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ⓘ Giovanni Boccaccio




Giovanni Boccaccio
                                     

ⓘ Giovanni Boccaccio

Giovanni Boccaccio è stato uno scrittore e poeta italiano. Conosciuto anche per antonomasia come il Certaldese, fu una delle figure più importanti nel panorama letterario europeo del XIV secolo. Alcuni studiosi lo definiscono come il maggior prosatore europeo del suo tempo, uno scrittore versatile che amalgamò tendenze e generi letterari diversi facendoli confluire in opere originali, grazie a unattività creativa esercitata allinsegna dello sperimentalismo.

La sua opera più celebre è il Decameron, raccolta di novelle che nei secoli successivi fu elemento determinante per la tradizione letteraria italiana, soprattutto dopo che nel XVI secolo Pietro Bembo elevò lo stile boccacciano a modello della prosa italiana. Linfluenza delle opere di Boccaccio non si limitò al panorama culturale italiano ma si estese al resto dellEuropa, esercitando influsso su autori come Geoffrey Chaucer, figura chiave della letteratura inglese, o più tardi su Miguel de Cervantes, Lope de Vega e il teatro classico spagnolo.

Boccaccio, insieme a Dante Alighieri e Francesco Petrarca, fa parte delle cosiddette "Tre corone" della letteratura italiana. È inoltre ricordato per essere uno dei precursori dellumanesimo, del quale contribuì a gettare le basi presso la città di Firenze, in concomitanza con lattività del suo contemporaneo amico e maestro Petrarca. Fu anche colui che diede inizio alla critica e filologia dantesca: Boccaccio si dedicò a ricopiare codici della Divina Commedia e fu anche un promotore dellopera e della figura di Dante. A Boccaccio si deve infatti lepiteto divina, attributo con cui è divenuta nota la Commedia.

Nel Novecento Boccaccio fu oggetto di studi critico-filologici da parte di Vittore Branca e Giuseppe Billanovich, e il suo Decameron fu anche trasposto sul grande schermo dal regista e scrittore Pier Paolo Pasolini.

                                     

1.1. Biografia Linfanzia fiorentina 1313-1327

Giovanni Boccaccio nacque tra il giugno e il luglio del 1313 da una relazione extraconiugale di Boccaccino di Chellino, mercante fiorentino, con una donna di umilissima famiglia. Non si conosce quale sia stato esattamente il suo luogo natio, se Firenze o Certaldo: Vittore Branca sostiene che, quando Boccaccio si firma Johannes de Certaldo ", ciò indichi che Certaldo sia la patria della famiglia, ma non il luogo fisico di nascita. Il fatto di essere un figlio illegittimo dovette pesare notevolmente sulla psiche del Boccaccio, in quanto nelle opere in volgare costruì una sorta di biografia mitica, idealizzata, facendo credere di essere figlio di una donna membro della famiglia dei Capetingi, e prendendo in tal modo spunto dai viaggi mercantili che il padre compiva a Parigi. Riconosciuto in tenera età dal padre, Giovanni fu accolto, verso il 1320, nella casa paterna sita nel quartiere di San Piero Maggiore. Grazie ai buoni uffici del padre, compì i primi studi presso la scuoletta di Giovanni Mazzuoli da Strada, padre di Zanobi. Durante la giovinezza, Boccaccio imparò quindi i primi rudimenti del latino e delle arti liberali, oltre ad apprendere la Divina Commedia di Dante Alighieri, in quanto il padre si era sposato con la nobildonna Margherita de Mardoli, imparentata con la famiglia Portinari.

                                     

1.2. Biografia Un ambiente cosmopolita: la formazione da autodidatta

Boccaccino desiderava che il figlio si avviasse alla professione di mercante, secondo la tradizione di famiglia. Dopo avergli fatto fare un breve tirocinio a Firenze, nel 1327 Boccaccino decise di portare con sé il giovane figlio a Napoli, città dove egli svolgeva il ruolo di agente di cambio per la famiglia dei Bardi. Boccaccio arriva quindi, quattordicenne, in una realtà totalmente diversa da quella di Firenze: se Firenze era una città comunale fortemente provinciale, Napoli era invece sede di una corte regale e cosmopolita, quella degli Angiò. Il re Roberto dAngiò 1277-1343 era un re estremamente colto e pio, un appassionato della cultura tanto da avere una notevole biblioteca, gestita dallerudito Paolo da Perugia.

Il padre Boccaccino vide ben presto, con suo grande disappunto, che quel suo figliolo non si trovava a suo agio negli uffici dei cambiavalute e di come preferisse dedicarsi agli studi letterari. Pertanto, dopo aver cercato di distoglierlo da questi interessi del tutto estranei alla mercatura, Boccaccino iscrisse il figlio a giurisprudenza allUniversità di Napoli. Boccaccio vi seguì per due anni 1330-31 le lezioni del poeta e giurista Cino da Pistoia ma, anziché studiare con lui il diritto canonico, preferì accostarsi alle lezioni poetiche che il pistoiese impartiva al di fuori dellambiente accademico. Grazie a Cino, infatti, Boccaccio approfondì la grande tradizione stilnovistica in lingua volgare di cui Cino da Pistoia, che aveva intrattenuto amichevoli rapporti con lamato Dante, era uno degli ultimi esponenti.

Inoltre, Giovanni incominciò a frequentare la corte angioina e ad occuparsi di letteratura: scrisse sia in latino, sia in volgare, componendo opere come il Teseida, il Filocolo, il Filostrato e la Caccia di Diana. Un elemento inusitato per leducazione tipica dellepoca è lapprendimento di alcune nozioni grammaticali e lessicali del greco da parte del monaco e teologo bizantino Barlaam di Seminara, giunto nellItalia meridionale in ambasceria per conto dellimperatore bizantino.

La giovinezza napoletana non si esaurisce, però, soltanto nella frequentazione degli ambienti accademici e di corte: le fiabe le avventure dei mercanti che Boccaccio sente mentre presta servizio al banco commerciale saranno fondamentali per il grande affresco narrativo che prenderà vita col Decameron.

