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ⓘ Intervista a Marco Travaglio a Satyricon




Intervista a Marco Travaglio a Satyricon
                                     

ⓘ Intervista a Marco Travaglio a Satyricon

L intervista a Marco Travaglio a Satyricon venne condotta da Daniele Luttazzi al giornalista Travaglio nella puntata del 14 marzo 2001 della trasmissione di Rai 2 Satyricon.

Luttazzi invitò Travaglio per parlare del suo ultimo libro Lodore dei soldi, scritto insieme a Elio Veltri, da poco pubblicato. Il libro cominciava dalla domanda "Cavaliere dove ha preso i soldi?", in riferimento al dibattito sulle origini delle fortune di Silvio Berlusconi, che allepoca dellintervista era il candidato premier dellopposizione di centro-destra alle elezioni politiche che si sarebbero tenute pochi mesi dopo. Nel libro erano presentati documenti inerenti a vari atti processuali, tra cui quelli prodotti nelle inchieste penali della Procura di Caltanissetta sui mandanti occulti delle stragi mafiose di Capaci e Via dAmelio in cui erano indagati il Cavaliere ed il suo stretto collaboratore Marcello DellUtri, e quelli sul processo in cui questultimo era imputato a Palermo di concorso esterno in associazione mafiosa poi condannato in primo grado a nove anni di carcere ed in secondo grado a sette. Il motivo dello scandalo suscitato dallintervista è stato principalmente che tali documenti sollevavano pubblicamente dei dubbi sui rapporti di Berlusconi e DellUtri con Cosa nostra.

In seguito Berlusconi divenuto intanto Presidente del Consiglio denunciò come "criminoso" luso della televisione di stato fatto da Luttazzi, Santoro e Biagi. In un incontro con la stampa, avvenuto mentre era in visita in Bulgaria il cosiddetto "editto bulgaro", Berlusconi espresse lopinione che la dirigenza Rai non avrebbe dovuto permettere il ripetersi di quello che era successo.

                                     

1.1. I contenuti dellintervista Sulle origini delle fortune di Silvio Berlusconi

Luttazzi comincia dalla domanda principale: "Cavaliere, dove ha preso i soldi?" e Travaglio riferisce delle indagini del dottor Francesco Giuffrida, tecnico della Banca dItalia, che fu incaricato dalla procura di Palermo di scoprire lorigine dei 113 miliardi di lire che arrivarono in contanti alla Fininvest di Berlusconi tra il 1978 e il 1983. Ma un complicato sistema di società holding, tra le quali passò il danaro, rese impossibile al tecnico individuarne la provenienza.

Travaglio, su domanda di Luttazzi, accenna anche alle banche presso cui Giuffrida si era documentato riguardo a tali finanziamenti, e al fatto che la più famosa di queste fosse la Banca Rasini, dove Luigi Berlusconi, padre di Silvio, iniziò a lavorare come impiegato per poi diventare direttore generale; questa banca, aggiunge Travaglio, è stata indicata dai giudici di Palermo come una di quelle utilizzate dalla mafia per il riciclaggio del denaro.

                                     

1.2. I contenuti dellintervista Su Mangano e la Mafia

Lintervista prosegue menzionando Marcello DellUtri che viene introdotto da Travaglio come "il braccio destro di Silvio Berlusconi, palermitano, luomo che nel 1974 quando Berlusconi ha bisogno di uno stalliere va a Palermo, prende un boss mafioso glielo porta a Milano e glielo mette in villa per un anno e mezzo: si chiamava Mangano questo boss, è stato poi processato al maxiprocesso di Falcone e Borsellino e poi è stato condannato allergastolo per traffico di droga, mafia e omicidio, ed era in rapporto con DellUtri fino almeno al 93-94". Travaglio poi cita la dichiarazione di Ezio Cartotto, collaboratore di DellUtri e Berlusconi alla nascita di Forza Italia, secondo cui Berlusconi tra il 1992 e il 1993 si aggirava per le sue aziende dicendo "se non andiamo in politica ci accuseranno di essere mafiosi". A questo proposito, Travaglio menziona anche la prima uscita pubblica sullargomento dello stesso Cartotto, in unintervista a Francesco Battistini del Corriere della Sera che fu poi oggetto dinchieste giudiziarie.

