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ⓘ Illuminismo




Illuminismo
                                     

ⓘ Illuminismo

L illuminismo fu un movimento politico, sociale, culturale e filosofico sviluppatosi intorno al XVIII secolo in Europa. Nacque in Inghilterra ma ebbe il suo massimo sviluppo in Francia, poi in tutta Europa e raggiunse anche lAmerica.

Il termine "illuminismo" è passato a significare genericamente qualunque forma di pensiero che voglia "illuminare" la mente degli uomini, ottenebrata dallignoranza e dalla superstizione, servendosi della critica, della ragione e dellapporto della scienza.

                                     

1.1. Descrizione L âge des lumières

L"età dei lumi": con questa espressione, che mette in evidenza loriginalità e la caratteristica di rottura consapevole nei confronti del passato, si indica la diffusione in Europa del nuovo movimento di pensiero degli illuministi francesi, che affondava le sue radici nella cultura inglese. Voltaire, Montesquieu, Fontenelle riconoscevano infatti di essersi ispirati a quella filosofia inglese fondata sulla ragione empirica e sulla conoscenza scientifica, elementi essenziali del pensiero di Locke e di Newton e David Hume che risalivano a loro volta a quello di Francis Bacon.

Se lilluminismo assunse prevalentemente unimpronta francese questo si deve alle particolari condizioni storiche della Francia del XVIII secolo. Lo sviluppo della borghesia durante il regno di Luigi XIV è assicurato dallassolutismo monarchico ed è fondato sulla distinzione tra luomo privato e quello pubblico. Il suddito potrà fare i suoi affari ed esprimere una certa libertà di pensiero ma questa non dovrà mai entrare in conflitto con lautorità del sovrano.

Alla borghesia evoluta, alla fronda nobiliare e al movimento ugonotto, che continuano nascostamente ad esercitare la loro critica, si aggiungono i nuovi finanzieri, creditori dello stato ma privi di potere politico che esprimono il loro dissenso nelle società segrete come quella della Massoneria. Quanto più repressa sarà la loro contestazione politica tanto più diverrà appariscente evidenziando così lilluminismo francese che, rispetto a quello inglese, meno condizionato dal potere politico, diverrà il rappresentante dellilluminismo in generale.

                                     

1.2. Descrizione I salotti letterari

Una particolare funzione sociale e politica venne svolta nel "Siècle des Lumières" dai salotti letterari: una tradizione culturale già presente in Francia dai tempi di Luigi XIV, quando ci si riuniva a intervalli regolari presso una signora di mondo nei bureaux desprit.

Gli incontri erano ora organizzati da altolocati membri dellalta borghesia o dellaristocrazia riformista francese che erano soliti invitare in casa loro intellettuali più o meno noti per conversare e dibattere temi dattualità o argomenti particolarmente graditi allanfitrione come accadeva nel salotto di Madame Geoffrin, che invitava celebrità letterarie e filosofiche come Diderot, Marivaux, Grimm, Helvétius o nel salotto del barone d’Holbach, le premier maître dhôtel de la philosophie, primo direttore dellalbergo della filosofia nella cui casa si riunivano Diderot, d’Alembert, Helvétius, Marmontel, Raynal, Grimm, labate Galiani e altri filosofi. In genere nei salotti si leggevano opere giudicate politicamente eretiche dallassolutismo monarchico o si discuteva di cosa stesse accadendo fuori del mondo salottiero.

In questo ambiente culturale svolgono un ruolo preminente le donne, le salonnièries salottiere alle quali il nuovo ideale egualitario illuminista offriva lopportunità di collaborare, mostrando le proprie doti intellettuali, ad un progetto radicalmente riformista non più riservato a una cultura soltanto maschile.

