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ⓘ Pieve di San Giorgio di Valpolicella




Pieve di San Giorgio di Valpolicella
                                     

ⓘ Pieve di San Giorgio di Valpolicella

La pieve di San Giorgio di Valpolicella, detta anche pieve di San Giorgio Ingannapoltron, è unantica pieve posta a SantAmbrogio di Valpolicella, in Valpolicella, nella frazione di San Giorgio.

Costruita probabilmente su un luogo precedentemente adibito al culto pagano, risalente allVIII secolo secondo alcuni storici anche al VII, lattuale edificio religioso rappresenta uno dei più interessanti e antichi esempi di architettura romanica presenti nella provincia di Verona.

Ricostruita in gran parte attorno allXI secolo, durante il periodo medioevale, la pieve di San Giorgio era a capo di uno dei tre "piovadeghi" in cui era divisa amministrativamente la Valpolicella. Insieme a essa ricoprivano questo ruolo anche la pieve di San Floriano e quella di Negrar. Era inoltre una chiesa collegiata, sede di un capitolo di canonici che gestivano anche una schola iuniorum cioè una scuola in cui si impartivano le prime nozioni di grammatica latina ai ragazzi del luogo, tra i quali poi spesso venivano scelti anche i nuovi chierici.

Oltre allinteressante struttura architettonica, al chiostro adiacente e agli affreschi presenti allinterno, di grande pregio la presenza di un antico ciborio che presenta delle scritte che lo collocano in piena epoca longobarda e precisamente nel periodo del regno di Liutprando.

                                     

1.1. Storia Prime tracce di insediamenti

Scavi archeologici, effettuati tra il 1985 e il 1989, hanno portato alla luce reperti che attestano la presenza di insediamenti umani, sulla collina di San Giorgio, sin da tempi antichi. In particolare sono state rinvenute, oltre ad una capanna rettangolare appartenente alletà del bronzo, altre strutture successive risalenti al IV secolo a.C.; tutti questi edifici sono a forma di "casa retica", tipica dei territori alpino e subalpino.

Gli abitanti di questo villaggio praticavano essenzialmente lagricoltura e lallevamento e sono considerati gli antenati degli Arusnati, popolazione che si sarebbe insediata in Valpolicella durante il periodo romano.

Nel chiostro sono esposti alcuni reperti delletà romana, databili tra il I secolo a.C. e il I secolo, quali un sarcofago costituito da un monolite in marmo rosso veronese, un pozzo, dei resti di colonna e un capitello decorato con fregi vegetali e altri conci non meglio identificabili. I reperti più piccoli, come ex voto a dèi pagani, steli, statuine in terracotta e iscrizioni romane, sono conservati nel piccolo museo annesso alla pieve oppure nel lapidario maffeiano a Verona.

Questi manufatti, essendo per lo più dedicati a divinità come Fortuna, Vesta, Sol, Luna, testimoniano limportanza che San Giorgio ebbe, come luogo di culto, sin dallepoca degli Arusnati. Sulla parte posteriore della chiesa è stato murato un frammento di una lapide, recante liscrizione LVALDE ", nome della dea Lualda, che richiamerebbe quello della divinità Lua, associata, nel pantheon romano, a Saturno e considerata protettrice dellagricoltura.

                                     

1.2. Storia Luogo di culto longobardo

Anche se caratterizzata da insediamenti di modesta entità lo testimoniano i pochi reperti trovati, nel medioevo la zona di San Giorgio è certamente un importante centro religioso. In quellepoca fu elevato, infatti, al rango di "pieve" ottenendo così diverse prerogative come il diritto di battezzare, di formare chierici e di riscuotere le decime.

Lorientamento verso levante della facciata, e soprattutto le iscrizioni sulle due colonnine del ciborio, conservato allinterno della chiesa, fanno presupporre che ledificio cattolico sorgesse su di un preesistente luogo di culto costruito in età longobarda. Si fa infatti risalire la costruzione di questo al regno di Liutprando 712-744, anche se alcuni storici collocano la sua fondazione nel VII secolo. In questultimo caso, si potrebbe ritenere che san Giorgio fosse un luogo di culto pagano, dato che i Longobardi si convertirono al Cristianesimo solamente verso la fine del VII secolo.

