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ⓘ Piceni




Piceni
                                     

ⓘ Piceni

I Piceni o Picenti erano un popolo italico che dal IX al III secolo a.C. visse nel territorio compreso tra i fiumi Foglia e Aterno, delimitato ad ovest dallAppennino e a est dalle coste adriatiche. Il territorio piceno comprendeva quindi tutte le odierne Marche e la parte più settentrionale dellAbruzzo.

Secondo letnogenesi tradizionale il popolo piceno ebbe origine da una primavera sacra e dallalta Sabina si diffuse nel versante adriatico, accompagnato dal totem del picchio verde; per questo motivo, in epoca contemporanea, come stemma delle Marche fu scelto appunto il picchio verde.

La diffusione della civiltà picena segna il passaggio dallEtà del Bronzo a quella del Ferro, nonché il passaggio alla Storia, con lintroduzione della scrittura.

Le testimonianze lasciate da questa civiltà sono molto ricche e fortemente caratterizzate, specie nella scultura, anche monumentale, nellarte figurativa, che presenta una notevole fantasia nelle figure ed una tendenza allastrattismo, nelloriginalità delle forme della ceramica, nellabbondante uso dellambra, nella grande varietà di armi, nei vistosi corredi femminili. La lingua della maggior parte delle iscrizioni è italica ed è detta Sudpiceno; in quattro iscrizioni è attestata invece lenigmatica Lingua di Novilara.

Nel IV secolo a.C. i Piceni subirono linvasione dei Galli Sénoni, che occuparono la porzione settentrionale del loro territorio, che poi infatti assunse il nome di Ager Gallicus. Conservarono la loro autonomia e nel III secolo a.C. si allearono con i romani nella Battaglia del Sentino 295 a.C. Dopo tale battaglia, vinta dalla coalizione romana, si avviò un processo di romanizzazione del popolo, che entrò gradualmente nellorbita della Repubblica romana finché fu inquadrato nelle strutture politico-culturali di Roma.

                                     

1.1. Etnonimo Ipotesi principali

Il termine Piceni ci è noto dalle antiche fonti greche e da quelle latine. Dal III secolo a.C., in seguito ai primi contatti con i Romani, sia nel mondo greco che in quello latino le etnie del Piceno vengono infatti indicate con lappellativo di "Picenti" Picentes / Πίκεντες, utilizzato sia nei Fasti trionfali capitolini che da Polibio. Il significato delletnonimo è "quelli del picchio", essendo etimologicamente connesso alla parola latina picus picchio. In ambito letterario, il primo a ricordare i Picenti fu Marco Porcio Catone nelle Origines II secolo a.C.

Riferendosi al territorio occupato dai Piceni, dal I secolo a.C. il termine "Piceno" "Picenus" o "Picenum" in latino fu largamente più impiegato che "Picenti"; per esempio, nel De bello civili Giulio Cesare afferma di aver percorso "lintero territorio piceno". Luso di questo vocabolo è alla base del moderno "Piceni" ed indica secondo alcuni un maggiore interesse rispetto al territorio piceno piuttosto che nei confronti dei Piceni stessi. Oswald Szemerényi invece ipotizza un procedimento inverso, ovvero che letnonimo Picentes sia derivato dal toponimo "Picenum" attraverso una forma non attestata * Picenetes. Nella letteratura storiografica contemporanea è invalso luso di "Piceni" in luogo di "Picenti", nonostante lo stesso Giacomo Devoto riservasse il primo termine alla civiltà preindoeuropea attestata archeologicamente nel Piceno attraverso la Stele di Novilara e il secondo al popolo italico dunque indoeuropeo ricordato dalle fonti classiche.

                                     

1.2. Etnonimo Altre ipotesi

In una sua glossa, Scilace IV-V secolo a.C. chiama i Piceni Πευκετιεῖς Peyketieis, includendoli fra i parlanti lingue sannitiche e ritenendoli omologhi dei Peucezi, originari della Iapigia. Questa confusione era accentuata dalla presenza di un gruppo di origine picena in Campania dal 268 a.C., detto "picentino". I Peucezi erano un gruppo illirico stanziato nellattuale Puglia, ma entro un continuum di popoli, per lo più di ceppo sannitico, che giungeva appunto fino in Campania, nelle aree occupate dai Picentini.

Dagli autori greci del I secolo a.C. sono pervenuti ulteriori etnonimi: dalla forma Πίκεντες si è avuto Πικεντῖνοι Diodoro Siculo, mentre dalla radice picen- si sono sviluppati gli etnonimi Πικηνίς Plutarco, Πικηνίτις Appiano e Πικίαντες Stefano Bizantino. Unaltra possibile confusione dei Piceni, desumibile dalle fonti antiche, era con i Galli Senoni; tale ambiguità può essere dovuta o a delle effettive analogie culturali fra i Galli e i Piceni, o al fatto che questi ultimi, perlomeno nella zona settentrionale, avessero almeno parzialmente assimilato caratteri celtici.

Letruscologo Adriano La Regina ha ipotizzato che fra il V e il IV secolo a.C. i Piceni si riferissero a loro stessi con il termine Pupun, un vocabolo rintracciato in alcuni reperti con iscrizioni in dialetto piceno. Tuttavia, non è unanime il giudizio su questa ipotesi, poiché la forma pupun sarebbe incompatibile con la radice *piko/u da cui ha origine picus, posto in stretta relazione con letnonimo latino Picentes.

                                     

2.1. Storia Tradizione romana

In riferimento ai Piceni, letnogenesi tradizionale riferisce di una civiltà preromana stanziata nel medio Adriatico, ma allogena perché originaria dellalta Sabina; da questa zona, in seguito ad una primavera sacra, un gruppo di giovani si diresse dapprima verso la zona dellodierna città di Ascoli Piceno e si diffuse poi in tutte le Marche:

Questa tradizione, rivista ed integrata dalle notizie tratte dalle scoperte archeologiche, è ancor oggi alla base delle ipotesi moderne sulle origini del popolo piceno. La tradizione è di antica matrice romana, che pone dunque alle origini della civiltà picena un ver sacrum o "primavera sacra" compiuto dalle popolazioni sabine, ritenendo quindi la nascita dei Piceni frutto di una migrazione rituale. Si suppone che il primo a raccontare esplicitamente del ver sacrum sabino, accompagnato dal totem del picchio verde, come punto dinizio della storia picena, sia stato Verrio Flacco, il quale ha poi veduto filtrata la propria narrazione, che pur parlando del picchio era priva di riferimenti alla primavera sacra, da parte di Sesto Pompeo Festo nel suo De verborum significatu. Lopera di questultimo è alla base dell Excerpta ex libris Pompeii Festi de significatione verborum, il compendio di Festo redatto da Paolo Diacono nellVIII secolo d.C. e che costituisce la trattazione più compiuta in merito alle origini sabine dei Picenti. Un cenno a tale mito è presente anche nellopera principale dello stesso autore, l Historia Langobardorum, senza riferimento al ver sacrum ma con una narrazione alternativa del legame con il picchio:

Anche Plinio il Vecchio, che ebbe come fonti anche i testi di Verrio Flacco, riferisce sinteticamente di un ver sacrum in relazione alla storia dei Piceni.