                                     

1.3. Descrizione Il compito pedagogico dellintellettuale

Compito degli intellettuali illuministi, che si autodefiniscono philosophes, deve quindi essere il coraggioso uso della ragione:

Questa la responsabilità dellintellettuale di fronte alla società in cui vive: un compito pedagogico di liberazione dalla metafisica, dalloscurantismo religioso, dalla tirannia della monarchia assoluta. Questo programma educativo secondo Jean-Jacques Rousseau significherà riportare luomo al suo iniziale stato di natura trasformandone la spontanea bontà della condizione naturale in una conquista consapevole e definitiva della sua razionalità. Poiché

                                     

1.4. Descrizione Diffusione

LIlluminismo fu anche un movimento profondamente cosmopolita: pensatori di nazionalità diverse si sentirono accomunati da una profonda unità dintenti, mantenendo stretti contatti epistolari fra loro. Furono illuministi Pietro Verri, Cesare Beccaria e Mario Pagano in Italia, Wolff, Lessing, Kant in Germania, Benjamin Franklin e Thomas Jefferson nelle colonie americane, Montesquieu nei Paesi Bassi, Voltaire e Rousseau in Francia.

Durante la prima metà del XVIII secolo, molti tra i principali esponenti dellIlluminismo furono perseguitati per i loro scritti o furono messi a tacere dalla censura governativa e dagli attacchi della Chiesa, ma negli ultimi decenni del secolo il movimento si affermò in Europa ed ispirò la rivoluzione americana e successivamente quella francese.

Il successo delle nuove idee, sorretto dalla pubblicazione di riviste e libri fra cui Lettere Persiane e Dei delitti e delle pene e da nuovi esperimenti scientifici come quelli di Franklin e Newton inaugurò una moda diffusa persino tra i nobili e il clero. Alcuni sovrani europei adottarono le idee e il linguaggio dellIlluminismo. Gli illuministi, sostenitori del concetto di filosofo-re che illumina il popolo dallalto, guardarono con favore alla politica dei cosiddetti despoti illuminati, come Federico II di Prussia, Caterina II di Russia e Maria Teresa dAustria.

La Rivoluzione francese, specie nel periodo compreso tra il 1792 e il 1794, espressione dellala più rivoluzionaria dellIlluminismo, che è stato definito come "radicale" pose fine alla diffusione pacifica, ma talvolta anche solo elitaria, dellIlluminismo e, per i suoi episodi più sanguinosi, viene citata come motivo per esprimere una valutazione negativa sullIlluminismo.



                                     

2.1. Aspetti chiave La critica della ragione

In senso più ampio si parla di "illuminismo" riferendolo anche al mondo greco antico nellambito, ad esempio, del pensiero dei sofisti autori di una critica corrosiva alle presunte leggi di origine divina e allantropomorfismo religioso. Ugualmente illuministi ante litteram possono essere annoverati Democrito e gli atomisti, gli scettici e gli stoici e soprattutto Epicuro che vuole liberare luomo dalla paura, indotta dalla religione, degli dei e della morte.

Erede della ragione, intesa nel senso di Locke, lilluminismo vuole adattare alla filosofia il metodo della fisica newtoniana affidando alla ragione la determinazione tanto delle proprie possibilità che dei propri limiti, indipendentemente da ogni verità che si presenti come rivelata o innata.

La fede nella ragione, coniugandosi con il modello sperimentale della scienza newtoniana, sembrava rendere possibile la scoperta non solo delle leggi del mondo naturale, ma anche di quelle dello sviluppo sociale. Si pensò allora che, usando correttamente la ragione, sarebbe stato possibile un progresso indefinito della conoscenza, della tecnica e della morale: convinzione questa che verrà successivamente ripresa e rafforzata dalle dottrine positiviste.

Fin dagli inizi gli illuministi presuppongono che la gran parte degli uomini, pur essendo stati creati liberi dalla Natura naturaliter maiorennes si accontentino molto volentieri di rimanere "minorenni" per tutta la vita. Questa condizione è dovuta o a comoda pigrizia o a viltà, al non avere cioè il coraggio di cercare la verità. In ogni caso il risultato di questa non-scelta è la facilità per i più scaltri e per i detentori del potere di erigersi a guide di costoro: "Se io ho un libro che pensa per me, se ho un direttore spirituale che pensa per me.io non ho più bisogno di darmi pensiero di me. Non ho bisogno di pensare, purché possa solo pagare.".

Gli interessati tutori imprigionano dunque i vili e i pigri in una "carrozzina da bambini" paventando loro i rischi che si corrono a voler camminare da soli. Non simpara a camminare senza cadere, ma questo li terrorizza, per cui rimarranno infanti per tutta la loro vita.

