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ⓘ Conclave dell'agosto 1978




Conclave dellagosto 1978
                                     

ⓘ Conclave dellagosto 1978

Il conclave dellagosto 1978 venne convocato a seguito della morte di papa Paolo VI, avvenuta a Castel Gandolfo il 6 agosto dello stesso anno. Si svolse nella Cappella Sistina dal 25 al 26 agosto, e, dopo quattro scrutini, venne eletto papa il cardinale Albino Luciani, patriarca di Venezia, che assunse il nome di Giovanni Paolo I. Lelezione venne annunciata dal cardinale protodiacono Pericle Felici.

                                     

1. Situazione generale

Fra il 7 e il 24 agosto i porporati parteciparono a quattordici congregazioni generali presiedute dal cardinale Carlo Confalonieri. Nelle riunioni nessun cardinale ritenne opportuno aprire dibattiti sul modo di governare di papa Montini. Paolo VI aveva provveduto, negli anni, a "plasmare" il collegio cardinalizio a sua immagine, sia escludendo dal voto i cardinali ultraottantenni con il motu proprio Ingravescentem Aetatem del 21 novembre 1970 e con la costituzione apostolica Romano Pontifici Eligendo del 1º ottobre 1975, sia nominando un gran numero di cardinali non europei che entrarono in conclave in numero pari a quelli europei. Dei 111 elettori, infatti, solo dodici non erano stati nominati in precedenza e, pertanto, i "montiniani" sia dellala riformista che del "grande centro" rappresentavano la maggioranza del conclave. Costoro erano orientati ad affrontare i diversi problemi seguendo la strada delle innovazioni varata dal Concilio, avvalorando le richieste di sviluppo della collegialità episcopale e di aumento delle competenze del sinodo dei vescovi.

In questo contesto il gruppo curiale-conservatore, che puntava allelezione di un papa favorevole a una restaurazione dottrinale, disciplinare e liturgica nella Chiesa per un ritorno allortodossia tradizionale, non raggiungeva nemmeno un terzo dei voti sufficienti a bloccare lelezione di un candidato. Tuttavia, secondo il vaticanista Benny Lai, molti porporati conservatori avrebbero manifestato una sorta di malcontento di fronte ad alcuni atteggiamenti di Paolo VI, spesso percepito come insicuro e indeciso, e avrebbero fatto emergere la necessità di sostituire la figura titubante del defunto pontefice con qualcuno che operasse interventi decisi per risolvere i problemi della Chiesa, come la crisi delle vocazioni le disobbedienze nate a seguito del Concilio Vaticano II.

La curia romana si rivolse al cardinale Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova, per sapere se avrebbe accettato uneventuale candidatura in funzione conservatrice, e Siri si dichiarò disponibile. La sua disponibilità venne comunicata a tutti i cardinali conservatori, che si schierarono dalla sua parte. Fra i montiniani-riformisti la figura di maggior spicco era lincaricato del Segretariato per i non cristiani Sergio Pignedoli, considerato il "delfino" del papa scomparso, mentre il cardinale Sebastiano Baggio sembrava più gradito allOpus Dei.

Larcivescovo di Firenze Giovanni Benelli, cui facevano riferimento una cinquantina di elettori del "grande centro montiniano", propose come mediazione fra gli schieramenti la candidatura del patriarca di Venezia Albino Luciani, sul quale si concentrarono le attenzioni dei porporati provenienti dal terzo mondo e di qualche italiano. Nel corso di una visita pastorale a Venezia, il 16 settembre 1972, Paolo VI, al termine della messa in piazza San Marco, infatti, si era tolto la stola papale e laveva messa sulle spalle del Patriarca Luciani davanti a ventimila persone, con un gesto che sembrava quello di uninvestitura. Già allora la stampa aveva ritenuto che il Papa avesse scelto il suo successore. Luciani, tuttavia, complice la sua indole schiva e timida, non pareva intenzionato ad accettare uneventuale candidatura: il suddetto gesto pubblico di papa Montini, del resto, laveva visibilmente imbarazzato. Nonostante ciò, i cardinali del terzo mondo continuarono a far leva su di lui per tutto il periodo precedente linizio del conclave.

