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ⓘ Dinomenidi




Dinomenidi
                                     

ⓘ Dinomenidi

I Dinomenidi furono una dinastia di tiranni greci di Sicilia. Essi presero il nome dal capostipite, Dinomene, vissuto verso il VI sec. a.C., il quale ebbe quattro figli: Gelone, Gerone I, Polizelo e Trasibulo, divenuti tutti tiranni sicelioti. La fine del loro dominio venne ufficialmente attestata nel 465 a.C. con la fase rivoluzionaria che portò allesilio del figlio minore di Dinomene, Trasibulo, da Syrakousai presso la località calabra di Locri. Tuttavia alcuni personaggi influenti, come Gerone II, rivendicarono molti decenni più tardi lappartenenza a questa famiglia, narrandone le discendenze.

                                     

1. Origini

Lorigine di questa dinastia è incerta poiché inizialmente si disse che la sua provenienza fosse da collocare nei pressi di Lindo, città dellisola di Rodi, ma Erodoto smentì questa diceria affermando che fosse originaria di Telos, una delle maggiori isole del Dodecaneso, altra zona di Rodi.

Gli antenati dei Dinomenidi furono considerati i fondatori della polis di Gela, presso la quale nacque il primo dei Dinomenidi, facendola diventare loro luogo natio. Colui che diede avvio allappellativo di dinastia tirannica fu il maggiore dei figli di Dinomene, Gelone.

Erodoto dice che lantenato più antico di questa casata fu Ecetore. Alcuni studiosi depoca moderna credono che Ecetore fosse figlio di Teline e che nel contempo fosse padre di Dinomene il Vecchio, genitore di Gelone. Ma altri studiosi contrastano questa tesi obiettando che Ecetore visse un tempo molto antecedente a quello di Teline e che quindi i ruoli sono da invertire; Ecetore divenne padre di Teline e fu il primo di questa dinastia a mettere piede in Sicilia.

La Gela siceliota venne fondata quarantanni dopo Siracusa, da coloni provenienti dal mare Egeo; Antifemo di Rodi ed Eatimo da Creta, insieme al popolo dei Lidj, anchessi dorigine rodese.

Discendenti di questi fondatori furono i progenitori di Gelone. Teline, il nonno del primo tiranno della casata, fu un sacerdote o ierofante, la figura misterica più importante della comunità, votato al culto di Cerere, dea della fertilità e madre di Proserpina rapita da Ade, il dio degli inferi. Le dee della terra che in alcune zone della Sicilia trovarono grande riscontro religioso, tra cui Siracusa dove Gelone, stando alla testimonianza di Diodoro Siculo, fece costruire un grandioso tempio ad esse dedicato.

Tale legame di Gelone a questo culto è secondo gli storici un indizio ben preciso che farebbe risalire la sua parentela con il sacerdote religioso di Gela, Teline. Erodoto nel suo scritto chiama Gelone nipote di Teline: "Erat illic Gelon prognatus Telines".

                                     

2.1. Il dominio della prima casata Da Gela a Siracusa

Gelone dopo essersi distinto in battaglia e aver conquistato la fiducia del tiranno gelese, Ippocrate, alla morte di questo, avvenuta durante la battaglia di Hybla, riuscì a prendere le redini del comando di Gela diventandone il nuovo tiranno nellanno 491 a.C. Pochi anni dopo, intromettendosi nelle diatribe aretusee dove vi erano delle lotte in corso tra i discendenti dei siculi e i discendenti dei corinzi, Gelone riuscì a far imporre il proprio volere e nellanno 485 a.C. si fece incoronare primo tiranno di quella città, importandole la forma politica assolutistica, la tirannide.

Questo avvenimento comportò un momento decisivo nella storia dinastica dei Dinomenidi, Gela e Siracusa, un tempo rivali con laffermazione della prima sulla seconda, si ritrovarono governate entrambe dallo stesso tiranno. Ma la situazione mutò ulteriormente quando Gelone si trasferì definitivamente con la sua corte nella polis aretusea, affidando il comando gelese a suo fratello Gerone I.