Lilluminista dovrà tutelare luomo ammaestrandolo a diventare "maggiorenne" usando la propria ragione per liberarsi dalla credenza irriflessa nelle verità già date, siano esse quelle innate nel campo conoscitivo, siano quelle rivelate dalla religione.

La ragione rifiuterà tutto quello che non deriva da essa con il principale compito di stabilire i propri limiti: una ragione dunque programmaticamente finita e orgogliosa di essere tale poiché, in quellambito limitato, che è quello dellesperienza, essa potrà conoscere la verità sino in fondo.

Questo avverrà applicando la critica della ragione, attraverso cioè lanalisi, la discussione, il dibattito nei confronti di quellesperienza che non è soltanto il complesso dei fatti fisici ma anche di quelli storici e sociali:

                                     

2.2. Aspetti chiave La ragione illuminista

La definizione illuministica della ragione è ormai lontana da quella classica prevalentemente contemplativa. Ora è concepita come funzionale e operativa: la sua validità cioè è dimostrata dai risultati pratici che essa consegue: la razionalità è valida se è in grado di spiegare e ordinare i fatti in base a leggi di ordine razionale. Ragione, natura, spontaneità coincidono nella visione illuministica nella convinzione che la natura stessa abbia dotato ogni uomo della istintiva capacità di comprendere che lo rende uguale a tutti gli altri a condizione che esso sia liberato dalla corruzione della superstizione e dellignoranza. Luomo, liberato dalle incrostazioni del potere, userà correttamente e spontaneamente, come secondo gli illuministi dimostrerebbe il comportamento naturale del cosiddetto "buon selvaggio" la sua ragione per procedere alla costruzione di uno Stato in cui le leggi, non più tiranniche, si fondino sul rispetto dei diritti naturali.



                                     

2.3. Aspetti chiave Il mito del "buon selvaggio"

Quello del "buon selvaggio" fu un mito basato sulla convinzione che luomo in origine fosse un "animale" buono e pacifico, solo successivamente corrotto dalla società e dal progresso. Nella cultura del Primitivismo del XVIII secolo, il "buon selvaggio" era considerato più lodevole, più autenticamente nobile dei prodotti delleducazione civilizzata.

Nonostante lespressione "buon selvaggio" fosse già comparsa nel 1672 in La conquista di Granada di John Dryden 1672, la rappresentazione idealizzata di un "gentiluomo della natura" fu ripresa dal Sentimentalismo del secolo successivo.

Il concetto di "buon selvaggio" incarna la convinzione che senza i freni della civilizzazione gli uomini siano essenzialmente buoni, le sue fondamenta giacciono nella dottrina della bontà degli esseri umani, espressa nel primo decennio del Settecento da Anthony Shaftesbury, che incitava un aspirante autore ".a cercare quella semplicità dei modi, e quel comportamento innocente, che era spesso noto ai meri selvaggi; prima che essi fossero corrotti dai nostri commerci."

Il mito del buon selvaggio fu alimentato dallazione missionaria dei Gesuiti, iniziata fin dal XVII secolo nelle loro reducciones del sud America, soprattutto nel Paraguay, consistente nella realizzazione di centri reducciones de indios per levangelizzazione delle popolazioni indigene allo scopo di creare una società con i benefici le caratteristiche della cosiddetta società cristiana europea, però priva dei vizi e degli aspetti negativi. Gli indios apparivano specialmente adatti per questo progetto data la loro natura essenzialmente recettiva delleducazione dei Gesuiti. Ma ciò che faceva pensare che essi incarnassero la primitiva bontà delluomo non civilizzato erano le loro naturali inclinazioni artistiche soprattutto per la musica.

Nellilluminismo fu poi soprattutto Rousseau a propagandare la tesi del buon selvaggio, asserendo nel suo Contratto sociale che "luomo è nato libero e tuttavia ovunque è in catene". Voltaire gli rispose polemicamente con vena ironica che "a leggere il vostro libro vien voglia di camminare a quattro zampe, ma avendone sfortunatamente persa labitudine da più di sessantanni mi è impossibile riprenderla ora".