                                     

1.3. Biografia Fiammetta

A questo punto il poeta, divenuto un autodidatta colto ed entusiasta, crea il proprio mito letterario, secondo i dettami della tradizione stilnovistica: Fiammetta, forse tale Maria dAquino, figlia illegittima di Roberto DAngiò. Il periodo napoletano si conclude improvvisamente nel 1340 quando il padre lo richiama a Firenze per un forte tracollo economico dovuto al fallimento di alcune banche nelle quali aveva fatto importanti investimenti.

                                     

1.4. Biografia Il ritorno malinconico a Firenze

Lorizzonte di Boccaccio, col ritorno a Firenze agli inizi degli anni 40, cambia totalmente dal punto di vista economico e sociale. Insofferente verso la vita troppo ristretta e provinciale di Firenze, cercherà per tutta la vita di ritornare nellamata Napoli, iniziando già nel 1341 con la stesura dell Epistola V indirizzata al vecchio amico Niccolò Acciaioli, ormai divenuto connestabile del Regno di Napoli. Nonostante questinsofferenza emotiva per labbandono della ridente città partenopea, Boccaccio seppe nel contempo percepire quellaffettività "materna" nei confronti della sua città natale, tipica della cultura medievale, cercando di accattivarsi lanimo dei suoi concittadini attraverso la realizzazione della Commedia delle Ninfe fiorentine e del Ninfale fiesolano. Nonostante i successi letterari, la situazione economica di Boccaccio non diede segni di miglioramento, costringendo il giovane letterato ad allontanarsi da Firenze nel tentativo di ottenere una posizione in qualche corte emiliana.



                                     

1.5. Biografia Lintermezzo ravennate 1345-1346 e forlivese 1347-1348

Tra il 1345 e il 1346 Boccaccio risiedette a Ravenna alla corte di Ostasio da Polenta, presso il quale tentò di ottenere qualche incarico remunerativo e dove portò a compimento la volgarizzazione della terza e della quarta decade dell Ab Urbe Condita di Tito Livio, dedicando limpresa letteraria al signore ravennate.

Fallito questo proposito, nel 1347 Boccaccio si trasferì a Forlì alla corte di Francesco II Ordelaffi, detto il Grande. Qui frequentò i poeti Nereo Morandi e Francesco Miletto de Rossi, detto Checco, col quale mantenne poi amichevole corrispondenza sia in latino che in volgare. Tra i testi di questo periodo, si deve citare legloga Faunus, in cui Boccaccio rievoca il passaggio a Forlì di Luigi I dUngheria Titiro, nellegloga, a cui si unisce Francesco Ordelaffi Fauno, appunto, diretto verso Napoli. Il componimento viene poi incluso dal Boccaccio nella raccolta Buccolicum Carmen 1349-1367.

                                     

1.6. Biografia La peste nera e la stesura del Decameron

Nonostante questi soggiorni, Boccaccio non riuscì ad ottenere i posti desiderati tanto che, tra la fine del 1347 e il 1348, fu costretto a ritornare a Firenze. Il ritorno del Certaldese, però, coincise con la terribile "peste nera" che contagiò la stragrande maggioranza della popolazione, causando la morte di molti suoi amici e parenti, tra cui il padre e la matrigna. Fu però durante la terribile pestilenza che Boccaccio elaborò lopera che sarà la base narrativa della novellistica occidentale, cioè il Decameron, che completò probabilmente nel 1351.

                                     

1.7. Biografia Gli anni 40 e lammirazione per Petrarca

Boccaccio sentì parlare di Petrarca già durante il soggiorno napoletano: grazie a padre Dionigi da Borgo Sansepolcro arrivato a Napoli nel 1338 e, forse, a Cino da Pistoia, Boccaccio ebbe notizia di questo giovane prodigioso residente ad Avignone. Ritornato a Firenze, la conoscenza con Sennuccio del Bene e altri vari ammiratori fiorentini contribuì nellanimo del Certaldese a rinsaldare quella che inizialmente era una curiosa attenzione, fino a farla diventare una passione viscerale nei confronti di questuomo che, pudico, austero e grande poeta, avrebbe potuto risollevare il Boccaccio dallo stato di decadenza morale in cui versava.

In questo decennio Boccaccio realizzò alcune composizioni celebrative di Petrarca: la Mavortis Milex del 1339, elogio nei confronti della persona di Petrarca, capace di salvarlo dalla sua degradazione morale; il Notamentum, scritto dopo il 1341 col fine di celebrare Petrarca come il primo poeta laureato a Roma dopo Stazio, come Virgilio redivivo, come filosofo morale alla pari di Cicerone e di Seneca; e infine la De vita et moribus domini Francisci Petracchi, scritta prima del 1350 e ricalcante lesaltazione del Notamentum, un vero e proprio tentativo di "canonizzazione" dellAretino. Grazie alla frequentazione degli amici fiorentini del Petrarca, Boccaccio poté raccogliere nella sua" antologia petrarchesca” i carmi che questultimo scambiava con i suoi discepoli, cercando così di appropriarsi della cultura che il Certaldese tanto ammirava.



                                     

1.8. Biografia Lincontro con Petrarca nel 1350

Lincontro "fisico" con il grande poeta laureato avvenne quando egli, in occasione del Giubileo del 1350, si accinse a lasciare Valchiusa, dove si era rifugiato a causa della grande peste, per andare a Roma. Lungo il tragitto Petrarca, daccordo con il circolo degli amici fiorentini, decise di fermarsi per tre giorni a Firenze a leggere e spiegare le sue opere. Fu un momento di straordinaria intensità: Lapo da Castiglionchio donò a Petrarca la Institutio oratoria di Quintiliano, mentre Petrarca in seguito invierà loro la Pro Archia, scoperta anni prima nella biblioteca capitolare di Liegi.