Oltre al sacello, a San Giorgio era presente un castello longobardo, posto a capo di una sculdascia, ovvero una circoscrizione minore nellambito dei ducati, che disponeva di ampi poteri amministrativi, militari e giurisdizionali.

A testimoniare il periodo longobardo, oltre al già citato ciborio, si ipotizza che ci rimanga anche il muro di facciata. Lanalisi di questultimo ha fatto ritenere che a quel tempo la pianta delledificio dovesse avere una forma pressoché quadrata rivolta verso oriente.

                                     

1.3. Storia La pieve cristiana nellalto medioevo

Le prime testimonianze di San Giorgio come edificio cristiano risalgono al XII secolo e più precisamente ne troviamo traccia in una bolla pontificia di papa Eugenio III datata 1145. È però molto probabile che già a seguito del terremoto del 1117 possa essere stato oggetto di lavori e restauri che portarono alla trasformazione da edificio pagano a luogo di culto della cristianità in stile romanico. La caratteristica pianta a tre absidi è inoltre simile ad altri edifici di culto italiani sorti tra il X secolo e il XII secolo.

Una leggenda vuole che la pieve di San Giorgio, insieme a quella di San Martino a Negrar e San Floriano, siano state commissionate dalla regina Matilde Cristina Malaspina nel 1101, ma non cè alcun elemento storico a sostegno di questa tesi.

Fin dai primi anni dopo la costruzione dellodierno edificio, la pieve di San Giorgio fu sede di una parrocchia a cui era annessa una collegiata di preti, come testimonia la piccola canonica presente. Questi avevano qui aperto una schola iuniorum per la prima istruzione dei ragazzi. Sempre Papa Eugenio III, nella già citata bolla pontificia, ricorda: Plebem S. Georgii cum capellis et decimis et familiis et dimidia curte ".

Il fonte battesimale, posto sul lato sinistro della costruzione, risale agli inizi del XII secolo. Gli affreschi della chiesa, consumati dal tempo, sono posteriori e databili alla fine dello stesso secolo. Il campanile è più recente, forse edificato sulla base di uno già esistente.

Durante tutto il basso medioevo la pieve di San Giorgio fu a capo di uno dei piovadeghi in cui era divisa la Valpolicella. Ognuna di queste circoscrizioni orbitava attorno a una pieve che ne rappresentava il centro. Di epoca leggermente posteriore a San Giorgio, sono la pieve di San Floriano e la pieve di Negrar.



                                     

1.4. Storia Studi e restauri

La pieve di San Giorgio ha destato interesse negli studiosi fin dal XVII secolo ed in particolare, in Scipione Maffei che prelevò le due colonnine del ciborio e alcune iscrizioni romane, per arricchire il suo museo lapidario veronese.

NellOttocento furono intrapresi da Girolamo Orti Manara numerosi e accurati studi circa la planimetria di San Giorgio, egli ebbe, tra laltro, il merito di trovare la colonnina del ciborio recante la scritta In nomine Domini. ".

Tra 1923 e il 1924, la pieve è stata oggetto di restauri ad opera dellarchitetto Antonio Da Lisca. Questi lavori portarono, oltre alla ricostruzione del ciborio, anche al rifacimento del tetto e alla modifica di alcune finestre sulle pareti. Negli anni sessanta furono rinvenuti ulteriori manufatti in pietra risalenti allepoca romana, dissotterrati nei pressi della canonica.

Nel 2010 il vecchio portale in legno della facciata occidentale è stato sostituito con un nuovo portale in pietra su progetto dellarchitetto Libero Cecchini. Vista la pesantezza della nuova struttura lapertura avviene con automazione elettrica.

                                     

2.1. Il complesso Aspetti strutturali

La chiesa presenta una caratteristica pianta con lo spazio suddiviso in tre navate, con quella centrale di larghezza doppia rispetto alle laterali. Le dimensioni della pianta evidenziano un notevole equilibrio delledificio, la facciata della chiesa è infatti larga circa la metà 16 metri rispetto ai due lati 32.5 metri.

