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ⓘ Intermediario finanziario




                                     

ⓘ Intermediario finanziario

L intermediario finanziario non bancario è unimpresa che esercita, nei confronti del pubblico, lattività di concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma.

                                     

1. Tipologie di scambi nel mercato finanziario

Lintermediazione è una delle tre tipologie principali di scambio finanziario. Esse sono:

  • Scambio diretto ed assistito: gli attori della domanda e dellofferta sono controparti dirette, ma non negoziano autonomamente perché sono assistiti da un intermediario. In questo contesto, lintermediario svolge fondamentalmente un ruolo di ricerca e selezione della controparte;
  • Scambio indiretto o intermediato: gli attori della domanda e dellofferta non scambiano direttamente, ma mediante lintervento di uno o più intermediari.
  • Scambio diretto ed autonomo: i datori ed i prenditori di risorse finanziarie scambiano tra di loro, direttamente, senza fare ricorso ad alcun intermediario;

La maggior parte degli scambi sul mercato avviene proprio grazie al lavoro degli intermediari finanziari.

Nei confronti delle controparti lintermediario ricopre la duplice veste di debitore/creditore. È debitore nei confronti del datore di risorse finanziarie e creditore verso il prenditore finale di risorse.

Lintermediario quindi non assume una parte attiva nella transazione, né tantomeno propone delle sue offerte al mercato: il suo profitto è generato solamente dalle commissioni che richiede per ogni operazione portata a buon fine; le commissioni possono essere fisse un tot per operazione o a percentuale una quota del valore delloperazione. La sua attività può quindi essere considerata unintermediazione creditizia.

                                     

2. Elementi principali dellintermediazione finanziaria

Se, ipoteticamente, il mercato fosse perfettamente competitivo, se gli scambisti primari fossero razionali e disponessero tutti delle stesse informazioni assenza di asimmetria informativa, se gli scambi non fossero condizionati dallincertezza e non ci fossero costi di transazione, allora non ci sarebbero ragioni per lesistenza degli intermediari finanziari.

Generalmente, lo scambio di risorse finanziarie avviene mediante il lavoro dellintermediario finanziario, il quale, come è stato detto in precedenza, prende risorse dai soggetti" in surplus” che hanno un surplus di risorse finanziarie e dà ai soggetti" in deficit” che hanno un deficit di risorse finanziarie ne hanno bisogno per continuare la propria attività produttiva.

Gli elementi principali di questi scambi sono tempo ed incertezza.

                                     

2.1. Elementi principali dellintermediazione finanziaria Fattore tempo

Infatti, il datore di fondi effettua una prestazione immediata in cambio di una prestazione futura, differita rispetto al momento attuale, che consiste nella restituzione del capitale ricevuto e nel pagamento della remunerazione pattuita.

Una parte A soggetto in surplus si priva del capitale C al tempo t=0, per avere, ad una certa data futura t=T, il capitale maggiorato dellinteresse maturato tra t=0 e t=T. Viceversa, la parte B riceve il capitale C al tempo t=0, per restituirlo maggiorato degli interessi I.

                                     

2.2. Elementi principali dellintermediazione finanziaria Fattore incertezza

Oltre allelemento temporale, laltro parametro che caratterizza gli scambi finanziari è costituito dallincertezza. In particolare, lincertezza non è sempre" esterna” al contratto laffidabilità della controparte del contratto ma può anche essere" interna”, nel caso in cui il contratto contempla delle clausole che rendono variabile la prestazione del prenditore ad esempio, i contratti indicizzati.

Pertanto, linformazione svolge un ruolo fondamentale nella formazione delle decisioni relative agli scambi finanziari.

                                     

3. I nuovi servizi dellintermediario finanziario

Levidente basso valore aggiunto dellattività ha portato ad una competizione sullunico elemento differenziante: il prezzo delle commissioni. Per evitare una guerra commerciale che portasse ad un crollo dei profitti, gli intermediari hanno deciso di arricchire la propria offerta, in modo tale che per linvestitore non risultasse più indifferente, a parità di commissione, la scelta delloperatore a cui rivolgersi.

  • La prima differenziazione è costituita dai servizi di consulenza: lintermediario può fornire informazioni sulla situazione dei mercati, o anche dei consigli sui titoli da acquistare o vendere; solitamente il prezzo per questo servizio è basso, in quanto è propedeutico allo svolgimento di una o più operazioni su cui il broker intascherà la commissione.
  • La seconda differenziazione è rappresentata dal cosiddetto trading on line: questo servizio permette allinvestitore connesso ad una rete informatica di inviare gli ordini allintermediario. La comodità e la velocità di trasmissione rende più allettante anche per i piccoli risparmiatori linvestimento sui mercati, con un conseguente aumento delle transazioni e del relativo guadagno degli operatori.


                                     

4. La riforma del 2010

Nel nostro ordinamento, si è dato corso ad una revisione della vigilanza sul mercato del credito in modalità tali da aumentare lintensità dei controlli cfr. Lemma, 2011. Attraverso ladozione del d. lgs. 141 del 2010 si sono individuate due direttrici di sviluppo dellordinamento: da un lato, la riduzione del perimetro soggettivo di riferimento sostanzialmente delimitato ai soli soggetti che svolgono attività di finanziamento e, dallaltro, lomogeneizzazione dei presidi di vigilanza regolamentare.

