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ⓘ Seveso (fiume)




Seveso (fiume)
                                     

ⓘ Seveso (fiume)

Il Seveso è un fiume italiano a carattere torrentizio lungo 52 chilometri il cui corso si sviluppa interamente in Lombardia nelle province di Como, Monza e Brianza e Milano. Nasce a Cavallasca, in provincia di Como, sul Monte Sasso, in prossimità della frontiera tra lItalia e la Svizzera, a quota 490 m s.l.m, nel territorio del Parco Spina Verde di Como, tra Cavallasca e San Fermo della Battaglia. Esso contribuisce a formare il confine occidentale della Brianza.

In origine il Seveso raggiungeva il centro storico di Milano sfiorando labitato sul suo lato orientale. Lalveo naturale del Seveso transitava nei pressi delle mura medievali, da Porta Orientale medievale a Porta Romana medievale, seguendo poi il percorso del Cavo Redefossi e sfociando nel Lambro a Melegnano: il Cavo Redefossi rappresenta quindi la parte finale dellantico alveo naturale del Seveso prima della modifica del suo percorso, che fu opera degli antichi Romani.

Il Seveso scorre oggi coperto per quasi nove chilometri dal confine comunale tra Bresso e Milano alla confluenza nel Naviglio della Martesana, che pone fine al suo corso. Lattuale "foce" del Seveso nel Naviglio della Martesana è al di sotto del manto stradale di via Melchiorre Gioia a Milano, allaltezza di via Giacomo Carissimi.

                                     

1.1. Storia Lalveo originario

Il Seveso è stato il primo fiume facente parte dellidrografia di Milano a cui gli antichi Romani modificarono il percorso: il suo corso naturale originariamente lo portava, provenendo da nord est, a sfiorare Mediolanum sul suo lato orientale. Lalveo naturale del Seveso seguiva poi il percorso del moderno Cavo Redefossi, sfociando infine nel Lambro a Melegnano.

Secondo la ricostruzione fatta nel 1911 dallingegner Felice Poggi, allaltezza di Milano, il Seveso sarebbe originariamente transitato nei pressi delle future mura medievali, da Porta Orientale medievale a Porta Romana medievale, il cui luogo dove sarebbero sorte, in epoca romana, era al di fuori dal centro abitato dellantica Mediolanum.

In particolare il Seveso giungeva nel centro storico di Milano da nord est seguendo la moderna via dei Giardini per poi piegare a sud est seguendo le moderne via Monte Napoleone, piazza San Babila e piegando decisamente verso ovest corso Europa e via Larga fino allaltezza della futura Porta Romana medievale.

Da qui lantico alveo naturale del Seveso piegava verso sud est per percorrere, lungo i moderni corso di Porta Romana e corso Lodi, il suo alveo naturale lungo il moderno "canale di Porta Romana" conosciuto anche con il nome di "canale Vittadini", che è stato in seguito interrato. Questultimo intercettava poi il Cavo Redefossi allaltezza delle future mura spagnole di Milano: da questo punto in poi il Seveso percorreva il suo alveo naturale lungo il moderno Cavo Redefossi fino alla sua foce nel Lambro a Melegnano.

                                     

1.2. Storia Il Grande Sevese e il Piccolo Sevese

Dato che lantica Mediolanum era cresciuta e serviva nuova acqua per i più svariati usi per gli artigiani nonché per gli usi pubblici, domestici e difensivi gli antichi Romani deviarono parte delle acque del Seveso, che scorreva lungo il perimetro orientale dellabitato, verso il torrente Nirone, che transitava poco più a ovest.

