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ⓘ Principio di ragion sufficiente




Principio di ragion sufficiente
                                     

ⓘ Principio di ragion sufficiente

Il principio di ragion sufficiente viene definito da Gottfried Wilhelm von Leibniz per distinguere le verità di fatto, o contingenti, dalle verità di ragione, cioè le verità necessarie o identiche.

                                     

1. Leibniz

Il principio di ragion sufficiente è quello secondo il quale, per colui che conosca abbastanza bene le cose, si può dare una ragione che da sola sia sufficiente a spiegare una realtà di fatto. Ad esempio di fronte alla realtà di fatto di una nevicata sono in grado di spiegarla a priori, senza ricorrere a sperimentazioni, in base alla stagionalità ragion sufficiente: quando è inverno nevica anche se ad aver determinato la nevicata non sono quelle le sole cause che in buona parte ignoro.

Per le verità di ragione vale invece il principio di identità degli indiscernibili e il principio di non-contraddizione per il quale una proposizione non può essere contemporaneamente vera e falsa.

Mentre dunque per le verità di fatto posso ricorrere a una ragion sufficiente a spiegarla, ma potrebbe essercene unaltra diversa nellesempio della nevicata questa si verifica anche quando non è inverno per le verità di ragione per esempio "il triangolo ha tre angoli" tramite lanalisi giudizio analitico ne metto in evidenza una delle sue note caratteristiche e la esprimo nel predicato. Con il giudizio analitico quindi io non vado molto al di là del primitivo giudizio di identità che mi ha consentito poi di formulare il giudizio, in quanto il predicato era già contenuto nel soggetto ha tre angoli era già implicito nel concetto di triangolo. Quindi il giudizio analitico, le "verità di ragione" non sono estensive della conoscenza. Ma daltra parte hanno un rigore logico di necessità. Cioè una volta che io ho affermato che il triangolo è quello che ha tre angoli, non potrò nello stesso senso e nello stesso tempo affermare che il triangolo non ha tre angoli. Le verità di ragione una volta affermate non possono più esser negate e sono inoltre valide per tutti gli uomini dotati di ragione, sono universali.

                                     

2. Schopenhauer

Arthur Schopenhauer riprenderà la definizione di Christian Wolff sul principio di ragione sufficiente:

e lo estenderà genericamente a quel principio per il quale ci si chiede di fronte a una realtà di fatto "Perché?", ciò che poi a ben vedere risulta essere una delle facoltà forniteci a priori nellintelletto, oltre che una delle prerogative principali delle scienze comunemente intese.

Nellapprocciare ognuna delle seguenti classi di rappresentazione sarà sempre possibile, dunque, applicare tale principio, chiedendosi effettivamente ogni volta il perché, nello specifico, del divenire, del conoscere, dellessere, dellagire: a questo dunque intende riferirsi il filosofo adottando la definizione di "quadruplice radice", ovvero ad un insieme di conoscenze che effettivamente si differenziano luna dallaltra in quanto alloggetto conosciuto, ma ciononostante dimostrano, ad una più attenta analisi, di possedere un comune sostrato nella facoltà intellettiva.