La storia sullorigine dei Piceni narrata dal geografo greco Strabone pone maggiormente laccento sulle origini sabine e il ruolo fondamentale avuto nella migrazione da parte del picchio. Secondo Strabone, luccello sarebbe stato sacro ad Ares, dunque alcuni studiosi ritengono che la migrazione sabina abbia avuto una caratterizzazione prettamente militare.

La primavera sacra che, secondo la tradizione, diede origine al popolo piceno è alla base dellattuale stemma delle Marche. Quando infatti, tra gli anni settanta e gli anni novanta del Novecento, ogni regione italiana si trovò a decidere un simbolo per il proprio stemma, la regione Marche scelse limmagine del totem del picchio che guidò la migrazione. Con questa scelta la regione identificò le proprie radici con la cultura picena, che in effetti fu la prima espressione a caratterizzare tutto il territorio regionale, da nord a sud; rispetto alle precedenti culture diffuse nelle Marche nellEtà del Bronzo, che interessarono ampi territori italiani, quella picena ebbe infatti come fulcro lattuale territorio regionale.



                                     

2.2. Storia Ipotesi della storiografia moderna

Alla base delletnogenesi dei Piceni durante letà del ferro si riconosce il concorso di culture diverse della fine del Bronzo: quella protovillanoviana, quella appenninica fase detta Subappenninico, e quelle delle popolazioni transadriatiche. Genti osco-umbre penetrarono in Italia nella seconda metà del II millennio a.C., probabilmente intorno al XII secolo a.C. Non è noto il momento esatto in cui genti di lingua osco-umbra si stabilirono nellarea del Piceno; il gruppo che sarebbe emerso storicamente come Piceni raggiunse la regione dalla conca di Norcia, seguendo la valle del Tronto. In seguito si diffuse in tutto il Piceno, stabilendo ad Ascoli la propria capitale ed erigendo a Cupra un importante santuario.

Sulla base del nesso, stabilito già da Strabone, tra il picchio e la migrazione sabino-picena, è stato ipotizzato dalletruscologo Gianluca Tagliamonte che la zona dorigine dei migranti fosse Tiora Matiena nei cui pressi esisteva un antico oracolo dove un picchio veniva a profetare, in base a ciò che ha scritto Dionigi di Alicarnasso, secondo lo studioso non troppo distante da Amiternum. Consequenzialmente a tale ipotesi, lo stesso Tagliamonte ha proposto leventuale itinerario della migrazione, che avrebbe dovuto seguire la direttrice Montereale-Amatrice-Ascoli Piceno, unantica via di collegamento fra i territori vicini allodierna LAquila le regioni centro-adriatiche. Questa ipotesi è tuttavia incompatibile con le acquisizioni storico-archeologiche ottocentesche, le quali individuano loracolo di Tiora Matiena presso lattuale abitato di Santa Anatolia di Borgorose, in provincia di Rieti. Qui un tempo sorgeva effettivamente Tora, città degli Equi chiamata in seguito anche Tyra, Thora, Tiora, Thiora e a volte con lattributo, appunto, "Matiena" o "Matiene". Lelemento decisivo per lindividuazione di Tora in Santa Anatolia è la distanza della città antica da Reate: 300 stadi secondo Dionigi di Alicarnasso cioè gli stessi che intercorrono tra il borgo attuale e il capoluogo.

In passato, tra XIX e primi decenni del XX secolo, erano state proposte, sulla base delle conoscenze allora disponibili, varie ipotesi sulletnogenesi picena che postulavano apporti extra-italici. Per Innocenzo DallOsso le popolazioni picene erano nate a seguito di un continuo flusso dimmigrati achei, i quali si sarebbero perfettamente integrati con le popolazioni indigene. Analogamente, Friedrich von Duhn avanzò lidea che i Piceni fossero il frutto della mescolanza fra gli originari abitanti del luogo e alcune genti balcaniche. Dopo i primi scavi eseguiti in modo scientifico nei pressi di Novilara, tra il 1892 e il 1893, furono proposte possibili origini liguri. Già negli anni trenta, tuttavia, Randall Mac Iver e Vladimir Dumitrescu ricondussero le origini dei Piceni ai popoli autoctoni, anche se lo stesso Dumitrescu non escluse del tutto uneventuale influenza degli Illiri balcanici, oltre che dei Sabini italici, nella formazione etnica picena. A enfatizzare ulteriormente lapporto illirico, fino a considerarlo centrale nelletnogenesi dei Piceni, furono studiosi come Franz Messerschmidt e, più recentemente, Mate Suič, Sime Batovic e Delia Lollini.

                                     

2.3. Storia Territorio

I Piceni erano stanziati nel territorio compreso tra i fiumi Foglia e Aterno, delimitato ad ovest dallAppennino e a est dalle coste adriatiche. Non tutti gli studiosi, tuttavia, concordarono nellindividuazione del confine settentrionale del territorio dei Piceni con il Foglia; DallOsso 1915 e, più recentemente, Massimo Pallottino 1988 riconobbero come limite settentrionale il fiume Esino, ma la loro posizione è rimasta decisamente minoritaria. In realtà, lEsino divenne il confine settentrionale del territorio piceno solo dopo che il nord delle Marche venne occupato attorno al 400 a.C. dai Galli Senoni, che, stando a Tito Livio, si stanziarono nella zona della Romagna e delle Marche compresa tra i fiumi Montone ed Esino, in quello che venne denominato in età augustea ager Gallicus.

In ogni caso, la conoscenza della fascia costiera tra il Piceno storico e larea abitata allepoca dai Veneti resta ampiamente lacunosa, dal punto di vista della composizione etnica e linguistica preromana; dal punto di vista archeologico, al contrario, i ritrovamenti mostrano una unità culturale molto ben definita in tutto il territorio marchigiano ed abruzzese settentrionale. La compattezza culturale è tale da rendere possibile riconoscere un sito piceno anche allinizio di uno scavo archeologico, quando ancora sono stati rinvenuti soltanto pochi oggetti.

Gli insediamenti marittimi distavano dal mare mediamente 7–8 km, per essere protetti dalle incursioni piratesche e per tenersi lontani dalle paludi costiere. Fanno eccezione gli abitati di Ancona e Numana, posti in corrispondenza di tratti di costa alta, e Novilara, Porto SantElpidio e Cupramarittima, nelle immediate vicinanze di essa; si spiega il fatto con la possibilità di sfruttare approdi naturali e con lassenza di paludi. La necessità di proteggersi dalla malaria faceva evitare anche gli insediamenti nei fondovalle e in prossimità degli estuari dei fiumi, generalmente paludosi.

Prima della romanizzazione della regione non esisteva un centro abitato predominante tra i Piceni, che non avevano una organizzazione di tipo statale e non avevano quindi necessità di una capitale. Lequilibrio durato secoli nel territorio piceno subì drastiche modifiche in seguito alloccupazione del territorio piceno a nord dellEsino da parte dei Galli Senoni, nel IV secolo a.C. Altro evento determinante fu la battaglia del Sentino, dopo la quale iniziò la romanizzazione della regione attraverso la fondazione di colonie, cosa che portò i Piceni alla rivolta, capeggiata da Ascoli.

