Indietro

ⓘ Lavrentij Pavlovič Berija




Lavrentij Pavlovič Berija
                                     

ⓘ Lavrentij Pavlovič Berija

Lavrentij Pavlovič Berija è stato un politico e generale sovietico. Fu il capo della polizia segreta dellUnione Sovietica sotto Stalin e Primo Vicepresidente del Consiglio dei ministri dellUnione Sovietica per un breve periodo nel 1953.

Venne liquidato durante una riunione del Comitato Centrale del PCUS. Tutti gli altri capi da Nikita Chruščёv a Vjačeslav Molotov furono daccordo nel decretarne la fine. Circa la sua morte, annunciata alla fine del dicembre 1953, di sicuro si sa che avvenne senza un processo pubblico. Nel 1961, comunisti polacchi asserirono che Berija fosse stato ucciso freddamente nel corso di una seduta del Comitato Centrale del PCUS.

La figlia di Stalin, Svetlana, nel suo libro di memorie pubblicato dopo la sua fuga negli Stati Uniti, dipinge Berija come lanima nera del dittatore sovietico, cinico e crudele esecutore e suggeritore di molte persecuzioni e delitti.

                                     

1.1. Biografia Ascesa al potere

Berija nacque da una famiglia di contadini di Merkheuli, presso Sukhumi in Abcasia, una regione della Georgia. Studiò alla scuola tecnica della città natia e si iscrisse al Partito Bolscevico nel marzo 1917, quando era studente di ingegneria a Baku: alcune fonti affermano che questa fosse una montatura successiva e che, in realtà, Berija non si fosse iscritto prima del 1919. Si racconta anche che, in quegli anni, Berija prima si arruolò e poi disertò dallArmata Rossa, ma neppure questa informazione si è potuta verificare.

Nel 1920 o 1921 a seconda delle fonti, Berija entrò nella Čeka Commissione Straordinaria di tutte le Russie, per Combattere la Controrivoluzione e il Sabotaggio, loriginale polizia politica bolscevica. A quellepoca, una rivolta bolscevica, appoggiata dallArmata Rossa, si svolse nella menscevica Repubblica Democratica di Georgia, e la Čeka venne pesantemente coinvolta in questo conflitto. Nel 1922, Berija era già vice-capo in Georgia dellorganismo che ereditò le funzioni della Čeka, lOGPU Direttorato Politico Combinato di Stato. Alcune fonti sostengono che Berija fosse allepoca un agente dello spionaggio britannico o turco, ma ciò non è mai stato dimostrato.

Berija, in quanto georgiano, fu uno dei primi alleati di Iosif Stalin nella sua scalata al potere allinterno del Partito Comunista e del regime sovietico. Nel 1924 guidò la repressione dei sommovimenti nazionalistici a Tbilisi. Berija venne nominato in seguito a questa operazione capo della "divisione politica segreta" dellOGPU della Transcaucasia e gli venne conferito lOrdine della Bandiera Rossa. Lanno seguente, essendo un appassionato di calcio, giocò come centrocampista nella Dinamo Tbilisi, società appena fondata.

Nel 1926, divenne il capo dellOGPU georgiano. Venne nominato segretario di partito in Georgia nel 1931 e per lintera regione transcaucasica nel 1932. Divenne membro del Comitato Centrale del Partito Comunista nel 1934. Anche dopo essersi trasferito dalla Georgia, continuò a controllare effettivamente il Partito Comunista della repubblica, fino a quando venne epurato nel luglio 1953.

Nel 1935 Berija era uno dei sottoposti più fidati di Stalin. Cementò la sua posizione nellentourage di Stalin con una lunga orazione Sulla storia delle organizzazioni bolsceviche in Transcaucasia successivamente pubblicata come libro, la quale riscriveva la storia del bolscevismo transcaucasico per mostrare che Stalin ne era stato lunico leader fin dallinizio. Quando nel 1934 iniziarono le purghe di Stalin nel Partito Comunista e nel governo, Berija condusse le purghe in Transcaucasia, sfruttando lopportunità per saldare molti conti in sospeso nelle politicamente turbolente repubbliche transcaucasiche. Nel giugno 1937 disse in un discorso: "lasciate che i nostri nemici sappiano che chiunque tenti di sollevare una mano contro il nostro popolo, contro il volere del partito di Lenin e Stalin, verrà schiacciato e distrutto senza pietà".

