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ⓘ Ordini sociali feudali




                                     

ⓘ Ordini sociali feudali

Nuovi ordini sociali feudali si formano alla fine del IX secolo, con laffermarsi in Europa del potere carolingio e con la nascita di una nuova società. Il nuovo potere si consolida attraverso gratificazioni terriere, che accompagnano funzioni giurisdizionali, civili e militari, a favore di guerrieri fedeli.

È il nuovo sistema del vassallaggio, di origine germanica, che si impone dando inizio alla società feudale ed al feudalesimo.

                                     

1. Il vassallaggio

Il vassallaggio, base fondamentale del sistema feudale, è un rapporto di tipo personale e reale: personale in quanto un uomo libero si assoggetta ad un altro uomo libero, prestandogli fedeltà e servizi in cambio di protezione e di possedimenti terrieri e questi ne costituiscono lelemento reale. Si tratta di una fedeltà come impegno di solidarietà armata e quindi politica, che è cosa diversa dalla fedeltà dovuta dai servi o dai dipendenti al padrone.

È un impegno che comporta nei confronti del signore lausilio militare ed il consiglio politico ed ha come corrispettivo la concessione di beneficiare, che ne cementano il rapporto vassallatico. Questo rapporto che inizialmente si istituisce tra il sovrano ed i soggetti più vicini a lui, i principi, i duchi, i grandi dignitari si ripropone a cascata tra i primi vassalli ed altri soggetti che, a loro volta, si assoggettano ad essi prestando loro fedeltà e servizi in cambio di altre terre. Tutto questo porta inevitabilmente alla frammentazione ed alla parcellizzazione del potere minando dallinterno sistema carolingio che non sopravviverà a sé stesso.

                                     

2. Le guerre

La guerra, allepoca, era una realtà quotidiana e, di conseguenza, anche le strutture politico-amministrative dovevano adattarsi ad essa, garantendo una classe di guerrieri professionisti sempre pronti ad impugnare le armi per proteggere i fragili regni per cui combattevano. Per questo è indispensabile che questi gruppi abbiano i mezzi economici necessari per le armature ed in particolare per i cavalli, tenuto conto dei loro costi altissimi. A ciò deve servire la terra concessa dal sovrano: oltre a consolidarne la fedeltà questoperazione ha la conseguenza socioeconomica elevatissima di cristallizzare, e per molto tempo a venire, la suddivisione gerarchica tra armati e disarmati, sostituendola così alla precedente divisione germanica tra liberi e non liberi. Si evidenzia sempre di più la figura del bellator equestre fino ad assumere le caratteristiche di unico combattente lasciando ai pedes solo funzioni di supporto. Sarà il quadrato svizzero assieme a nuove armi, alcuni secoli dopo, a capovolgere definitivamente questa funzione militare, sia sotto laspetto tattico che strategico. Occorreranno alcuni secoli e lavvento del Rinascimento per ridimensionare il ruolo militare della cavalleria senza, tuttavia, intaccarne quellalone di mito che il cavaliere aveva saputo coltivare attorno a sé esaltandolo anche con funzioni extramilitari, quali alcune giurisdizionali e con i privilegi che aveva accumulato.

                                     

3. Il cavaliere medievale

Il cavaliere feudale è pertanto un guerriero aristocratico che trionfa in un mondo di inermi senza armi; quella feudale è una società militarizzata concepita per la guerra: cioè una società di inermi a capo della quale vi sono dei guerrieri. Lessere guerriero significa anche governare e amministrare la giustizia o, quantomeno, essere esente da certi carichi giuridicamente gravanti sul resto degli uomini. Il guerriero è, sempre e comunque, un privilegiato quandanche sia soltanto un modesto allodiero o addirittura un ministero privo a livello giuridico di libertà personale: lesercizio delle armi lo pone, sul piano del genere di vita, alla pari dei grandi. È la logica della "fraternitas" guerriera, del comitato, allinterno del quale vige unetica comunitaria, fraterna, tendenzialmente egualitaria. Il cavaliere nella società feudale fondata sulla guerra si eleva sulla massa degli inermi costituendo la base di una consorteria guerriera da cui nascerà e si svilupperà quella aristocrazia di spada che tanto influenza avrà in tempi successivi e che, sempre, farà riferimento alle proprie origini ora mitizzandole ora traendone elementi. I valori fondamentali del cavaliere medievale erano: la prodezza, il senso dellonore, la lealtà, la generosità per i vinti, il rispetto della parola data, la fedeltà al signore e la nobiltà danimo.