I nomi di Siri e di Luciani apparvero come candidati principali sui quotidiani Il Tempo e il Resto del Carlino. Anche secondo La Nazione i due veri candidati erano solo Siri e Luciani. Il parigino Le Matin pronosticò lelezione di Luciani, indicandolo come candidato di compromesso in grado di raccogliere il consenso degli innovatori per la sua sensibilità verso i problemi sociali, e dei conservatori per la sua scheda biografica teologicamente ineccepibile, mentre lEspresso dava per favorito il cardinale Benelli, sul quale avrebbe potuto coagularsi il voto di tutti i cardinali montiniani. I bookmakers di Londra ritenevano favoriti i cardinali Baggio e Poletti, appaiati alla quota di 3 e mezzo, seguiti da Benelli a 4, Pignedoli a 5 e lolandese Willebrands a 8. Luciani non era preso in considerazione.

                                     

2. Apertura del conclave

Il 25 agosto i cardinali celebrarono, allinterno della Basilica di San Pietro, la messa Pro Eligendo Romano Pontifice, al termine della quale si trasferirono nella Cappella Sistina, le cui porte si chiusero la sera dello stesso giorno.

Gli elettori erano 111 e il quorum da raggiungere per lelezione era fissato a 75 voti. Erano assenti i cardinali Valerian Gracias di Bombay, gravemente ammalato, John Joseph Wright, prefetto della Congregazione per il clero e il polacco Bolesław Filipiak. Poiché il conclave si svolse durante lestate le finestre erano state tutte sigillate per garantire la segretezza delle votazioni, il caldo era quasi insopportabile per gli anziani porporati. Si trattava del conclave più numeroso mai convocato. Per questo motivo, i tradizionali troni con baldacchino vennero sostituiti da dodici lunghi tavoli. I cardinali Karol Wojtyła, Aloísio Lorscheider e Bernardin Gantin furono sorteggiati come scrutatori durante le votazioni.

                                     

3. Sistemazione degli elettori

Come da longeva e consolidata prassi, i porporati erano ospitati allinterno di varie stanze del palazzo apostolico, adattate a camere per loccasione, in stato di clausura le finestre erano imbiancate e sigillate. La sistemazione, per la sua natura posticcia e complice il periodo estivo, era precaria e disagevole: ben pochi cardinali potevano disporre di servizi igienici nei pressi della loro stanza, dovendo pertanto condividerli con gli altri votanti. Come annotò il cardinale Léon-Joseph Suenens:

Dello stesso avviso le memorie del cardinale Silvio Oddi:

Il problema del caldo si presentò anche nella Cappella Sistina, soprattutto al momento di incenerire le schede per la canonica "fumata": a fronte dellaria irrespirabile, alcuni cardinali chiesero e ottennero che venissero almeno socchiuse le finestre del tempio.

                                     

4. Votazioni

Il primo scrutinio avvenne la mattina del 26 agosto, giorno successivo alla messa Pro Eligendo Romano Pontifice. Secondo il cardinale Léon-Joseph Suenens il primo scrutinio, la mattina, avrebbe espresso una rosa di nomi, dalla quale il più votato sarebbe stato Siri. Stando alle confidenze del cardinale Mario Casariego y Acevedo, Siri sarebbe stato il candidato più votato, immediatamente seguito, in ordine di preferenze, da Luciani, poi da Pignedoli e da Baggio.

Dopo la seconda votazione si levò dal comignolo della Sistina, alle 12:02 dello stesso giorno, la fumata nera. Il cardinale Vicente Enrique y Tarancón dichiarò che, durante la pausa per il pranzo, riunì nella propria cella numerosi porporati, fra i quali Léon-Joseph Suenens, Bernard Jan Alfrink, Franz König e Joseph Marie Anthony Cordeiro, per decidere sulla scelta fra Siri e Luciani, i due candidati che, fino ad allora, avevano riscosso il maggior numero di consensi. Tarancón disse che il gruppo si orientò su Luciani perché era dotato di una personalità più sfumata rispetto a Siri.

Al terzo scrutinio, dopo la pausa per il pranzo, i voti per Luciani, secondo il cardinale Casariego, registrarono una forte impennata arrivando a 70, facendogli dunque sfiorare il quorum delle 75 preferenze necessario per ottenere lelezione. Il cardinale Franz König dichiarò che una grossa convergenza dei voti apparve al terzo scrutinio. Secondo i conteggi di Casariego e di David Yallop, tale incremento dei suffragi in favore di Luciani sarebbe provenuto maggiormente dal serbatoio di voti conservatori di Siri piuttosto che da quello progressista di Pignedoli, che, nel terzo scrutinio, ne riscosse ancora dieci.