                                     

1.9. Biografia La conversione allumanesimo 1350-1355

Dal 1350 in avanti nasce un rapporto profondo tra Boccaccio e Petrarca, che si concretizzerà negli incontri degli anni successivi, durante i quali avvenne gradualmente, secondo un termine coniato dal filologo spagnolo Francisco Rico, la "conversione" del Boccaccio al nascente umanesimo. Boccaccio, fin dalla sua prima giovinezza a Napoli, era entrato in contatto con ricche biblioteche, tra le quali spiccava sicuramente quella del monastero di Montecassino, ove erano custoditi numerosissimi codici di autori pressoché sconosciuti nel resto dellEuropa occidentale: tra questi, Apuleio, Ovidio, Marziale e Varrone. Fino allincontro con Petrarca, però, Boccaccio continuò a vedere i classici nellottica della salvezza cristiana, deformati rispetto al loro messaggio originario ed estraniati dal contesto in cui furono composti. I vari incontri con il poeta laureato, mantenuti costanti attraverso una fitta corrispondenza epistolare e lassidua frequentazione degli altri protoumanisti, permisero a Boccaccio di sorpassare la mentalità medievale e di abbracciare il nascente umanesimo.

Nel giro di un quinquennio Boccaccio poté avvicinarsi alla mentalità di colui che diverrà il suo praeceptor, constatando lindifferenza che questi nutriva per Dante e lostentato spirito cosmopolita che spinse il poeta aretino a rifiutare linvito del Comune di Firenze di assumere il ruolo di docente nel neonato Studium e ad accettare invece, nel 1353, linvito di Giovanni II Visconti, acerrimo nemico dei fiorentini. Superata la crisi dei rapporti per il voltafaccia di Petrarca, Boccaccio riprese le fila delle relazioni culturali tra lui e il circolo degli amici fiorentini, arrivando alla maturazione della mentalità umanista quando il Certaldese, nel 1355, donò allamico due preziosissimi codici: uno delle Enarrationes in Psalmos di santAgostino, cui seguì poco dopo quello contenente il De Lingua Latina dellerudito romano Varrone e lintera Pro Cluentio di Cicerone.

                                     

1.10. Biografia Tra incarichi pubblici e problemi privati

Mentre Boccaccio consolidava lamicizia con Petrarca, il primo cominciò ad essere impiegato per varie ambasciate diplomatiche dalla Signoria, ben conscia delle qualità retoriche del Certaldese. Già tra lagosto e il settembre del 1350, per esempio, Boccaccio fu inviato a Ravenna per portare a Suor Beatrice, la figlia di Dante, 10 fiorini doro a nome dei capitani della compagnia di Orsanmichele, durante la quale ambasceria avrà probabilmente raccolto informazioni riguardanti lamato poeta e avrà fatto la conoscenza dellamico del Petrarca, il retore Donato Albanzani.

Nel 1351, la Signoria incaricò sempre Boccaccio di una triplice missione: convincere Petrarca, che nel frattempo si trovava a Padova, a stabilirsi a Firenze per insegnare nel neonato Studium i colloqui tra i due si svolsero a marzo; stipulare con Ludovico di Baviera, marchese del Brandeburgo, unalleanza contro le mire espansionistiche di Giovanni Visconti dicembre 1351-gennaio 1352; e infine, dopo essere stato nominato uno dei Camerlenghi della Repubblica, quella di convincere Giovanna di Napoli a lasciare Prato sotto la giurisdizione fiorentina.

Nonostante il fallimento delle trattative con Petrarca, la Signoria rinnovò al Boccaccio la propria fiducia, inviandolo ad Avignone presso Innocenzo VI maggio-giugno 1354 e, nel 1359, a Milano presso il nuovo signore Bernabò Visconti, città in cui Boccaccio si fermò per visitare Petrarca, la cui casa si trovava vicino a SantAmbrogio. Questo decennio di intensa attività politica fu contrassegnato, però, anche da alcune dolorose vicende personali: nel 1355 morì la figlioletta naturale Violante ; sempre nel medesimo anno, lo scrittore provò amarezza e rancore nel non essere stato aiutato dallinfluente amico Niccolò Acciaiuoli nellottenere un posto alla corte di Giovanna di Napoli. Il 1355 vide però anche un piccolo successo finanziario da parte del Certaldese, in quanto alcuni commerci da lui intrapresi con la città di Alghero gli fruttarono quelle risorse delle quali dimostrerà di poter disporre negli anni successivi, caratterizzati da varie difficoltà economiche.



                                     

1.11. Biografia La momentanea caduta in disgrazia

Lanno 1360 segnò una svolta nella vita sociale del Boccaccio. In quellanno, infatti, durante le elezioni dei priori della Signoria fu scoperta una congiura alla quale parteciparono persone vicine allo stesso Boccaccio. Benché fosse estraneo al tentato colpo di Stato, Boccaccio fu malvisto da parte delle autorità politiche fiorentine, tanto che fino al 1365 non partecipò a missioni diplomatiche o a incarichi politici.

                                     

1.12. Biografia Boccaccio umanista e Leonzio Pilato

Nel corso degli anni Cinquanta, mentre avanzava nella conoscenza della nuova metodologia umanistica, Boccaccio si accinse a scrivere cinque opere in lingua latina, frutto del continuo studio sui codici dei classici. Tre di queste hanno un carattere erudito la Genealogia deorum gentilium, il De Canaria et insulis reliquis ultra Hispaniam in Oceano noviter repertis e il De montibus, mentre le restanti il De Casibus e il De mulieribus claris hanno un sapore divulgativo. Uno dei più grandi meriti del Boccaccio per la diffusione della cultura umanistica fu linteresse dimostrato nei confronti del monaco calabrese Leonzio Pilato, erudito conoscitore del greco di cui Petrarca parlò allamico fiorentino. Ottenuto da parte della Signoria fiorentina che Pilato venisse accolto nello Studium come insegnante di greco, Boccaccio ospitò a sue spese il monaco tra lagosto 1360 e lautunno 1362. La convivenza non dovette essere molto semplice a causa del pessimo carattere del Pilato, ma al contempo si rivelò proficua per lapprendimento del greco da parte del Certaldese. A Firenze Pilato tradusse i primi cinque libri dell Iliade e l Odissea oltre a commentare Aristotele ed Euripide e realizzò due codici di entrambe le opere, che Boccaccio inviò al Petrarca 1365.

                                     

1.13. Biografia Il periodo fiorentino-certaldese 1363-1375

Il periodo che va dal 1363 allanno della morte 1375 viene denominato "periodo fiorentino-certaldese": infatti, lautore del Decameron comincerà sempre più a risiedere a Certaldo, nonostante i maggiorenti fiorentini avessero deciso di reintegrarlo nei pubblici uffici, inviandolo come in passato in missioni diplomatiche.