Furono scavati due canali artificiali che avevano origine da due punti precisi dellalveo naturale del Seveso, uno allaltezza dellincrocio tra le moderne vie Borgonuovo e monte di Pietà, e laltro più a sud allaltezza della futura Porta Romana medievale: entrambi vennero scavati verso ovest per intercettare il corso del Nirone. Anche il corso del Nirone venne modificato, con lo spostamento del suo alveo ancora più a ovest grazie alla costruzione di un canale artificiale che era la naturale prosecuzione verso occidente del canale che intercettava il Nirone allaltezza delle moderne vie Borgonuovo e monte di Pietà: questo canale diventò il nuovo alveo del Nirone. Venne anche realizzato, lungo il Seveso, il porto fluviale romano di Milano, che aveva banchine larghe 2.5 metri e che era in grado di far attraccare piccole imbarcazioni.

In particolare il nuovo alveo del Nirone rettificava verso ovest loriginario corso del torrente, per poi piegare verso sud e intercettare lalveo naturale del Nirone allaltezza della moderna piazza Vetra, nei pressi della futura basilica di San Lorenzo, dove tornava a scorrere nellantico letto con il nome di canale Vetra.

Con la costruzione di questi canali, si creò un anello dacqua che circondava il centro abitato di Milano. Al tratto occidentale di questo anello dacqua ovvero il nuovo alveo artificiale del Nirone fu dato il nome di Piccolo Sevese lantico toponimo però non scomparve completamente, visto che il Piccolo Sevese è conosciuto ancora oggi anche con il nome di "Nirone", mentre alla restante parte dellanello dacqua, quella che circondava Milano a nord, a est e a sud ovvero il corso dacqua costituito dal letto naturale del Seveso e dai due canali artificiali realizzati per intercettare le acque del Nirone fu dato il nome di Grande Sevese forse perché lungo esso passava il traffico fluviale, viste le sue dimensioni maggiori.

Il nuovo alveo del Nirone fu chiamato "Piccolo Sevese" perché questo corso dacqua, sebbene avesse una portata dacqua più limitata tantè che è classificato come un "torrente", aveva il medesimo ruolo del fiume Seveso, ovvero portare acqua alla città e al suo fossato difensivo.

Il Grande Sevese e il Piccolo Sevese si allargavano costeggiando il perimetro esterno di Milano per poi convergere e sfociare entrambi nel già citato canale Vetra da cui il nome della moderna piazza, che raccoglieva le acque di scolo della città e che fungeva da scaricatore dellanello dacqua costituito dal Grande Sevese e dal Piccolo Sevese.

Lanello dacqua formato dal Grande Sevese e dal Piccolo Sevese diventò poi il fossato delle mura romane di Milano, che vennero costruite in posizione poco più interna rispetto a questo sistema idraulico circolare. In particolare il Grande Sevese costituiva il lato settentrionale, meridionale e orientale del fossato, mentre il Piccolo Sevese ne formava il suo ramo occidentale. Il Grande Sevese e il Piccolo Sevese esistono ancora e sono i canali più antichi di Milano, dato che risalgono alletà romana repubblicana.

Il Grande Sevese scorre oggi nel sottosuolo della città sotto le vie dellOrso, via Monte di Pietà, via Monte Napoleone, piazza san Babila, via Larga, via Dei Disciplini e piazza Vetra: lapporto dacqua è ora fornito da un piccolo canale sotterraneo che scorre sotto via San Marco e via Borgonuovo innestandosi nel Grande Sevese in via Montenapoleone, e che deriva le sue acque dal Naviglio della Martesana, canale artificiale che venne completato tra il 1471 e il 1496.

Il tracciato del Piccolo Sevese, come già accennato, è totalmente artificiale: è stato realizzato dagli antichi Romani deviando verso ovest il tratto cittadino del torrente Nirone, che originariamente passava nel suo alveo naturale lungo le moderne corso Garibaldi, via Broletto e via Torino per poi percorrere il futuro canale Vetra. Con la sua deviazione artificiale verso ovest, il Nirone circondava ora in modo più ampio e efficace il lato occidentale del centro abitato dellantica Mediolanum.