                                     

1.3. I contenuti dellintervista Le accuse al giornalismo italiano e la video-intervista a Borsellino

Nellintervista Travaglio rivolge anche delle critiche ai giornalisti italiani, in quanto "in Italia abbiamo inventato questo genere letterario dellintervista senza domande, almeno quando il politico è lospite". Cita inoltre il caso dellultima video-intervista fatta a Paolo Borsellino – storico magistrato, insieme a Giovanni Falcone, del pool antimafia di Palermo – rilasciata a un giornalista di una televisione francese il 21 maggio 1992, due giorni prima dellassassinio di Falcone e un paio di mesi prima delluccisione dello stesso Borsellino. Lintervista, acquisita eccezionalmente nel 2000 da Rai News 24 dopo un fortunoso ritrovamento del nastro da parte della famiglia Borsellino, fu proposta per essere trasmessa in vari programmi e telegiornali Rai di prima e seconda serata, incontrando però la ritrosia dei vari conduttori che non vollero trasmetterla fu poi trasmessa solo sul canale satellitare Rai News 24 il 19 settembre 2000 alle ore 23. Il contenuto della stessa era alquanto eccezionale, poiché Borsellino riferiva di Mangano, DellUtri e delle loro presunte trattative per la compravendita di una partita di droga, e accennava allesistenza di uninchiesta aperta, a Palermo, che vedeva coinvolti insieme Mangano, DellUtri e Berlusconi.



                                     

1.4. I contenuti dellintervista Altri argomenti trattati

Si parla inoltre del conflitto di interessi, citando di come Mediaset beneficiò della Legge Tremonti, e delle differenze tra lItalia e lInghilterra quanto a conseguenze per i politici coinvolti in scandali giudiziari. A tal proposito Travaglio cita il caso – riferitogli da un giornalista inglese con cui ebbe a confrontarsi in unintervista per il libro Lodore dei soldi – del dirigente politico Jonathan Aitken, finito in carcere e stroncato politicamente per aver mentito in tribunale su chi avesse pagato un conto dalbergo alla figlia.

                                     

1.5. I contenuti dellintervista Lo scambio di battute finale

Al termine dellintervista i due protagonisti hanno un ultimo scambio di battute, che renderanno Luttazzi – a causa delle espressioni ivi pronunciate – oggetto di querela in seguito archiviata. Rivolgendosi a Travaglio, lo showman afferma: "A questo punto mi chiedo in che paese viviamo. Comunque volevo ringraziarti perché, scrivendo questo libro e parlando come fai, dimostri di essere un uomo libero. E non è facile trovare uomini liberi in questItalia di merda". Travaglio risponde equiparando metaforicamente lintervista a un atto di suicidio professionale da parte di Luttazzi, alludendo alle possibili conseguenze negative che questa avrebbe comportato: "Mi veniva in mente una cosa: quel governatore della Pennsylvania che un giorno si presentò in televisione e si infilò la canna di una pistola in bocca e si sparò: credo che tu stasera, più o meno.".

                                     

2.1. Conseguenze Le reazioni della politica

Le reazioni da parte della coalizione di Silvio Berlusconi – candidato premier per le elezioni politiche che si sarebbero tenute due mesi dopo – furono immediate.

Il primissimo commento si ebbe ancor prima che la puntata di Satyricon terminasse da parte del deputato e futuro Ministro delle Telecomunicazioni AN Maurizio Gasparri, che quella stessa sera, ospitato a Rai 3 in unaltra trasmissione, dichiarò in diretta:

A stretto giro seguirono le reazioni di tutti i membri della Casa delle Libertà, invocando allunisono la sospensione di Satyricon, le dimissioni del consiglio di amministrazione Rai e del presidente Roberto Zaccaria, nonché del direttore responsabile di rete Carlo Freccero. Annunciarono inoltre per protesta che tutti i membri di partito avrebbero disertato i programmi dinformazione Rai finché non fossero state definite nuove regole che garantissero uninformazione imparziale per la campagna elettorale.