Al quarto scrutinio, nel pomeriggio del 26 agosto, Albino Luciani venne eletto papa con circa cento voti su 111 e assunse il nome di Giovanni Paolo I.

Alle 18:24 si levò dal comignolo della Cappella Sistina la fumata bianca. Il cardinale Pericle Felici diede il tradizionale annuncio dell Habemus Papam e il nuovo pontefice si affacciò alla loggia centrale della basilica di San Pietro. A questo conclave erano presenti i futuri Giovanni Paolo II e Benedetto XVI: fu dunque il primo conclave dal 1721 a cui parteciparono tre futuri papi.

Diversi autori hanno fornito ciò che pretende essere il risultato delle votazioni del conclave. I dettagli dei vari scrutini, tuttavia, non possono essere rivelati dai cardinali, pena la scomunica, ma questo fu il primo conclave nel quale erano esclusi i cardinali ultraottantenni. Questi ultimi erano tuttavia ammessi a partecipare alle riunioni preparatorie, ma non erano tenuti a prestare il giuramento di segretezza come i cardinali elettori. È dunque possibile che questi porporati abbiano rivelato particolari uditi dai cardinali che parteciparono attivamente al conclave.



                                     

4.1. Votazioni Conteggio Casariego

Secondo le confidenze del cardinale Mario Casariego y Acevedo, i seguenti sarebbero i voti dei vari scrutini:

                                     

4.2. Votazioni Conteggio Yallop

Secondo quanto descritto da David Yallop nel libro In nome di Dio, i seguenti sarebbero i voti dei vari scrutini:

                                     

4.3. Votazioni Assenti

  • Bolesław Filipiak, Decano emerito della Rota Romana, assente per motivi di salute
  • Valerian Gracias, Arcivescovo di Bombay, assente per motivi di salute
  • John Joseph Wright, Prefetto della Congregazione per il Clero, assente per motivi di salute
                                     

5. Cardinali ultraottantenni

Di seguito la lista dei cardinali ultraottantenni alla morte di papa Paolo VI, il 6 agosto 1978. Poiché Giovanni Paolo I morì dopo soli 33 giorni di pontificato senza aver creato alcun cardinale, e poiché nessuno dei cardinali compì ottantanni durante il suo pontificato, gli elenchi dei cardinali ultraottantenni per i due conclavi del 1978 sono identici.

                                     

5.1. Cardinali ultraottantenni Creati da Pio XII

  • 18 febbraio 1946
  • Carlos Carmelo de Vasconcelos Motta, arcivescovo di Aparecida.
  • Antonio Caggiano, arcivescovo emerito di Buenos Aires.
  • Josef Frings, arcivescovo emerito di Colonia.
  • Alfredo Ottaviani, prefetto emerito del SantUffizio.
  • 12 gennaio 1953
  • James Francis Louis McIntyre, arcivescovo emerito di Los Angeles.
                                     

5.2. Cardinali ultraottantenni Creati da Giovanni XXIII

  • 15 dicembre 1958
  • Antonio María Barbieri, O.F.M., arcivescovo emerito di Montevideo.
  • Carlo Confalonieri, vescovo di Ostia e Palestrina, arciprete della basilica liberiana, decano del sacro collegio.
  • Alberto di Jorio.
  • 14 dicembre 1959
  • Paolo Marella, vescovo di Porto e Santa Rufina, arciprete della basilica vaticana, vicedecano del sacro collegio.
                                     

5.3. Cardinali ultraottantenni Creati da Paolo VI

  • 22 febbraio 1965
  • Josyp Slipyj, arcieparca di Leopoli degli Ucraini.
  • Lawrence Joseph Shehan, arcivescovo emerito di Baltimora.
  • Patrick Aloysius OBoyle, arcivescovo emerito di Washington.
  • Pietro Parente.
  • 26 giugno 1967
  • 28 aprile 1969
  • Miguel Darío Miranda y Gómez, arcivescovo emerito di Città del Messico.
  • 5 marzo 1973
  • Ferdinando Giuseppe Antonelli.

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