A partire dal 1363, infatti, Boccaccio risiedette per più di dieci mesi nella cittadina toscana, dalla quale sempre più raramente si mosse anche a causa della salute declinante negli ultimi anni fu afflitto dalla gotta, dalla scabbia e dallidropisia. Gli unici viaggi che avrebbe compiuto sarebbero stati per rivedere il Petrarca, alcune missioni diplomatiche per conto di Firenze, oppure per ritentare la fortuna presso lamata Napoli. Oltre alla decadenza fisica, si aggiunse anche uno stato di abbattimento psicologico: nel 1362 il monaco certosino e poi beato Pietro Petroni rimproverò lui e Petrarca di dedicarsi ai piaceri mondani quali la letteratura, critica che toccò nel profondo lanimo di Boccaccio, tanto che questi pensò addirittura di bruciare i propri libri e rinunziare agli studi, vendendo al Petrarca la propria biblioteca.

                                     

1.14. Biografia La riabilitazione pubblica

Nel 1365, infatti, Boccaccio venne messo a capo di una missione diplomatica presso la corte papale di Avignone. In quella città il Certaldese doveva ribadire la lealtà dei fiorentini al papa Urbano V contro le ingerenze dellimperatore Carlo IV di Boemia. Nel 1367 Boccaccio andò a Roma per congratularsi del ritorno del papa nella sua sede diocesana.

                                     

1.15. Biografia Il circolo di Santo Spirito e lautorità di Boccaccio

Gli anni successivi videro sempre più un rallentamento dei viaggi del Boccaccio: nel 1368 incontrò per lultima volta lamico Petrarca, ormai stabile ad Arquà; tra il 1370 e il 1371 fu a Napoli, città in cui decise sorprendentemente di non fermarsi più a risiedere per letà avanzata e la salute sempre più malandata. Lo scopo principale del Certaldese, negli ultimi anni di vita, fu quello di portare a termine le sue opere latine e rafforzare il primato della cultura umanistica in Firenze. Fu proprio in questi anni che Boccaccio, già ammirato dall élite culturale italiana, poté crearsi una cerchia di fedelissimi a Firenze presso il convento agostiniano di Santo Spirito. Tra questi si ricordano fra Martino da Signa, Benvenuto da Imola e, soprattutto, il notaio e futuro cancelliere della Repubblica Coluccio Salutati.

                                     

1.16. Biografia Gli ultimi anni

A fianco della produzione umanistica, Boccaccio continuò a coltivare il suo amore per la poesia volgare, specie per Dante. Preparò unedizione manoscritta della Divina Commedia, correggendone criticamente il testo, e scrisse il Trattatello in laude di Dante, realizzato in più redazioni tra il 1357 e il 1362, fondamentale per la biografia dantesca. Nel 1370, inoltre, trascrisse un codice del Decameron, il celeberrimo Hamilton 90 scoperto da Vittore Branca. Nonostante le malattie si facessero sempre più gravi, Boccacciò accettò un ultimo incarico dal Comune di Firenze, iniziando una lettura pubblica della Commedia dantesca nella Badia Fiorentina, interrotta al canto XVII dellInferno a causa del tracollo fisico.

                                     

1.17. Biografia La morte e la sepoltura

Gli ultimi mesi passarono tra le sofferenze fisiche e il dolore per la perdita dellamico Petrarca, morto tra il 18 e il 19 luglio del 1374. A testimonianza di questo dolore abbiamo l Epistola XXIV indirizzata al genero dello scomparso Francescuolo da Brossano, in cui il poeta rinnova lamicizia con il poeta laureato, sentimento che si protrarrà oltre alla morte. Infine, il 21 dicembre 1375 Boccaccio spirò nella sua casa di Certaldo. Pianto sinceramente dai suoi contemporanei o discepoli Franco Sacchetti, Coluccio Salutati e dai suoi amici, Boccaccio fu sepolto con tutti gli onori nella chiesa dei Santi Iacopo e Filippo. Sulla sua tomba volle che venisse ricordata la sua passione dominante per la poesia, con la seguente iscrizione funebre:

                                     

2. Opere

Nella produzione del Boccaccio si possono distinguere le opere della giovinezza, della maturità e della vecchiaia. La sua opera più importante e conosciuta è il Decameron.

Opere del periodo napoletano

Tra le sue prime opere del periodo napoletano vengono ricordate: Caccia di Diana 1334 circa, Filostrato 1335, il Filocolo 1336-38, Teseida 1339-41.

                                     

2.1. Opere Opere del periodo napoletano

Tra le sue prime opere del periodo napoletano vengono ricordate: Caccia di Diana 1334 circa, Filostrato 1335, il Filocolo 1336-38, Teseida 1339-41.

                                     

2.2. Opere Il Filostrato 1335

Il Filostrato che alla lettera dovrebbe significare nel greco approssimativo del Boccaccio "vinto damore" è un poemetto scritto in ottave che narra la tragica storia di Troilo, figlio del re di Troia Priamo, che si era innamorato della principessa greca Criseide. La donna, in seguito ad uno scambio di prigionieri, torna al campo greco, e dimentica Troilo. Quando Criseida in seguito si innamora di Diomede, Troilo si dispera e va incontro alla morte per mano di Achille. Nellopera lautore si confronta in maniera diretta con la precedente tradizione dei "cantari", fissando i parametri per un nuovo tipo di ottava essenziale per tutta la letteratura italiana fino al Seicento. Il linguaggio adottato è difficile, altolocato, spedito, a differenza di quello presente nel Filocolo, in cui è molto sovrabbondante.

                                     

2.3. Opere Il Filocolo 1336-1339

Il Filocolo secondo unetimologia approssimativa "fatica damore" è un romanzo in prosa: rappresenta una svolta rispetto ai romanzi delle origini scritti in versi. La storia ha come protagonisti Florio, figlio di un re saraceno, e Biancifiore o Biancofiore, una schiava cristiana abbandonata da bambina. I due fanciulli crescono assieme e da grandi, in seguito alla lettura del libro di Ovidio Ars Amandi si innamorano, come era successo per Paolo e Francesca dopo avere letto Ginevra e Lancillotto. Tuttavia il padre di Florio decide di separarli vendendo Biancifiore a dei mercanti. Florio decide quindi di andarla a cercare e dopo mille peripezie da qui il titolo Filocolo la rincontra. Infine, il giovane si converte al Cristianesimo e sposa la fanciulla.