Da quel momento le cronache, che un tempo narrarono della potenza di Gela definendola la maggiore della Sicilia, mutarono con la decisione del dinomenide, e linfluenza geloa andò eclissandosi mentre venne inaugurata lepoca siracusana che avrà sviluppi tali, tra turbolenze, lotte e potere, da portare il nome dei Dinomenidi a divenire noto in grande parte del Mediterraneo.

                                     

2.2. Il dominio della prima casata La lotta per la successione

Gelone morì senza lasciare eredi, dunque nominò come suo successore il secondo dei Dinomenidi, il fratello Gerone I o Ierone, il quale per venire a Siracusa lasciò il comando di Gela in mano a Polizelo, terzogenito della casata. Polizelo tuttavia godeva delle simpatie dei siracusani, i quali, forse anche considerando che egli aveva sposato lamata vedova di Gelone, Demarete, lo acclamavano ancor di più di quanto facessero con Ierone.

Ierone, provando gelosia per questo atteggiamento e temendo di perdere il regno appena acquisito, provò a sbarazzarsi del fratello inviandolo in una spedizione bellica in Italia, affidandogli le forze armate di Sibari che chiedevano aiuto contro Crotone. Ma Polizelo intuendo le oscure intenzioni del fratello si rifiutò di partire e andò a rifugiarsi presso il tiranno di Akragas, Terone, nonché suo suocero perché padre di Demarete.

Il figlio di Terone, Trasideo, ottenne il governo di Imera ma trattò con crudeltà i suoi abitanti, per cui questi chiesero a Gerone di prendere il posto di Trasideo nella loro polis, convinti che il sovrano aretuseo avrebbe accettato perché adirato con Terone che proteggeva suo fratello Polizelo. Ma Gerone preferì raccontare del tradimento imerese direttamente a Terone, anziché accettare la corona che gli veniva offerta. E facendo ciò, ottenne quel che voleva; il tiranno di Akragas per ringraziarlo gli riconsegnò tra le mani Polizelo. Per Imera la punizione fu fatale, vennero puniti gli abitanti e la città rimase spopolata e in seguito ripopolata con Dori e genti della Grecia per volere di Terone. Su questo crudele finale, lombra della colpa ricadde su Gerone I, colpevole di aver tradito la fiducia che gli imeresi avevano risposto in lui.

Polizelo e Demarete tornarono sotto la benevolenza di Gerone, entrambi morirono poco tempo dopo e si racconta che Terone fu rattristato dal destino dei due sposi assediati dal cognato che portava la corona aretusea. Gela pare venne retta da un periodo democratico dopo la scomparsa di Polizelo.



                                     

2.3. Il dominio della prima casata Le guerre e lultimo tiranno

Nel frattempo Gerone dovette affrontare le mire espansionistiche di Akragas, che divenendo nota ai più ed essendo governata da Trasideo, ruppe lalleanza stipulata da suo padre e dichiarò guerra a Siracusa con lappoggio di Cartagine. Noncurante che in precedenza Terone e Gelone avessero sconfitto i cartaginesi ad Imera proprio con un patto che univa le due poleis, la mossa di Trasideo fu errata e dopo essere stato sconfitto da Gerone, si adirò contro le ire dei suoi stessi cittadini, i quali per mano di Metone, padre del grande filosofo agrigentino Empedocle, lo cacciarono e stabilirono nella propria terra un governo democratico poiché Empedocle, dopo aver ricevuto da Akragas lofferta di divenirne signore, rifiutò e la polis si diede quindi nuove leggi, mandando ambasciatori presso la corte del dinomenide Gerone a domandargli la pace che egli volentieri concesse.