Il lato orientale, edificato probabilmente nellXI secolo e in chiaro stile romanico, è costituito da tre absidi, una maggiore al centro e due più piccole ai lati di questa. Labside centrale presenta tre monofore strombate ad arco a tutto sesto, mentre le due laterali ne hanno una sola, di simile costruzione, ma con archetti realizzati in tufo. Il muro è formato da conci di pietra bianca assemblati con malta e disposti orizzontalmente.

Nel lato occidentale, secondo alcuni studiosi appartenente alledificio originario longobardo, si trova unulteriore abside, dove è stata ricavata, già prima del 1840, la porta principale dingresso in stile gotico e realizzata in calcare bianco e rosso. Sopra labside, in corrispondenza della navata centrale, sono inserite due semplici monofore.

La porta principale è sormontata da una lapide che reca quanto segue: "ESULTANTE LINTERA POPOLAZIONE DI S. GIORGIO VALPOLICELLA VUOLE CHE QUESTO MARMO RICORDI AI PIÚ TARDI NIPOTI LE CENTENARIE SOLENNI ONORANZE ALLINCLITO CELESTE PATRONO CELEBRATE NEL 23.24.25.26 APRILE 1903".

Il muro laterale a sud presenta due porte una oggigiorno murata che comunicano col sagrato, mentre al di sopra di queste si ha una serie di sette monofore. Allesterno del medesimo settore, a ricalcare il puro stile romanico delledificio, troviamo una torre campanaria e un chiostrino di cui è andata perduta la parte perimetrale occidentale. Il lato nord della chiesa invece non presenta alcuna apertura.

Il soffitto delledificio è a travature in legno mentre il tetto è composto in larghe tegole in pietra e coppi.

Lanalisi dellarchitettura della pieve ha portato a formulare diverse teorie riguardo alla datazione del complesso. In particolare, il probabile mescolarsi di elementi delledificio originale longobardo con quelli delledificio più moderno cristiano ha creato incertezza nella ricostruzione storica.

Secondo quanto esposto dallo studioso Wart Arslan e dallo storico Pietro Toesca, considerando laltezza, perfettamente uguale, di tutte le arcate interne e luniformità delle mura perimetrali, si può pensare che questo edificio derivi come molti altri sorti in Italia tra il X secolo e il XI secolo dalle chiese biabsidate ottoniane e carolinge dellVIII e IX secolo, come labbazia di Saint-Riquier in Normandia, labbazia di Fulda, labbazia di Obermünster a Ratisbona, la cattedrale di Worms e molte altre. Questa teoria ha contribuito in modo determinante alla datazione della pieve cristiana.

Di diversa opinione gli storici Cipolla, Cattaneo, Mothes e Simeoni che ipotizzano due fasi costruttive. Della prima rimarrebbe come unico resto la parte posta occidentale del complesso, rappresentando così un raro esempio di basilica longobarda, mentre la parte orientale triabsidata verrebbe ritenuta più recente tra il IX e il XII secolo. In questo caso, viene inoltre ipotizzato che la chiesa fosse inizialmente orientata in senso inverso rispetto ad oggi. Ledificio si sarebbe poi esteso fino allattuale gradino interno, dove poi sarebbe sorto il campanile. Più tardi la chiesa sarebbe stata ampliata, con la facciata a tre absidi, e di conseguenza avrebbe inglobato il campanile.

Oggi non è possibile stabilire con precisione quale parte delledificio sia di origine longobarda e quale invece posteriore. Limpiego dellidentico materiale e i rudimentali metodi di costruzione rendono complicati i tentativi didentificazione delle differenze tra le due parti. Le dissomiglianze, comunque, più visibili tra larea occidentale e quella orientale sono due: la sostituzione delle colonne ai pilastri e la sopraelevazione del pavimento, in corrispondenza dellinizio della parte con le colonne. Importante a tal proposito è anche il fatto che il maggior numero di lapidi romane sia distribuito lungo la parete orientale della chiesa.