                                     

2.4. Opere Teseida delle nozze dEmilia 1339-1340

Il Teseida è un poema epico in ottave in cui si rievocano le gesta di Teseo che combatte contro Tebe le Amazzoni. Lopera costituisce il primo caso in assoluto nella storia letteraria in lingua italiana di poema epico in volgare e già si manifesta la tendenza di Boccaccio a isolare nuclei narrativi sentimentali, cosicché il vero centro della narrazione finisce per essere lamore dei prigionieri tebani Arcita e Palemone, molto amici, per Emilia, regina delle Amazzoni e cognata di Teseo; il duello fra i due innamorati si conclude con la morte di Arcita le nozze tra Palemone ed Emilia.

                                     

2.5. Opere Opere del periodo fiorentino

Tra le opere scritte durante la sua permanenza nella borghese Firenze emergono La Comedia delle Ninfe fiorentine o Ninfale dAmeto del 1341-1342, LAmorosa visione 1342-1343, la Elegia di Madonna Fiammetta 1343-1344 e il Ninfale fiesolano 1344-1346. Le opere della giovinezza riguardano il periodo compreso tra il 1333 e il 1346.

                                     

2.6. Opere Comedia delle ninfe fiorentine 1341-1342

La Comedia delle ninfe fiorentine o Ninfale dAmeto è una narrazione in prosa, inframmezzata da componimenti in terzine cantati da vari personaggi. Narra la storia di Ameto, un rozzo pastore che un giorno incontra delle ninfe devote a Venere e si innamora di una di esse, Lia. Nel giorno della festa di Venere le ninfe si raccolgono intorno al pastore e gli raccontano le loro storie damore. Alla fine Ameto è immerso in un bagno purificatore e comprende così il significato allegorico della sua esperienza: infatti le ninfe rappresentano la virtù e lincontro con esse lo trasformarono da essere rozzo e animalesco in uomo.

                                     

2.7. Opere Amorosa visione 1341-1343

L Amorosa visione è un poema in terzine suddiviso in cinquanta canti. La narrazione vera e propria è preceduta da un proemio costituito da tre sonetti che, nel loro complesso, formano un immenso acrostico, nel senso che essi sono composti da parole le cui lettere vocali e consonanti corrispondono ordinatamente e progressivamente alle rispettive lettere iniziali di ciascuna terzina del poema. La vicenda descrive lesperienza onirica di Boccaccio che, sotto la guida di una donna gentile perviene ad un castello, sulle cui mura sono rappresentate scene allegoriche che vedono protagonisti illustri personaggi del passato. Più in dettaglio in una stanza sono rappresentati i trionfi di Sapienza, Gloria, Amore e Ricchezza, nellaltra quello della Fortuna, grazie ai cui exempla spera di portare Boccaccio alla purezza dellanima. Se linfluenza dantesca è notevole sia per la tematica del viaggio che della visione, Boccaccio però si dimostra restio nel giungere alla redenzione: preferisce concludere la vicenda rinnegando lesperienza formativa e rifugiandosi con Fiammetta nel bosco da cui era iniziata la vicenda, anche se poi il desiderio amoroso verso di lei non si compirà per limprovvisa sparizione dellamata.

                                     

2.8. Opere Elegia di Madonna Fiammetta 1343-1344

L Elegia di Madonna Fiammetta è un romanzo in prosa suddiviso in nove capitoli che racconta di una dama napoletana abbandonata e dimenticata dal giovane fiorentino Panfilo. La lontananza di Panfilo le crea grande tormento, accresciuto dal fatto che Fiammetta è sposata e deve nascondere al marito il motivo della sua infelicità. Lopera ha la forma di una lunga lettera rivolta alle donne innamorate; la lunga confessione della protagonista consente una minuziosa introspezione psicologica. La vicenda è narrata dal punto di vista della donna, un elemento nettamente innovativo rispetto ad una tradizione letteraria nella quale la donna era stata oggetto e non soggetto amoroso: essa non viene più ad essere ombra e proiezione della passione delluomo, ma attrice della vicenda amorosa; vi è, quindi, il passaggio della figura femminile da un ruolo passivo ad un ruolo attivo.

                                     

2.9. Opere Ninfale fiesolano 1344 -1346

Il Ninfale fiesolano è un poemetto eziologico in ottave che racconta le origini di Fiesole e Firenze: lopera è un cordiale omaggio alla città di Firenze, di cui il Boccaccio cercava di attirarsi i favori. Il giovane pastore Africo, che vive sulle colline di Fiesole coi genitori, sorpresa nei boschi unadunata di ninfe di Diana, si innamora di Mensola, che, con le altre ninfe della dea, è obbligata alla castità. Dopo una vicenda damore tormentata, dovuta allimpossibilità dellamore tra una dea ancella di Venere e un mortale, Africo si suicida e il suo sangue cade nel fiume, che poi assumerà il suo nome. La ninfa però è incinta e, nonostante si sia nascosta in una grotta, aiutata dalle ninfe più anziane, viene un giorno scoperta da Diana, che la trasforma nellacqua del fiume, che da quel giorno in poi assumerà il suo nome. Il bambino viene invece affidato a unaltra ninfa, che lo consegnerà alla madre del povero pastore.

                                     

2.10. Opere Titolo e struttura

Il capolavoro di Boccaccio è il Decameron, il cui sottotitolo è Il principe Galeotto ad indicare la funzione che il libro avrà di intermediario tra amanti e il cui titolo fu ricalcato dal trattato Exameron di santAmbrogio. Il libro narra di un gruppo di giovani sette ragazze e tre ragazzi che, durante lepidemia di peste del 1348, incontratisi nella chiesa di Santa Maria Novella, decidono di rifugiarsi sulle colline presso Firenze. Per due settimane l "onesta brigata" si intrattiene serenamente con passatempi vari, in particolare raccontando a turno le novelle, raccolte in una cornice narrativa dove si intercavallano più piani narrativi: ciò permette al Boccaccio di intervenire criticamente su varie tematiche connesse ad alcune novelle che già circolavano liberamente.