Berlusconi e DellUtri manifestarono lintento di voler agire per via legale, il primo in particolare annunciò azioni penali ritenendo di essere stato accusato ingiustamente di contiguità mafiose da parte del Cavaliere scaturirono poi solo richieste di risarcimento danni in sede civile, mentre nessuna azione legale fu intrapresa da DellUtri:

Nei giorni successivi DellUtri commentò nuovamente lepisodio di Satyricon con tono umoristico, definendo Luttazzi un "cretino", e dicendo: "Se lavessi davanti gli darei un timpuluni" un ceffone.

Il 15 marzo, con un comunicato ufficiale, i leader dei partiti della Casa delle Libertà commentarono lintervista come un "ignobile aggressione" che nulla aveva a che vedere con la satira, accusando inoltre la coalizione di maggioranza LUlivo di utilizzare a suo vantaggio il servizio pubblico Rai per svolgere nei loro confronti "una campagna di mistificazione, di denigrazione e di aggressione". Per questi motivi il 17 marzo i consiglieri del CdA della Rai vicini alla Casa delle Libertà Giampiero Gamaleri e Alberto Contri si dimisero.

A seguito dellevolversi della situazione e delle durissime critiche mosse dal giornalista Indro Montanelli alla Casa delle Libertà, Berlusconi definì "ingrati" lo stesso Montanelli, insieme a Daniele Luttazzi, Marco Travaglio, Carlo Freccero, Michele Santoro e Sabina Guzzanti, a suo avviso "ex-dipendenti" irriconoscenti della libertà che da editore aveva loro sempre concessa. E accomunò tutti gli accadimenti come elementi di un unico "piano preordinato" dal centro-sinistra per delegittimarlo in Rai. Bruno Vespa, per aver sostenuto la stessa tesi nel libro Rai, la grande guerra pubblicato qualche mese dopo, subì una querela per diffamazione dal presidente Rai Roberto Zaccaria e fu condannato – in primo grado – al risarcimento di 81.000 euro.

Nellaltro schieramento, le reazioni dei membri della coalizione LUlivo furono invece piuttosto diversificate. A parte singole personalità, gran parte delle opinioni espresse furono per una generica difesa della satira senza però mai entrare nel merito dei contenuti dellintervista e dei documenti in essa presentati. Altre posizioni manifestavano poi contrarietà a quella che consideravano una "demonizzazione" sbagliata dellavversario. Alcune voci infine si allinearono parzialmente alle tesi della Casa delle Libertà, ravvisando nel programma modalità di satira e di informazione scorrette. Un orientamento piuttosto diffuso nella maggioranza fu quello di considerare quanto successo a Satyricon controproducente ai fini elettorali, temendo un "effetto boomerang" a causa del "vittimismo" di Berlusconi.

Infine sul fronte Rai, il presidente Roberto Zaccaria si schierò per lassoluta difesa del Satyricon, il direttore generale Claudio Cappon invece si allineò allidea che quanto verificatosi fosse stato un errore che doveva essere evitato.



                                     

2.2. Conseguenze Commenti e polemiche nei media

La reazione nei media fu immediata e fragorosa. I commentatori politici si divisero sulla vicenda assumendo varie posizioni.

La maggioranza degli opinionisti si schierò contro Luttazzi e Travaglio. I media vicini alla Casa delle Libertà assunsero una posizione di sdegno, sostenendo da un lato la tesi di Berlusconi secondo la quale la dirigenza Rai utilizzasse il servizio pubblico a fini politici senza garantire contraddittorio, dallaltro minimizzando o svilendo i contenuti dellintervista e del libro. Altri commentatori, ma in porzione minore, si schierarono per la difesa del programma, alcuni di loro pur tuttavia senza mancare di esprimere alcune riserve sullopportunità che determinati argomenti potessero essere trattati in trasmissioni satiriche ed in campagna elettorale. Poche, invece, furono le voci che sottolineavano la necessità di affrontare dinanzi allopinione pubblica le questioni sollevate nellintervista nonché il dovere dei diretti interessati Berlusconi e DellUtri a chiarire pubblicamente di fronte agli elettori, oltre che nelle sedi giudiziarie.

