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ⓘ In Verrem




In Verrem
                                     

ⓘ In Verrem

In Verrem è il nome che si dà ad una serie di orazioni scritte da Cicerone, note anche come Verrine. Furono elaborate nel 70 a.C., in occasione di una causa di diritto penale discussa a Roma, che vedeva come accusatori il popolo della ricca provincia di Sicilia e lex propretore dellisola Gaio Licinio Verre come imputato. Laccusa mossa nei suoi confronti era de pecuniis repetundis, cioè di concussione, reato consumato durante il triennio di governo dal 73 al 71 a.C. I siciliani, che avevano conosciuto poco tempo prima Cicerone come questore di Lilibeo, gli affidarono laccusa.

                                     

1. Struttura e contenuti dellopera

Lintera opera è composta di tre parti, una parte preliminare e due libri, di cui il primo contiene la prima effettiva requisitoria tenuta, mentre il secondo raccoglie le restanti cinque requisitorie mai tenute.

  • In G. Verrem actio prima ;
  • In G. Verrem actio secunda
  • Liber Secundus - De praetura siciliensi ;
  • Liber Tertius - De frumento ;
  • Divinatio in Q. Caecilium ;
  • Liber Primus - De praetura urbana ;
  • Liber Quartus - De signis ;
  • Liber Quintus - De suppliciis.

La Divinatio in Q. Caecilium è relativa al dibattito preliminare del processo contro Verre. In essa Cicerone dimostra che leventuale scelta di Quinto Cecilio Nigro come accusatore, invece che lui stesso, sarebbe sbagliata, essendo appunto Cecilio Nigro legato a Verre da rapporti tali che non ne possono garantire la corretta interpretazione del ruolo atteso.

Nella seconda orazione In Verrem actio prima Cicerone racconta come sia stato ostacolato nelle indagini da lui svolte in Sicilia, spiega i sistemi messi in atto da Verre per ritardare il processo allanno successivo, sperando in un giudice a lui più favorevole, ed espone riassumendoli i principali capi di accusa contro Verre. Cicerone inoltre spiazza Verre ed il suo difensore Quinto Ortensio Ortalo, rinunciando ad una lunga esposizione e passando direttamente allascolto dei testimoni.

Le cinque orazioni successive, contenute nel volume In Verrem actio secunda, analizzano in dettaglio il comportamento disonesto di Verre in relazione a vari aspetti: come pretore di Roma De praetura urbana, come pretore in Sicilia De iurisdictione siciliensi, nella riscossione delle decime De re frumentaria, nella appropriazione di opere darte De signis e nella somministrazione di condanne verso schiavi fuggiti, banditi, pirati e cittadini romani De suppliciis. Queste orazioni non vennero mai pronunciate in quanto Verre, dopo la sospensione del processo successiva alla Actio prima, non si ripresentò in aula alla ripresa del processo, preferendo partire per Marsiglia dove si ritirò in esilio volontario. Cicerone tuttavia le pubblicò e queste insieme alle due precedenti contribuirono a portarlo, a soli 36 anni, al centro della scena politica romana, posizione che avrebbe conservato per quasi trentanni.

                                     