                                     

2.4. Aspetti chiave La conoscenza

La conoscenza fondata sulle potenzialità interiori della stessa ragione si svolge nel campo del finito e del limitato secondo linsegnamento di Locke. Occorrerà fornire quindi la ragione di un metodo oggettivo rappresentato dallanalisi matematica che faccia affidamento più allaritmetica che alla geometria poiché questultima, come si è visto in Cartesio, può portare a elaborazioni metafisiche sganciate da ogni esperienza.

Laritmetica invece, è uno strumento di ricerca che deve necessariamente riferirsi allesperienza fonte di ogni contenuto concreto. La stessa aritmetica permette di trovare tra i fatti analizzati dei principi invariabili e una legge:

Il discorso iniziato da Galilei e concluso da Newton arriva dunque a compimento con lilluminismo che estende il metodo analitico dai fatti fisici a quelli sociali, etici e psichici, in breve, a tutta la realtà umana:

Lilluminista si dichiara nemico del sistema, inteso come la pretesa di definire una volta per tutte la realtà, partendo da principi fissi e determinati, comera in Cartesio, ma adopera lo spirito sistematico iniziando dai fatti: un atteggiamento sistematico inteso come una ricerca razionale per la conoscenza dei fatti dopo averli analizzati rifiutando ogni impostazione aprioristica e arrivando alla definizione di leggi generali solo dopo laccurato esame dei fatti stessi.

Il mondo è una macchina che ha un ordinamento di leggi al suo interno che esclude qualsiasi teoria finalistica:

Il rifiuto di ogni metafisica e la visione naturalistica della realtà non comporta per gli illuministi una concezione materialista, che anzi in genere essi rifiutano: "Voltaire non si sente lanimo di decidersi né per il materialismo né per lo spiritualismo. Egli ripete spesso:

Il materialismo infatti, secondo gli illuministi, non è altro che un falso travestimento della vecchia metafisica che vuole offrire la facile spiegazione onnicomprensiva e totale delluniverso. Se essi sostengono talora il materialismo lo fanno per ragioni politiche e morali come polemica ed estrema protesta contro le imposizioni politiche e religiose del loro tempo. Solamente il DHolbach sostiene in maniera convinta e scientifica la concezione materialistica

                                     

2.5. Aspetti chiave L Encyclopédie e la diffusione del sapere

Emblema dellilluminismo francese, assieme al pensiero di Voltaire, sarà la grandiosa opera dell Enciclopedia o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri che in 17 volumi, 11 tavole e 60.000 voci, pubblicati dal 1751 al 1772, da un consistente gruppo di intellettuali sotto la direzione di Diderot e DAlembert, diffonderà i principi illuministici non solo in Francia ma, attraverso numerose traduzioni, in tutta Europa.

Lopera si presenta come arditamente innovativa rispetto ai vecchi dizionari enciclopedici: essa vuole essere "un quadro generale degli sforzi dello spirito umano in tutti i generi e in tutti i secoli." Oltre ad essere unopera di informazione, lEnciclopedia era quindi anche unopera di propaganda, tramite la quale i suoi autori si proponevano di convincere il vasto pubblico della validità delle idee illuministe.

Dalla direzione dellopera DAlembert fu costretto a ritirarsi nel 1759 in seguito al divieto di pubblicazione del Consiglio di Stato. Diderot continuerà la preparazione clandestina di altri volumi.

La pubblicazione dell Encyclopédie incontrò infatti diversi ostacoli e resistenze da parte dellaristocrazia intellettuale di corte, vicina alla Sorbona, e da parte della Chiesa cattolica: il governo francese ne bloccò per due volte la stampa e gli ultimi due volumi dovettero uscire clandestinamente. Ciò nonostante lEnciclopedia fu interamente pubblicata negli anni fra il 1751 e il 1772, e ottenne un grande successo sia in Francia che nel resto dEuropa, dove il francese era ormai divenuto la lingua delle persone colte.