In età augustea, e dunque pienamente romana, la zona picena settentrionale, denominata Ager gallicus picenus, fu assegnata alla VI regio mentre il rimanente territorio costituì la V regio. In questultima regione Ascoli acquisì un ruolo centrale. Singolare quindi fu il ruolo di Ascoli nellambito della civiltà picena, in quanto allalba della sua storia la sua zona fu la prima meta della migrazione sabina, nel momento del tramonto guidò la rivolta anti-romana e, dopo la romanizzazione, ebbe il ruolo di centro principale ed era considerata capitale delle genti picene.

Dato il lungo periodo di sviluppo della civiltà picena, per ricordare i centri principali noti allarcheologia nella tabella sottostante sono stati considerati vari periodi.

In età romana emerge il centro di Ascoli, già attestato da ritrovamenti sporadici.

Soggetto ai Piceni era anche, secondo quanto attestato da Plinio il Vecchio, il territorio dei Pretuzi Ager Praetutianus, un popolo italico di modeste dimensioni che aveva come centro principale quella che poi i Romani chiameranno Interamnia Praetutiana, lodierna Teramo.

                                     

2.4. Storia Fase "Piceno I"

Il "Piceno I" interessa il IX secolo a.C.

La nascita e la diffusione della civiltà picena segnano nelle Marche il passaggio dallEtà del Bronzo a quella del Ferro. Nella prima fase, le necropoli e gli abitati piceni mostrano un passaggio graduale tra queste due età, dati gli stretti legami archeologici con le precedenti civiltà dellEtà del Bronzo diffuse nelle Marche: la cultura appenninica e quella protovillanoviana. Dal punto di vista delle usanze funebri, i Piceni si distinguono dalle civiltà precedenti per luso del rituale della sepoltura rannicchiata e su letto di ghiaia, ma tra gli elementi di continuità con le culture del Bronzo cè la permanenza, pur fortemente minoritaria, di tombe ad incinerazione.

Le testimonianze archeologiche di questa prima fase mostrano una concentrazione della popolazione nella zona costiera e in particolare nellarea del promontorio del Conero e del breve tratto di costa alta di Porto SantElpidio; nellinterno sono noti gli stanziamenti di Monte Roberto e di Moie di Pollenza. Reperto-guida è il kothon, piccolo vaso di terracotta tipicamente piceno, a forma globulare schiacciata, con bocca stretta ed una sola ansa.



                                     

2.5. Storia Fase "Piceno II"

Il "Piceno II" si inquadra cronologicamente nellVIII secolo a.C.

Le testimonianze archeologiche testimoniano una diffusione della civiltà picena verso nord, sino alla parte settentrionale delle Marche, dove è stata ritrovata la ricchissima necropoli di Novilara, sino ad oggi lunica scavata integralmente e che ha potuto godere di una pubblicazione completa dei risultati dello scavo. La fase è caratterizzata da un grande sviluppo della metallurgia, testimoniata anche da oggetti tipici piceni, come le armille a spirale in lamina e i pettorali a barca solare con protomi di anatra selvatica a prua e a poppa, ricchi di significati simbolici. In questa fase compaiono, tra laltro, i primi oggetti in ferro: spade corte e coltellacci. Nonostante ciò sono ancora prodotte ed usate spade in bronzo del tipo "ad antenne". Alcuni oggetti metallici testimoniano le relazioni con lopposta sponda adriatica; tra questi le fibule ad occhiali, accompagnate successivamente da una vasta gamma di tipologie di fibule di ogni dimensione, che appaiono come elemento caratterizzante degli ornamenti femminili piceni.

                                     

2.6. Storia Fase "Piceno III"

Il "Piceno III" è una fase culturale che interessa tutto il VII secolo a.C. e parte del VI, sino al 580 a.C.

Larea di diffusione della fase coincide con quella della fase precedente: tutte le Marche; si osserva però una concentrazione di testimonianze nella zona a ridosso dellAppennino, caratterizzate dalla cultura orientalizzante, ossia influenzata dallOriente mediterraneo: Egitto, Siria, Asia Minore. Si importano infatti nel Piceno, attraverso gli empori greci di Ankón Ancona e di Numana, oggetti provenienti da questi paesi. Inoltre sono caratteristiche di questa fase le iportazioni di oggetti etruschi realizzati con uno stile simile a quello orientale. Anche la civiltà etrusca, infatti, attraversa una fase simile, anchessa detta "orientalizzante". Sono tipiche di questa fase le tombe a tumulo le sepolture a circolo, tipologie che risentono degli usi orientali; in queste tombe gli inumati sono spesso accompagnati dal proprio carro da guerra. I centri più noti dellorientalizzante piceno sono situati nei pressi dei valichi appenninici e sono dunque legati al commercio con gli Etruschi: Fabriano, Pitino di San Severino, Taverne di Serravalle. I reperti più noti sono loinochoe realizzata utilizzando un uovo di struzzo, il coperchio con la danza intorno al totem, i carri da guerra. Nel Piceno il periodo orientalizzante inizia intorno alla metà del VII secolo.

Nonostante le influenze esterne larte locale è comunque fiorente ed è caratterizzata dalla tendenza a sintetizzare le figure umane ed animali sino a renderle quasi astratte; tipici esempi sono i dischi-corazza decorati con figure umane accostate ad animali fantastici. Inizia inoltre in questa fase la produzione di ceramiche straordinarie per varietà e fantasia formale. Anche la metallurgia produce oggetti di grande originalità, come i pettorali decorati da figure umane legate insieme da anelli o dal fatto di tenersi per mano; lesemplare più noto è quello proveniente da Numana. Le fibule sono anchesse prodotte nelle tipologie più varie, come quelle ad arco serpeggiante, a drago con antenne, a navicella; altro oggetto dellabbigliamento femminile molto tipico è il "disco-stola", realizzato con simboli solari. Alle attività agricole, commerciali si affianca quella della pesca, testimoniata dalla "tomba del pescatore" di Ancona.

A questo periodo risalgono le iscrizioni di Novilara e lassorbimento della cultura villanoviana di Fermo allinterno della cultura picena.

                                     

2.7. Storia Fase "Piceno IV"

Il "Piceno IV" interessa un periodo a cavallo tra il VI e il V secolo dal 580 al 470 a.C. La fase viene suddivisa dagli archeologi in "Piceno IV A" e "Piceno IV B", che qui si considerano insieme.

Il territorio interessato vede una rarefazione delle testimonianze a nord dellEsino e una fioritura di testimonianze nel sud delle Marche e nel nord dellAbruzzo.

Risalgono a questo periodo alcuni degli elementi più tipici e noti della civiltà picena. In particolare essi sono: le iscrizioni sudpicene, la statuaria monumentale di Numana e Capestrano, la straordinaria ricchezza e varietà e nellornamentazione femminile delle fibule, ancor più che nella fase precedente e gli enigmatici anelloni a sei nodi, assurti nei primi anni del Novecento a simbolo dellintera civiltà picena.