Il Piccolo Sevese, che è attivo ancora oggi, percorre sotto il manto stradale diverse vie del centro di Milano partendo da Foro Bonaparte angolo via Tivoli un tempo rifornito dacqua dalla "roggia civica", che proveniva da nord costeggiando il Cimitero Monumentale di Milano e che si innestava nel Piccolo Sevese nel punto in cui il Nirone fu anticamente deviato verso ovest: la roggia civica corrispondeva al primo tratto cittadino dellantico alveo naturale del Nirone, toccando via San Giovanni sul Muro, corso Magenta e via Nirone e arrivando nei pressi del Carrobbio per poi giungere in piazza Vetra.

Dalla presenza del letto artificiale del Nirone, poi diventato Piccolo Sevese, è derivato il nome di "via Nirone", strada laterale di corso Magenta situata nei pressi di questo canale artificiale. Come già accennato, altra traccia dellantica presenza di questo torrente in città è il fatto che laltro nome con cui viene comunemente chiamato il Piccolo Sevese sia ancora oggi "Nirone". Il Grande Sevese e il Piccolo Sevese si uniscono poi in piazza Vetra, nei pressi della basilica di San Lorenzo, dando origine al canale Vetra, che confluisce poi nella Vettabbia, corso dacqua ampliato dagli antichi Romani che corrisponde al tratto terminale dellalveo naturale del Nirone e che sfocia nel Cavo Redefossi a San Giuliano Milanese.

Dal Seveso fu poi realizzata una derivazione che portava acqua alle Terme Erculee, erette tra la fine del III secolo e linizio del IV dallimperatore Massimiano Erculio e andate distrutte durante le invasioni barbariche del V secolo o nel 1162, quando limperatore Federico Barbarossa fece radere al suolo Milano.

Anche lOlona fu deviato verso Milano, sempre in epoca romana, per lo stesso motivo: il fabbisogno dacqua della popolazione della città, diventata molto numerosa con il passare dei secoli. Il modesto regime idrico di Seveso e Merlata non era infatti più sufficiente a soddisfare le necessità di Milano. LOlona, che garantiva una quantità dacqua di gran lunga superiore a quella di Seveso e Merlata, venne deviato a Lucernate, frazione di Rho, verso Milano, tra la fine dellera repubblicana e i primi decenni delletà imperiale. Come destinazione finale del nuovo percorso dellOlona fu scelto il fossato delle mura romane di Milano. In particolare lOlona riversava le sue acque alla confluenza tra il Piccolo Sevese e il canale Vetra.

LOlona rimase affluente del fossato delle mura romane fino al XII secolo, quando venne deviato nel fossato difensivo delle mura medievali di Milano, più esterne di quelle romane, allaltezza della moderna piazza della Resistenza Partigiana.

                                     

1.3. Storia I secoli successivi

Quando, nel 1471 terminarono i lavori di costruzione del Naviglio della Martesana alla Cassina de Pomm, le scarse acque in eccesso del naviglio stesso si riversavano nel Seveso poco lontano, ma quando la Martesana fu portata fino a Milano 1496, i due corsi dacqua si intersecarono, perché lo sbocco del Seveso nella fossa interna era più a est di quello del nuovo canale.

Allintersezione, il Seveso venne incanalato, forse per un tratto nel suo antico alveo naturale, dando origine alla roggia Gerenzana, ma il carico idrico su Milano in caso di concomitanti piene del Seveso e del Naviglio della Martesana era diventato eccessivo e si avvertì lesigenza di creare un canale che potesse scaricarle prima che entrassero, attraverso la conca dellIncoronata, nel Naviglio di San Marco, recapitandole direttamente nella Cerchia dei Navigli più a valle.

Lo scolmatore, che riprendeva parzialmente, come già accennato, lantico alveo naturale del Seveso, fu chiamato Redefosso, probabilmente dalla contrazione di retrofossum che troviamo in documenti antichi a indicarne la posizione arretrata rispetto alle mura di Porta Nuova medievale. Con la costruzione delle mura spagnole, fu naturale che il Redefossi le contornasse dal ponte delle Gabelle poco a oriente della Porta Nuova spagnola fino a confluire nella Vettabbia a quel punto già uscita dalla Cerchia dei Navigli nei pressi di Porta Lodovica.