                                     

1.2. Biografia NellNKVD

Nellagosto 1938 Stalin chiamò Berija a Mosca a presiedere il Commissariato del Popolo per gli Affari Interni NKVD, il ministero che supervisionava la sicurezza dello stato le forze di polizia.

Guidato da Nikolaj Ežov, lNKVD portò avanti le persecuzioni di quanti erano considerati nemici dello stato, note come Grande Purga e che colpirono milioni di persone. Nel 1938, comunque, le epurazioni erano diventate così estese da danneggiare linfrastruttura stessa dello Stato sovietico, la sua economia le forze armate, tanto che Stalin decise di mettervi fine. In settembre Berija venne nominato capo dellAmministrazione Principale della Sicurezza di Stato GUGB dellNKVD, e in novembre succedette a Ežov come capo dellNKVD mentre Ežov venne giustiziato nel 1940. LNKVD stessa fu epurata, con metà del personale che venne rimosso e rimpiazzato con elementi leali a Berija, molti dei quali provenienti dal Caucaso.

Il nome di Berija divenne strettamente legato alla Grande Purga, ma in realtà presiedette lNKVD durante un periodo in cui la repressione si stava allentando. Oltre 100.000 persone furono rilasciate dai campi di lavoro e venne ufficialmente ammesso che si erano verificate "alcune" ingiustizie ed "eccessi" durante le purghe, la cui responsabilità venne addossata a Ežov. Ciononostante, questa distensione fu relativa: arresti ed esecuzioni continuarono e nel 1940, con lavvicinarsi della guerra, il ritmo delle purghe accelerò nuovamente. Durante questo periodo, Berija supervisionò le deportazioni di popolazione dalla Polonia e dai Paesi Baltici, a seguito delloccupazione da parte delle forze sovietiche.

Nel marzo 1939, Berija divenne un candidato membro del Politburo del Comitato centrale del PCUS. Anche se non divenne un membro a pieno titolo fino al 1946, era già uno dei capi più importanti dello stato sovietico. Nel 1941 Berija divenne Commissario Generale per la Sicurezza di Stato, un alto grado di stampo militare, nella gerarchia della polizia sovietica dellepoca.

Nel marzo 1940, Berija preparò lordine per lesecuzione di 25.700 intellettuali polacchi, compresi 14.700 prigionieri di guerra, nel bosco di Katyn, vicino a Smolensk, e in altri due siti di esecuzioni di massa.

Nel febbraio 1941, Berija divenne Vice Presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo Sovnarkom, e in giugno, quando la Germania Nazista invase lunione Sovietica, fu fatto membro del Comitato di Difesa dello Stato GKO. Durante la Seconda guerra mondiale, si accollò grandi responsabilità interne, usando i milioni di persone imprigionate nel campi di lavoro dellNKVD per la produzione bellica. Prese il controllo della produzione di armamenti e assieme a Georgij Malenkov anche della produzione di aerei e motori per laviazione. Questo fu linizio dellalleanza di Berija con Malenkov, divenuta in seguito di importanza fondamentale.

Nel 1944, mentre i tedeschi venivano scacciati dal suolo sovietico, Berija era incaricato della deportazione delle varie minoranze etniche accusate di collaborazione con linvasore, tra cui 500.000 tra Ceceni, Ingusci, Tatari di Crimea e Tedeschi del Volga. Tutti questi vennero deportati nellAsia Centrale sovietica: nel viaggio, oltre 10.000 persone morirono di fame, di tifo e, in genere, per condizioni di viaggio molto al di là delle possibilità umane di resistenza fisica.