Contro Travaglio e Luttazzi si schierò anche il presidente dellOrdine dei giornalisti Mario Petrina, il quale affermava che quanto andato in onda non corrispondeva né a informazione né a satira, ma ad un "massacro delle regole dellinformazione che prescrivono sempre il contraddittorio", annunciando anche che avrebbe dato mandato ai legali dellOrdine per denunciare Luttazzi per "esercizio abusivo della professione giornalistica" ed il presidente della Rai Roberto Zaccaria per "concorso nellesercizio abusivo", e avvisando infine che avrebbe fatto indagare sulla correttezza deontologica del giornalista Travaglio.

La citata intervista a Paolo Borsellino divenne oggetto di attenzione dei media, su Rai 2 Michele Santoro dedicò ad essa una puntata del suo programma Il raggio verde e sulle reti Mediaset venne affrontata nella trasmissione Terra!.

Nella puntata de Il raggio verde del 16 marzo sulla video-intervista a Borsellino ed il caso Mangano, Berlusconi, contravvenendo al vincolo politico di astensione ai programmi Rai da lui stesso impartito alla coalizione, intervenne telefonicamente accusando Santoro di condurre "processi in diretta" e denunciò la Rai di confezionare "trasmissioni trabocchetto costruite apposta per fare processi". Nel prosieguo di quella telefonata commentò inoltre alcune questioni inerenti alla sua attività imprenditoriale che ormai infuriavano il dibattito mediatico, in particolare in quel frangente negò di aver mai fatto ricorso a società offshore. Tuttavia fu il durissimo scontro che ebbe luogo tra il Cavaliere ed il conduttore allinizio della telefonata che rimase poi nella memoria della televisione e che suscitò in tutti i media fortissima risonanza.

Il 17 marzo il giornalista Indro Montanelli, in merito alla telefonata di Berlusconi a Santoro e allannuncio da parte del segretario AN Gianfranco Fini di epurazioni in Rai in caso di vittoria alle elezioni, rilasciò in un suo consueto spazio di commento politico sulla rete televisiva Telemontecarlo unintervista dai contenuti durissimi, che Berlusconi commentò come "ingratitudine".

Oltre alla già citata puntata de Il raggio verde Michele Santoro dedicò al caso Satyricon e al dibattito che imperversava altre tre puntate. Il 23 marzo fu condotta una puntata su "Giornalismo e satira in Tv", di cui è memorabile lintervento telefonico in diretta di Montanelli, ancora una volta fortemente critico verso il Cavaliere. Il 20 aprile fu trasmessa una puntata con ospite Marcello DellUtri, suggerita dallAutorità per le Comunicazioni AGCOM appositamente per consentirgli diritto di replica. Le quattro puntate de Il raggio verde furono seguite da una media di cinque-sei milioni di telespettatori share del 21-25% e furono oggetto di roventi critiche da parte di Berlusconi e del suo partito, per le quali presentarono due esposti allAGCOM. Successivamente Berlusconi contro Il raggio verde presentò in poche settimane altri tre esposti. Dopo le elezioni del maggio del 2001 lAGCOM, in risposta agli esposti pendenti, produsse una sentenza cumulativa che sanzionò la Rai con una multa di 40 milioni di lire. Il presidente Rai Zaccaria, profondamente convinto della correttezza delle trasmissioni di Santoro, impugnò davanti al TAR del Lazio la sentenza dellAGCOM, tuttavia il ricorso non arrivò mai a giudizio in quanto la nuova dirigenza Rai, nominata nella nuova legislatura a maggioranza di centro-destra, non proseguì più la causa.