                                     

1.4. Storia Il Redefossi portato fino a Melegnano

La portata aggiunta alla Vettabbia non trovò infatti sufficiente sfogo nellirrigazione dei terreni circostanti le esondazioni divennero via più frequenti e colpirono sia la città, da Porta Tosa fino a Porta Lodovica, sia le campagne sottostanti con effetti catastrofici. Si instaurò allora una lunga polemica tra chi considerava come soluzione del problema un minore afflusso dacqua verso la città e chi pensava che un migliore deflusso a valle avrebbe risolto il problema.

In realtà, nel 1708 il governo aveva provveduto a una risistemazione dellalveo del cavo, tra Porta Nuova e Porta Lodovica, senza ricavarne alcun reale beneficio; dopo la metà del secolo la polemica infuriava coinvolgendo sulle opposte tesi illustri ingegneri-idraulici come Giovanni Antonio Lecchi e Dionigi Maria Ferrari, architetto camerale.

A offrire la soluzione, sarà lingegnere Pietro Parea, ingaggiato da un gruppo di "Utenti della Vettabbia", che progetterà il prolungamento del Redefossi fino quasi a Melegnano: il costo dellopera fu poi assai elevato un milione di lire milanesi, ma con molto realismo il governo austriaco rispose che la cifra fosse inferiore a quella sborsata in occasione di una delle ricorrenti esondazioni. Così, approfondite le indagini tecniche, i lavori iniziarono nel 1783 e furono terminati nel giro di tre anni. Il percorso era quello odierno fino alla Vettabbia prima della sua foce nel Lambro.

La copertura e la tombinatura del Seveso a Milano avvennero gradualmente, con lespandersi della città. Le prime datano dalla fine del XIX secolo e riguardarono il tratto dal Naviglio della Martesana a Porta Nuova, iniziando dai Bastioni spagnoli e risalendo fino a via Ponte Seveso e in un secondo tempo fino al Naviglio della Martesana, in via Melchiorre Gioia dove, allaltezza di via Giacomo Carissimi, ha la sua foce.

Sulla destra del Naviglio della Martesana fino a viale Zara piazzale Istria la copertura è stata effettuata a partire dagli anni trenta, mentre le successive, che sono una conseguenza del Piano Regolatore Generale della città del 1953, si estesero in anni più recenti verso la periferia, prima sino a Niguarda poi lungo la via Ornato, fino al confine comunale con Bresso.

                                     

2. Idrografia

Le sorgenti del Seveso, nel Parco Spina Verde di Como, sono state "monumentalizzate": attorno alla fonte principale, da cui sgorga acqua purissima, è stato eretto un piccolo bastione in ceppo, il tipico conglomerato roccioso delle valli prealpine lombarde, e la fonte è protetta da una grata.

La parte più settentrionale porzione montana del Seveso è caratterizzata da pendenze piuttosto rilevanti e da un numero elevato di piccolissimi affluenti a volte in secca. Scorre rapido tra pareti rocciose in una valle morenica scavata dal ritirarsi dei ghiacciai dopo lultima glaciazione. Questo tratto, caratterizzato da un ambiente naturale ben conservato anche per la scarsa pressione abitativa, si conclude alla confluenza del fosso Lusèrt, prima di Fino Mornasco alla frazione Andrate-Valle Mulini

Il tratto centrale del torrente porzione collinare è più serpeggiante, con pendenze meno accentuate ed è qui che riceve i suoi non numerosi affluenti: sulla sponda sinistra il rio Rossola, il rio Acquanegra e i torrenti SantAntonio, Serenza e Certesa Tarò; questultimo, il più significativo, è a sua volta lungo venti chilometri con un bacino idrografico di 62 chilometri quadrati. Sulla sponda destra riceve solo il torrente Comasinella.