Nel dicembre 1944, Berija venne incaricato anche della supervisione del programma atomico sovietico. In questo caso condusse una riuscita campagna di spionaggio contro il programma di armamento atomico statunitense, grazie alla quale i sovietici, già molto avanti per loro conto nello sviluppo di un programma atomico militare, poterono rendersi conto di quali passi avessero compiuto sulla stessa strada i loro rivali statunitensi, fino a dotarsi essi stessi un deterrente nucleare nel 1949.

Nel luglio 1945, quando i gradi della polizia sovietica vennero convertiti ad un sistema militare uniforme, il grado di Berija divenne quello di Maresciallo dellUnione Sovietica. Benché non avesse mai retto un comando militare, Berija diede un importante contributo alla vittoria sovietica nella seconda guerra mondiale con la riorganizzazione della produzione bellica.

                                     

1.3. Biografia Politica postbellica

Con Stalin vicino ai 70 anni, gli anni del dopoguerra furono dominati da una lotta sotterranea per la successione tra i suoi luogotenenti. Alla fine della guerra il successore più probabile sembrava essere Andrej Aleksandrovič Ždanov, leader del partito a Leningrado durante il conflitto e incaricato di tutte le questioni culturali dal 1946. Anche durante la guerra Berija e Ždanov erano stati rivali: dopo il 1946 Berija formò unalleanza con Malenkov per bloccare lascesa di Ždanov.

Nel gennaio 1946, Berija lasciò il posto di capo dellNKVD che venne subito rinominato MVD, mantenendo però il controllo sulle questioni di sicurezza nazionale grazie allincarico di vice primo ministro, sotto Stalin. Il nuovo capo, Sergej Kruglov, non era un protetto di Berija. Inoltre, nellestate del 1946, Vsevolod Merkulov, fedele di Berija, venne sostituito da Viktor Abakumov come capo dellMGB. Kruglov e Abakumov si mossero speditamente per sostituire la leadership dellapparato di sicurezza con nuove persone non appartenenti alla cerchia interna di Berija, tanto che molto presto il vice ministro dellMVD Stepan Mamulov ne restava lunico rappresentante al di fuori dei servizi segreti esteri, sui quali Berija manteneva una salda presa. Nei mesi successivi Abakumov iniziò a svolgere importanti operazioni senza consultare Berija, spesso lavorando in tandem con Ždanov, e talvolta su ordine diretto di Stalin. Alcuni osservatori sostengono che queste operazioni erano indirizzate tangenzialmente allinizio, ma poi sempre più direttamente contro Berija.

Nel contesto del crescente anti-semitismo di Stalin, una delle prime di tali mosse fu la questione del Comitato Antifascista Ebraico, che cominciò nellottobre del 1946 e portò allassassinio di Solomon Michoėls e allarresto di altri membri. Il motivo per cui questa campagna si rifletté negativamente su Berija fu che non solo egli si era fatto promotore della creazione del comitato nel 1942, ma che il suo entourage personale comprendeva un numero elevato di ebrei.

Ždanov morì improvvisamente nellagosto del 1948 e Berija e Malenkov si mossero per consolidare il loro potere con unepurazione degli associati a Ždanov, nota come "affare di Leningrado". Tra le oltre 2.000 persone giustiziate cerano il vice di Ždanov, Aleksej Kuznecov, il capo economico Nikolaj Alekseevič Voznesenskij, il capo del partito a Leningrado Petr Popkov e il primo ministro della repubblica russa, Michail Rodionov. Fu solo dopo la morte di Ždanov che Nikita Chruščёv iniziò a considerare una possibile alternativa allasse Berija-Malenkov.

La morte di Ždanov comunque non fermò le campagne antisemite. Durante gli anni del dopoguerra, Berija supervisionò la fondazione dei sistemi di polizia segreta in stile sovietico, scegliendone personalmente i capi, nelle nazioni dellEuropa Orientale. Ancora una volta, un elevato numero di questi capi erano ebrei. A partire dal 1948, Abakumov iniziò varie investigazioni contro questi capi, che culminarono con larresto a Praga, nel novembre del 1951, di Rudolf Slánský, Bedřich Geminder e altri, genericamente accusati di sionismo e cosmopolitismo, ma più in particolare di aver usato la Cecoslovacchia per incanalare armi verso Israele. Dal punto di vista di Berija, questa accusa risultava esplosiva, perché il massiccio aiuto a Israele venne fornito su suo ordine diretto. Complessivamente, quattordici leader cecoslovacchi, undici dei quali ebrei, vennero processati, condannati e giustiziati a Praga. Indagini simili erano avvenute contemporaneamente in Polonia e in altri paesi satelliti dellURSS.

