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ⓘ Kenya




Kenya
                                     

ⓘ Kenya

Il Kenya, a volte italianizzato come Chenia o Kenia, è uno Stato dellAfrica orientale, confinante a nord con Etiopia e Sudan del Sud, a sud con la Tanzania, a ovest con lUganda, a nord-est con la Somalia e bagnato ad est dalloceano Indiano. Nairobi ne è la capitale e la città più grande.

                                     

1.1. Geografia Morfologia

Dalla costa bassa e sabbiosa delloceano Indiano, il territorio del Kenya si avvia procedendo verso linterno. La geografia del Kenya è alquanto complessa. Il Kenya è un paese dellAfrica Orientale, ed è attraversato dallequatore. Pur essendo un paese equatoriale e tropicale, presenta climi molto vari. Nel nord si trovano aree desertiche, e nel centro sud altopiani, con boschi e savane. Il paese è attraversato da lunghe catene di montagne. Complessivamente, lelemento morfologico che più caratterizza il Kenya è la Rift Valley, che lo attraversa da nord a sud. Le acque interne presentano laghi di acqua dolce e di acqua salata; numerosi sono anche i soffioni boraciferi e i geyser. Pochi invece i fiumi, di cui solo due hanno una portata e una lunghezza degne di nota il Tana e il Galana.

Alla fascia costiera, lunga oltre 400 km, succede una regione di altopiani aridi e stepposi; quello centrale, che si eleva a quote comprese tra i 1 500 e i 3 000 metri, è diviso dalla frattura della Rift Valley che si sviluppa da nord a sud e che forma il bacino del Lago Turkana o Rodolfo. Ai lati della Rift Valley si innalzano imponenti massicci vulcanici, il maggiore dei quali è il monte Kenya 5 199 m, uno dei monti più alti dellAfrica e il Kilimanjaro 5 358 m al confine con la Tanzania. Laltopiano digrada a ovest, in prossimità del Lago Vittoria, e a nord dove il territorio del Kenya è occupato da un ampio tavolato desertico.

                                     

1.2. Geografia Il clima

Il clima, molto caldo e umido nelle regioni costiere, diventa più mite e asciutto nel cuore del Paese, in rapporto allaltitudine. Le piogge sono concentrate in due periodi dellanno: da marzo a maggio le grandi piogge, mentre da ottobre a dicembre le piogge sono intense ma brevi. Lambiente dominante è quello della savana, tutelato da numerosi parchi naturali che coprono circa il 10% del territorio nazionale. Sulle pendici delle montagne e lungo il corso dei fiumi si trovano tracce delloriginaria foresta pluviale; mentre a nord, nelle zone meno piovose, la savana sfuma nel deserto. La savana è lhabitat di grandi mandrie di erbivori e dei loro predatori leoni, leopardi e ghepardi. Nelle acque dei laghi e dei fiumi vivono ippopotami e coccodrilli.

                                     

2. Storia

Numerose città costiere del Kenya furono fondate dagli arabi che, a partire dal XII secolo d.C., intrattennero intensi rapporti commerciali con i gruppi indigeni. Dallincontro tra i due popoli nacque la cultura swahili, contraddistinta da due elementi di unificazione: la lingua kiswahili e la religione islamica.

Gli agricoltori kĩkũyũ, etnia del gruppo bantu, rappresentarono subito il gruppo più potente e numeroso del territorio; la loro supremazia non fu mai messa in discussione dai masai come vorrebbe la tradizione popolare. I Masai sono un popolo nilota che arrivò nellodierno Kenya nel XVII secolo, per occupare il loro territorio attuale verso il 1750. Questa data è ottenuta contando a ritroso i gruppi di iniziazione, i cui nomi sono ricordati oralmente senza eccezioni da tutti i clan Masai. Furono i kamba, popolazione agricola interposta tra la costa e il centro del paese, ad utilizzare storie sulla presunta ferocia dei Masai per evitare che troppe carovane di mercanti raggiungessero linterno, togliendo loro il ruolo di mediatori nei commerci tra la costa le regioni interne.