Nel tratto finale il fiume scorre con pendenze quasi nulle e sempre in alveo artificiale. In questo tratto riceve il fontanile Mollia. Storicamente era in pianura che il fiume scorreva praticamente al livello del piano di campagna le sue acque, in caso di piena, avevano lopportunità di divagare nel piano circostante. A Palazzolo Milanese, la più settentrionale delle sette frazioni di Paderno Dugnano, dal Seveso esce il Canale Scolmatore di Nord Ovest, progettato nel 1954 e terminato nel 1980: con la sua portata di trenta metri cubi al secondo, doveva essere in grado di scongiurare le esondazioni del Seveso a Milano, ma si è rivelato insufficiente. Già nel 1982 se ne progettò il raddoppio della portata, ma i relativi lavori non sono andati oltre il primo lotto, ultimato nellottobre del 2004.

Geograficamente, sarebbe più corretto definire il Seveso come torrente, ma il corso dacqua ha perso da tempo il suo carattere torrentizio a causa del costante apporto di acque provenienti dal collettamento e dalla depurazione. Il più a monte tra i depuratori è quello di Fino Mornasco, che raccoglie le acque e gli scarichi di Villa Guardia e Cassina Rizzardi con oltre un centinaio di "tintostamperie" tessili: nel fiume immette acque di qualità peggiore e in quantità maggiore di quelle naturali. Altrettanto avviene a Carimate.

                                     

3. La qualità delle acque

Nonostante quanto descritto, secondo Arpa Lombardia, la qualità delle acque del Seveso è considerata "sufficiente" almeno fino al rilevamento a valle di Lentate e secondo una ricerca "privata" condotta da studenti dellIstituto Tecnico "Luigi Castiglioni" di Limbiate, nel 2009 sarebbero stati rinvenuti esemplari di pesci vivi anche notevolmente più a valle Varedo.

È sicuro però che al museo civico di Lentate esistono quattro acquari, con ambiente fluviale, in cui nuotano pesci pescati nel fiume nellambito del suo territorio e a testimonianza del fatto che i pesci ci siano, proprio a Lentate se ne è verificata una moria nel maggio 2010. Altrettanto sicuro è purtroppo che, ancora nel 2009, la qualifica attribuita dallArpa alle acque del Seveso a Bresso era "pessima" ma tendente a scadente, inadatte cioè a qualsiasi uso.

Malgrado il "contratto di fiume", sottoscritto nel 2006 e gli sforzi congiunti delle diverse amministrazioni coinvolte al Seveso resta linfelice appellativo di fiume nero anche se, nel 2010, le sue acque erano meno scure rispetto al passato e indubbiamente alcuni progressi erano, in questo campo, da registrare. Accanto al fenomeno degli scarichi abusivi, resta dominante quello delleccessivo carico antropico lungo la sua asta, e linquinamento deriva ancor più dagli usi civili che non da quelli industriali.

Uno dei progetti esposti dalla Regione Lombardia per il risanamento delle acque del Seveso è il PRRA, Piano Regionale di Risanamento delle Acque approvato con deliberazione del Consiglio regionale 15 gennaio 2002, n. 402 e pianificava gli interventi su acquedotti, fognature e depurazione, oggi sostituito dal Piano di Gestione del Bacino Idrografico. Per ultimo, la Regione Lombardia ha definito lAQST Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale, "Contratto di Fiume Seveso".

Questo documento, sottoscritto da Comuni, Province, realtà Associative e Istituzionali ha come obiettivi la riduzione dellinquinamento delle acque e del rischio idraulico; la riqualificazione dei sistemi ambientali e paesistici e dei sistemi insediativi afferenti ai corridoi fluviali; la condivisione delle informazioni e diffusione della cultura dellacqua.

Risultati notevoli verso il recupero sono stati raggiunti in questi ultimi anni, ed in significativi tratti del suo percorso si può riscontrare il ritorno della fauna, specialmente quella acquatica.