Contratti con i consumatori, informazione alla clientela e soggetti autorizzati allesercizio dellattività creditizia non bancaria sono gli ambiti dellintervento recato dal citato decreto lgs. 141; intervento che non si è limitato a dar corso ad uniniziativa comunitaria di tutela dei consumatori, ma si è distinto per un portato particolarmente complesso, destinato a migliorare il funzionamento e la sicurezza del mercato del credito. È di tutta evidenza, infatti, che il decreto lgs. in parola supera lobiettivo del mero riequilibro del potere contrattuale tra intermediario e cliente originariamente previsto dallUnione europea nella citata direttiva 2008/48/CE.

Ancora una volta, il legislatore delegato sembra aver aderito al ragionamento economico che riconduce ad unità il fenomeno del credito e della moneta; da qui unimpostazione del citato d. lgs. 141 secondo cui le autorità pubbliche dovrebbero vigilare integralmente il mercato del credito nel comune riferimento al valore delleconomia reale; ciò, in vista del superiore fine di salvaguardare le politiche pubbliche.



                                     

4.1. La riforma del 2010 Determinanti economiche ed obiettivi della riforma

Nel contesto del d. lgs. 141 del 2010, trasparenza e correttezza non sono principi che esauriscono la loro validità nellambito del singolo rapporto negoziale, ma si estendono sino ad influenzare regolare il funzionamento del mercato. Tali principi, infatti, rispondono al più generale criterio della efficienza economica e, dunque, si propongono allattenzione dellinterprete come fattori propedeutici alla creazione di un buon mercato del credito. In tale prospettiva, il d. lgs. 141 sembra voler riscrivere talune regole di vigilanza anche al fine di consentire una razionale introduzione del nuovo accordo di Basilea III nel nostro ordinamento creditizio. Seguendo questa direzione, appare possibile ricondurre la riforma del Titolo V del Testo unico bancario al generale processo di revisione dellordinamento finanziario internazionale nel quale si inserisce anche ladozione di Basilea III; cfr. Lemma, 2011.

                                     

4.2. La riforma del 2010 La riforma nella prospettiva di Basilea III

Dopo il d. lgs. 141 del 2010, il nostro ordinamento sembra essere in grado di superare le discontinuità che influenzavano il previgente sistema di concessione dei finanziamenti, segnando la prevalenza dellinteresse generale alla stabilità complessiva del mercato dei capitali, rispetto al riconoscimento di ambiti operativi non regolamentati cfr. Lemma, 2011. È evidente che abbiano prevalso ragioni di efficienza allocativa, che hanno portato alladozione di un impianto disciplinare volto a distribuire in modo ottimale i mezzi finanziari. Ciò, attraverso la previsione di intermediari finanziari vigilati, in grado di soggiacere alle regole che si vanno affermando nel sistema della cooperazione giuridica internazionale Comitato di Basilea, GAFI; FSB; CEBS … e nella normativa comunitaria.

Trova, dunque, piena affermazione la logica concorrenziale sottesa agli accordi di Basilea; la valorizzazione del sistema di mercato, infatti, avviene in una logica di parità regolamentare, fondata sul criterio comune delladeguatezza patrimoniale. I nuovi intermediari, infatti, sono ricondotti al paradigma del patrimonio di vigilanza, inteso quale presidio a fronte dei rischi connessi con la loro attività e quale parametro di riferimento di ogni valutazione tecnica dellautorità di vigilanza.

Sembra possibile muovere dallipotesi che il processo di adozione delle nuove regole di adeguatezza patrimoniale - complessivamente considerato - non sia unicamente unazione anticrisi o di promozione della ripresa economica, ma che possa rappresentare un presidio volto ad evitare una futura ma non prossima espansione della finanza che possa minare la stabilità del mercato creditizio. Ciò determina che lestensione del perimetro della vigilanza possa esser considerata come una misura volta ad evitare che gli intermediari non soggetti a misure prudenziali siano un pericoloso focolaio per lincubazione di nuove crisi sistemiche.

Ne consegue un giudizio positivo in ordine alla riforma del Titolo V t.u.b, che può esser interpretata quale misura di riordino del sistema, nonché di contrasto a futuri shock finanziari. In altri termini, si rafforzano i presidi microprudenziali relativi allattività di finanziamento, in modalità tali da non escludere gli intermediari non bancari dal sistema della supervisione macroprudenziale; ciò, al fine di assicurare la stabilità del sistema nel suo complesso.

In sintesi, lintento di evitare ogni possibile sottostima dei rischi noti, pur trovando concreta attuazione nella ridefinizione del perimetro delle regole di vigilanza, non sembra aver risolto tutte le criticità che sono state riscontrate in ordine alladeguatezza della supervisione pubblica rispetto al fenomeno della globalizzazione finanziaria. Ed invero, gli ampi margini di discrezionalità che ancora residuano in capo ai legislatori nazionali ed i tempi di attuazione delle regole di Basilea III riflettono ancora il problema del rapporto tra i poteri pubblici statali le nuove forme di globalizzazione giuridica.