                                     

2.3. Conseguenze Conseguenze per Satyricon e Luttazzi

Nellinfuriare delle polemiche Satyricon fu temporaneamente sospeso, e al posto della puntata del 21 marzo fu proposta dal CdA Rai una trasmissione riparatoria in cui furono invitati Berlusconi e DellUtri a replicare. Questi rifiutarono, e fu così trasmesso il film Satyricon di Federico Fellini. La puntata successiva del 28 marzo venne mandata in onda solo dopo la garanzia data dal responsabile di rete Carlo Freccero al direttore generale Rai Claudio Cappon che la trasmissione non avrebbe contenuto temi di natura politica.

Daniele Luttazzi, già osservato speciale per il suo stile piccante e per i temi scomodi affrontati nella sua trasmissione, divenne dopo quella puntata bersaglio di una campagna stampa fortemente critica, perpetrata in particolare dal quotidiano diretto da Maurizio Belpietro il Giornale edito da Paolo Berlusconi. Insieme agli attacchi su stampa lo showman ricevette una serie di minacce, telefonate e lettere anonime. Subì anche lintrusione sospetta di alcuni ladri nella sua abitazione sul litorale romano, e altre intimidazioni furono perpetrate attraverso il recapito di vari dossier anonimi, contenenti informazioni sulle sue abitudini e sulla sua vita privata. Per queste ragioni Luttazzi commentò negativamente una pubblicazione de il Giornale che recava la sua dichiarazione dei redditi, dove erano lasciati ben visibili dati personali e indirizzo di casa.

Terminate le puntate del suo programma Luttazzi portò in scena un monologo teatrale in tour per lItalia, denominato Satyricon, ottenendo grande successo. In alcune regioni italiane, come Puglia, Lombardia e Veneto, i teatri subirono pressioni politiche per la cancellazione degli spettacoli; a Cagliari Mauro Meli, sovrintendente della Fondazione Teatro Lirico, ed Emilio Floris, presidente della fondazione nonché sindaco della città, cercarono di impedire la serata.

Per Luttazzi ulteriori controversie da quellintervista scaturirono per la sua battuta finale rivolta a Travaglio, in cui diceva: "Non è facile trovare uomini liberi in questItalia di merda". Tale espressione suscitò lo sdegno di diversi uomini politici. Il Presidente della Camera Luciano Violante, in una lettera al presidente Rai Roberto Zaccaria, commentava come "assolutamente inaccettabile" il fatto che in una trasmissione Rai si potessero usare verso il Paese tali "espressioni volgari e insultanti". Per questo motivo Luttazzi subì una denuncia per vilipendio alla Nazione da parte di un gruppo di ex carabinieri e poliziotti. Il fascicolo aperto dufficio dalla Procura di Roma fu archiviato nellottobre dellanno successivo, in quanto – come si legge nel decreto del giudice e come più volte anche Luttazzi aveva precisato – la frase "tendeva a stigmatizzare i fenomeni di affarismo e contiguità al crimine organizzato che si stavano illustrando: si può essere politicamente daccordo o in radicale contrasto con le tesi che lautore ha palesato, ma la sua rimane manifestazione di libera espressione di pensiero costituzionalmente garantita".

Il programma Satyricon non fu riconfermato nella stagione successiva. Da allora Luttazzi non ha più lavorato in Rai.

                                     