                                     

2.2. Il complesso Interno della chiesa

Pilastri e colonne determinano la suddivisione interna della chiesa in tre navate. Osservando nel dettaglio, troviamo a destra quattro pilastri e tre colonne, mentre laltro lato presenta cinque pilastri, di cui uno inserito tra due colonne. I pilastri sono tutti a pianta rettangolare, quelli a sinistra sono privi di decorazioni, mentre quelli che dividono la navata destra presentano pitture datate al XIV secolo. Su queste possiamo distinguere le raffigurazioni di: Santa Caterina sul primo pilastro dallingresso, un Vescovo con mitra e pastorale sul secondo pilastro, una Madonna con bambino e SantAntonio Abate sul terzo, unaltra Madonna e San Bartolomeo sul quarto ed infine Maria Maddalena sullultimo pilastro. Su entrambi i lati le colonne e i pilastri sostengono otto archi longitudinali, a intradossi decorati con cerchi, motivi floreali, stelle e calici, dipinti di rosso.

Le colonne poggiano su dei capitelli realizzati riutilizzando delle are romane. Su tre di esse si possono ancora leggere delle incisioni in lingua latina.

Sul muro longitudinale, che divide la navata centrale dalla navatella, a destra sono presenti sette monofore, mentre nel lato contrapposto non è presente alcuna apertura. Sempre nella navata laterale destra troviamo due porte squadrate che portano verso il sagrato una di queste ormai murata e unaltra che conduce al chiostro; questultima è sormontata da un arco a tutto sesto intonacato.

Nellabside posta ad occidente vi è ora unapertura neogotica, che costituisce lingresso principale alla pieve di San Giorgio, ed è, allinterno, contornata da affreschi. Questa parte, molto probabilmente, apparteneva alla chiesa cristiana antecedente, assieme al grande fonte battesimale per immersione, realizzato da un unico blocco di pietra, attualmente posizionato a sinistra dellingresso.

Nel muro orientale, sono presenti tre absidi, una centrale maggiore, dove è oggi collocato laltare e due minori ai lati. Larea occidentale è illuminata dalle tre monofore presenti nellabside maggiore e dalle due inserite in ognuna di quelle minori. Accanto al muro rivolto verso nord si trova una scultura, della Madonna circondata da quattro santi, in stile gotico e realizzata in stucco. Nellabside maggiore, al centro, si trova una porticina che conduce alla nicchia ove è custodito il crisma per i battesimi, mentre nella sua sinistra è presente un piccolo tabernacolo tardo gotico.

La mensa, che funge da altare maggiore, sorregge il ciborio, ed è costituita da una lastra di pietra recante uniscrizione relativa alla sua consacrazione, avvenuta presumibilmente nellagosto del 1412.

Il pavimento è rivestito da mattonelle di calcare chiaro. Davanti allingresso, sempre sul pavimento, è presente un lastrone circolare diametro di 2.60 m che indicava, secondo unipotesi, il punto in cui vi era il seggio di un funzionario pubblico, mentre secondo unaltra teoria, era il luogo ove era posto il fonte battesimale ora collocato nella navata di sinistra. Questo del tipo ad immersione è realizzato in pietra locale e ha forma ottagonale, un tempo doveva essere provvisto anche di un coperchio bronzeo. Il soffitto della chiesa presenta copertura a capriate lignee con travi a vista di epoca recente.



                                     

2.3. Il complesso Il chiostro

Il chiostro, adiacente al lato est della chiesa, viene datato ai primi del XII secolo coevo con quello della chiesa di San Giovanni in Valle di Verona. Dei quattro lati perimetrali formati da dei colonnati ne rimangono soltanto tre, il lato occidentale è stato sostituito, in epoca recente, da un cancellata. I colonnati posti a nord e a est sono coperti da un tetto, formato da coppi e grosse tegole in pietra. Al centro è posto un rustico pozzo.

Le arcate, a tutto sesto, sono sostenute da colonnine che poggiano, a loro volta, su un muretto continuo, discontinuo in altezza. Le murature presentano delle caratteristiche costruttive similari allintero complesso. Le colonnine sono ornate da alcuni capitelli, in discreto stato di conservazione, con raffigurazioni di animali e fiori.

Il lato perimetrale più interessante del chiostro è sicuramente quello posto più ad est. Il colonnato, che qui si trova, presenta quattordici archi, suddivisi da un pilastro monolitico, costituito da una pietra chiara e squadrata. I pilastrini, edificati in diversi materiali, sono sormontati da dei capitelli privi di decorazioni. A differenze dei pilastrini, le colonnine presentano capitelli scolpiti che raffigurano diversi soggetti come piante, animali e una testa umana presente solo su uno di questi. Sempre su questo lato, nel muro interno del chiostro, restano alcune tracce di un affresco raffigurante i tratti di un leone.