Allincirca in quel periodo, Abakumov venne sostituito da Semen Ignatev, che intensificò ulteriormente la campagna anti-semita. Il 13 gennaio 1953, il più grande affaire antisemita nellUnione Sovietica che in seguito divenne noto come il complotto dei medici prese il via con un articolo sulla Pravda. Diversi importanti medici ebrei del paese vennero accusati di aver avvelenato i principali capi sovietici e arrestati. Contemporaneamente, unisterica campagna di propaganda antisemita si diffuse nei mass-media. In tutto, trentasette medici la maggior parte ebrei vennero arrestati, e lMGB, su ordine di Stalin, iniziò a preparare la deportazione dellintera popolazione ebraica nellestremo oriente russo.

Giorni dopo la morte di Stalin, Berija liberò tutti i medici arrestati, annunciò che lintera questione era stata una montatura e fece arrestare tutti i funzionari dellMGB direttamente coinvolti.



                                     

1.4. Biografia Il dopo Stalin

Il 5 marzo 1953 Stalin morì, quattro giorni dopo aver subito un collasso durante la notte seguente a una cena con Berija e altri esponenti sovietici. Le memorie politiche del ministro degli esteri Vjačeslav Molotov, pubblicate nel 1993, sostengono che Berija si vantò con lui di aver avvelenato Stalin, anche se nessuna prova valida è stata prodotta per supportare tale affermazione. Esistono comunque prove del fatto che, per molte ore dopo che Stalin venne trovato privo di sensi, Berija gli negò soccorso medico, sostenendo che Stalin stesse "dormendo". È possibile che tutti i capi sovietici avessero concordato di lasciare che Stalin, che tutti quanti temevano, morisse. Secondo alcune voci la morte di Stalin sarebbe quindi da attribuire allo stesso Berija, che al fine di acquisire ulteriori poteri, avrebbe avvelenato il capo dellUnione Sovietica per mezzo di uniniezione di cianuro. Si tratta di unipotesi alquanto improbabile perché il cianuro uccide in pochi secondi, non produce unagonia di alcune ore.

Dopo la morte di Stalin, Berija venne nominato Primo Vice Primo Ministro e nuovamente nominato capo dellMVD. Il suo stretto alleato Malenkov divenne il nuovo Primo Ministro e fu inizialmente il più potente uomo della leadership del dopo Stalin. Berija veniva subito dopo e, data lassenza di reali qualità di leadership da parte di Malenkov, era in condizione di diventare il vero capo. Chruščёv divenne segretario del partito, incarico ritenuto meno importante di quello di primo ministro.

Nonostante il passato di Berija come uno dei più spietati esecutori dei crimini di Stalin, alla morte del "Grande Aratore" si pose in prima fila nella liberalizzazione che seguì. Berija denunciò pubblicamente il complotto dei medici come una "frode", investigò e risolse lassassinio di Solomon Michoėls e rilasciò oltre un milione di prigionieri politici dai campi di lavoro. In aprile firmò un decreto che metteva al bando luso della tortura nelle prigioni sovietiche. Iniziò inoltre una politica più liberale nei confronti delle persone di nazionalità non russa nellUnione Sovietica. Persuase il Praesidium così era stato ribattezzato il Politburo e il consiglio dei ministri a spingere il regime comunista della Germania Est verso riforme politiche ed economiche liberali. Berija manovrò per marginalizzare il ruolo dellapparato di partito nel processo decisionale in materia politica ed economica.