2.4. Conseguenze Le richieste di risarcimento danni contro Satyricon e Lodore dei soldi

Dopo lintervista a Satyricon vennero prodotte otto cause civili per danni contro i responsabili della trasmissione e contro gli autori e leditore del libro. Berlusconi avanzò due richieste: una di 10 milioni di euro contro Marco Travaglio, Elio Veltri e Editori Riuniti per il libro, e una di 21 miliardi di lire contro Daniele Luttazzi, Marco Travaglio, Rai, Carlo Freccero direttore di Rai 2 e Ballandi Enterteinment produttore del programma per Satyricon. Mediaset fece altrettanto, con le stesse identiche cause per 5 miliardi di lire luna. Lo stesso fece Fininvest, lasciando però al giudice la quantificazione del danno. Forza Italia – nella persona di Beppe Pisanu – avanzò solo una denuncia per la trasmissione Satyricon, chiedendo danni per 10 miliardi di lire. Infine lex Ministro delle finanze Giulio Tremonti fece causa agli autori e alleditore del libro per quanto scritto sulla legge 489/1994 legge Tremonti, chiedendo il risarcimento di 1 miliardo di lire. In totale le cause assommavano una richiesta complessiva di 62 miliardi di lire, più limporto imprecisato di Fininvest. Tutte le otto cause si sono risolte in primo grado con la respinta delle domande e con la condanna degli attori Berlusconi, Mediaset, Fininvest, Forza Italia e Giulio Tremonti al pagamento delle spese processuali. Tutti gli attori, tranne Tremonti, hanno presentato ricorso in appello.

La sentenza contro Berlusconi, Mediaset, Fininvest e Forza Italia è stata confermata anche in secondo grado Mediaset, Fininvest e Forza Italia hanno rinunciato alla Cassazione e infine contro Berlusconi in Cassazione.

                                     

2.5. Conseguenze Gli esiti delle inchieste di Caltanissetta e del processo a DellUtri

Le inchieste sui mandanti occulti delle stragi mafiose della Procura di Caltanissetta con Berlusconi e DellUtri indagati a cui si faceva riferimento nellintervista – che furono poi il fulcro attorno al quale scaturirono la gran parte delle controversie politico-mediatiche – vengono archiviate un anno dopo la trasmissione. Larchiviazione pone così termine ad un ciclo di polemiche che erano affiorate già nel 2000 in occasione della messa in onda della citata video-intervista a Borsellino su Rai News 24 e quando, nel mese successivo, il procuratore titolare dellinchiesta Luca Tescaroli aveva deciso di lasciare lincarico per trasferirsi in altra sede, affermando che "non ci sono più le condizioni per lavorare". È in questo clima dunque che, quattro mesi dopo la dipartita di Tescaroli, il 16 febbraio 2001 un mese prima dellintervista di Luttazzi a Travaglio il procuratore capo di Caltanissetta Giovanni Tinebra, esauriti i termini di legge per la durata delle indagini, chiede larchiviazione. Nel decreto di archiviazione, prodotto dal GIP il 3 maggio 2002, è tuttavia riconosciuta lesistenza di "accertati rapporti di società facenti capo al gruppo Fininvest con personaggi in varia posizione collegati allorganizzazione Cosa nostra".

Per quanto riguarda il processo a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa a carico di Marcello DellUtri, limputato sarà condannato in primo grado a nove anni di reclusione e allinterdizione perpetua ai pubblici uffici, in appello la pena detentiva sarà ridotta a sette anni. Nelle sentenze di condanna verrà scritto che DellUtri aveva agito come mediatore tra gli interessi di Cosa nostra e Silvio Berlusconi.



                                     

2.6. Conseguenze Leditto bulgaro

Il 18 aprile 2002, a distanza di circa un anno da quella celebre intervista a Satyricon, Silvio Berlusconi, in occasione di una conferenza stampa tenutasi in una visita ufficiale a Sofia nelle sue nuove vesti di presidente del Consiglio, con una esternazione che parte della stampa denominerà poi "editto bulgaro", dichiara pubblicamente:

In seguito le trasmissioni citate saranno soppresse.

                                     
  • Marco Travaglio Daniele Luttazzi e Carlo Freccero dalle accuse di falso e di calunnia per quanto sostenuto durante l intervista a Marco Travaglio a Satyricon
  • strategia culminata poi con la puntata di Satyricon del 14 marzo del 2001, contenente un intervista a Marco Travaglio sulle origini della ricchezza di Berlusconi
  • e lo sperpero. Su La grande bellezza di Paolo Sorrentino Camillo De Marco La Grande Bellezza: un viaggio al termine della notte Roberta Michelino

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