2. Svolgimento di un processo a Roma

Un privato cittadino, munito della civica onorabilità, poteva presentare al presidente del tribunale quesitor formale accusa a carico di un altro cittadino. Il magistrato vagliava gli argomenti addotti dallaccusatore, provvedendo anche a far comparire laccusato per interrogarlo personalmente, procedendo con cautela nel valutare la validità dellaccusa. Liter si interrompeva nel caso in cui limputato non potesse trovarsi a Roma nel giorno fissato per il dibattito, oppure se si riscontravano impedimenti nella persona dellaccusatore, o se questi ricopriva una carica politica che avrebbe potuto influenzare il corso del processo, oppure perché avesse strette relazioni con limputato. Laccettazione dellaccusa nominis receptio costituiva latto iniziale del processo: limputato veniva iscritto nei ruoli giudiziari secondo i termini delle accuse, ma poteva richiedere al magistrato un giudizio preliminare praeiudicium sullidoneità del suo avversario ad intentargli il processo. Laccusatore non si presentava mai solo: un certo numero di collaboratori subrsciptores aderivano alla sua iniziativa sottoscrivendo laccusa. Poteva anche avvenire che più cittadini si presentassero ad accusare la medesima persona, luno indipendentemente dallaltro; così accadde proprio per il processo di Verre. In seguito a ciò aveva luogo la scelta dellaccusatore da preferire divinatio tenendo conto delle garanzie di indipendenza, di rettitudine e di capacità ; la divinatio costituisce un ulteriore momento di scontro tra Cicerone le macchinazioni di Verre. Accettata laccusa e stabilito laccusatore, il presidente del tribunale aveva la facoltà di prendere ogni provvedimento di polizia necessario ad assicurare lintervento delle due parti al processo. Intanto limputato si preparava al dibattito, procurandosi uno o più avvocati difensori, fino ad un massimo di quattro. In quanto reus factus, subiva certe limitazioni ai diritti civili: non poteva concorrere ad alcuna carica, né adempiere alle funzioni di accusatore. Inoltre secondo lusanza egli stesso e i suoi figli si mostravano in pubblico in abito dimesso vesits mutatio. Da parte sua laccusatore, quando era necessario fare indagini inquisitio lontano da Roma, otteneva fino a tre e anche quattro mesi di aggiornamento, e con laiuto di un certo numero di collaboratori eseguiva le sue ricerche sotto le protezioni della legge, che gli forniva lautorità per imporre a chiunque lesibizione di documenti interessanti, procedere a perquisizioni domiciliari, nonché laiuto per assicurarsi la comparsa dei testimoni utili ai suoi fini. Altri differimenti del processo potevano essere causati da ricorrenze di giorni festivi e pubbliche cerimonie come nel caso di questo processo che da sole sottraevano allamministrazione della giustizia circa tre mesi lanno. In giorno fissato entrambe le parti in causa comparivano davanti al magistrato per costituire lassemblea dei giudici scelti per il loro processo. Veniva presentata loro la lista dei senatori che non aveva alcun impedimento a fungere da giudice, si procedeva allestrazione a sorte di quelli che dovevano comporre lassemblea del tribunale, dando facoltà alle due parti di respingere le persone che non erano di loro gradimento; giunto il giorno del processo tutte le persone interessate erano convocate citati dal banditore ad intervenire all udienza. Se il reo dichiarava subito di riconoscere limputazione fattagli confessio cercando attenuanti alla sua colpevolezza ed implorando la pietà dei giudici, si rendeva superfluo lo svolgimento del processo. Altrimenti laccusatore apriva il dibattito actio con un discorso continuo e compiuto oratio perpetua che trattava in sintesi tutti gli argomenti fondamentali dellaccusa. A queste esposizione seguiva un corrispondente discorso di difesa, di solito affidato agli avvocati difensori. Allaccusatore era concesso di rinunciare alloratio perpetua, quando particolari circostanze lo giustificavano: dopo un breve discorso preliminare procedeva immediatamente allescussione dei testimoni. La difesa era costretta a fare altrettanto e a scendere subito in lotta con la parte avversa, e proprio questa fu la tattica di Cicerone per spiazzare Verre ed il suo difensore. Fra le parti si accendevano diverbi a causa delle domande rivolte ai testi e alle obiezioni della difesa. Quando il dibattito era finito laraldo proclamava la conclusione e i giudici si radunavano in consiglio per deliberare. La votazione avveniva pubblicamente e per lo più per iscritto. Conclusa lattività giuridica del tribunale con lemissione della sentenza, il presidente redigeva un rapporto ufficiale sullo svolgimento del processo. In particolare, la pena per il reato di concussione fu fissata dalla lex Cornelia, ma non possiamo stabilirne lentità. Fra le sanzioni della lex Serviola è menzionata la perdita della civica onorabilità infamia, ignominia che consisteva nelleliminazione dei diritti civili nellelettorato attivo e passivo e dal rango privilegiato al quale eventualmente si apparteneva. Regna pure incertezza sulla determinazione del risarcimento dei danni litis aestimatio poiché non si conoscono le disposizioni della legge di Silla. Si crede che anziché lindennizzo semplice previsto dalla lex Calpurnia, il dittatore abbia elevato al quadruplo il risarcimento; ma Cicerone non aiuta a far chiarezza, poiché prima chiede un risarcimento di cento milioni di sesterzi" secondo la legge” poi indica lammontare della somma estorta in quaranta milioni. Infine Verre sarà costretto a pagare solo tre milioni, dato che ormai era già in esilio.