Alcuni storici hanno sostenuto che le politiche liberali di Berija, successive alla morte di Stalin, furono una tattica per favorire la sua scalata al potere: anche fosse stato sincero, il passato di Berija gli avrebbe reso impossibile la guida di un regime liberalizzante in Unione Sovietica, un ruolo che in seguito toccò a Nikita Chruščёv. Il compito essenziale dei riformatori sovietici fu di portare la polizia segreta sotto il controllo del partito e Berija non poteva fare ciò, dato che la polizia era alla base del suo potere. Altri hanno sostenuto che egli rappresentò un programma realmente riformista, e che la sua rimozione dal potere ritardò una radicale riforma politica ed economica in Unione Sovietica di quasi quarantanni.

Dato il suo passato, non cè da sorprendersi che gli altri capi del partito fossero sospettosi dei motivi che spingevano Berija. Lalleanza tra Berija e Malenkov fu contrastata da Chruščёv, ma egli non fu inizialmente in grado di sfidare tale asse. Lopportunità venne nel giugno 1953 quando a Berlino Est scoppiarono delle dimostrazioni contro il regime della Germania Est. Cera il sospetto che il pratico Berija fosse disposto a barattare la riunificazione della Germania e la fine della Guerra fredda in cambio di massicci aiuti da parte degli Stati Uniti, come quelli che lURSS aveva ricevuto durante la seconda guerra mondiale. Le dimostrazioni in Germania Est convinsero Molotov, Malenkov e Nikolaj Bulganin che le politiche di Berija fossero pericolose e destabilizzanti per il potere sovietico. Pochi giorni dopo gli eventi tedeschi, Chruščёv persuase gli altri capi ad appoggiare un colpo del partito contro Berija. Lo stesso suo principale alleato, Malenkov, aveva rapidamente deciso di abbandonarlo.

                                     

1.5. Biografia La caduta

I resoconti sulla caduta di Berija variano notevolmente.

Secondo quelli più recenti, Chruščёv indisse un incontro del Praesidium il 26 giugno, dove lanciò un attacco contro Berija, accusandolo di essere sul libro paga dei servizi segreti britannici. Berija fu colto completamente di sorpresa. Chiese: "Cosa succede, Nikita Sergeevič?". Molotov e altri parlarono anchessi contro Berija e Chruščёv mise ai voti una mozione per la sua istantanea rimozione. Malenkov allora premette un bottone sul suo seggio come segnale concordato al Maresciallo Georgij Žukov e a un gruppo di ufficiali armati che attendevano in una stanza vicina. Essi fecero irruzione immediatamente e arrestarono Berija. Alcuni resoconti dicono che Berija venne ucciso sul posto, ma ciò non sembra verosimile. Indro Montanelli, Giancarlo Pajetta e Celeste Negarville avrebbero riferito di Chruščёv ubriaco, che si vantò con loro di aver strangolato Berija assieme ad altri, dopo avergli teso un agguato al Cremlino.

Berija venne in realtà, con tutta probabilità, portato prima alla Prigione di Lefortovo e quindi al quartier generale del generale Kirill Moskalenko, comandante della difesa aerea del distretto di Mosca e amico di Chruščёv dal tempo di guerra. Larresto venne tenuto segreto fino a quando furono arrestati anche i principali luogotenenti di Berija. Le truppe del MVD a Mosca, che erano state sotto il comando diretto di Berija, vennero disarmate da reparti blindati e motorizzati dellesercito, fatti confluire appositamente nella capitale. La Pravda annunciò larresto di Berija solo il 10 luglio, dandone il merito a Malenkov e facendo riferimento alle "attività criminali contro il Partito e lo Stato" da parte di Berija. In dicembre venne annunciato che Berija e sei complici "sul libro paga di servizi segreti stranieri" avevano "cospirato per molti anni per prendere il potere in Unione Sovietica e restaurare il capitalismo". Berija venne processato da un "tribunale speciale" in assenza delle parti e senza appello. Quando venne approvata la sentenza di morte, secondo un successivo racconto di Moskalenko, Berija implorò pietà in ginocchio, ma lui e i suoi subordinati vennero giustiziati immediatamente mediante fucilazione.

Secondo altri resoconti tra cui quello del figlio, la casa di Berija venne assaltata il 26 giugno 1953 da unità militari e Berija rimase ucciso sul posto. Un membro del tribunale speciale, Nikolaj Švernik, disse in seguito al figlio di Berija di non aver mai visto suo padre vivo.