Come materiale tipico di questo periodo si può considerare lambra, già attestata precedentemente, ma con la quale si realizzano in questa fase gli oggetti più noti, provenienti da Belmonte Piceno. Si è identificata una via dellambra che dal Baltico giungeva sino alle coste del Piceno, dove la resina fossile era molto apprezzata, anche per le caratteristiche che la mettevano in relazione con la simbologia solare. Nel secolo scorso i Piceno sono stati chiamati, a causa dellamore per questo materiale, anche "popolo dellambra", e il loro stesso nome era stato messo in relazione con il termine latino pix, picis, ossia ambra.

Le armi sono ormai tutte di ferro, e presentano una grande varietà e un continuo aggiornamento, cosa rara in popoli italici dello stesso periodo; tra le armi di offesa del periodo si ricorda lo spadone a scimitarra tipo machaira e, tra quelle di difesa, i tipici gli elmi con rilievi a forma di corna di animale, che però convivono con altri elmi di tipo greco-corinzio. Continua la produzione di dischi-corazza, ma anchessi sono fortemente influenzati nellornamentazione dallarte greca. Linumazione è ormai completamente distesa.

                                     

2.8. Storia Fase "Piceno V"

La fase interessa la parte media e finale del V secolo, dal 470 a.C. sino allinizio del successivo IV secolo.

Dal punto di vista territoriale si nota una rivitalizzazione dei centri piceni a nord dellEsino; a sud di questo fiume tutti i centri già vitali nella fase precedente continuano le loro attività.

La caratteristica archeologica dominante di questa fase è limportazione massiccia di ceramica greca a figure rosse, che attraverso i porti di Numana e di Ancona si diffondeva poi in tutto il territorio piceno. In particolare risulta eccezionalmente ricco il complesso dei vasi provenienti da Numana, con esemplari anche monumentali e con ricche raffigurazioni mitologiche.

Tale abbondanza si spiega pensando al fatto che, dopo la battaglia navale di Alalia 540 a.C., gli Etruschi e i Cartaginesi riuscirono ad impedire ai Greci di commerciare liberamente nel Tirreno. Fiorirono così le città adriatiche di Numana, Spina ed Adria, che consentivano comunque uno sbocco commerciale alla ricca produzione vascolare greca. È interessante notare che una forma di ceramica attica veniva prodotta dai Greci appositamente per i Piceni; si tratta del "piattello ad alto piede", che alcuni archeologi pensano fosse usato per servire durante i banchetti un prodotto tipico piceno: le olive.



                                     

2.9. Storia Fase "Piceno VI"

Il "Piceno VI" è lultima fase archeologica della civiltà picena e interessa il IV e una piccola parte del III secolo a.C., sino alla Battaglia del Sentino; questo evento segna infatti convenzionalmente, secondo larcheologia, il dissolvimento della cultura picena, da quella data è assorbita gradualmente allinterno di quella romana. Naturalmente, anche dopo tale data, la storia dei Piceni continua, anche se la sua vitalità si esprime non più tanto a livello culturale e dunque archeologico, quanto nellimportante ruolo che essi ebbero durante la romanizzazione della costa adriatica. Questo spiega il fatto che, nonostante la fase Piceno VI sia lultima descritta dagli archeologi, la storia dei Piceni continui anche dopo tale fase, ed è oggetto dei paragrafi seguenti.

Evento fondamentale del periodo è larrivo dei Galli Senoni, che occuparono la parte settentrionale del territorio piceno, giungendo sino al fiume Esino, con espansioni temporanee o limitate anche più a sud. I Senoni si fusero parzialmente con i Piceni delle zone occupate, ma influenzandone profondamente la cultura. Dopo linvasione gallica, il controllo da parte dei Piceni della zona costiera adriatica è approssimativamente compreso fra il torrente Castellano, Numana e il Conero. Il territorio piceno occupato dai galli venne successivamente detto dai Romani Ager Gallicus o anche Ager gallicus picenus.

Altro evento che contribuì a modificare lequilibrio etnico del territorio piceno fu larrivo di Greci, provenienti da Siracusa, che fondarono la colonia di Ancona che assorbì il precedente villaggio piceno.

Nonostante tali fattori, la cultura picena proprio in questo periodo produsse una tipologia vascolare di grande originalità, definita dagli archeologi "ceramica alto-adriatica", caratterizzata da figure femminili viste di profilo, talmente stilizzate da ricordare alcune forme di arte moderna.

                                     

2.10. Storia III secolo a.C.

Nel 299 a.C. si verificò il primo intervento militare dei Romani nel territorio dei Piceni. I due popoli avevano stipulato unalleanza per contrastare i Galli, i quali avevano raggiunto i domini dei Romani a nord del Tevere. Oltre a contrastare le incursioni galliche, per i Piceni lalleanza con i Romani aveva la funzione di rafforzare la propria posizione diplomatico-militare rispetto a quella dei Pretuzi, alleatisi con i Sanniti. Qualche anno più tardi i Sanniti cercarono di coinvolgere i Piceni nellimminente conflitto contro Roma, la quale stava manifestando la volontà di espandersi sul versante adriatico dellItalia. Tuttavia, le popolazioni picene rimasero fedeli al trattato dalleanza stipulato con i Romani e, anzi, avvertirono i loro alleati della guerra che i Sanniti e i loro alleati erano in procinto di iniziare. Il conflitto sfociò in una serie di scontri fra i Romani le popolazioni alleate dei Sanniti, dei quali quello decisivo fu la battaglia di Sentino 295 a.C., a seguito della quale si accentuò lespansione romana verso lAdriatico; nel 290 a.C. circa, Roma espanse i propri domini fino ad assorbire il territorio dei Pretuzi, a sud del Piceno. Nello stesso periodo, si acuirono anche le tensioni fra i Romani e i Galli Senoni: questi ultimi furono sconfitti grazie anche allappoggio dei Piceni, che si schierarono contro le popolazioni celtiche e consentirono il passaggio dellesercito romano nel Piceno. A seguito della sconfitta dei Senoni, Roma acquisì anche i territori gallici, che confinavano a nord con quelli piceni

Le conquiste romane mutarono sensibilmente il contesto geopolitico nellItalia centrale: i domini di Roma si estendevano a nord, ovest e sud del Piceno, circondato dallo Stato romano. La mancanza di autonomia scaturita da ciò indusse i Piceni a rompere lalleanza con Roma e a rivoltarsi contro la dominazione romana indiretta; scoppiò così la Guerra Picentina.