                                     

2.11. Opere La Brigata

I nomi dei dieci giovani protagonisti sono Fiammetta, Filomena, Emilia, Elissa, Lauretta, Neifile, Pampinea, Dioneo, Filostrato e Panfilo. Ogni giornata ha un re o una regina che stabilisce il tema delle novelle; due giornate però, la prima e la nona, sono a tema libero. Lordine col quale vengono decantate le novelle durante larco della giornata da ciascun giovane è prettamente casuale, ad eccezione di Dioneo il cui nome deriva da Dione, madre della dea Venere, che solitamente narra per ultimo e non necessariamente sul tema scelto dal re o dalla regina della giornata, risultando così essere una delle eccezioni che Boccaccio inserisce nel suo progetto così preciso e ordinato. Lopera presenta invece una grande varietà di temi, di ambienti, di personaggi e di toni; si possono individuare come centrali i temi della fortuna, dellingegno, della cortesia e dellamore.

                                     

2.12. Opere Tematiche

Il Decameron è, secondo le parole del padre della storiografia letteraria italiana Francesco De Sanctis, "la terrestre Commedia": in essa Boccaccio dimostra di aver saputo magistralmente affrescare lintero codice etico dellessere umano, costretto ad affrontare situazioni in cui si richiede lingegno per superare le difficoltà poste dalla Fortuna. In Boccaccio, ormai, è completamente svincolata da forze sovrannaturali come nel caso di Dante, che riflette sulla Fortuna nel VII canto dell Inferno, lasciandola gestire e affrontarla dal protagonista. La narrazione di tematiche erotiche o sacrileghe come per esempio quelle relative alla novella di Ferondo in Purgatorio, o di Masetto da Lamporecchio non sono giudicate moralmente dallautore, che invece guarda con sguardo neutrale quanto possa essere ricca e variegata lumanità. Giudizio ancor più comprensibile alla luce dei valori "laici" portati nella narrativa da un esponente della classe mercantile e borghese del 300, perdipiù figlio naturale di uno di quei mercanti che popolano questa commedia umana.

                                     

2.13. Opere Opere della vecchiaia

Nellultimo ventennio della sua vita Boccaccio si dedicò sia alla stesura di opere impregnate della nuova temperie umanistica sia a quelle in lingua volgare, continuando pertanto quel filone che si protraeva fin dagli anni napoletani. Nel primo caso Boccaccio si dedicò alla stesura di opere enciclopediche la Genealogia deorum gentilium e il De montibus sulla scia dellamico e maestro Petrarca, affiancandola anche a quelle dal sapore più narrativo quali il De mulieribus claris e il De casibus virorum illustrium, impregnate comunque di un sapore moralisticheggiante per il fine etico di cui esse sono portavoce. Tornando sul filone della letteratura in lingua volgare, dellultimo Boccaccio si ricorda principalmente Il Corbaccio o Laberinto damore, opera dal titolo oscuro, datato dopo il 1365 e nettamente in controtendenza rispetto alla considerazione positiva che le donne ebbero nelleconomia letteraria boccacciana.

La narrazione è incentrata sullinvettiva contro le donne: il poeta, illuso e rifiutato da una vedova, sogna di giungere in una selva che richiama il modello dantesco nella quale gli uomini che sono stati troppo deboli per resistere alle donne vengono trasformati in bestie orribili. Qui incontra il defunto marito della donna che gli ha spezzato il cuore, il quale, dopo avergli elencato ogni sorta di difetto femminile, lo spinge ad allontanare ogni suo pensiero da esse lasciando più ampio spazio ai suoi studi, che invece innalzano lo spirito. Da segnalare, infine, le Esposizioni sopra la Comedia, frutto dei commenti esegetici tenuti in Santo Stefano in Badia poco prima della morte.

                                     

3.1. Considerazioni culturali Tra medioevo e umanesimo

La figura di Boccaccio, sia umana sia letteraria, rappresenta un ponte tra il medioevo e letà moderna. Attratto, da un lato, verso il mondo medievale per il suo attaccamento alla città natale e ai valori delletà di mezzo, dallaltro il suo ottimismo e la sua fiducia nelle potenzialità dellessere umano lo portano già ad essere un protoumanista quale il suo maestro Petrarca. Al contrario di questultimo, infatti, Boccaccio si rivelò sempre attaccato alla città natale Firenze, rivelando unaffinità straordinaria con latteggiamento dantesco. Comunque, se Dante si considerava come figlio dellamata Firenze, tanto da non riuscire a lenire il dolore col passare degli anni, Boccaccio sentì la lontananza anche di Napoli, la città della giovinezza, rivelando quindi una maggiore apertura culturale e sociale rispetto allAlighieri.

                                     

3.2. Considerazioni culturali Una sensibilità moderna e medievale al contempo

Boccaccio dimostrò una sensibilità moderna nellaffrontare le vicende umane, legate alla volubile fortuna, dandole unottica decisamente più "laica" rispetto a Dante: da qui, Francesco De Sanctis giunse a definire Boccaccio come il primo scrittore distaccato dalla mentalità medievale. Al contrario il maggiore studioso di Boccaccio del XX secolo, Vittore Branca, nel suo libro Boccaccio medievale, tese a rimarcare la mentalità medievale del Certaldese, su cui si basano i valori, le immagini le scene delle novelle. Uno dei massimi filologi italiani del XX secolo, Gianfranco Contini, espresse il medesimo giudizio e chiosò dicendo che "oggi il Boccaccio appare per un verso di cultura medievale e retrospettiva, per un altro buon deuteragonista italiano di quel movimento aristocratico che fu lUmanesimo".