                                     

3. I due protagonisti a confronto

Cicerone già a 27 anni ottenne il suo primo successo in un processo importante, difendendo un certo Roscio che, secondo lo stesso Plutarco, si era ribellato ad una macchinazione ordita da un protetto di Silla su questioni di eredità. Dopo la vittoria si trasferì prudentemente ad Atene per studiare il Greco e affinare larte oratoria. Nel 70 a.C a 36 anni laffermato avvocato rientrò nella capitale dopo la morte di Silla e ricevette da un gruppo di siciliani, che si fidano di lui dopo averlo avuto come questore anni prima a Lilibeo oggi Marsala, lincarico di accusare il senatore Gaio Verre, il quale era stato nel triennio precedente plenipotenziario di Roma in Sicilia. Cicerone non aveva mai ricoperto il ruolo dellaccusatore ma le denunce dei siciliani lo indignarono a tal punto da accettare questo compito, anche se ritenuto meno degno di quello del difensore. Inoltre aveva posto in quellanno la candidatura ad edile e non si lasciò sfuggire una simile occasione per accaparrarsi voti e simpatie tra la plebe e per inserirsi più a fondo nella vita politica mediante un grande processo; da un punto di vista professionale poi la possibilità di affrontare il maggior principe del foro dellepoca, Quinto Ortensio Ortalo; con abile manovra politica poi, accusando Verre, scagionava dalle accuse di malversazione gli equites romani della provincia, incaricati di riscuotere le imposte, e quindi si schierava dalla parte di Pompeo. Gaio Verre, nato intorno al 115 a.C. era di origine gentilizia e probabilmente etrusca, e Cicerone ne delinea un ritratto di adolescente dissoluto. Iniziò il suo cursus honorum nell84 a.C come questore del console Gn. Carbone in Gallia Cisalpina. Nonostante dedito a vizi ed incapace, Carbone fu prodigo con lui di benefici e favori, che ricambiò rubando del denaro e dandosi alla fuga. In seguito passò dalla parte di Silla sbarcato a Brindisi. Qualche tempo dopo Gn. Cornelio Dolabella, designato governatore della Cilicia, lo scelse come legatus, e in seguito lo nominò vicequestore; ma questo non bastò ad evitare che Verre lo tradisse. Nel 74 a.C lo troviamo pretore urbano, ruolo in cui continuò la sua opera di saccheggio di templi e appropriazione di beni. Lanno dopo, designato dal Senato, diventa governatore della Sicilia e quindi acquisisce potere di imperium: funzioni militari, amministrative, giurisdizionali. Il governo di una provincia aveva durata annuale, ma in particolari circostanze poteva essere esteso. Il suo successore per il 72 era Quinto Arrio, che però non poté raggiungere la Sicilia in quanto impegnato nella guerra contro Spartaco nella quale morì e quindi Verre ottenne una proroga dellincarico. Poiché inoltre a causa della guerra servile e delle insurrezioni nellItalia meridionale la situazione militare era molto pericolosa, il Senato gli prorogò lincarico anche per il 71 a.C., allo scopo di affidargli la protezione dell isola contro eventuali infiltrazioni di ribelli. Durante il suo governo si macchiò di innumerevoli ingiustizie, allo scopo di accrescere il suo potere le sue ricchezze personali.



                                     

