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ⓘ Quando sei nato non puoi più nasconderti




Quando sei nato non puoi più nasconderti
                                     

ⓘ Quando sei nato non puoi più nasconderti

Quando sei nato non puoi più nasconderti è un film del 2005 diretto da Marco Tullio Giordana, liberamente ispirato al romanzo omonimo del 2003 di Maria Pace Ottieri.

                                     

1. Contenuti

Il titolo del film è la traduzione italiana di unespressione africana sentita dal protagonista Sandro da un migrante incontrato nella sua città. Il detto vuole significare che la stessa nascita segna il passaggio ad una vita difficile che devi affrontare con le tue forze e a cui non puoi sfuggire nascondendoti, evitando di fare le tue scelte.

Il film, che tratta il problema dellimmigrazione clandestina, è stato presentato in concorso al 58º Festival di Cannes.

A proposito di questa opera, il regista Marco Tullio Giordana ha dichiarato: "Volevo raccontare con gli occhi ancora innocenti e perfino riconoscenti di un bambino che è stato salvato da loro chi sono questi migranti. Sandro scopre che sono molto simili a lui, che sono governati dagli stessi sentimenti, che può nascere lamicizia, lamore, il bisogno luno dellaltro, in modo assolutamente sincero".

                                     

2. Trama

Una famiglia bresciana benestante, non particolarmente chiusa alla realtà dei migranti ma in realtà lontana dai problemi sociali dellemigrazione, viene sconvolta da quello che succede al figlio dodicenne Sandro: durante una crociera in barca con il padre, Sandro cade in mare e viene raccolto da un barcone di immigrati clandestini. Corre il rischio di essere identificato dagli scafisti come un ricco italiano e quindi di essere sequestrato per un riscatto. Sarà il clandestino rumeno Radu a salvarlo facendolo passare per un orfano kurdo. Sandro deve cavarsela con le sue forze in una realtà a lui sconosciuta, in una situazione molto diversa da quella in cui abitualmente vive.

Questa disavventura si risolve felicemente per Sandro, che ritorna sano e salvo dalla sua famiglia e ormai più maturo per lesperienza che ha vissuto. Ha avuto modo di vedere le disperate condizioni dei clandestini, le morti in mare di coloro che non hanno resistito alle privazioni della lunga navigazione, la crudeltà e il cinismo degli scafisti senza scrupoli che spesso abbandonano in mare i migranti le dure condizioni dei centri di accoglienza.

Sandro è affezionato particolarmente ad Alina. Quando lei e suo fratello si presentano in tarda serata a casa di Sandro, sia questultimo che i suoi genitori li accolgono benevolmente. Il padre di Sandro, però, dice ai due che li ospiterà solo per quella notte, poiché essi sono clandestini. Mentre Sandro e i suoi genitori dormono, Radu e Alina rubano soldi e gioielli e scappano via.

Sandro inizialmente è molto deluso dal comportamento veramente inaspettato dei due rumeni, ma dopo qualche giorno, riflettendo, capisce, al contrario dei genitori molto superficiali, che vi erano problemi non facili da risolvere. Così, dopo una telefonata daiuto ricevuta da Milano da parte di Alina, decide di cercarla senza avvertire i genitori. Troverà Alina in un grande edificio abbandonato dove vive la varia umanità dei clandestini. Scoprirà che Radu non è il fratello di Alina ma il suo protettore che la costringe a prostituirsi.

                                     

3. Critica

La critica cinematografica si è divisa nellesprimere il suo giudizio sul film principalmente sul modo con cui il regista analizza sociologicamente e politicamente il fenomeno dellemigrazione clandestina.

Mentre lo stesso regista dichiarava di non aver a bella posta voluto affrontare il problema pronunciandone un giudizio netto né tantomeno di offrirne una soluzione, ma piuttosto delinearne i contorni, mettendone in rilievo gli aspetti di ambiguità, attraverso gli occhi ingenui del protagonista.

Se alcuni critici, come Morando Morandini, hanno parlato di un film riuscito dalla struttura solida e coerente, altri offrono in giudizio meno positivo, come Valerio Caprara, che considera il film "un prodotto tipicamente colpevolmente? medio", e pur riconoscendo la giustezza di non aver voluto definire sociologicamente e politicamente il problema dellemigrazione lasciando "il discorso più grande del film ragionevolmente, pudicamente aperto" gli rimprovera poi di aver rappresentato superficialmente "un "mini romanzo" di formazione" senza "uno sguardo antropologico più maturo e incisivo, uninterpretazione linguistica ardita, uno slancio di prospettiva che vada al di là del "sicuro" procedimento da sceneggiato TV".

Altri critici come Paolo DAgostini, non a caso richiamando il romanzo "Capitani coraggiosi di Rudyard Kipling da cui vengono la caduta in mare e il salvataggio del bambino ricco da parte di unumanità ruvida, che gli disvela nuovi orizzonti", lo giudicano un film apprezzabile proprio nelle scene più avventurose e drammatiche del protagonista.

Infine Piera Detassis sembra ribaltare le accuse rivolte al regista di non aver voluto impegnarsi politicamente giudicando invece la sua opera "una riflessione forte, senza partito preso, sul Nord industriale e risentito del Paese, i sensi di colpa e il razzismo inconsapevole. Quel fastidio rabbioso e politico che non è necessariamente intolleranza, ma il frutto di paure reali, difficili da liquidare, sembra dire Giordana, con lottimismo della volontà".