi metallici
  • 20 01 30 detergenti diversi da quelli di cui alla voce 20 01 29
  • 20 01 32 medicinali diversi da quelli di cui alla voce 20 01 31
  • 12 01 limatura e trucioli di materiali ferrosi
  • 04 01 carniccio e frammenti di calce
  • 04 01 08 cuoio conciato contenenti cromo
  • 04 01 07 fanghi, prodotti in particolare dal trattamento in loco degli effluenti, non contenenti cromo
  • 10 01 ceneri pesanti, scorie e polveri di caldaia tranne le polveri di caldaia di cui alla voce 10 01 04
  • 16 01 12 pastiglie per freni, diverse da quelle di cui alla voce 16 01 11
  • 19 12 05 vetro
  • 07 03 12 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 07 03 11
  • 02 04 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti
  • 19 10 01 rifiuti di ferro e acciaio
  • 02 01 10 rifiuti metallici
  • 12 01 21 corpi dutensile e materiali di rettifica esauriti, diversi da quelli di cui alla voce 12 01 20
  • 19 12 03 metalli non ferrosi
  • 07 01 12 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 07 01 11
  • 19 08 09 miscele di oli e grassi prodotte dalla separazione olio/acqua, contenenti esclusivamente oli e grassi commestibili
  • 16 01 06 veicoli fuori uso, non contenenti liquidi né altre componenti pericolose
  • 03 02 fanghi di recupero dei bagni di macerazione green liquor
  • 10 01 25 rifiuti dellimmagazzinamento e della preparazione del combustibile delle centrali termoelettriche a carbone
  • 16 06 04 batterie alcaline tranne 16 06 03
  • 19 10 02 rifiuti di metalli non ferrosi
  • 05 01 13 fanghi residui dellacqua di alimentazione delle caldaie
  • 16 05 09 sostanze chimiche di scarto diverse da quelle di cui alle voci 16 05 06, 16 05 07 e 16 05 08
  • 10 01 17 ceneri leggere prodotte dal coincenerimento, diverse da quelle di cui alla voce 10 01 16
  • 04 02 17 tinture e pigmenti, diversi da quelli di cui alla voce 04 02 16
  • 16 01 16 serbatoi per gas liquido
  • 02 01 09 rifiuti agrochimici diversi da quelli della voce 02 01 08
  • 04 01 04 liquido di concia contenente cromo
  • 12 01 04 polveri e particolato di materiali non ferrosi
  • 20 02 terra e roccia
  • 20 01 34 batterie e accumulatori diversi da quelli di cui alla voce 20 01 33
  • 04 02 20 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 04 02 19
  • 12 01 13 rifiuti di saldatura
  • 10 01 23 fanghi acquosi da operazioni di pulizia caldaie, diversi da quelli di cui alla voce 10 01 22
  • 16 01 17 metalli ferrosi
  • 02 04 01 terriccio residuo delle operazioni di pulizia e lavaggio delle barbabietole
  • 10 01 03 ceneri leggere di torba e di legno non trattato
  • 07 12 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 07 11
  • 05 07 02 rifiuti contenenti zolfo
  • 02 06 03 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti
  • 07 04 12 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 07 04 11
  • 10 01 26 rifiuti prodotti dal trattamento delle acque di raffreddamento