                                     

3.3. Considerazioni culturali Lo "sperimentalismo boccacciano"

Già fin dal periodo napoletano Boccaccio dimostra unincredibile versatilità nel campo delle lettere, sapendo con maestria adoperare il materiale letterario con cui entra in contatto, rielaborandolo e producendo nuovi lavori originali. Nel clima cosmopolita napoletano, ove letica cavalleresca francese importata dagli Angiò, le influenze arabo-bizantine, lerudizione di corte e la presenza di cultori della memoria dantesca si incontrano fra i vicoli della città partenopea, Boccaccio dà adito ad uno sperimentalismo in cui tutti questi elementi si incrociano. Prendendo, per esempio, il Filocolo, primo romanzo in volgare italiano, si può notare che:

  • il titolo è un grecismo.
  • influssi classicisti, per il modello della Historia distructionis Troiae di Guido delle Colonne.
  • la narrazione riprende la vicenda amorosa di Fiorio e Biancifiore, legata alla tradizione occitanica.
                                     

3.4. Considerazioni culturali La narrativa moderna

Con la narrativa promossa dal Boccaccio, la prosa letteraria italiana raggiunge un livello elevatissimo. Grazie alla volgarizzazione di Tito Livio Boccaccio adotta infatti un periodare delle frasi più sciolto, meno paratattico e incentrato invece sulla concatenazione gerarchica dei periodi, tipica dellopera liviana. Tale stile fluido e scorrevole, intriso di un linguaggio proprio della dimensione quotidiana resa ancor più marcata dalla presenza di dialettismi e da contesti dominati da doppi sensi, si contrappone decisivamente al resto della produzione letteraria in prosa, caratterizzata da un periodare paratattico e asciutto.

                                     

3.5. Considerazioni culturali Il valore del greco

Boccaccio, in certe occasioni, si dimostrò più volte in disaccordo con Petrarca man mano che il Certaldese si impadroniva dei principi della lezione umanistica. A parte la crisi del 1354, dovuta al trasferimento di Petrarca nella nemica Milano, tra Boccaccio e il poeta aretino ci fu uno scontro sul valore che il greco antico poteva apportare alla cultura occidentale: se per Petrarca tutta leredità della cultura greca fu assorbita da quella latina, Boccaccio che fu a stretto contatto col lavoro di traduzione di Leonzio Pilato invece ritenne che i latini non avessero assorbito tutte le nozioni della civiltà ellenica. Come gli antichi romani imitarono e ripresero la letteratura greca, così anche gli umanisti dovevano riprenderne il pensiero. La lungimiranza culturale di Boccaccio, la cui proposta culturale trovò conferma già sotto la generazione dumanisti successiva, fu in questo modo sintetizzata dal filologo bizantino Agostino Pertusi:

                                     

3.6. Considerazioni culturali Lerudizione "didattica" e lumiltà del Boccaccio

Al contrario del maestro Petrarca, Boccaccio cercò sempre di fornire unutilità pratica alle sue opere umanistiche di carattere erudito. Sia nella Genealogia sia nel De montibus, infatti, Boccaccio ebbe come scopo quello di fornire dei prontuari enciclopedici volti a conservare il patrimonio della cultura classica e a trasmetterlo alla posterità. Nel caso del Proemio dei libri della Genealogia, rivolgendosi al destinatario dellopera, Ugo IV di Lusignano, Boccaccio espresse tale proposito con grande umiltà, dopo aver ricordato la sua inadeguatezza nelladempiere questo compito, ricordando il valore intellettuale di Petrarca:

Lo stesso proposito è proprio del prontuario geografico De montibus, ove sottolinea i possibili punti di "debolezza" dovuti agli errori e alle imprecisioni causate dalla sua ignoranza, ricordando ai lettori di intervenire, qualora si dovessero accorgere di tali mancanze:

                                     

4.1. Critica letteraria Italia

Boccaccio ebbe un enorme successo già a partire dalla sua scomparsa. Nella Firenze umanistica, che era debitrice profondamente della lezione filologica impartita dal Boccaccio ai suoi giovani allievi nel circolo di Santo Spirito, la figura del Certaldese è ricordata con affetto e venerazione, come si può notare già dallepistolario di Coluccio Salutati o dalla Vita di Giannozzo Manetti, delineando, insieme alle biografie di Dante e Petrarca scritte da Leonardo Bruni, il culto delle "tre corone fiorentine". Dopo aver goduto di grande successo anche presso lumanesimo "volgare" Lorenzo de Medici elogiò come grande opera il Decameron la consacrazione, però, giunse nel 1525, allorché il futuro cardinale e poeta italiano Pietro Bembo, con le sue Prose della volgar lingua, delineò come modello prosaico il Decameron:

Se la fortuna della lirica petrarchesca durerà fino al XIX secolo, dando il via al fenomeno del petrarchismo, Boccaccio invece subì una netta condanna da parte del Concilio di Trento, per via dei contenuti "immorali" presenti in molte novelle, ove il Certaldese mise a nudo vizi e difetti del clero: tra il 1573 e il 1574 il filologo e religioso Vincenzio Borghini compì una vera e propria emendatio morale del Decameron, che nel contempo permise allopera di salvarsi dalla distruzione totale. Soltanto con linizio delletà contemporanea e della laicizzazione della società, il Boccaccio del Decameron iniziò ad essere riconsiderato dalla critica, nonostante alcune timide rivisitazioni ci fossero già state nel corso del XVIII secolo.

Il giudizio favorevole di Ugo Foscolo e di Francesco De Sanctis prima, e di Vincenzo Crescini poi, diede inizio ad una fiorente stagione di studi letterari che, nel corso del XX secolo, culminò con gli studi filologici di Vittore Branca, di Carlo Dionisotti di Giuseppe Billanovich, tesi a dare unimmagine più reale a quella "boccaccesca" affibbiatogli negli ultimi secoli. Contini, al contrario, si pone in contrasto con questottimismo critico-letterario, rimarcando i limiti della prosa boccacciana.

                                     

4.2. Critica letteraria Europa

Il propagamento del Decameron, secondo quanto ebbe a dire Branca, "è più europeo che italiano": la diffusione che lopera ebbe in Francia, in Spagna, in Germania e, soprattutto, in Inghilterra, fu senza precedenti. Nel mondo anglosassone, infatti, Boccaccio fu più di un semplice modello: fu lispiratore della pietra miliare che ispirò il primo grande letterato e poeta inglese Geoffrey Chaucer, autore de I racconti di Canterbury, che si strutturano allo stesso modo sia dal punto di vista del genere letterario sia dal punto di vista contenutistico anche se Chaucer non raccolse più di 24 racconti, invece degli sperati 100. Il successo di Boccaccio in Europa non fu legato, però, soltanto al Decameron, ma anche a quelle opere considerate come "minori", come il De casibus virorum illustrium, il Filocolo e, presso gli eruditi, le enciclopediche latine.

