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ⓘ Casalinga di Voghera




                                     

ⓘ Casalinga di Voghera

Casalinga di Voghera è unespressione idiomatica del lessico giornalistico, con cui sintende indicare unimmaginaria casalinga della piccola provincia, la cui figura rappresenta uno stereotipo della fascia della popolazione italiana piccolo-borghese del secondo dopoguerra, dal basso livello di scolarità e con unoccupazione lavorativa di livello molto semplice o umile. Benché umile, questa figura stereotipata è tuttavia portatrice di unaura di "rispettabilità" per il senso pratico di stampo tradizionale di cui la donna è interprete.

Lespressione è a volte utilizzata in senso dispregiativo: ad esempio, il Dizionario della memoria collettiva riferisce lespressione a chi si abbandona alla fruizione passiva della programmazione televisiva. Altre volte è usata come sinonimo di saggezza popolare. Al maschile, si potrebbe tradurre con Signor Rossi.

Esiste unespressione simile nelluso politico e giornalistico tedesco, la casalinga sveva Schwäbische Hausfrau, figura che incarna, nellimmaginario collettivo, lo stereotipo di una donna di casa della regione della Svevia, portatrice di un ethos di saggia e austera parsimonia. Lespressione viene usata di frequente nel dibattito politico ed economico, in particolare nei periodi di crisi e cambiamenti economici, tanto da essere assurta alla dimensione di una sorta di mito collettivo.

Allo stesso modo esiste unespressione simile in Argentina, Doña Rosa signora Rosa, che rappresenta una persona comune, che non dedica particolari attenzioni alla politica e alleconomia, a cui interessa soltanto il proprio benessere e quello della propria famiglia.

Alla sua figura è stata anche dedicata una statua nel 2006, donata alla locale "Associazione delle casalinghe di Voghera" dalla trasmissione Il treno dei desideri che andava in onda su Rai 1. Collocata in spazi pubblici della cittadina, la scultura è rimasta esposta, non senza contrasti, per alcuni anni, prima di essere rimossa.

                                     

1. Origine

Nel 1966 il Servizio Opinioni della Rai avviò uninchiesta volta ad accertare quante parole, tra quelle usate nei resoconti di attualità politica, fossero pienamente comprensibili dallitaliano medio. Furono raccolte interviste in varie regioni dItalia: gli intervistati dovevano dare la definizione di termini come "scrutinio", leader, ecc. Il gruppo che, fra quelli interrogati per linchiesta, dimostrò il tasso di comprensione meno elevato era composto da casalinghe di Voghera PV.

                                     

2.1. Usi dellespressione Alberto Arbasino

In un articolo sul Corriere della Sera lo scrittore Alberto Arbasino, nato a Voghera, rivendicò la paternità dellespressione. Arbasino lavrebbe utilizzata negli anni sessanta in alcuni suoi articoli di critica letteraria su Lespresso, in cui si riferiva alle sue zie di Voghera come rappresentative di un solido buon senso lombardo, virtù di cui erano privi, a parer suo, molti italiani. Arbasino riprese la locuzione in alcuni suoi libri, dedicandole anche la poesia Il ritorno della casalinga.

                                     

2.2. Usi dellespressione Beniamino Placido

Secondo il glossario Parole per ricordare. Dizionario della memoria collettiva, curato da Massimo Castoldi e Ugo Salvi, la coniazione dellespressione sarebbe dovuta a Beniamino Placido, che ne fece uso e la rese famosa, a metà degli anni 80, in una lettera al direttore pubblicata allinterno della rubrica A parer mio che teneva sulla pagine del quotidiano La Repubblica. Nella lettera, rubricata sotto il titolo di "Casalinga ama Vespa, non corrisposta", la scrivente, lamentandosi della qualità della programmazione televisiva, si definiva "Una casalinga di Voghera", anzi "La casalinga di Voghera". La lettera esiste davvero, anche se vi è il sospetto che si tratti di un espediente giornalistico dello stesso Placido, che lavrebbe creata ad arte se la sarebbe poi spedita.