LEnciclopedia si propone di eliminare dal sapere sino allora acquisito ogni connotazione non provata razionalmente e quindi ordinare con un criterio alfabetico le nostre conoscenze: questo compito

I criteri di compilazione risponderanno a questi punti principali: il metodo analitico per la filosofia sulla base dellempirismo lockiano e il metodo della fisica newtoniana sulla base del pensiero baconiano da cui DAlembert, riprendendone la tripartizione di memoria, ragione e immaginazione, vi fa corrispondere storia, filosofia e arte.

Gli articoli dellEnciclopedia trattano i più svariati argomenti con un tono ora rivoluzionario ora apparentemente ingenuo: si parla di tolleranza, di guerra, di progresso, di privilegi ma anche di calze, di cinesi.

Emergono dallopera anche le nuove concezioni delleconomia con la glorificazione della macchina, del nuovo sistema industriale le nuove teorie fisiocratiche che fondano la ricchezza di una nazione su i beni e i prodotti naturali cioè sullagricoltura.

Come banditore del nuovo sapere si affianca allEnciclopedia lopera di Voltaire che inizia la sua carriera letteraria come drammaturgo, poeta e autore di pamphlets opuscoli satirici e polemici, saggi, satire e racconti brevi nei quali divulga la scienza e la filosofia della sua epoca. Il filosofo intrattiene inoltre una voluminosa corrispondenza con scrittori e sovrani europei.

Egli riprende tutti i temi tipici dellilluminismo difendendoli con uno spirito caustico che non risparmia filosofi, clero e sovrani ma che non gli pone remore nellaccettare lincarico di consigliere di Federico II di Prussia.

Voltaire crede nel progresso annunciato dallilluminismo ma non è disposto a farne un dogma: "un giorno tutto andrà meglio ecco la nostra speranza; ogni cosa va bene, ecco la nostra illusione" ; critica il pessimismo ma beffeggia lingenuo ottimismo di Leibniz Al fondo del pensiero di Voltaire vi è la concezione delluomo ormai padrone della natura e facitore di un mondo né ottimisticamente esaltato né pessimisticamente condannato come il peggiore dei mondi possibili: occorre "lasciare andare il mondo come va, perché, se tutto non è bene, tutto è passabile".

                                     

2.6. Aspetti chiave La concezione della storia

Attraverso lesame critico della storia, lilluminista può riconoscere la continuità dellopera della ragione e denunciare gli errori le contraffazioni con cui erano state tramandate sino ad allora le vicende umane allo scopo di mantenere gli uomini nella superstizione e nellignoranza. Nella storia così come sinora veniva presentata

Pierre Bayle per primo si dedicherà nel suo Dizionario storico e critico 1697 alla compilazione di una "raccolta degli errori e delle falsità" da cui deve essere epurata la storia come fino ad allora è stata presentata. Egli è un minuzioso e preciso raccoglitore di fatti attestati da documenti e testimonianze così numerose che Ernst Cassirer 1874–1945 lo considera il fondatore dellacribia storica.

Il criterio sommo dunque della ricerca, per lo storico neutrale, è quello di scoprire come vera storia quella che segna la vittoria della ragione sullignoranza e per questo dallilluminismo viene condannato in blocco il medioevo come età di fanatismo e oscurantismo religioso mettendo da parte gli aspetti positivamente culturali di quel periodo.

La mutevolezza degli avvenimenti storici è solo apparente: al di là di queste differenze lilluminista coglie il lento ma costante emergere sulla superstizione e lerrore lelemento immutabile della ragione:

Per Lessing la storia, come ricerca della verità comincia solo con lIlluminismo, tutto ciò che lha preceduta è una sorta di "pre-istoria".

Sarà il romanticismo a rilevare nella concezione illuminista della storia la mancanza di una visione unitaria e concreta che originava dallastrattezza del concetto astorico di ragione che da loro viene identificato con la pura e semplice naturalità. Gli illuministi, cioè, non colgono linterdipendenza tra luso della ragione che opera nella storia le vicende economiche, sociali e culturali che realmente si sviluppano nella storia; essi riportano ogni differenza o sviluppo nella storia allopposizione ragione-ignoranza.



                                     

3. Politica

Da questa visione della storia dove prevale la ragione naturale universale ed eterna emergono i temi politici della tolleranza, uguaglianza e libertà intesi come valori politici naturali ed universali.