Nella stessa sezione orientale, il chiostro comunica con lantica e ormai abbandonata canonica. Questa è costruita con calcare, anneritosi nel corso degli anni, materiale utilizzato per gran parte delle antiche architetture di San Giorgio. Allinterno della canonica sono presenti alcuni affreschi del XIV secolo con motivi floreali, stelle, scudi e versetti tratti dal Vangelo.

                                     

2.4. Il complesso Torre campanaria

Gli storici concordano con Arthur Kingsley Porter nel considerare il campanile non posteriore alla chiesa. Lo studioso di architettura veronese Arslan evidenzia le somiglianze delle decorazioni, seppure realizzate con diversi materiali, a quelle di altre torri campanarie dellepoca come quella della cittadina basilica di San Zeno risalente al 1120 circa e delle pievi San Martino a Negrar e di San Floriano e dunque ipotizza che quella di San Giorgio possa essere una rozza realizzazione di queste ultime.

Il campanile è edificato in pianta quadrata e la sua composizione, in pietre calcaree di diversa misura appena sbozzate poste in linee orizzontali, richiama la costruzione dei muri perimetrali della chiesa. Diversi sono invece i contrafforti, posti ad unaltezza di circa 4-5 metri da terra e larghi un metro. La pianta del campanile penetra nel perimetro della chiesa per alcuni centimetri avvalorando così la tesi che esso non possa essere stato edificato posteriormente alla chiesa.

Sul fianco occidentale la cella campanaria è formata da una trifora caratteristica del romanico veronese maturo, sotto la quale è posto un orologio, con archi compositi in pietra che si sorreggono su due colonnine monolitiche con semplici capitelli. Sugli altri fianchi troviamo invece, come apertura, delle bifore ad archetti costruiti in laterizio e dotati di una singola colonna con capitelli senza alcuna decorazione.

Il campanile ha una lunghezza di circa 5.5 metri e sporge dal lato nord della chiesa di 3.5 metri.

                                     

3.1. Opere Gli affreschi della chiesa

Gli affreschi qui conservati, nonostante siano alquanto deteriorati, rappresentano un interessante esempio di pittura datata allXI secolo. Nellabside occidentale troviamo, posto nel semicatino, un Cristo giudice con un mantello rosso sulla spalla e attorniato da simboli degli evangelisti. Sotto il giro dellabside si possono vedere tre serafini mentre sulle pareti a fianco della zona absidea sono raffigurati, sulla destra, un santo barbuto con una tunica corta e striata di verde, sulla sinistra invece un santo soldato di aspetto più giovanile e con una clamide orlata di gemme.

Nel lato opposto, nella zona dellattuale altare, troviamo un arco trionfale, orlato da greche, in cui si intravedono delle figure che ricordano un angelo, un battesimo di Cristo e tre vecchi in vesti rossastre con fondo verde. Lanalisi di queste pitture rileva una certa somiglianza con gli affreschi realizzati da Fratel Bonizzo, nel 1011, presso la Chiesa di SantUrbano alla Caffarella a Roma.

Sul lato destro della chiesa sono presenti alcuni affreschi di epoca più tarda, una rappresentazione di un Ultima Cena e di un Adamo nellatto di cibarsi della mela proibita. Anche il lato sinistro è affrescato ma le pitture sono ormai irrimediabilmente staccate e quasi illeggibili.

Le tele appese alle pareti delle navate minori sono per lo più opera di Giovanni Battista Lanceni tra cui un Martirio di San Giorgio XVIII secolo. Vicino alla fonte battesimale è collocata, dal 1840 e proveniente da Venezia, una Resurrezione di Cristo attribuita a Palma il Giovane XVI secolo.