                                     

4.1. Geografia antropica I mulini

Il Catasto Teresiano censiva, nella valle del Seveso, ventitré mulini, di proprietà di nobili o di enti religiosi, ben pochi se si raffronta la situazione con quella dellOlona o del Lambro. Oltre alla funzione molitoria, azionavano soprattutto segherie. Per la ridotta portata e per la sua variabilità, il Seveso non conobbe mai il tumultuoso sviluppo preindustriale e industriale degli altri due fiumi e anche la situazione insediativa sulle sue sponde, nel tratto montano e buona parte di quello collinare, procedette lentamente, con centri urbani di piccole dimensioni e distanti luno dallaltro.

Lagricoltura era il principale mezzo di sostentamento degli abitanti: unagricoltura povera che conobbe un periodo di forte sviluppo con lintroduzione della bachicoltura e lo sviluppo delle seterie comasche. Anche il tratto da Lentate a valle la storica "Brianza Milanese", sebbene ora la maggior parte dei comuni interessati appartenga alla provincia di Monza e Brianza aveva nellagricoltura il suo punto di forza accompagnato dal tradizionale artigianato del mobile.

Nel 1861 la popolazione censita nei dieci comuni tra Lentate del Seveso e Milano era di 25.538 anime, nel 2001 era salita a 209.186. Un andamento assolutamente comparabile si registrò nei comuni contermini e praticamente per lintera Brianza: questo significò profondi cambiamenti nei modi di vita e negli insediamenti.

La valle del Seveso ebbe un forte incremento nellespansione industriale negli anni venti e trenta del secolo scorso, tanto da diventare, tra Cesano Maderno e Bresso, il maggiore polo chimico dellItalia settentrionale, ma con la chimica erano presenti la meccanica, il tessile, lindustria alimentare e quella del legno. Nel secondo dopoguerra, alla crisi del settore chimico, alcuni dei quali ebbero strascichi fino al 2010 fece riscontro lesplosione del settore del legno e del mobile che affiancò, al tradizionale artigianato, piccole, medie e anche grandi industrie mobiliere.

                                     

4.2. Geografia antropica Lurbanizzazione delle sue sponde

Per avere un esempio della conseguente trasformazione del territorio, citiamo per tutti il comune di Bovisio Masciago: nel 1786 Catasto lombardo-veneto il 91% del suo territorio era dedicato allagricoltura e solo il 5% era urbanizzato; nel 1900 i dati non si discostavano molto da questi, ma nel 2006 le percentuali erano 67.50% urbanizzato e 24.46% agricolo.

Il risultato ci dice che il Seveso, che scorreva libero nelle campagne e che ancora nel 1950 offriva acque limpide in cui ci si bagnava le lavandaie facevano il loro lavoro, oggi scorre in un ininterrotto nucleo abitato, in alvei artificiali che spesso coincidono addirittura coi muri degli edifici che lo racchiudano e che il grado di inquinamento delle sue acque appare insostenibile.

Alla fine del secolo scorso la percentuale di suolo edificato e urbanizzato era compresa tra il 22.7% di Lentate sul Seveso e l81.3% di Cusano Milanino, con una media del 44.6% e proiezioni che portano per il 2010 a un incremento della media fino al 53.6%.

Nelle condizioni descritte, la permeabilità del territorio a margine dellalveo è estremamente ridotta e questo fa sì che, in caso di pioggia, praticamente lintera quantità dacqua caduta dilavi nel Seveso, convogliata dai collettori urbani. Di per sé il bacino imbrifero del fiume è già abbastanza esteso, ma il "bacino colatore" ne supera abbondantemente i limiti perché ampliato con il collegamento, attraverso il cavo Breda, di Cinisello Balsamo le cui acque giungono a Bresso; a Varedo arrivano poi gli scarichi di Cabiate e di Meda, anchesse località non rivierasche.