Gerone rese grande il nome dei Dinomenidi sconfiggendo gli etruschi in Campania e riportando delle vittorie ad Olimpia che gli valsero le lodi di Pindaro, che così lo apostrofò:

Dopo altre battaglie di rilievo, Gerone si ammalò e morì. Lasciò un figlio, Dinomene, al quale affidò le terre etnee mentre il suo posto nella capitale venne preso dallultimo dei figli di Dinomene il Vecchio, Trasibulo. Alcuni studiosi, rifacendosi ad un passo di Aristotele, sostengono che Trasibulo fosse in realtà stato nominato come reggente e non come sovrano definitivo, poiché Gelone aveva lasciato un figlio e che questi era stato affidato allo zio fino alla maggiore età. Ma le cronache non narrano dellesistenza di questo figlio, eppure Aristotele afferma che Trasibulo fomentava le passioni del giovane e lo distraeva dal potere affinché egli potesse governare al suo posto.

Egli fu lultimo tiranno di Gela, governò per un solo anno poiché il suo tempo fu travolto dallo scoppio della rivoluzione.

                                     

2.4. Il dominio della prima casata Rivoluzione e conseguenze

La rivoluzione scaturì dal malgoverno di Trasibulo, il quale venne considerato dei Dinomenidi il peggiore. Probabilmente fatto storico non trascurabile fu anche lespandersi di quella forma politica definita democrazia che da Atene fece sentire il suo influsso anche in Sicilia. I siracusani, oppressi dai pretendenti al potere assoluto, stavolta non perdonarono le ambizioni egoistiche del dinomenide e gli dichiararono una vera e propria guerra volta a cacciarlo dal trono ereditato.

Trasibulo raccolse le sue forze militari, facendo leva sui mercenari e sugli alleati da Catania, raggiungendo il numero di 15.000 uomini armati. I siracusani mandarono ambasciatori alle città vicine e ricevettero laiuto sperato sia dai sicelioti che dai siculi, in più potevano contare sullarmata nazionale che si pose contro il tiranno.

Il dinomenide tentò un primo scontro frontale in mare, ma ebbe la peggio perdendo molte delle sue galee. Allora tentò di avere maggior fortuna sulla terraferma ma anche lì fu sconfitto e dovette venire alla resa, concordando la pace con i siracusani in cambio del definito esilio che venne stabilito a Locri.

Con il suo allontanamento cessò di governare la dinastia dei Dinomenidi in Sicilia.

                                     

3. Discendenti

Gerone II, quasi due secoli dopo la scomparsa dellultimo dinomenide, rivendicò lappartenenza a tale antica famiglia. Egli disse di essere figlio di Ierocle, un nobile siracusano che diceva discendere direttamente da Gelone. Ciò non sarebbe ovviamente possibile se Gelone non lasciò prole, ma se Aristotele nel suo passaggio avesse effettivamente ragione ad affermare che vi fosse un figlio suo tenuto segreto, allora si spiegherebbe lorigine di tale discendenza.

Ierone II visse al tempo di Archimede, il quale, secondo Plutarco, era suo parente. Le cronache narrano di una unione tra Ierone II e Archimede, poiché il primo fu protettore del secondo e questi mise il suo genio al servizio della patria e dellumanità.

Il padre di Archimede, secondo interpretazione degli storici, fu Fidias, un astronomo siracusano, che il matematico stesso nomina nella sua opera Arenario il contatore dei granelli di sabbia in lingua greca Αρχιμήδης Ψαμμίτμς, Arquímedes Psammites. Che legami ci fossero tra Fidias e Gerone II non è chiaro, ma se lipotesi sostenuta da Plutarco fosse reale, ciò implicherebbe per Archimede un legame dinastico con la nobile famiglia dei Dinomenidi. Nel testo del Mazzucchelli si fa molta attenzione alle parole dei vari storici al riguardo. Per contrapporre un peso alle parole di Plutarco, si prende ad esempio lespressione usata da Cicerone nel descrivere il genio archimedeo come humilem homunculum a pulvere et radio excitabo, ovvero un uomo umile vissuto lontano dagli onori di corte. Stessa descrizione ne dà un altro romano, Silio Italico che lo definisce in questi termini: Nudus opum; sed cui coelum terraeque paterent. Vi è per cui una netta differenza tra i fasti greci che lo definiscono intimo della corte ieroniana le cronache romane che invece ne decantano un aspetto umile e povero.