I consoli Appio Claudio e Tito Sempronio Sofo furono inviati dal Senato romano presso il Piceno. Sempronio Sofo giunse attraverso la valle del Tronto, mentre Appio Claudio passò dallUmbria, sceso nella valle di Potenza attraverso le strette di Pioraco, prese la città fortificata di Camerino. Per ricongiungere gli eserciti, i consoli condussero la campagna militare invadendo per primi i territori dell Agro Palmense Fermo, così da incunearsi fra il settentrione e il meridione dei territori piceni. Sempronio Sofo condusse le proprie truppe nella valle dellAso, evitando di attaccare frontalmente la città di Ascoli Piceno, che avrebbe ritardato di molto la campagna. Dopo aver sconfitto le truppe picene a Interamnia Poletina Piceni, arrivò nellattuale Ortezzano; in seguito ad un nuovo scontro con la resistenza picena, la stessa città venne devastata. Nel frattempo, le forze dei Piceni si erano radunate a Truento, organizzando un forte esercito; così, Sempronio Sofo dovette tornare indietro, nella valle del Tronto, rallentando lavanzata. Prima che la battaglia iniziasse, un violento terremoto scosse la terra, gettando nel panico gli uomini di entrambi gli schieramenti; i primi a ridestarsi dal timore furono i Romani, poiché il console affermò che levento sismico era un presagio favorevole a Roma e che, dopo la battaglia, avrebbe eretto un tempio a Tellure. Superata la paura iniziale, anche fra le file dei Piceni tornò la calma. Lo scontro che ne seguì fu così violento che in pochi sopravvissero alla battaglia, da ambo le parti. Lesito negativo di questultima battaglia ridusse i Piceni a chiedere la pace. Per Roma, la vittoria contro i Piceni fu tanto importante che, oltre ad essere tributato ai consoli un trionfo, il Senato decise di coniare per la prima volta delle monete dargento a memoria dellevento.

In breve, la rivolta, guidata dalla città di Ascoli, non ebbe successo e venne sedata dai consoli romani Appio Claudio Russo e Publio Sempronio Sofo in due campagne distinte, nel 269 e nel 268 a.C., che vanno sotto il nome di "Guerra Picentina". Conseguentemente, una parte della popolazione picena fu deportata: gli abitanti di Ortona furono deportati presso il lago Fucino, alcune colonie di cittadini piceni vennero fondate nella Marsica, in Campania, e numerosi Fermani nei pressi di Salerno; il resto dei Piceni fu parzialmente romanizzato, poiché ottenne che le proprie città fossero considerate dapprima civitas sine suffragio 268 a.C., e poi civitas optimo iure 241 a.C. Ascoli Piceno, diversamente dalle altre città, ricevette un trattamento differente e fu considerata civitas foederata, ovvero alleata di Roma. Tuttavia, onde tenere sotto controllo Ascoli, nel 264 a.C. fu dedotta a Fermo una colonia di diritto latino. Ancona, dopo la repressione della rivolta, conservò lo statuto di civitas foederata del quale già godeva.

Durante la Seconda guerra punica, contingenti di Piceni combatterono insieme agli eserciti dei Romani. Dopo aver preso parte alla battaglia del Lago Trasimeno 217 a.C., la popolazione picena subì il saccheggio delle proprie terre ad opera dellesercito cartaginese che tentava così di suscitare la defezione degli alleati italici di Roma; tuttavia, i Piceni rimasero fedeli allalleanza con i Romani, partecipando alla battaglia di Canne.

                                     

2.11. Storia II-I secolo a.C.

In seguito alla progressiva espansione della Repubblica romana avvenuta nel II secolo a.C., la politica interna di Roma fu agitata dalla rivolta dei popoli italici, avvenuta nel 91 a.C. guerra sociale; gli Italici chiedevano che fosse loro estesa la cittadinanza romana, poiché pur avendo contribuito allespansione di Roma, continuavano a essere discriminati legislativamente rispetto ai Romani.

Il conflitto si scatenò a seguito di uninsurrezione nella città di Ascoli: dopo aver ucciso il proconsole romano Quinto Servilio e il legato Fonteio, gli ascolani massacrarono lintera popolazione romana della città. Successivamente, i Piceni e gli altri popoli italici eccetto gli Etruschi e gli Umbri si confederarono ed eressero una propria capitale, Corfinium. I Piceni furono quindi i principali ispiratori, con Peligni e Marsi, della vasta coalizione; lesercito italico, ripartito in due tronconi - uno sabellico guidato dal marso Quinto Poppedio Silone, laltro sannitico affidato a Gaio Papio Mutilo - contava contingenti di numerosi popoli; quello piceno era guidato da Gaio Vidacilio e Publio Ventidio Basso.

Le fasi iniziali del conflitto avvennero in territorio piceno, fra Ascoli Piceno e Fermo; i comandanti piceni sconfissero Gneo Pompeo Strabone vicino Falerone 90 a.C., costringendolo a battere in ritirata e a trovare rifugio nella città fermana, che fu messa sotto assedio. Mentre lassedio continuava, nellestate dello stesso anno il comandante Vidacilio accorse a sostenere in battaglia i Peligni e Ventidio Basso fu inviato in missione diplomatica presso gli Etruschi e gli Umbri, onde indurli a sostenere la causa italica; parallelamente a ciò, Pompeo Strabone ricevette il supporto di un contingente romano, inviato per rompere lassedio dei Piceni. Questi ultimi si trovarono così a doversi misurare con i Romani su due fronti: la minaccia era infatti portata tanto dagli assediati allinterno della città, che potevano compiere sortite, quanto dalle truppe appena giunte a Fermo; furono così sconfitti, subendo anche la perdita del generale rimasto a condurre lassedio, il marso Tito Lafrenio.

Con le truppe rimastegli dopo la battaglia di Fermo, Pompeo Strabone mosse verso Ascoli, cingendola dassedio. Poco dopo, il comandante Vidacilio risalì verso nord con lintento di liberare gli assediati; tuttavia, pur riuscendo a sfondare le file nemiche e a entrare in città, al suo arrivo non trovò i concittadini disposti a contrastare lassedio, come invece egli aveva richiesto; deluso e indignato da tale atteggiamento, Vidacilio si tolse la vita.

Lanno seguente, nell89 a.C., un esercito di Marsi cercò di scardinare laccerchiamento romano alla capitale dei Piceni, fallendo; la città cadde definitivamente il 17 novembre di quellanno, fu rasa al suolo e i suoi cittadini privati di ogni proprietà. La caduta di Ascoli segnò la definitiva sconfitta degli Italici nella Guerra sociale Al termine del conflitto, i Piceni furono ascritti nella tribù Fabia, ottenendo la cittadinanza romana e completando il processo di romanizzazione della popolazione picena, iniziato nel III secolo a.C. Nel 27 a.C. Augusto dedusse una colonia ad Ascoli. Il territorio abitato dai Piceni in età augustea fu ripartito tra Regio V Picenum e Regio VI Umbria et ager gallicus picenus e fu riunificato durante limpero di Diocleziano nella regione Flaminia et Picenum.

                                     

3. Società

Precedentemente allarrivo dei Galli nel territorio a nord del Piceno, la struttura sociale dei Piceni mantenne una forma molto diffusa in epoca protostorica: lorganizzazione territoriale era strutturata secondo il modello protourbano classi sociali, artigianato metallurgico e scrittura, a causa degli influssi della civiltà micenea e del sussistere di numerosi scambi commerciali con le popolazioni limitrofe. Socialmente, vi erano dei consigli aristocratici deputati allamministrazione del potere e che eleggevano il proprio capo; tuttavia, non è escluso che vi fossero, localmente, anche delle monarchie. Dumitrescu ha ipotizzato che le genti picene fossero politicamente una confederazione di tribù, ciascuna guidata da un capo; in caso di pericolo, esse avrebbero però assunto come guida un singolo capo-guerriero, secondo uno schema tipicamente indoeuropeo.

