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ⓘ Battaglia della Neretva




Battaglia della Neretva
                                     

ⓘ Battaglia della Neretva

La battaglia della Neretva venne combattuta tra le forze dellAsse e lEsercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia nella fase culminante delle operazioni belliche svoltesi nel teatro balcanico dopo linizio delloffensiva tedesca Fall Weiss, unoperazione strategica lanciata allinizio del 1943 durante la seconda guerra mondiale. Loffensiva ebbe luogo tra il gennaio e laprile 1943. Il nome della battaglia deriva dal fiume, la Narenta, dove ebbero luogo i momenti decisivi delloperazione.

Loperazione è anche conosciuta col nome di "quarta offensiva antipartigiana", mentre viene definita "quarta offensiva nemica" in serbo-croato e bosniaco četvrta neprijateljska ofenziva/ofanziva ed in sloveno četrta sovražnikova ofenziva o "battaglia per i feriti" bitka za ranjenike nelle fonti jugoslave. La battaglia, aspramente combattuta e caratterizzata da situazioni drammatiche dallesito alterno, si concluse con un successo strategico per i partigiani jugoslavi di Tito che, nonostante le gravi perdite, riuscirono a sfuggire alla manovra daccerchiamento tedesca e ad infliggere una dura sconfitta ai reparti dellEsercito italiano e dei collaborazionisti cetnici schierati sul fiume.

                                     

1. Obiettivi delloffensiva

I tedeschi puntavano a distruggere sia il comando centrale del movimento partigiano "Comando Centrale del Partito Comunista Jugoslavo" che il principale ospedale dei Partigiani di Tito. LAsse radunò nove divisioni a questo scopo: sei tedesche, tre italiane, due croate e diverse formazioni di Cetnici ed Ustascia. Circa 60.000-90.000 soldati dellAsse parteciparono alle varie fasi delloperazione Weiss contro 20.000-25.000 combattenti partigiani ; le fonti jugoslave invece calcolano le forze dellAsse a 130.000.

                                     

1.1. Obiettivi delloffensiva Ordine di battaglia dei Partigiani jugoslavi

Partigiani jugoslavi:

  • Comandante supremo: Josip Broz Tito
  • 6ª Divisione della Lika
  • 8ª Divisione del Kordun
  • I Korpus croato 16 000 uomini comandante: Ivan Gošnjak
  • 7ª Divisione della Banja
  • 5ª Divisione della Craina
  • I Korpus bosniaco 11 500 uomini comandante: Kosta Nad
  • 4ª Divisione della Craina
  • 9ª Divisione dalmata
  • 1ª Divisione proletaria
  • 3ª Divisione dassalto
  • 2ª Divisione proletaria
  • Gruppo Operativo Principale 14 500 uomini comandante: Josip Broz Tito
                                     

1.2. Obiettivi delloffensiva Ordine di battaglia dellAsse

Germania

  • Oberbefehlshaber Südost, generale Alexander Löhr
  • un reggimento della 187. Reserve-Division
  • Befehlshaber der Deutschen Truppen in Kroatien, generale Rudolf Lüters
  • 7. SS-Gebirgsdivision Prinz Eugen
  • 717. Infanterie-Division
  • 714. Infanterie-Division
  • 369. kroatische Infanterie-Division

Italia

  • 57ª Divisione fanteria "Lombardia"
  • 12ª Divisione fanteria "Sassari"
  • 154ª Divisione fanteria "Murge"
  • 13ª Divisione fanteria "Re"

Croazia

  • 3ª Brigata di montagna della Guardia Nazionale Croata
  • 2ª Brigata di montagna della Guardia Nazionale Croata

Cetnici nominalmente erano definiti come: "Milizia Volontaria Anti-Comunista" sotto comando italiano

  • circa 20 000 soldati
                                     

2. Operazioni

Loperazione Fall Weiss fu eseguita in tre periodi successivi:

  • Weiss III fu lanciata a marzo e si concentrò sulle aree dellErzegovina settentrionale, ma i Partigiani riuscirono a rompere laccerchiamento delle forze nemiche e a rifugiarsi nel Montenegro settentrionale: la terza fase delloffensiva non venne, quindi, completata con successo.
  • Weiss I venne avviata il 20 gennaio 1943 con lattacco ai territori partigiani nella Bosnia occidentale e in parte della Croazia centrale.
  • Weiss II partì il 25 febbraio con i combattimenti nella Bosnia occidentale e sud-occidentale e la ritirata dei Partigiani a sud-est fino al fiume Narenta.