Lo studioso Giacomo Buonanni, contemporaneo settecentesco del Mazzuchelli, trova una via di mezzo dichiarando che egli crede sì che Archimede fosse parente di Gerone II come stabilisce Plutarco, ma non crede che lo stesso abbia discendenze di stirpe reale. Di simile opinione fu anche Vincenzo Mirabella.

Venendo a Ierone II, egli ebbe un figlio che chiamò Gelone II, dandogli il nome che ricalcava il ricordo sempre caro nella memoria dei siracusani per Gelone I. La sorte di tale discendenza fu comunque sfortunata poiché dopo un lungo regno di pace, linsidia di Roma portò scompiglio nella politica aretusea; nacquero le fazioni filo-romane che volevano consegnare la polis nelle mani dei consoli capitolini e nacquero le fazioni patriottiche che volevano tenere fuori dalla loro porta Roma. Di tal caus ne subirono le immediate conseguenze i discendenti dellultimo grande tiranno, Gerone II. Suo nipote, Geronimo, essendo stato posto sul trono ad età troppo giovane, venne ucciso da un complotto politico a soli sedici anni. Poi la furia del popolo si rivolse verso le principesse reali; Demarata e Armonia, figlie ieroniane, vennero cercate e uccise, come ci racconta Valerio Massimo in un racconto pieno di particolari. E la stessa sorte toccò a Eraclea, altra figlia di Ierone II e moglie di Zoippo, zio di Geronimo, ella si rifugiò con le sue due figlie presso un tempietto dedicato agli dei che aveva in casa, sperando così di scoraggiare i suoi aggressori trovandosi in luogo sacro, ma non vi fu nulla da fare, venne uccisa e poco dopo vennero uccise per strada le sue due figlie. Troppo tardi giunse lordine popolare che bloccava ogni rappresaglia con la famiglia reale. La polis si avviò verso la Seconda guerra punica e toccò ad Archimede la responsabilità di difenderne le mura con il suo ingegno.



                                     

4. Dinomenidi ed Emmenidi

Gli Emmenidi in greco Εμμενίδαι furono unantica casata nobiliare di Agrigento. Con gli Emmenidi i Dinomenidi ebbero le unioni matrimoniali più frequenti. Gelone sposò la figlia del tiranno agrigentino Terone, Demarete, inaugurando così lalleanza tra le due famiglie. Non si conosce tuttavia la data di tale matrimonio.

Per volere del tiranno stesso, la vedova Demarete si risposò nel 478-477 a.C. con Polizelo dei Dinomenidi. Gerone I, il quale ebbe tre mogli diverse, si unì nel terzo matrimonio con una emmenide, di cui le fonti tacciono il nome, figlia del tiranno Senocrate, fratello di Terone. E Terone sposò la figlia di Polizelo in seconde nozze verso il 485 a.C.

Gli Emmenidi si dissero originari di Rodi o di Tera, anche se Pindaro li definì dorigine tebana. Il rapporto che essi stabilirono con i Dinomenidi servì a formare un solido legame tra le tre poleis dorigine dorica di Sicilia: Agrigento-Gela-Siracusa, ma tale legame venne spezzato dallemmenide Trasideo, il quale, ponendosi contro il dinomenide Gerone I, portò allo scontro le rispettive poleis da essi governate. Egli fu lultimo tiranno degli Emmenidi.

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