Fra i Piceni le famiglie aristocratiche, caratterizzate da attributi prettamente guerrieri, erano distinte rispetto al resto della comunità sia per il possesso di oggetti che ne delineavano lo status sociale, sia per la differente collocazione delle loro sepolture; tale fenomeno si afferma dal VII secolo a.C., quando l"orientalizzazione" culturale, verificatasi già nellVIII secolo a.C. in area etrusca, raggiunse il territorio piceno, determinando così la formazione di élite aristocratiche, le quali imitavano le usanze dei popoli orientali e controllavano le vie del commercio transappenninico.

Nel corso del VI secolo a.C., grazie ai benefici economici dovuti ai continui scambi commerciali con le popolazioni dellAdriatico e del centro Italia, la base sociale dei Piceni si allargò, includendo nuove categorie, comprendendo commercianti e artigiani. Tale fenomeno condusse, a partire dal V secolo a.C., al formarsi di una struttura socio-politica di tipo oligarchico-repubblicano. Giovanna Bergonzi ha ipotizzato che, contemporaneamente a ciò, laristocrazia picena abbia iniziato a tramandarsi il rango per ereditarietà.

Tale ipotesi trova conferma nei reperti archeologici, soprattutto "tomba dei signori”, scoperti nella Necropoli di Colle Pigna di Montedinove, esposti oggi nel Museo archeologico statale di Ascoli Piceno e Museo delle Tombe Picene di Montedinove. Nella società picena la posizione delle donne poteva essere anche di estrema importanza fino a raggiungere il ruolo di capotribù o sacerdotessa. Tale ipotesi confermano due sepolture femminili denominate" Tombe delle Amazzoni”, di Belmonte Piceno, con corredi ricchissimi comprendenti anche armi e persino carro da guerra, e "Tomba a doppia deposizione” di Necropoli di Colle Pigna di Montedinove, con un defunto senza corredo, deposto su un tavolato o carro al di sopra di una donna più giovane, con un ricco corredo e una lancia, simbolo del potere.

Con il progressivo espandersi dellinfluenza romana, i Piceni iniziarono a subire un processo di romanizzazione culturale ma, soprattutto nellentroterra montagnoso, la dipendenza economica dalla città già dipendenti da Roma accentuò linsofferenza delle classi dominanti per lesclusione dai diritti connessi alla cittadinanza romana. Il malcontento, comune agli altri popoli italici della regione, sfociò agli inizi del I secolo a.C. in conflitto aperto. Lestensione a tutti gli Italici della cittadinanza, decisa proprio in seguito alla Guerra sociale, accelerò il processo di romanizzazione del popolo, che fu rapidamente inquadrato nelle strutture politico-culturali di Roma.

                                     

4. Religione

La dimensione religiosa dei Piceni non è stata ancora completamente ricostruita a causa della mancanza di testimonianze archeologiche o scritte sufficienti; tuttavia, sulla base dei reperti sino a ora rinvenuti è stato possibile tracciare le linee fondamentali della religiosità picena, fra cui i rapporti con la cultura umbra, con i popoli dellarea danubiana e con le divinità greco-etrusche. È stato ipotizzato che fra i Piceni ci fosse una scarsa distinzione fra la dimensione religiosa e quella profana, e che solo sul finire della propria storia, forse grazie alla contaminazione con altre culture, essi abbiano iniziato a discernere i due ambiti, soprattutto in riferimento ai luoghi adibiti al culto e alle sue manifestazioni.

Fra gli oggetti dei corredi funerari con valenza religiosa, è stata riscontrata la presenza di numerosi manufatti con simboli apotropaici analoghi a quelli di altri oggetti risalenti alletà del bronzo europea; Fra i reperti piceni, si trova con particolare frequenza la raffigurazione, riscontrata in numerosi manufatti, di piccole anatre stilizzate, le quali ricordano la tradizione religiosa sia anatolica che danubiana. Il significato di tali rappresentazione allude ad una raffigurazione, mediante lanatra, dellanima del defunto.

Seppure in gran parte non siano state tuttora identificate in modo inequivocabile; uneccezione è rappresentata dalla dea Cupra, della quale sono conosciuti santuari nella zona picena e in quelle limitrofe. Le divinità dei Piceni erano direttamente collegate al mondo della pastorizia, dellallevamento e della guerra.

                                     

4.1. Religione Evoluzione del culto

Durante letà del bronzo, nel Piceno le manifestazioni devozionali si svolgevano in luoghi comunitari, spesso scelti in virtù di specifiche peculiarità naturali, nei quali i fedeli esprimevano la propria religiosità con offerte votive, dando luogo a celebrazioni che ne promuovevano ne consolidavano lidentità etnico-politica. A seguito dellavvento delle popolazioni picene, le forme del culto cambiano; dal VII alla prima metà del VI secolo a.C. si attesta laffermarsi nelle comunità picene di nuovi valori fondamentali, quali quelli della casa e della famiglia; la celebrazione non si svolge più in luoghi comuni ma in privato, nellambito domestico, dando inizio allaffermarsi del culto dei morti, in particolare dei capostipiti della famiglia. Questi vengono celebrati con statue funerarie, steli, e sono sepolti con ricchi corredi, attestando una sostanziale esaltazione del valore dei morti rispetto alla società.

Dalla fine del VI allinizio V secolo a.C., le manifestazioni religiose recuperano la pratica dei depositi votivi, i quali però presentano offerte devozionali del tutto diverse rispetto a quelle dei secoli precedenti. Le offerte in vasellame sono state sostituite quasi del tutto da quelle in metallo, specialmente in bronzo. Si tratta nella maggior parte dei casi di statuette votive o dimportazione etrusca o di fabbricazione autoctona umbro-picena, raffiguranti divinità greco-etrusche.

                                     

4.2. Religione Santuari

Nella porzione delle odierne Marche occupata dai Piceni non sono stati individuati edifici sacri, né luoghi naturali adibiti prevalentemente al culto. Uniche eccezioni sono il santuario della dea Cupra presso lodierna Cupra Marittima di fondazione picena o etrusca, e il santuario di Diomede. I depositi votivi ritrovati in area marchigiana attestano comunque che, probabilmente, i riti avvenivano prevalentemente allaperto, in luoghi ben distanti dalle zone abitate. Sono in questo senso rilevanti i ritrovamenti compiuti presso Monte Primo, Monte Valmontagnana, Isola di Fano e Castelbellino.

Nellattuale Abruzzo, invece, sono stati scoperti due luoghi naturali adibiti alle celebrazioni: il santuario del Monte Giove Cermignano-Penna SantAndrea e la Grotta del Colle Rapino. Poiché entrambi i santuari sono posizionati in luoghi sopraelevati e raggiungibili solo attraverso salite, è stato ipotizzato che il percorso per raggiungerli avesse un valore iniziatico o che la salita assumesse il ruolo dascensione mistica.