                                     

4. Nascita della nobiltà

Man mano che il significato del termine vassallo si va identificando con quello di combattente si precisa, con sempre maggiore chiarezza, il carattere militare del vassallaggio e con esso il carattere nobiliare. È considerato nobile chi possiede il costosissimo equipaggiamento militare del cavaliere, arrivando presto ad unidentificazione simbiotica tra vassallo e cavaliere ed entrambi con il nobile.

Bloch individua in questo passaggio la nascita della nobiltà. È da dire a questo proposito che questa interpretazione se è valida per larea franca lo è meno per larea germanica dove il legame di sangue è più forte e conseguentemente la nobiltà è più chiusa, più genealogica. Ciò non toglie tuttavia che i due modi di essere della nobiltà possano coesistere, da una parte per investitura e dallaltra per stirpe.

È attorno allanno 1000 che, sotto la spinta delle incursioni saracene, vichinghe e di altri popoli dellEuropa orientale, si perfeziona larte del combattimento a cavallo, anche a seguito di innovazioni tecniche quali luso della staffa, che dà maggiore stabilità al cavaliere, e di sempre più perfezionate armature a difesa del cavaliere e del cavallo.

Nasce, così, la cavalleria pesante formata dalle cosiddette lance che costituiranno la base dei successivi contratti di Condotta. Tutto ciò è estremamente costoso ed ecco il ruolo essenziale del possesso della terra per il sostentamento del cavaliere, per il suo armamento, per il mantenimento del cavallo e di quegli ausiliari che gli sono indispensabili nel combattimento. È appena il caso di ricordare che una lancia è composta da tre a sei elementi.

                                     

5. Tripartizione della società

Venne istituzionalizzato, a partire dallXI secolo, con Adalberone di Laon nella sua opera Carmen ad Robertum regem, la divisione della società in bellatores, coloro che praticavano il mestiere delle armi, i nobili cavalieri feudali che proteggevano con la spada i deboli dai soprusi e la chiesa dai nemici della Cristianità, ed erano dunque detentori del monopolio delluso legale della violenza; oratores, i membri del clero, specialisti della preghiera, e gestori esclusivi ed ufficiali del rapporto della società col sacro; e laboratores, i contadini, che gestiscono la relazione tra la società e la terra, intesa come serbatoio di fecondità e nutrimento, procurando il cibo alle altre due categorie, e costituendo peraltro lo strumento indispensabile di sfruttamento, da parte delle classi superiori, dellunica ricchezza concepibile allora, quella fondiaria.

Questa divisione ben presto assunse un carattere sacrale, trina come la Santissima Trinità: poiché si riteneva che ognuna delle tre funzioni fosse necessaria alle altre due, non era vista di buon occhio la mobilità sociale, interpretata come un tentativo di spezzare quei vincoli sacri di solidarietà reciproca e di contestare quella suddivisione sociale che si diceva voluta da Dio.

Questa tripartizione della società nasce come strumento di potere e lotta politica e lascia il terzo ordine in una posizione di subordinazione che si manterrà a lungo.

Interessante è la definizione che ne dà Chastellain nel XV secolo:

"Per venire al terzo membro che compone il reame intero, si tratta dello stato delle belle città, dei mercanti e dei lavoratori, dei quali non conviene fare unesposizione lunga quanto quella degli altri, giacché non è affatto di alte attribuzioni, perché è di grado servile."

Si è passati dallagricoltore germanico che alloccorrenza impugnava unarma, il più delle volte unascia, al tempo stesso strumento di lavoro ed arma micidiale se usata da mani abili e determinate, al guerriero a cavallo professionista del combattimento.