Ma luguaglianza per gli illuministi non comporta uguaglianza sociale o politica: lessenziale è che il sovrano rispetti i diritti naturali: è trascurabile che egli sia un sovrano assoluto. È vero che ogni uomo per natura è uguale agli altri ma questo non comporta la parità tra i cittadini:

Così anche per il concetto della tolleranza lilluminismo risente dei suoi limiti storici quando lo collega allidea di emulazione e ai principi economici della libertà di scambio e della libera concorrenza:

La libertà e luguaglianza sono riconosciute per gli illuministi solo a coloro che sanno "bene usare" della ragione se "per natura" ne sono incapaci è giusto che nella vita civile essi siano sottoposti a chi sa ben governare: il "popolo" che ha dimostrato di fare cattivo uso della ragione non conseguendo la proprietà privata va rispettato nella sua umanità ma va guidato dallalto:

La semplice ragione non fa tutti uguali allo stesso modo: "è la proprietà che fa il cittadino"

Le simpatie politiche degli illuministi sono rivolte alla monarchia costituzionale che per il suo carattere moderato dà garanzia di ordine e di pace favorendo luguaglianza oppure sono disposti a concedere fiducia anche al dispotismo illuminato:

La Natura e la ragione uguale per tutti rendono gli uomini fratelli al di là di ogni differenza etnica o nazionale. La fratellanza si traduce nellideale politico del cosmopolitismo.

Quando però la parola cosmopolite fu immessa nel 1762 nel vocabolario dellAccademia francese se ne dava una connotazione negativa:

Il giudizio sul cosmopolitismo mutò radicalmente dopo gli avvenimenti della Rivoluzione francese e nelledizione del vocabolario del 1798 appare scritto a proposito del termine cosmopolite:

Al di là dei limiti storici queste idee di libertà, uguaglianza tolleranza per merito degli illuministi divennero patrimonio comune della cultura della Francia che cercò di esprimerli nella Rivoluzione e poi di esportarle nel resto dEuropa.

Collegata alla visione illuministica della storia e alla fiducia nella ragione è lidea fondamentale che il progresso delluomo, senza sottovalutare gli ostacoli posti dai diversi costumi e tradizioni, sia inarrestabile.

Gli illuministi, inoltre, criticarono pesantemente luso della tortura e della pena di morte portando a radicali riforme giudiziarie come quelle di Maria Teresa dAustria e di Pietro Leopoldo. La principale opera in questo senso è il libro Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria, molto ammirato da Voltaire e Diderot.

                                     

4. Religione e morale

Tipico del pensiero illuminista è il rifiuto di ogni religione rivelata e in particolare del Cristianesimo, ritenuto origine degli errori e della superstizione. Da qui la scelta del deismo come religione naturale e lidentificazione della religione con la morale.

Non considerando le posizioni materialistiche ed atee, come quelle dellultima fase del pensiero di Diderot, il deismo si ritrova nella maggior parte dei pensatori illuministi i quali, attraverso argomentazioni scientifiche, cercano di dimostrare lesistenza di un Dio allorigine delluniverso. La meravigliosa macchina del cosmo fa infatti pensare che debba esserci come causa efficiente, non causa finale, un "eterno geometra":

Un Dio quindi che non interverrà più nella creazione delluniverso che egli "lascia andare come va" e che non interferisce nella storia delluomo che alla fine non sarà né condannato né premiato per le sue azioni.

La guida delluomo nella sua condotta morale diviene una religiosità laica, trasformazione della religione in morale naturale i cui precetti sono uguali per tutti gli uomini:

Tra i doveri naturali va annoverato il nuovo concetto rivoluzionario di tolleranza che viene spesso riferito alla vita economica applicando il concetto illuministico della ragione operativa, nel senso di giudicare la razionalità dai suoi risultati pratici:

Lo stesso valore di tolleranza non esclude che si possa professare la fede in una religione rivelata: questo però sarà consentito solo nellambito della morale privata e non in quello della morale pubblica:

                                     