                                     

4.3. Religione Culto dei morti

Fra il IX e il VII secolo a.C. è accertato che i Piceni seppellissero i propri morti in posizione rannicchiata, adagiandoli sul fianco destro. Nelle tombe risalenti al VI secolo a.C. venne mantenuta la posizione sul fianco destro, ma non è raro ritrovare degli inumati con le gambe più o meno flesse. Dal V secolo a.C. i defunti vengono sepolti, nella maggior parte dei casi, in posizione supina.

La struttura delle tombe era costituita generalmente da semplici fosse, generalmente di forma rettangolare od ovale, di due metri per uno e profonde anche più di un metro. Non era raro che sul piano di deposizione vi fossero da una a quattro riseghe. Per evitare che linumato fosse a diretto contatto con il terreno, è attestato luso di rivestimenti sia lignei che in pietra arenaria. La breccia marina era utilizzata non solo sul piano di deposizione, ma come vero e proprio materiale di riempimento delle fosse funerarie.

Nelle tombe del VI secolo a.C. e in quelle più recenti le fosse sepolcrali presentano degli spazi ulteriori al di sotto dei piedi dellinumato, oppure accanto alla sua testa; tali spazi avevano la funzione dospitare il corredo funebre, in special modo gli oggetti utilizzati durante i banchetti o loggettistica domestica. Talvolta gli spazi che venivano ricavati sotto i piedi del defunto erano piuttosto ampi e si sviluppavano al di sotto del piano di deposizione dellinumato. In queste cavità, a base generalmente trapezoidale, sono stati rinvenute pile di vasellame disposto a seconda della propria funzione.

                                     

5.1. Economia Agricoltura

La posizione degli insediamenti piceni in valli fertili, il rinvenimento di ossa di bovini e di piccole vanghe realizzate in corno di cervo lasciano intuire che fra i Piceni lagricoltura fosse decisamente sviluppata.

La viticoltura nel Piceno era ampiamente praticata, essendo in uso fin dalletà repubblicana, come attestano Polibio e Catone; luva picena era infatti particolarmente gradita in Gallia ne erano coltivate due qualità Palmensis e irziola. Oltre alluva, anche la produzione frutticola in generale era celebre, sia per la produzione di mele, che di pere.

Fra le coltivazioni tradizionali Plinio menziona anche le olive picene, considerate fra le più ricercate dItalia. Verosimilmente, esse erano prodotte nei dintorni di Ascoli, come suggerito dalla conformazione del territorio e dalle tradizioni locali Oltre agli usi tradizionali, secondo Marziale le olive picene venivano utilizzate anche per alimentare i tordi.

La coltivazione del grano era anchessa fiorente, tanto che Varrone riferisce di una particolare tecnica di mietitura che era praticata nel Piceno. La farina picena era poi utilizzata anche per la produzione di un pane dolce, il pane picentino.

Oltre a tali attività, i Piceni praticavano anche la caccia e la pesca.

                                     

5.2. Economia Artigianato e metallurgia

Le principali produzioni artigianali dei Piceni si concentravano nella lavorazione dei metalli. Fra lVIII e la metà del VII secolo a.C. loggettistica realizzata consisteva soprattutto in ornamenti e ricchi manufatti, tutti in bronzo; solo nel corso del VII secolo a.C. allesclusiva produzione bronzea si aggiunse quella in ferro.

Oltre alla lavorazione dei metalli, lartigianato piceno realizzava notevoli ceramiche e prodotti tessili, come è attestato dal rinvenimento di fusarole e rocchetti.

Ulteriori centri artigianali si svilupparono fra VII e VI secolo a.C., influenzati dalle maestranze etrusche od orientali; in queste officine si intagliavano lambra, lavorio, la pietra.

                                     

5.3. Economia Commercio

Un ruolo dominante nelleconomia dei Piceni era rivestito dal commercio, tanto che attorno alla metà del VI secolo a.C. il loro territorio divenne il punto di connessione fra i mercati delle aree alpina, danubiana e tirrenica. Gli scambi principali avvenivano sia con le popolazioni abitanti il versante tirrenico che con i popoli orientali del Mar Mediterraneo e quelli abitanti sulla sponda opposta dellAdriatico. Con questi ultimi è attestato un flusso commerciale importante e consolidato, in particolare con gli Illiri, i quali erano il bacino di riferimento delle produzioni picene dirette verso i Balcani, smistate poi fino in Frigia.

Fin dal IX secolo a.C. i Piceni svilupparono itinerari commerciali con gli Umbri e gli Etruschi attraverso i valichi appenninici, intensificando attorno al VII secolo a.C. gli scambi con questi ultimi.

La testimonianza più importante relativa alla commercio marittimo piceno è la stele figurata di Novilara in cui è incisa unimbarcazione che trasporta merci, scortata da navi militari, mentre viene attaccata. In base a questa testimonianza è stato possibile, nel 2001, realizzare una copia della nave raffigurata realmente capace di navigare; sulla vela è stato riprodotto una delle immagini più note della cultura picena di Novilara: la ruota a raggi, che simboleggia il sole.

Oltre ad importare manufatti etruschi e a esportarne di propri in Etruria, dal V-IV secolo a.C. i Piceni commerciarono anche con i Greci, i quali seguivano delle rotte commerciali che risalivano verso nord la costa adriatica occidentale, per poi proseguire sul versante opposto in direzione sud-est, oppure attraversavano il medio-Adriatico nel punto di strozzatura fra il Monte Conero e Iader, punto di scalo certo era Numana, situata sulla costa, presso cui giungevano le merci dirette ad Ancona. In particolare, era apprezzata dai Piceni la ceramica di lavorazione attica, oltre che la produzione manifatturiera egineta e ionica, le quali furono affiancate dal VII al IV secolo a.C. dallimportazione di vasi bronzei dal Peloponneso.

Altre direttrici commerciali attestate sono quelle sviluppatesi a sud con i Dauni e i Lucani, a nord quelle con i Veneti. Con questi ultimi, i Piceni non commerciarono esclusivamente vasellame pregiato, ma anche armi e ornamenti femminili. Di non poco rilievo era inoltre il commercio dellambra, che coinvolgeva direttamente il popolo dei Piceni. È stato accertato che dallVIII secolo a.C. in poi vi erano consistenti produzioni di ornamenti con inserti dambra, i quali testimoniano notevoli importazioni della stessa dallarea danubiana; questa, dopo essere stata lavorata, presumibilmente presso le botteghe picene, veniva commercializzata e distribuita attraverso i principali canali di scambio.

                                     

6. Lingua

I Piceni parlavano una lingua italica appartenente al gruppo dei dialetti sabellici e dunque strettamente collegata alla lingua umbra; tale idioma è attestato da ventitré iscrizioni, la cui datazione ne ha individuato la diffusione in un periodo compreso fra il VI secolo a.C. e linizio del III secolo a.C. Convenzionalmente tale lingua è denominata "Sud-piceno", dato che tutte le iscrizioni sono state trovate nella parte meridionale del territorio piceno, e precisamente tutte a sud del fiume Chienti.

