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ⓘ Usi e consuetudini




                                     

ⓘ Usi e consuetudini

Gli usi e consuetudini costituiscono una fonte del diritto di tipo terziario, originata dalla ripetizione generale, uniforme e costante di pratiche osservate da soggetti nella libera convinzione di ottemperare a norme giuridicamente vincolanti. Tra le più antiche forme di regolamentazione, gli usi e consuetudini hanno rilievo in particolare negli ordinamenti di common law.

In altre parole, gli usi trovano fondamento giuridico nella ripetizione costante e uniforme di un dato comportamento da parte dei consociati componente oggettiva della norma consuetudinaria, che agiscono con la convinzione di essere vincolati giuridicamente a tenere quel determinato comportamento componente soggettiva della norma consuetudinaria.

                                     

1. Caratteristiche generali

Diversa dagli usi e dalle consuetudini è la prassi, dato che consiste in un comportamento continuativamente posto in essere da diversi soggetti senza però che questi ritengano che sia obbligatorio; la prassi non è fonte del diritto.

Categoria a parte è rappresentata dagli usi civici, che conferiscono diritti alla popolazione residente in un determinato territorio: per esempio, luso civico degli abitanti di un paese di montagna di portare a pascolare gli ovini e i bovini in alcuni prati pascolatico ed erbatico, di raccogliere legna per riscaldare labitazione in determinati boschi legnatico, di prelevare acqua acquatico, di raccogliere funghi fungatico e molti altri. Si tratta di diritti di origine feudale: il barone, per esempio, riconosceva ai suoi sudditi, per aiutarli a sopravvivere, queste facoltà sul suo territorio; su di esso negli anni si sono così consolidati gli usi civici.

                                     

2. Italia

Nellordinamento italiano, lart. 1 delle Disposizioni sulla legge in generale approvate preliminarmente al Codice Civile con r.d. 16-03-1942, n. 262 li cita espressamente quali fonti del diritto. Lart. 8 sancisce che Nelle materie regolate dalle leggi e dai regolamenti gli usi hanno efficacia solo in quanto sono da essi richiamati. Lart. 9 inoltre così recita: Gli usi pubblicati nelle raccolte ufficiali degli enti e degli organi a ciò autorizzati si presumono esistenti fino a prova contraria. Perché si possa parlare di usi e consuetudini debbono concorrere due elementi concomitanti: lelemento materiale, cioè il comportamento osservato reiteratamente, in concreto, da una generalità di soggetti; lelemento psicologico, cioè la convinzione, la opinio juris, che tale comportamento sia obbligatorio. Gli usi non espressamente richiamati dal Codice civile italiano si chiamano più propriamente consuetudini.

Gli usi le consuetudini si distinguono, a seconda del territorio cui si riferiscono, in provinciali e generali. In relazione alla materia, si dividono in usi del commercio, usi marittimi, usi internazionali ed altri di settore. Per quelli internazionali esiste una norma di rinvio nella Costituzione della Repubblica italiana. Lart 10 recita: lordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute "; in tal modo si è assicurato un adeguamento automatico del diritto interno a quello internazionale, in generale.

Nellordinamento giuridico italiano, in relazione ai rapporti con il diritto positivo, si può individuare una consuetudo secundum legem quando nel rispetto della legge tende a chiarirne, a specificarne o dettagliarne ulteriormente la portata o il significato, come accade per luso interpretativo. Oppure si può avere una consuetudo praeter legem, quando concerne ambiti non disciplinati dalla legge. In astratto si può configurare una consuetudo contra legem, quando opera in senso contrario alla norma di legge, ma questultima non è consentita.

                                     

2.1. Italia Raccolte degli usi e delle consuetudini provinciali

Particolare rilievo rivestono in Italia le Raccolte degli usi e delle consuetudini provinciali, curate dalle camere di commercio, distintamente per ciascuno dei settori economico-produttivi. Storicamente questa funzione di raccolta è una di quelle istituzionalmente assolte per prime dagli enti camerali, fino dal medioevo.

Lattribuzione alle camere di commercio della funzione di raccolta ed aggiornamento degli usi e delle consuetudini della provincia fu sancita per la prima volta dalla Legge n. 121 del 1910 e confermata successivamente dal Regio Decreto n. 2011 del 1934 e dalla Legge n. 580 del 1993. In particolare, questa ultima legge di riforma ha sancito che la raccolta e laggiornamento degli usi e delle consuetudini provinciali del commercio rientrano tra le funzioni di regolazione del mercato degli enti camerali. Successivamente il Ministero dellIndustria del Commercio e dellArtigianato ha regolamentato la materia con Decreto del 16 maggio 2000.

Linserimento degli usi nella Raccolta provinciale, oltre a renderli applicabili dufficio da parte del Giudice, conferisce loro la presunzione di esistenza, esonerando così la parte che li invochi dallobbligo di provarla.

Le camere di commercio attendono ogni cinque anni alla raccolta ed allaggiornamento degli usi e delle consuetudini tramite apposite commissioni provinciali. Queste si avvalgono del lavoro di ricerca, settore per settore, condotto da numerosi comitati tecnici. Compito delle raccolte provinciali, come previsto dalle preleggi del Codice civile, non è di dettare norme vincolanti, ma di rispecchiare lattività reale degli operatori economici. Il procedimento di accertamento è piuttosto lungo e complesso. Ciascun ente camerale, costituita lapposita Commissione, proclama ufficialmente lavvio delle operazioni di revisione della raccolta provinciale degli usi e delle consuetudini, diffondendo la notizia tra tutti gli interessati.

Quindi, le osservazioni le proposte di modifica degli usi e delle consuetudini provinciali, fatte pervenire alla segreteria della commissione, entro i termini previsti, dagli enti locali, dalle associazioni delle categorie economiche, dagli ordini e collegi professionali, nonché dagli altri enti ed organismi, sono esaminate dalla commissione stessa e dai comitati tecnici di settore, anche in contraddittorio con tutte le parti interessate. Viene quindi approntato uno schema degli usi rilevati, distinti per settore; la Giunta camerale lo approva in via provvisoria, dopodiché viene affisso per 45 giorni allalbo pretorio dellente camerale. Contemporaneamente tale schema viene diffuso con ogni mezzo tra gli enti locali, le associazioni delle categorie economiche e dei consumatori, gli ordini e collegi professionali e tra tutti gli organismi ed operatori economici, per acquisire eventuali rilievi e proposte. In tale lasso di tempo, ciascun soggetto può avanzare proprie riserve, rilievi e proposte di integrazione o modifica a detto schema. La commissione, dopo avere vagliato le proposte di modifica del testo precedente, redige lo schema definitivo della nuova Raccolta degli usi provinciali, la quale viene approvata dalla Giunta camerale in via definitiva.



                                     
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  • profondo conoscitore del popolo, tanto da studiare lungamente gli usi e consuetudini della gente della Pampa. Proprio per questo motivo, non esitò a prendere
  • misure e pesi toscani alle misure e pesi analoghi del nuovo sistema metrico dell impero francese, 1809. Si veda ad esempio Usi e consuetudini su Camera
  • rappresentato dalla categoria degli usi e consuetudini In realtà, quella fra fonti - atto e diritto scritto non è un identità, in quanto vi possono essere