In quel periodo i portoghesi occuparono alcune località della costa, ma in seguito vennero soppiantati dai sultani omaniti di Zanzibar. La presenza degli europei si intensificò alla fine del XIX secolo, quando il Kenya divenne una colonia britannica. I bianchi scacciarono gli indigeni dai fertili altopiani dellinterno, avviando lagricoltura di piantagione. I kĩkũyũ vennero impiegati nelle belle fattorie disseminate sul territorio e diedero un importante contributo alla crescita economica del Paese. I kamba vennero spinti ad arruolarsi e dar vita al nascente esercito. I luya vennero solitamente impiegati in lavori domestici e artigianato. Dando ad ogni etnia un ruolo diverso, i coloni inglesi applicarono la legge del divide et impera usata in tutti i paesi africani sotto il loro dominio. Questa divisione è visibile ancor oggi nella società keniota.

Nel secondo dopoguerra i kĩkũyũ lottarono aspramente per conquistare lindipendenza molti di loro parteciparono alla celebre rivolta dei Mau-Mau. Lindipendenza fu ottenuta il 12 dicembre 1963 le elezioni di quellanno portarono Jomo Kenyatta, uno dei leader indipendentisti, alla presidenza del paese. Kenyatta promosse una politica moderata e filoccidentale, realizzando importanti riforme economiche e politiche che permisero la modernizzazione e lindustrializzazione del paese; inoltre rimase in buoni rapporti con la Gran Bretagna e con le nazioni confinanti.

Nel 1978, alla morte di Kenyatta, fu eletto presidente Daniel Arap Moi che proseguì la politica del suo predecessore; nel 1982 approfittando di un fallito golpe da parte dellesercito, Moi riuscì a consolidare il proprio potere, perseguitando come traditori i suoi oppositori politici e introducendo nel paese il monopartitismo.

Con la fine della guerra fredda, il mondo occidentale cominciò a condannare i metodi dispotici e polizieschi del governo di Moi, che, messo alle strette dalla minaccia di sospendere gli aiuti economici, reintrodusse nel paese il multipartitismo: tuttavia, grazie alla disorganizzazione delle forze dopposizione, che non riuscirono a trovare un accordo sul proprio candidato, Moi fu confermato alla presidenza sia nelle elezioni generali del 1992 sia in quelle del 1997.

Alle elezioni generali del 2002 Moi non si presentò come candidato perché costituzionalmente proibito, segnando di fatto il crollo del proprio regime dopo 24 anni di dominio: il nuovo presidente fu Mwai Kibaki che avrebbe avuto lincarico di risollevare le sorti del Kenya.

Le elezioni generali del 2007, però, furono segnate da unesplosione di violenza etnica che proseguì anche dopo la proclamazione di stretta misura della vittoria del partito del presidente uscente: solo grazie alla mediazione di Kofi Annan si giunse ad un armistizio tra le fazioni, con lintesa che il presidente Kibaki ed il suo principale rivale Odinga governassero insieme: questultimo è stato quindi nominato primo ministro, carica neoistituita e successivamente abolita.

Le successive elezioni generali del 2013 sono state vinte da Uhuru Kenyatta, figlio di Jomo Kenyatta. Il 2 aprile 2015 è avvenuta la Strage di Garissa, per mano del gruppo islamista di Al-Shabaab.

Nelle elezioni dell8 Agosto 2017 Uhuru Kenyatta sconfigge nuovamente Odinga suscitando proteste dallopposizione che denunciano brogli. Il 1 settembre la Corte Suprema riscontrando irregolarità nel voto ordinato una nuova consultazione entro 60 giorni. Le elezioni si sono svolte il 26 Ottobre 2017 e sono risultate nella vittoria di Kenyatta con il 98% dei voti.



                                     

3.1. Popolazione Demografia

La popolazione del Kenya 41.609.700 nel 2015 continua a crescere a ritmi elevati: nel giro di ventanni è pressoché raddoppiata e molto alta è la quota di popolazione giovane, con meno di quindici anni. La densità demografica è elevata nella regione interna degli altopiani, mentre la fascia costiera è poco abitata, fatta eccezione per la zona di Mombasa. Il tasso di urbanizzazione è alto, con il 45% della popolazione radunata in zone urbane che si stanno estendendo. La popolazione urbana si addensa soprattutto nelle città di Nairobi, la capitale, e di Mombasa, città araba sulla costa. A Nairobi è attiva dal 1978 la "Undugu Society" è finalizzata a creare le risorse necessarie per appoggiare tali programmi di sostegno. Per i bambini di strada di Nairobi la "Undugu Society" è fondamentale.