                                     

2.3. Usi dellespressione La casalinga di Treviso

A partire dagli anni ottanta, la casalinga "arbasiniana" si contamina con un altro modello: la "casalinga di Treviso", personaggio del film Sogni doro, di Nanni Moretti.

Il protagonista della pellicola è un regista, tormentato da un critico che lo accusa di fare film troppo cerebrali ed elitari, fuori dalla portata di "un pastore abruzzese", "un bracciante lucano", "una casalinga di Treviso". Nel corso del film, questa critica diventa unossessione: verso il finale, in una sequenza onirica, un pastore, un bracciante e una casalinga mollano improvvisamente tutto e si ritrovano sullo stesso treno, incrociando il regista alla stazione. Successivamente, quando lo stesso regista ha un incontro col pubblico in un cinema e il critico muove la sua solita critica, i tre fanno la loro comparsa e si presentano al critico.

Negli anni successivi, la figura della casalinga morettiana è stata spesso adoperata come esempio positivo o negativo a seconda dei punti di vista di target cinematografico e soprattutto televisivo: agli autori sono richiesti programmi in grado di essere recepiti da unutenza media con una cultura di base non particolarmente approfondita e una bassa soglia di attenzione. Lespressione "casalinga di Voghera" si è prestata a questo nuovo uso: probabilmente "Voghera" ha avuto la meglio su "Treviso" perché più provinciale oltre che già avallata nel lessico giornalistico da Arbasino, che però usava lespressione in senso differente.



                                     

2.4. Usi dellespressione Il contadino di Poggio Versezio

Lepisodio del film di Moretti è probabilmente ispirato a uno vecchio sketch televisivo in cui Raimondo Vianello, interpretando sé stesso, riceve i consigli di un funzionario della RAI interpretato da Gianni Agus che gli suggerisce di tagliare dai suoi testi ogni riferimento alla politica e alla società, in quanto non sarebbero stati compresi da "un contadino di Poggio Versezio". Il funzionario diventa talmente insistente da convincere Vianello a recarsi nellimmaginaria cittadina di Poggio Versezio per consultare di persona quel fantomatico contadino le cui facoltà cognitive erano ritenute così importanti per la programmazione della RAI.

                                     

2.5. Usi dellespressione Melog di Gianluca Nicoletti

Nel 2006-2007, durante la trasmissione radiofonica Melog, su Radio24, Gianluca Nicoletti si è più volte occupato dellorigine del modo di dire "casalinghe di Voghera". In seguito a numerose telefonate di ascoltatori, abitanti della cittadina, è stata ricostruita la storia di una via cittadina, che dagli anni cinquanta in poi, fino agli anni ottanta, sarebbe stata teatro di un particolare fenomeno di prostituzione domiciliare. Le casalinghe di Voghera, in questo contesto, sarebbero quindi nientaltro che delle prostitute che esercitavano mostrandosi sulla porta della propria casa, prospiciente la suddetta via. Il fenomeno, per la sua particolarità che ricorda il quartiere a luci rosse di Amsterdam, avrebbe richiamato lafflusso di un gran numero di persone anche da località circostanti, fino poi a cessare, probabilmente, a causa di disposizioni più rigide in materia di pubblica sicurezza.

                                     

3. Attribuzioni

Carolina Invernizio

Lespressione è stata usata anche in riferimento alla scrittrice Carolina Invernizio dai suoi detrattori.

Virtuosa signora della buona borghesia piemontese nella vita quotidiana, Carolina Invernizio, con la sua prosa di facile lettura per un pubblico illetterato, raggiunse una notevole fama in tutta Europa come autrice di popolari romanzi dappendice, firmandosi con il suo cognome da coniugata "Signora Quinterno".