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ⓘ Polittico di San Vincenzo Ferrer




Polittico di San Vincenzo Ferrer
                                     

ⓘ Polittico di San Vincenzo Ferrer

Il Polittico di San Vincenzo Ferrer è un dipinto tempera su tavola di Giovanni Bellini, databile al 1464-1470 e conservato nella collocazione originale nella basilica di San Zanipolo a Venezia.

                                     

1. Storia

Il polittico venne eseguito probabilmente dal 1464 per laltare dedicato a san Vincenzo Ferrer nella basilica veneziana dove si trova tuttoggi. Il santo spagnolo, domenicano, era stato canonizzato nel 1455 e da allora lOrdine si era impegnato in una vasta opera di propaganda per laffermazione del culto, del quale la pala è una chiara testimonianza.

Laltare nella chiesa era stato finito di edificare nel 1464, secondo un documento non più reperibile, ma citato da Fogolari nel 1932.

Lattribuzione del polittico è unanimemente accettata in favore di Giovanni Bellini, sebbene si noti un intervento più o meno massiccio di un aiuto nella predella, forse Lauro Padovano. Anche le fonti antiche concordano, come la menzione di Francesco Sansovino, che scrisse nel 1581. Alcuni avevano anche fatto lipotesi che esista un sensibile scarto cronologico tra le varie tavole, dovute a differenze stilistiche, che però non ha ottenuto seguito.

                                     

2. Descrizione e stile

Il polittico, dalla sfarzosa cornice dorata, è articolato su tre ordini per un totale di nove scomparti. Al centro si trovano tre santi a tutta grandezza, da sinistra san Cristoforo, san Vincenzo Ferrer e san Sebastiano. Il registro superiore mostra al centro un riquadro con la Pietà Cristo morto sorretto da due angeli e ai lati lArcangelo Gabriele con un giglio, simbolo di purezza e la Vergine annunciata; questultima è in preghiera ed ha lo sguardo rivolto verso lalto, dove anticamente esisteva la lunetta dipinta con il Padre Eterno, ricordata dal Boschini nel 1664 e poi dispersa. La predella invece mostra i miracoli di Vincenzo Ferrer: le due tavole laterali sono divise in due scene ciascuna tramite una colonna dipinta, mentre quella centrale è una scena unica. Da sinistra si leggono: San Vincenzo salva unannegata, resuscita i morti sotto le macerie, redime con le parole un uomo e una donna colpevoli di un delitto salvando le loro anime, resuscita un bambino e libera i prigionieri.

I santi del registro centrale sono caratterizzati da un forte scatto plastico, sottolineato dal grandeggiare delle figure, le linee enfatiche delle anatomie e dei panneggi, luso geniale della luce radente dal basso per alcuni dettagli come il volto di san Cristoforo. Lo spazio è dominato da lontani paesaggi sullo sfondo e la profondità prospettica è suggerita da pochi elementi basilari, come le frecce in scorcio di san Sebastiano o il lungo bastone di san Cristoforo. A parte alcuni accorgimenti, come luso di una medesima linea dellorizzonte, i pannelli centrali non sono legati da particolari rapporti compositivi, con ambientazioni in paesaggi differenti. Si tratta di un retaggio tradizionale, come la spessa cornice di divisione tra un pannello e laltro, che vennero presto superati dal maestro veneziano.

Il Cristo in pietà, ancora una volta nella produzione belliniana, segue uno schema compositivo bizantino, naturalmente aggiornato al naturalismo allora in voga in Italia. LAngelo e Maria sono caratterizzati da una pittura limpida e smaltata: soprattutto nella veste dellangelo le campiture sono intrise di luci ed ombre quasi scultoree, mentre nel riquadro della Vergine, dal delicato profilo, la tenda rossa provoca una fiammata cromatica improvvisa. Anche in questi riquadri sono pochi gli elementi che suggeriscono la profondità: le pieghe della tenda, lo scranno di Maria, il pilastro marmoreo davanti allangelo.

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