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ⓘ Valesio (città antica)




Valesio (città antica)
                                     

ⓘ Valesio (città antica)

Valesio è un sito archeologico a sud di Brindisi in provincia di Brindisi, raggiungibile dalla Superstrada Brindisi-Lecce allo svincolo per il comune di Torchiarolo. Nella Tabula Peutingeriana questo sito è indicato come Mutatio Valentia ed è posto a metà del tragitto della cosiddetta Via Traiana Calabra che andava da Brindisi a Lecce per proseguire sino ad Otranto.

A Valesio sono state trovate, negli anni, tracce di insediamenti che vanno dalletà del ferro sino allAlto Medioevo.

                                     

1. La storia preromana

In base al numero e caratteristiche dei ritrovamenti effettuati sino ad oggi, lantica Valesium sembra raggiungere il massimo splendore nei secoli VI-I secolo a.C. come città federata con le poleis messapiche disseminate in tutta la penisola salentina. I messapi erano una popolazione autoctona, forse di antiche origini illiriche, che, per la particolare posizione del territorio che essi occupavano, aperto ai traffici commerciali del Mediterraneo, avevano assunto usi e linguaggio fortemente ellenizzati.

Il sito di Valesio presenta ancora oggi chiare tracce della cinta muraria che si estende per un perimetro di ca. 3430 metri, di forma quadrangolare, per unestensione complessiva dellarea di 84 Ha.

Allinterno di esso scorre un torrente, chiamato Infocaciucci. Nel sito sono state spesso scoperte tombe risalenti al periodo messapico, contrassegnate dalla formula tabara damatra oppure Tobaroas Damatrioas, che sembra significare, secondo gli studi più diffusi sulla lingua messapica, devoto/a alla Dea Demetra oppure tomba della sacerdotessa di Demetra.

Valesio era tra le città messapiche che battevano una propria moneta, a testimoniare dellimportanza commerciale che questo insediamento aveva nelleconomia della penisola salentina.

                                     

2. Il periodo romano

Al centro del sito, in un luogo lievemente sopraelevato forse corrispondente allacropoli nel periodo greco classico, fu scoperto negli anni 60 da Gabriele Marzano, direttore del Museo archeologico provinciale Francesco Ribezzo di Brindisi, un grande impianto termale romano risalente al primo secolo dopo Cristo, comprensivo di tre stanze in cui ristorare gli ospiti con acqua calda calidarium, tiepida tepidarium, e fredda frigidarium, come anche stalle per il cambio dei cavalli.

Limpianto termale fu oggetto, dal 1984 sino al 1991, di uno scavo sistematico e totale da parte delléquipe del prof. Boersma del Dipartimento di archeologia classica della libera università di Amsterdam, confermando in tal modo la funzione che Valesio ebbe nel periodo romano di statio lungo il tragitto della via Traiana, nel suo ultimo tratto fra Brundisium Brindisi e Lupiae Lecce. Lanalisi del materiale ceramico utilizzato nel riempimento di alcuni degli ambienti dellimpianto, permise di datare questultimo allinizio del IV secolo d.C., periodo in cui la Via Traiana e Calabra fu oggetto di ristrutturazione da parte dellimperatore Costantino. Lo scavo del complesso fu esteso a tutti gli spazi circostanti, scoprendo nellarea probabilmente corrispondente allatrio di ingresso, un ampio mosaico.;;

                                     

3. Lalto medioevo

Al periodo medioevale risalgono i resti di una piccola chiesa, detta di S.Stefano, posta sulle mura dellimpianto termale romano e piccoli sepolcri, scoperti negli stessi luoghi, durante gli scavi dellèquipe olandese.

Delle rovine dellantica città di Valesio, si parla già nel De situ Japigiae, opera di Antonio De Ferrariis, comunemente chiamato" il Galateo”, umanista vissuto fra il Quattrocento e il Cinquecento. Secondo tale autore, Valesio fu rasa al suolo dal re normanno Guglielmo il Malo nel 1157.

                                     

4. I reperti presso il Museo Archeologico di Brindisi

Presso il Museo archeologico provinciale Francesco Ribezzo di Brindisi, è presente la Sala Valesio dedicata a reperti provenienti dallomononimo sito: corredi tombali con vasi apuli e di Gnathia, iscrizioni funerarie, pesi da telaio, epigrafi, lastre funerarie con iscrizioni messapiche, monete, vasi in bronzo, in ceramica e a vernice nera, elementi architettonici in terracotta e in pietra, sfere fittili probabilmente utilizzate come armi da catapulta e tanti altri oggetti ritrovati durante gli scavi di Valesio in dialetto i torchiarolesi dicono Valisu.

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