La moglie e il figlio di Berija vennero inviati in un campo di lavoro, ma sopravvissero e vennero rilasciati. Il figlio, Sergo Berija, ha difeso in un libro la reputazione del padre. Dopo la morte di Berija, lMVD venne ridotto dallo status di ministero a quello di comitato divenuto noto come KGB e nessun capo di polizia sovietico ebbe mai lo stesso potere che aveva avuto Berija.

Nel maggio del 2000, la Corte Suprema della Federazione Russa respinse unistanza da parte di membri della famiglia di Berija per ribaltare la condanna del 1953. Listanza si basava su una legge russa che prevedeva la riabilitazione delle vittime di false accuse politiche. La corte sostenne che "Berija fu lorganizzatore della repressione contro il suo stesso popolo, e quindi non poteva essere considerato una vittima".

                                     

2. Accuse contro Berija

Anche se Berija venne formalmente condannato per essere una spia britannica, al processo emersero accuse di natura personale, peraltro note da tempo nei piani alti sovietici. Emerse infatti che Berija aveva usato violenza sessuale su donne di giovane età, nonché torturato e ucciso personalmente molte delle sue vittime politiche.

Le accuse di violenza sessuale contro Berija vennero mosse la prima volta in un discorso del Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista, Nikolaj Šatalin, al plenum del comitato del 10 luglio 1953, due settimane dopo larresto di Berija. Šatalin disse che Berija aveva avuto relazioni sessuali con numerose donne e che aveva contratto la sifilide come risultato di rapporti con prostitute. Šatalin fece riferimento a una lista tenuta dalle guardie del corpo di Berija di oltre 25 donne con cui Berija aveva avuto relazioni fisiche. Col tempo, comunque, le accuse divennero più drammatiche. Chruščёv, nelle sue memorie pubblicate postume, scrisse: "Ci venne data una lista di più di 100 nomi di donne. Vennero trascinate da Berija dai suoi uomini. Ed egli aveva in serbo lo stesso scherzo per tutte: a tutte quelle che arrivavano alla sua casa, Berija faceva un invito a cena e proponeva di bere alla salute di Stalin. E nel vino, mescolava alcune pastiglie di sonnifero.".

Negli anni ottanta iniziarono a venire rese pubbliche le storie degli abusi sessuali di Berija su ragazze adolescenti. Anton Antonov-Ovseenko, che scrisse una biografia di Berija, disse in unintervista: "Di notte percorreva le strade di Mosca in cerca di ragazze adolescenti. Quando ne vedeva una che stuzzicava la sua fantasia faceva sì che le sue guardie la accompagnassero a casa sua. Talvolta faceva sì che i suoi scagnozzi gli portassero cinque, sei o sette ragazze. Le faceva spogliare, ad eccezione delle scarpe, le costringeva a disporsi in cerchio, a gattoni, con le teste vicine. Egli camminava attorno a loro in vestaglia, ispezionandole. Quindi ne prendeva una per le gambe e la trascinava fuori per violentarla. Lo chiamava il gioco del fiore".

Fin dagli anni settanta, i moscoviti hanno raccontato storie di ossa ritrovate nel cortile, nella cantina o nascoste nei muri dellex-residenza di Berija, che oggi funge da ambasciata della Tunisia. Il quotidiano londinese Daily Telegraph riportò nel dicembre 2003: "Lultimo orribile ritrovamento - un grosso femore e alcune ossa di una gamba, più piccole - avvenne solo due anni fa, quando venne ripiastrellata una cucina. Nel seminterrato, Anil, un indiano che ha lavorato allambasciata per 17 anni, mostrò un sacchetto di plastica con ossa umane che aveva trovato nelle cantine".

Tali rapporti sono trattati con scetticismo da alcune persone a lui vicine, come suo figlio Sergo Berija e un ex capo dei servizi segreti sovietici, Pavel Sudoplatov, che negarono queste accuse etichettandole come strumentalizzazione politica.