                                     

3.2. Opere Lultima Cena

Allinterno della chiesa, nella navata destra, è presente un affresco, datato al XIV secolo, raffigurante un Ultima Cena con i membri del convito tutti in piedi rappresentati frontalmente. Cristo è posto al centro della scena e ha la barba, mentre San Giovanni risulta glabro e daspetto giovanile. Di interesse per la sua fine realizzazione è la testa sia dellapostolo con il vino che di quello che taglia il pane. La particolarità di questopera sta nellaver raffigurato la scena con oggetti tipici del tempo. Purtroppo laffresco ha risentito gravemente degli interventi che la pieve ha subito nel corso dei secoli. In particolare attorno al Quattrocento, in seguito alla chiusura di una porta "originale" gotica, è stato steso dellintonaco, mentre verso la fine del Settecento, inizi dellOttocento ne è stata aperta una nuova sulla stessa parete che ha danneggiato buona parte della pittura. Il recente restauro ha permesso di limitare i danni e di mettere in luce una scena raffigurante San Martino che con la spada taglia il proprio mantello per donarlo al povero.



                                     

3.3. Opere Il ciborio

Il ciborio, ora utilizzato come altare maggiore, rappresenta una delle parti più interessanti della pieve, sia per la testimonianza storica che riporta grazie alle precise iscrizioni qui incise, caso raro per opere del periodo longobardo-altomedievale sia per il suo pregevole valore artistico.

Sullantico ciborio si trovano delle iscrizioni, in caratteri rustici, incise su due colonnine. Grazie ad esse si è riusciti a collocare il manufatto con precisione nella storia. Sulla prima si può leggere:

Il resto segue sullaltra colonnina:

Dalliscrizione ivi incisa sappiamo che esso fu eretto sotto il regno di Liutprando che regnò tra il 712 e il 744 mentre la diocesi di Verona era governata dal vescovo Domenico. Sempre grazie alle iscrizioni veniamo a sapere i nomi dei rettori della chiesa Vidaliano e Tancol e di quelli di altri amministratori Vergondo e Teodoalfo indicati, questi ultimi, come scari, ovvero amministratori di beni a livello locale. Liscrizione è stata commissionata da un certo Refol, gastaldo dellepoca e probabilmente mecenate di artisti. Sono inoltre incisi i nomi dei costruttori: un certo Orso, capomastro, con i suoi allievi o discepoli Iuvintino e Iuviano, nomi che rivelano la loro origine latina e dunque possono essere considerati i precursori della scuola lombarda di scultori che, in quegli anni, realizzò tanti capolavori per le basiliche dellalta Italia.

Il ciborio rimase allinterno della chiesa longobarda, probabilmente, fino alla sua trasformazione in romanica, quando fu scomposto in vari elementi, utilizzati per altri scopi. Sembra, ad esempio, che le quattro colonnine che lo compongono siano state usate, fin dal 1412, per sostenere laltare maggiore consacrato appunto quellanno. Nel 1738 laltare, dichiarato sospeso a seguito di una visita vescovile, fu abbandonato nel chiostro ove rimase fino al 1923.

Lattuale ciborio è così il risultato di ricostruzioni basate sulle iscrizioni. Il suo ripristino lo si deve ad Alessandro Da Lisca, ispettore ai monumenti di Verona, che però rileva che con ogni probabilità, come testimonia il ritrovamento di ben sette archivolti, dovesse essere in origine ben più fastoso e completo.

Sul ciborio le decorazioni a nastri intrecciati rappresentano una caratteristica presente in altre opere longobarde, ad esempio le crocette votive oreficeria longobarda, l altare del duca Rachis e la fonte battesimale del patriarca Callisto a Cividale del Friuli.

                                     

4. Museo

Di fianco alledificio religioso è sito un museo. Esso compendia sia di un museo etnografico, istituito negli anni settanta, che documenta le attività le tradizioni locali e al cui interno è allestita una cucina tipica della Valpolicella, sia di un museo archeologico, inaugurato nel 1992, in cui sono esposti manufatti ritrovati in loco come are e iscrizioni romane, sculture e rilievi longobardi e carolingi e oggetti darte di svariate epoche.

                                     
  • Il Valpolicella Ripasso classico è un vino rosso DOC del Veneto prodotto esclusivamente nella Valpolicella classica in provincia di Verona da vitigni autoctoni
  • di: Fumane, Marano di Valpolicella Negrar, San Pietro in Cariano, Sant Ambrogio di Valpolicella facenti parte della Valpolicella classica. Valpantena
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  • questo periodo va pure ascritto il ciborio della Pieve di San Giorgio di Valpolicella in provincia di Verona. Ragni, Morandini, Tabaglio, Leonardis, p.
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