Lalfabeto sud-piceno è stato decifrato integralmente solo negli ultimi decenni; le ultime deduzioni, che hanno portato ad una lettura completa delle epigrafi, sono state le seguenti:

  • il segno del "punto al centro" rappresenta il suono "O";
  • il segno precedentemente interpretato come grafia alternativa di "S" era usato in realtà per il suono "V".
  • il segno dei "due punti" rappresenta il suono "F"

Si registra in questo alfabeto una tendenza alluso di punti, come rivelano i segni "O" e ed "F" risultanti dalla contrazioni di cerchi, il segno "T" le grafie alternative di "A" e "Q" in cui il punto deriva dalla contrazione di segmenti. Particolarità rilevante è luso di sette vocali a, e, í, i, o, ú, u, cosa che rivela una accuratezza alla trascrizione del sistema vocalico maggiore di quella delle altre lingue italiche.

Di seguito si riporta lalfabeto sud-piceno e il suono dellalfabeto fonetico internazionale corrispondente ad ogni lettera.

Due grafemi leggermente differenti corrispondevano entrambi alla "A" e similmente avveniva per la "T" e per la "Q"; nellelenco sottostante sono riportate le grafie alternative. Viene indicato anche il segno caratteristico usato per separare le parole tra loro, rappresentato da tre punti allineati verticalmente.

Alfabeto sud-piceno
                                     

6.1. Lingua Le iscrizioni di Novilara

Cosa assai singolare è il fatto che, nonostante non esista alcuna differenza in campo archeologico tra i piceni della zona di Novilara e quelli del rimanente territorio, le quattro iscrizioni ritrovate in quella zona testimoniano un alfabeto e una lingua diversa da quella usata dagli altri piceni. Alcuni interpretano tale situazione enigmatica considerando che la differente lingua non ha evidentemente impedito il formarsi di una cultura ed una civiltà unitarie. Cè anche chi fa altre considerazioni, affermando che non è certo data la scarsità di testimonianze che la lingua di Novilara sia stata usata dalle popolazioni della zona, ma che forse essa testimonia la presenza di viaggiatori; in questo caso liscrizione più lunga potrebbe essere una stele funeraria realizzata da un gruppo di persone provenienti da altre terre, in onore di un compagno che trovò la morte durante il viaggio.

Tale lingua, non ancora decifrata con certezza, è stata denominata convenzionalmente lingua picena settentrionale o "della stele di Novilara" o "nord-piceno". Liscrizione più studiata di questo gruppo è infatti la Stele iscritta di Novilara. La natura del nord-piceno ha fatto molto discutere gli studiosi e probabilmente esso è una lingua isolata non indoeuropea. Ciò che sembra certo è che il nord-piceno non è una lingua italica. Si deve comunque considerare che le iscrizioni nord-picene non solo si distinguono dalle sud-picene per localizzazione geografica, ma anche per datazione: sino allinizio del VI secolo si sono ritrovate solo iscrizioni nord-picene, dal VI secolo in poi solo sud-picene. Lalfabeto usato nelle iscrizioni di Novilara è riportato alla pagina della Lingua di Novilara.

                                     

7.1. Arte Architettura

Nellambito delle sepolture monumentali picene sono attestate quattro principali tipologie funerarie:

Tombe a circolo con fossato e tumulo

Le più antiche risalgono allVIII secolo a.C. e sono costituite da gruppi o da sepolture singole organizzate allinterno di unarea circoscritta da un fossato anulare e ricoperte da tumulo. Le più antiche sono state rinvenute nella zona di Matelica. Dal VII secolo a.C. luso di tombe a circolo con fossato e tumolo è particolarmente concentrato nellarea fra Numana e Sirolo; in questa zona i defunti venivano seppelliti in gruppi familiari di almeno tre o quattro generazioni. Il diametro varia dai dieci ai venti metri, la larghezza dei fossati è di un metro e la profondità di due. Le sepolture rinvenute nella zona di Numana hanno la particolarità di essere disposte in un ordine preciso secondo cui al centro veniva sepolto il capofamiglia ed ai lati erano disposte una o due tombe di donna con dei corredi funerari piuttosto ricchi.

Tombe con tumulo di pietre

Datate nella prima metà del VII secolo a.C., sono attestate presso il sepolcreto di Fabriano. Fra le sepolture più importanti di questo sito è ricordata la tomba di un capo probabilmente morto lontano dalla propria famiglia, in quanto il corredo - comprensivo di un carro - non è accompagnato dalla salma del defunto, che è assente cenotafio.

Tombe a circolo di pietre

Risalenti tutte fra il VII secolo a.C. e il VI secolo a.C., tali sepolture sono state rinvenute nei pressi dei fiumi Chienti e Potenza. Sono agglomerati di massimo due o tre sepolture delimitate da un circolo di pietre poste di taglio, il cui diametro si attesta fra i cinque e i nove metri; si tratta di sepolture tipiche dellItalia centrale appenninica la cui forma era in origine simile alle recinzioni dei pastori dellEtà del bronzo. Talvolta presentano dei tumuli.

Tombe a gradoni

Risalenti al V secolo a.C., presentano una pseudocamera sepolcrale funeraria a cielo aperto, priva di un corridoio dingresso e con delle riseghe multiple su tre lati. Sul fondo della camera sono presenti due fosse: una per gli oggetti di maggior valore del corredo, laltra per linumazione del defunto assieme a pochi oggetti duso personale.

                                     

7.2. Arte Scultura

È di produzione picena una fra le maggiori opere darte prodotte dai popoli italici, il Guerriero di Capestrano conservato presso il Museo archeologico nazionale dAbruzzo a Chieti; si tratta di una statua monumentale, di dimensioni superiori al vero, che rappresenta un condottiero piceno stante, con il capo coperto da un elmo ornato di un ampio disco alla base. Tale opera presenta notevole affinità con numerosi reperti di statuaria rinvenuti in territorio tedesco. Oltre al Guerriero di Capestrano, al Guerriero di Numana e a diverse steli incise, tuttavia, non si sono ritrovate molte altre produzioni artistiche monumentali picene.

Gli scambi intercorsi fra i Dauni le genti picene stanziatesi in Abruzzo influenzarono la statuaria picena, soprattutto in età arcaica. Ciò è testimoniato per esempio dallanalogia fra alcuni dei tratti distintivi del Guerriero di Capestrano e dei reperti dauni rinvenuti presso la piana di Siponto. Tra il VII e il VI secolo a.C. gli scambi intercorsi fra Piceni ed Etruschi manifestano un influsso culturale che si riverbera nella produzione artistica picena attraverso il fenomeno dellorientalizzazione; alcuni esemplari della statuaria picena presentano numerosi tratti in analogia con quelli delle produzioni fittili e scultoree etrusche, mentre nelle decorazioni dei dischi-corazza è spesso possibile rintracciare figure spiccatamente orientalizzanti, come ad esempio animali quadrupedi passanti.

Testimonianze rilevanti dellattitudine artistica picena sono costituite dalla gran quantità di reperti fittili pervenuti, decorati con motivi scarni quali solcature e cordoni, e dalle figurine plastiche antropomorfe e animali stilizzate, datate attorno al VI secolo a.C. Nondimeno considerevole è la produzione bronzea: il metallo veniva lavorato in lamine sottili, per poi essere utilizzato nella realizzazioni di ciste o dischi; oppure, il bronzo veniva utilizzato per dare forma a statuette votive.

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