4. Lo svolgimento del processo

Ai primi di gennaio Cicerone presenta al pretore Manio Acilio Glabrione, il quale presiede le cause per i reati di concussione, una richiesta per mettere Verre in stato di accusa su invito dei siciliani. Glabrione gli concede 110 giorni di tempo per fare linchiesta, chiuderla e arrivare al processo fissato quindi per la fine di aprile, cioè prima che Verre possa attuare i suoi giochi politici. Il suo obiettivo era infatti far ritardare il più possibile linizio del processo, in modo che subito dopo la prima parte si dovesse interrompere per le feste religiose, e con lanno nuovo cambiassero i giudici e i suoi protettori alleati quali Ortensio, i Metelli, Publio Cornelio Nasica acquisissero cariche influenti. La divinatio si svolse il 20 gennaio. Cecilio Nigro si presentò ed invocò per sé il diritto di accusare. La commissione senatoriale doveva scegliere il candidato più idoneo, divinando ossia tenendo in considerazione le argomentazioni esposte dalle due parti. In questa occasione Cicerone pronuncia il discorso che apre il corpus delle Verrine. Laccusa gli viene assegnata gli sono concessi 110 giorni per linchiesta, ma si trattava di una data non abbastanza lontana per laccusato. Il 21 gennaio lo stesso tribunale accettò una causa simile riguardante la provincia di Acaia, la quale inchieste richiedeva un tempo minore ossia 108 giorni; la priorità spettava quindi per legge al nuovo processo. Così Cicerone inizia una corsa contro il tempo, poiché la legge costringeva a concludere in ogni caso l istruttoria entro il tempo concesso, pena lannullamento del processo stesso. Svolge il proprio lavoro di inquisitore dal 21 gennaio al 20 aprile. In venti giorni circa compie alcuni atti preliminari nellurbe: si reca a casa di Verre, rientrato a Roma, raccoglie tutte le prove possibili, sigilla e requisisce i sigilli delle società appaltatrici. Alla metà di febbraio parte per la Sicilia e vi arriva nel mese intercalare, compiendo il giro dellisola in circa cinquanta giorni. Anche qui però gli agenti di Verre cercano di impedire in ogni modo il lavoro di Cicerone: il nuovo governatore, Lucio Cecilio Metello cerca di insabbiare le malefatte del predecessore, di impedire che le delegazioni dei provinciali partano per Roma, e che Siracusa si pronunci contro lex governatore. Dopo un viaggio via mare Cicerone riesce però a tornare in tempo per lapertura del processo. Prima che il dibattito potesse iniziare però si svolse il processo" acheo”, causando un ritardo di tre mesi. Intanto Verre cercò di spargere voci di corruzione sul conto di Cicerone e di comprometterne la carica di edile. A metà luglio fu formato il collegio giudicante, composto da personalità integerrime e non corruttibili; quindi laccusato cercò in ogni maniera di far slittare il dibattito al gennaio successivo, sfruttando le numerose festività. A fine luglio intanto le elezioni videro vincitore Cicerone, ma anche i membri della fazione di Verre, che quindi continuarono nelle iniziative ostruzionistiche. Finalmente il 5 agosto si aprì lactio prima in Verrem. Cicerone dimostra grande prontezza e intelligenza tattica: pur avendo a disposizione parecchi giorni per la requisitoria, sconvolge il piano della difese le consuetudini giudiziarie per evitare la lunga sospensione che il processo avrebbe subito di lì a quindici giorni, pronunciando un breve discorso di soli tre quarti dora e procedendo subito allescussione dei testi. Laccusatore riuscì ad interrogare i testimoni in soli 9 giorni, fino al 13 agosto. Le prove raccolte, unite alla partecipazione della folla e alla sua pressione pubblica, furono talmente schiaccianti che Ortensio abbandonò il dibattimento al secondo giorno e Verre al terzo. A metà agosto, il processo era praticamente concluso nonostante la comperendinatio venisse deliberata secondo quanto previsto dalla legge, e fosse stabilita una data, intorno al 20 settembre, per lactio seconda. Cicerone aveva ormai virtualmente vinto. Si cercarono delle soluzioni tra le due parti non per evitare la pena ma per attenuarla: si scelse per lesilio. Successivamente Cicerone rinunciò a declamare la seconda parte delle orazioni, che si premurò comunque di pubblicare, e Verre pagò la sua ammenda, seppur molto bassa. Anni dopo i due nemici vedranno una fine simile: Cicerone finirà nelle liste di proscrizione di Antonio come conseguenza delle 14 Filippiche che il grande oratore gli aveva scagliato contro, e la sua testa e la sua mano destra verranno esposte al senato; pochi giorni più tardi Verre pagherà la sua passione per le opere darte con la vita, per non aver consegnato ad Antonio dei vasi corinzi della sua collezione. Questo costò a Verre, che aveva già pensato di corrompere i giudici che stavano per essere messi in sostituzione di quelli vecchi, la condanna.