                                     

4.3. Geografia antropica I parchi

Il corso del Seveso è interessato da tre parchi: il già menzionato Parco Spina Verde di Como alle sorgenti, il Parco delle Groane e il PLIS Parco naturale Bosco delle Querce Seveso, Meda, che fu costituito dopo il Disastro di Seveso dellIcmesa e di cui da più parti si chiede lestensione fino a diventare un parco regionale. Un quarto parco, il Parco della Brughiera Briantea, coinvolge solo il territorio di Lentate sul Seveso. Lultimo tratto del Seveso, prima della tombinatura sotto via Ornato a Milano, è incluso nel Parco Nord Milano, parco regionale che comprende anche il tratto del Seveso che attraversa i comuni di Cusano Milanino, Cormano e Bresso.

                                     

5.1. Le piene del Seveso Lo scolmatore di Nord Ovest

Le piene di questo piccolo corso dacqua sono repentine e rabbiose, talvolta con esiti catastrofici: in occasione di abbondanti piogge, i numerosi torrenti e rii contribuiscono ad ingrossare a dismisura la quantità dacqua trasportata da nord a sud verso la città di Milano. Ne raccontano le cronache a partire dal cinquecento ed esistono tracce archeologiche di una violentissima, del I secolo, in epoca romana, cui si attribuisce la distruzione del primo porto fluviale di Milano.

Quando, nel 1954, il comune di Milano individuò come indispensabile la costruzione di un Canale Scolmatore di Nord Ovest per proteggere Niguarda e i quartieri settentrionali, ne indicò la portata in trenta metri cubi al secondo. Si era infatti ancora agli inizi dellurbanizzazione sopra descritta: gli abitanti dei dieci comuni tra Lentate e Bresso erano allultimo censimento 1961 84.396 contro i 209.186 del 2001.

Il Seveso era ancora un torrente e la sua portata media ancora quella naturale di 1.8 metri cubi al secondo. Lopera venne completata solo nel 1980, quando a Niguarda si erano già verificati 1976-1979 ben venticinque episodi di esondazione con allagamento di aree abitate.

Gli straripamenti investono la vicina area metropolitana di Milano Paderno Dugnano e Bresso, ma soprattutto la parte nord della città, da Niguarda a piazza dei Carbonari, coinvolgendo strade di grande comunicazione come la via Comasina e viale Zara: si tratta in generale di eventi contenuti e con danni limitati salvo alla circolazione, ma frequenti 62 volte tra il 1976 e il 2000 che si sono ripetuti anche nel luglio 2014, quando larea allagata si è estesa fino alla zona di Porta Nuova, e nel novembre dello stesso anno, con danni ancora maggiori.



                                     

5.2. Le piene del Seveso Nel 2010, a Milano, bloccata la metropolitana

Il 19 settembre 2010, se ne è verificata una tra le peggiori era la terza dellanno, con una primitiva stima di 70 milioni di euro di danni, che ha causato la chiusura di 3 stazioni della linea metropolitana M3 per dieci giorni con allagamenti e detriti fino a 7-8 metri nella stazione "Sondrio", la sospensione di alcune linee di tram e relativi futuri ritardi e ingenti danni nei cantieri della nuova metropolitana M5.

In parte lallagamento della metropolitana è stato aumentato dalla rottura di una conduttura del diametro di 60 centimetri dellacquedotto di Milano in viale Zara allaltezza del civico 100, che ha per ore versato acqua nei tunnel della M5. Lammontare reale dei danni è stato comunicato in novembre: venti milioni di euro e un ritardo di due mesi per lintroduzione del primo treno in galleria per i collaudi.

Le polemiche dopo laccaduto sono state accese; al centro di esse è stato messo il mancato completamento del raddoppio della portata dello scolmatore, progettato nel 1982 e di cui è stato approntato un primo lotto nel 2003 e per il quale erano disponibili le risorse finanziarie. La città metropolitana di Milano sta eseguendo i lavori di adeguamento parziale del canale scolmatore mentre la Regione e lAgenzia Interregionale per il fiume Po autorità idraulica sul reticolo idrografico padano sta redigendo gli studi preliminari per lindividuazione di cinque aree lungo il Seveso per la laminazione controllata delle piene. Così facendo si definirebbe il cosiddetto "scenario di progetto" dellAutorità di Bacino per la messa in sicurezza dellarea milanese settentrionale.