                                     

3.2. Popolazione Etnie

La popolazione è suddivisa in più di settanta etnie, appartenenti a quattro famiglie linguistiche: i bantu, i nilotici, i paranilotici e i cusciti. Un tempo il paese era abitato da gruppi stanziati lungo la costa e, nelle regioni interne, dai masai, che oggi vivono soprattutto nelle regioni meridionali. Attualmente letnia più numerosa è rappresentata dal gruppo bantu dei kikuyu 21% della popolazione; altri gruppi relativamente numerosi sono i luhya 14%, i kamba 11%, tutti di lingua bantu, i luo 13%, di lingua nilotica, e i kalenjin 11%, paranilotici. Nel paese vivono inoltre esigue minoranze di asiatici, europei e arabi.

                                     

3.3. Popolazione Religione

Lappartenenza religiosa è così composta: presbiteriani, altri protestanti e quaccheri 45%, cattolici e ortodossi 35%, musulmani 11%, religioni tradizionali 9%. Altri includono induismo, animismo, sikhismo, giainismo e il credo di baháí. Il Kenya contiene il più grande gruppo di quaccheri in una singola nazione.

                                     

3.4. Popolazione Ripartizione linguistica

Le lingue ufficiali del Kenya sono linglese e lo swahili. Tutti gli atti dellAssemblea Nazionale possono essere scritti in una o entrambe queste lingue.

I diversi gruppi etnici del Kenya in genere parlano le loro lingue madri allinterno delle proprie comunità. In totale in Kenya si parlano 68 lingue. Le due lingue ufficiali sono utilizzate per la comunicazione tra le diverse popolazioni. Linglese è maggiormente diffuso negli scambi commerciali, nel mondo della scuola e a livello istituzionale. Gli abitanti delle periferie urbane e delle zone rurali sono meno multilingue, molti parlano solo la propria lingua natale.

Linglese britannico è la variante più diffusa, anche se si è sviluppata una versione di inglese keniano contenente caratteristiche univoche derivate dalle lingue locali Bantu in primis swahili e Gikuyu.

A Nairobi nasce lo Sheng per poi diffondersi nelle principali città. Si tratta di un patois composto da una miscela di kiswahili, inglese e bantu.

Nel 2009 la pubblicazione Ethnologue classifica la lingue di origine africana parlate in Kenya in due famiglie linguistiche ne riporta le principali comunità di madrelingua come segue:

  • Kiembu 0.43 milioniLuhya
  • Ekegusii 2.12 milioni
  • Kikuyu 8 milioni
  • Meru 1.74 milioni
  • Lingue niger-kordofaniane
  • Bantu
  • Kigiryama 0.62 milioni
  • Pokomo
  • Kamba 3.9 milioni
  • Lingue nilo-sahariane
  • Luo 4.27 milioni
  • Masai 0.59 milioni
  • Lingue nilotiche
  • Turkana 0.45 milioni
  • Nandi 1.6 milioni


                                     

4. Ordinamento dello stato

Province

Le province, ancora usate come riferimento geografico, hanno perso i propri poteri amministrativi a favore delle contee, che corrispondono a accorpamenti degli ex distretti.

                                     

4.1. Ordinamento dello stato Suddivisione amministrativa

Prima della riforma costituzionale del 2010, lorganizzazione territoriale del Paese era basata su una struttura a 5 livelli. La suddivisione di primo livello era costituita da 8 province in inglese; queste erano a loro volta suddivise in 71 distretti district in inglese, wilaya in swahili, suddivisi in 262 divisioni division in inglese, tarafa in swahili, le divisioni suddivise in 2 427 località location in inglese, kata in swahili suddivise ulteriormente in 6 612 sottolocalità sublocation in inglese, kata ndogo in swahili.

La riforma costituzionale approvata nel 2010 ha invece disposto, al capitolo 11 Devolved Government, che lunità amministrativa di primo livello sia contea inglese county, plurale counties. La riforma ha avuto pieno effetto con il County Governments Act nº 17 del 2012 le successive elezioni generali del 2013; le 47 contee sono venute a coincidere, dal punto di vista territoriale, con le subcontee. Ulteriori suddivisioni sono infine le aree urbane, i Ward, i villaggi le altre unità territoriali eventualmente disposte dal governo della contea.