4.1. Religione e morale La soppressione della Compagnia di Gesù

Latteggiamento dellIlluminismo nei confronti della religione cristiana e dei suoi rapporti col potere civile non furono uguali dappertutto: se in Inghilterra i problemi legati alla lotta contro lassolutismo monarchico si erano già in parte risolti, seppure faticosamente, con leditto di tolleranza del 1689, che poneva fine ufficialmente alle persecuzioni religiose e relegava la fede allambito soggettivo-individuale, nellEuropa continentale lilluminismo "mantenne una dura avversione per la Chiesa Cattolica": "gli Stati cominciarono ad assumere un atteggiamento indipendente; si liberarono da ogni rispetto per la politica del Papato; rivendicarono per i loro affari interni, unautonomia che concedeva alla curia uninfluenza sempre minore, anche nelle questioni ecclesiastiche"

I gesuiti, intransigenti difensori del primato papale, sulla spinta dei conflitti crescenti tra chiesa e stato, nonché di unopinione pubblica che ne chiedeva lannientamento, vennero espulsi da quasi tutti i paesi europei: "Cominciò nel 1759 il Portogallo seguito dalla Francia 1762, dalla Spagna 1769, da Napoli e da Parma signoreggiate da principi borbonici. Non fu estranea a questa misura, per quanto riguarda le colonie spagnole e portoghesi, lavversione dei coloni per le reducciones de indios, i villaggi costruiti dai gesuiti per raccogliervi gli indigeni e salvarli dallo sfruttamento degli encomenderos."

Il papa Clemente XIV nel 1773 con il breve Dominus ac Redemptor risolse di sopprimere la Compagnia di Gesù. "I beni dellordine furono incamerati e destinati, in gran parte, alla creazione di opere pubbliche gestite dallo Stato, che presero il posto delle scuole gestite dai Gesuiti.". La compagnia tuttavia non scomparve del tutto in Europa, in quanto in Russia, Caterina la Grande, pur essendo molto sensibile allo spirito illuminista, rifiutò la delibazione papale e mantenne vivo lordine.

                                     

4.2. Religione e morale LInquisizione

Fu inoltre a seguito allapertura del dibattito sulla religione e del suo ruolo nella società, che trovava un confronto con i pensatori giansenisti dellepoca, che vennero scritti saggi critici sullInquisizione, come la Storia generale dellInquisizione, di Pietro Tamburini.

LInquisizione venne descritta come il luogo per eccellenza nel quale, tramite ripetuti crimini e torture, si esprimeva lautentica ortodossia cattolica, spesso peraltro resa un tuttuno con quella protestante.

Voltaire nel suo Dizionario filosofico introduce la voce "Inquisizione" scrivendo:

e, dopo una disamina della storia dellinquisizione termina commentando le procedure del tribunale dellinquisizione:

Secondo due storici revisionisti Edward Peters 1988 e Henry Kamen 1997 queste analisi, avrebbero operato uno stravolgimento dei dati storici sullInquisizione, distorsione che chiamano leggenda nera dellInquisizione o del "secolo dellintolleranza". Questa stortura storica sarebbe stata opera di ambienti protestanti e, a seguire, illuministi, a partire almeno dal XVI secolo, con lobiettivo di screditare limmagine sia della Chiesa cattolica, sia dellImpero spagnolo.

                                     

5. Letteratura critica

Nell800 lilluminismo fu giudicato come un movimento di pensiero che aveva rivoluzionato il mondo: Hegel e Marx, pur avanzando critiche, considerano il pensiero illuminista come una conquista definitiva dellumanità.

Hegel contesta però allilluminismo il fatto di non aver colto il vero senso della storia dove veniva fatta agire una ragione astratta e non la realtà dello Spirito assoluto.

Marx esalta lilluminismo per la sua critica alla religione ma evidenzia i limiti di questo movimento culturale legati alla classe borghese che lha espresso: esso infatti non ha colto i fondamenti economici della situazione storica da cui si è originato.

Accese critiche vengono rivolte allIlluminismo nel periodo della Restaurazione da autori come De Bonald De Maistre che negano che lessenza delluomo sia la ragione: vale invece per determinare luomo una conoscenza religiosa. Infatti la critica individualistica della ragione che pretende di capire la realtà sulla base di principi immanenti non è altro che leterna presunzione dellumanità: peccato di orgoglio che Dio può punire come ha fatto con il periodo del Terrore in Francia.