Nel corso delle operazioni i partigiani di Tito furono spinti in una sacca chiusa alle spalle, a est, dal fiume Narenta. Sullaltro lato, quello occidentale, cerano le truppe tedesche accompagnate da diverse unità délite e rinforzate da brigate corazzate. Il lato orientale alle spalle della sacca era controllato dalle formazioni dei Cetnici, che agivano in coordinamento con il comando tedesco.

Un unico ponte sulla Narenta collegava i due lati della sacca. Se i Partigiani avessero attraversato il fiume sarebbero stati relativamente salvi avrebbero dovuto combattere soltanto contro le deboli formazioni cetniche, tuttavia non avevano tempo sufficiente per la traversata con le forze dellAsse che si stavano preparando allassalto finale. Inoltre le truppe di Tito erano impacciate da migliaia di feriti e di ammalati, nonché di civili. Per impedire questo strategico "scacco matto", il comandante dei partigiani, il Maresciallo Josip Broz Tito, preparò un elaborato inganno. Tito ordinò ai suoi genieri di fare esplodere lunico ponte sul fiume: unazione che aveva dellincredibile, perché significava chiudere lunica via di ritirata. Quando la ricognizione aerea riportò questa informazione al comando germanico, i generali tedeschi conclusero che i Partigiani dovevano stare preparando un balzo finale a nord delle loro posizioni, che si trovavano lungo la riva occidentale del fiume Narenta, e che quindi il ponte era stato fatto esplodere per sollevare il morale e prevenire le diserzioni. Il comando tedesco cominciò così a ridisporre le truppe nella zona per annientare i Partigiani nel momento in cui avrebbero attaccato.

Tale mossa, in realtà, fornì ai genieri partigiani il tempo prezioso di cui necessitavano per riparare in modo sufficiente il ponte e permettere così lattraversamento del fiume Narenta che ebbe inizio nella notte del 6-7 marzo 1943 e venne effettuato per primo su delle precarie passerelle dagli uomini della 2ª brigata dalmata di Ljubo Vučković: le forze cetniche schierate a difesa del lato orientale della sacca vennero rapidamente sbaragliate. I cetnici, nonostante le esortazioni di Ostojic a Stanisic di resistere a tutti i costi, si ritirarono in disordine e alcuni reparti si disgregarono; molti fuggiaschi cetnici cercavano disperatamente il modo di tagliarsi le vistose barbe, temendo di subire brutali rappresaglie se identificati dai partigiani in caso di cattura. Lattraversamento della Narenta continuò per circa dieci giorni e si concluse con pieno successo nonostante le difficoltà organizzative e la precaria situazione strategica; vennero portati in salvo circa 3.000 feriti e 1.000 malati.

I tedeschi compresero velocemente linganno, ma furono incapaci di correggere in tempo utile il loro errore e preparare un massiccio attacco, a causa appunto dei precedenti ordini di ridispiegamento delle forze. Mentre la loro retroguardia tentava di respingere lavanzata tedesca, sempre più potente, i partigiani attraversarono il fiume sotto intensi bombardamenti aerei il comando dellAsse aveva impiegato grandi formazioni della Luftwaffe: la conformazione montuosa del territorio impedì, comunque, un accurato bombardamento del ponte di fortuna. Quando la ritirata fu completata, il ponte di fortuna venne infine reso inutilizzabile dai partigiani per prevenire linseguimento nemico. I partigiani avanzarono quindi verso la Drina e liberarono Nevesinje e Kalinovik, i superstiti cetnici cercarono scampo in Montenegro e Sangiaccato, mentre Mihailovic dovette abbandonare in fretta il teatro doperazioni e ritornare in Serbia.

Linattesa sconfitta strategica delle forze dellAsse incapaci di accerchiare e distruggere completamente le truppe partigiane che erano apparse in situazione disperata fu amplificata dal fatto che Tito era stato capace di mantenere la famosa promessa che avrebbe portato con sé nella ritirata anche i feriti del principale ospedale da campo dellEsercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia, che sarebbero altrimenti andati incontro a morte certa se fossero caduti nelle mani delle forze nemiche cosa che avvenne puntualmente nei mesi successivi, alla fine della battaglia della Sutjeska.



                                     

3. Conseguenze

Alla fine di marzo, le forze dellAsse avevano ucciso quasi ottomila Partigiani, catturandone altri duemila. Nonostante queste pesanti perdite e la vittoria tattica delle truppe dellAsse, le formazioni di Tito salvarono il loro comando e lospedale da campo, e furono in grado di continuare le operazioni di guerriglia nei mesi successivi. Infatti, una volta raggiunta la parte orientale della Bosnia ed Erzegovina, i Partigiani dovettero affrontare soltanto i Cetnici, e poco alla volta li distrussero quasi completamente nelle aree a occidente del fiume Drina. La successiva grande operazione sul fronte jugoslavo fu loperazione Schwarz.