                                     

4.2. Ordinamento dello stato Province

Le province, ancora usate come riferimento geografico, hanno perso i propri poteri amministrativi a favore delle contee, che corrispondono a accorpamenti degli ex distretti.

                                     

5. Economia

Leconomia del Kenya, dopo un periodo di benessere anche grazie alla colonizzazione dellInghilterra, cadde in una profonda crisi, che peggiorò durante gli ultimi anni della dittatura Moi.

Con lavvento del nuovo millennio il Kenya è andato incontro a una crescita che oscilla tra il 5 e il 6% annuo. Diversa è però la distribuzione del reddito. Il benessere di pochi 2%, infatti, è pagato con la miseria di molti circa il 50% della popolazione vive sotto il livello di povertà.

Attualmente, leconomia si basa sulle esportazioni soprattutto agricole e sul turismo. Buona è la crescita delleconomia, che si concentra nella capitale Nairobi, ma che si sta sviluppando in altre città.

                                     

5.1. Economia Agricoltura e allevamento

Durante il periodo coloniale le coltivazioni industriali, destinate allesportazione, sostituirono le vecchie colture di sussistenza, impoverendo il suolo troppo sfruttato. Le coltivazioni di mais, sorgo, miglio e patate non bastano al fabbisogno interno, e il Kenya cerca di evitare i rischi della monocoltura sfruttando i vari ambienti del suo territorio.

Le piantagioni forniscono, sullaltopiano: caffè, tè e piretro una pianta utilizzata per insetticidi e prodotti antiparassitari di cui il Kenya è il maggiore esportatore mondiale con circa 8 000 tonnellate lanno. Sulla costa invece sono molto diffuse le piantagioni di palma da olio e da cocco. Viene praticato lallevamento di ovini e caprini.

                                     

5.2. Economia Industrie

Le maggiori industrie si concentrano nella capitale Nairobi, e si basano sulle industrie di tipo agro-industriale. Attualmente si stanno diffondendo in altre città. Le industrie più sviluppate sono quella chimica, petrolchimica, metalmeccanica, del cemento e della trasformazione di prodotti agricoli. Le maggiori risorse minerarie del Kenya sono la fluorite, loro, il sale e pietre preziose.

Il paese ha anche fatto progressi verso lindustrializzazione nellultimo decennio circa. Ad esempio, nel settore automobilistico, la Peugeot Motor Company ha aperto un impianto di assemblaggio nel paese. Aziende automobilistiche locali come la Mobius Motors sono state anche attive nella produzione di veicoli adatti al terreno accidentato della maggior parte delle strade del Kenya.

                                     

6. Trasporti

I trasporti kenioti sono abbastanza sviluppati in tutte le zone abitate del Kenya, tramite mezzi di trasporto pubblici e privati. La metropolitana è assente, mentre i filobus sono inesistenti in tutta lAfrica. Discreta è la rete ferroviaria.

                                     

7. Cultura

Produzione letteraria

Uno degli autori più noti, non solo della letteratura keniota, ma di tutta la produzione letteraria africana del novecento fu Ngugi wa Thiongo, più volte proposto come candidato al Premio Nobel per la letteratura, che scrisse le sue opere sia in lingua inglese che in lingua gikuyu.

Musica

In campo musicale tra i cantanti che si sono distinti tra il XX e il XXI secolo ricordiamo Adam Solomon, anche chitarrista, che utilizza soprattutto come genere la musica africana, e nel XXI secolo spicca Stella Mwangi.

Il Kenya nello spazio

  • 2 aprile 2018: viene lanciato 1KUNS-PF, il primo satellite keniota lanciato nello spazio.
                                     

8. Sport

Atletica leggera

Il primo oro olimpico lha conquistato latleta Naftali Temu nei 10 000 metri maschili, nel 1968.

Tra gli altri atleti kenioti ricordiamo David Rudisha, detentore del record mondiale sugli 800m piani stabilito a Londra il 9 agosto 2012.

Pallavolo

La nazionale di pallavolo femminile del Kenya è attualmente la squadra pallavolistica più forte del continente africano: vanta infatti 7 vittorie ai campionati continentali e diverse partecipazioni ai mondiali e alle Olimpiadi.

Giochi olimpici

Il primo oro olimpico del Kenya fu conquistato nei 10 000 metri piani da Naftali Temu, ai Giochi olimpici di Città del Messico 1968.