Lo storicismo tedesco giudica positivamente la concezione illuminista della storia e così anche lilluminismo in genere come "una nuova visione del mondo".

Nel 900 Croce riprende linterpretazione hegeliana dellIlluminismo riconsiderandola nellambito del neoidealismo italiano mentre la scuola di Francoforte con Max Horkheimer, risentendo della tragica esperienza della seconda guerra mondiale, ritiene che la portata rivoluzionaria dellilluminismo sia fallita nel momento in cui luomo, che aveva imparato a padroneggiare il mondo con la sua ragione, ne sia stato poi dominato nel senso che la ragione soggettiva operava ormai senza chiedersi a quali fini si indirizzava limitandosi a trovare solo i mezzi più adatti per soddisfare quegli obiettivi che la società nel suo complesso aveva già indicato.

Sulla linea dellinterpretazione marxista Lucien Goldmann rileva i limiti della concezione illuminista della storia ma esalta la funzione critica della ragione alla quale occorre rifarsi per una critica rivoluzionaria della società contemporanea.

La scuola neo-kantiana di Marburgo evidenzia la positività della filosofia illuminista della conoscenza che scopre lo strumento del tutto nuovo della funzione critica della ragione nellinterpretazione dellesperienza.

Paul Hazard mette in luce nelle sue opere, attraverso lesame di diversi aspetti, da quello filosofico a quello letterario e culturale, il grande merito dellilluminismo nellaver messo in crisi il vecchio mondo; daltra parte sono da ascrivere allilluminismo le contraddizioni, ereditate dalletà successiva, insite nei concetti di natura e di progresso.

Un aspetto particolare dellilluminismo è trattato da Reinhart Koselleck che descrive la nascita di questo movimento nellambito della situazione politica europea con una speciale attenzione alla Massoneria.

Nellambito della letteratura critica cattolica sullIlluminismo, sviluppatasi nella seconda metà del secolo XX, si sostiene come lIlluminismo fosse caratterizzato dallesaltazione di idee e principi che sarebbero già stati storicamente proposti in Europa dal Cristianesimo e successivamente ripresi dagli illuministi e ripresentati avulsi dalla loro origine religiosa, se non addirittura in funzione anticristiana.

Joseph Ratzinger, futuro pontefice della Chiesa cattolica, scrive in proposito:

Secondo lo storico cattolico del Medioevo Franco Cardini:

La visione della Chiesa e della stessa storia del cristianesimo in generale presentate dagli illuministi come unepoca buia e irta di superstizioni sono state variamente contestate dalla letteratura critica dispirazione religiosa.

Si è anche sostenuto, in particolare da parte del filosofo Friedrich von Hayek, che diversi furono gli aspetti le eredità dellIlluminismo, e cioè che andrebbero distinte delle forme di Illuminismo autenticamente laiche e liberali, ispirate alla scuola anglo-sassone e kantiana, e altre invece di stampo totalitario e giacobino, di ascendenza francese.

Quale sia oggi leredità dellilluminismo percepibile nella società del XXI secolo è il tema trattato da Eugenio Scalfari nellopera Attualità dellilluminismo ed. Laterza, 2001, una raccolta di tredici interventi tra i quali quelli di Umberto Eco, Umberto Galimberti, Norberto Bobbio, Lucio Villari e Gianni Vattimo che si possono riassumere nella considerazione che "lilluminismo in quanto "sistema culturale" ha prodotto una cesura nella storia dellOccidente cristiano, un taglio netto che ha determinato epocali cambiamenti materiali e di mentalità.ma esso ha anche evocato spettri e alimentato illusioni, suscitato conflitti e inasprito contrasti, non da ultimo proprio perché con laffermazione dellilluminismo si è imposto definitivamente il processo di secolarizzazione sociopolitica e di laicizzazione culturale della società europea" Nelletà contemporanea valgono quindi ancora

Nella seconda metà del XX secolo, a livello accademico, in Italia si è assistito allo sviluppo di una corrente filosofica denominata "neo-illuminismo", i cui massimi rappresentanti furono Nicola Abbagnano e Ludovico Geymonat.