Nel XVIII secolo Boccaccio si affaccia anche in Russia con la prima traduzione delle sue opere. Nikolaj Černyševskij fa dire alla protagonista del suo celebre romanzo Che fare?, nellambito di un discorso imperniato sulla natura dellamore, che le novelle boccacciane esprimono "pensieri freschi, puri, luminosi", e che possono essere affiancate "ai migliori drammi shakespeariani per la profondità e la finezza dellanalisi psicologica".

                                     

5.1. Il rapporto con Dante e Petrarca Premesse

In tutta la sua vita Boccaccio vide nel Petrarca un praeceptor, capace di risollevarlo dai peccati della carne tramite la letteratura classica e la spiritualità agostiniana, giungendolo a considerarlo come una vera e propria guida spirituale. Da parte sua lintellettuale aretino nutriva ancora una sorta di distacco intellettuale dal suo affettuoso amico, benché lo considerasse lunico ad "essergli compagno nella titanica impresa culturale che stava compiendo".

Infatti, Petrarca non permise mai a Boccaccio di accedere del tutto alla sua biblioteca personale, mentre il secondo gli procurava rari codici contenenti opere latine le versioni dal greco curate da Leonzio Pilato. Era un rapporto ambiguo, che emerge anche dalle ultime quattro Seniles, quando Petrarca, irritato dalleccessiva preoccupazione di Boccaccio per la sua salute, decise di tradurre lultima novella del Decameron, Griselda, in latino, per dimostrare ancora il suo vigore. Non si può considerare il rapporto fra i due come un rapporto di" sudditanza psicologica” del Boccaccio nei confronti del Petrarca, quanto invece una "rivendicazione orgogliosa della parte da lui sostenuta perché si affermasse il progetto globale concepito dal Petrarca".

Difatti, bisogna ricordare che non fu soltanto Petrarca ad essere praeceptor di Boccaccio, ma anche il contrario: se lAretino ha indubbiamente segnato una svolta nel percorso intellettuale del Certaldese, questultimo ha lasciato unimpronta significativa nella produzione letteraria petrarchesca.

                                     

5.2. Il rapporto con Dante e Petrarca Tra Seneca e il greco: attriti intellettuali

Boccaccio, in certe occasioni, si dimostrò più volte in disaccordo con Petrarca man mano che il Certaldese si impadroniva dei principi della lezione umanistica: la questione "greca" e quella "senecana". Riguardo alla prima, Boccaccio ribadiva al contrario del praeceptor di come fosse necessario recuperare la letteratura greca per una migliore comprensione della civiltà occidentale.

Sulla seconda questione l Epistola XX, scritta al giurista napoletano Pietro Piccolo da Monteforte, vicino alla cultura umanista e grande appassionato del Boccaccio, rivela la diatriba di natura filologica tra Petrarca e Boccaccio. Questultimo, difatti, dimostra amarezza per essere stato contraddetto da Petrarca sulla questione se esistessero due Seneca distinti fra di loro. Nonostante le procedure filologiche adottate dal Certaldese, che aveva appreso di questa divisione da un errore di Marziale, risultassero esatte, Petrarca ritenne, sulla base dello stile praticamente uguale, che non potessero essere due autori distinti.

                                     

5.3. Il rapporto con Dante e Petrarca Conclusioni

Concludendo sulla base della sintesi dei due maggiori studiosi del Boccaccio, Vittore Branca e Giuseppe Billanovich, il rapporto fra i due uomini non si può marcare nel semplice binomio preaceptor - discipulus, quanto invece si deve osservare la

                                     

5.4. Il rapporto con Dante e Petrarca Il culto di Dante

Boccaccio, durante tutta la sua vita, fu un appassionato cultore di Dante e della sua opera, che ebbe modo di conoscere fin dalla sua prima giovinezza grazie al contatto con Margherita e Filippa de Mardoli. Perfezionatosi, poi, alla scuola di Cino da Pistoia, amico dellAlighieri, già nella Caccia di Diana la presenza delle terzine dantesche indica un precoce avvicinamento alla poetica del venerato modello, che si protrarrà fino al senile Corbaccio, ove la presenza della selva e della visione rimandano inequivocabilmente allambientazione infernale dellimmortale poema.

Lavvicinamento alla mentalità umanistica e il culto per Petrarca, però, non distolsero il Boccaccio dalla volontà di diffondere a Firenze il culto per Dante e la sua opera, anche se il giudizio più che ottimista si raffreddò durante la fase umanista, dopo aver constatato la superiorità del Petrarca in lingua latina. Oltre ad aver copiato di suo pugno tre codici della Commedia, il Certaldese scrisse anche il Trattatello in laude di Dante Alighieri composto in due redazioni tra il 1351 e il 1366 e tenne delle lectiones magistrales sui canti dell Inferno, fermatesi solo allesegesi del XVII canto per il brusco declino fisico del Boccaccio. Spesso Boccaccio, nel suo commento dantesco, interviene sul testo di Dante, alterandolo deliberatamente o interpretandolo in base al contesto poetico-narrativo del passo analizzato.

                                     

6. Edizioni

  • Giovanni Boccaccio, Lettere volgari, Firenze, nella Stamperia Magheri, 1834.
  • Giovanni Boccaccio, Commento sopra la Commedia di Dante Alighieri. 2, Firenze, per Ig. Moutier, 1831.
  • Giovanni Boccaccio, Commento alla Divina Commedia. 2, Bari, G. Laterza, 1918.
  • Giovanni Boccaccio, Fiammetta, Impresso in Venesia, per Maximo de Papia, ne gli anni del signore MCCCCLXXXXI adi XXIV septembre.
  • Giovanni Boccaccio, Il Decameron. 1, Bari, G. Laterza, 1927.
  • Giovanni Boccaccio, Vita di Dante Alighieri, Firenze, per Ig. Moutier, 1833.
  • Giovanni Boccaccio, Corbaccio.
  • Giovanni Boccaccio, Ameto, Bari, Laterza, 1940.
  • Giovanni Boccaccio, Epistola a Pino de Rossi, Impresso in Firenze, per M. B. cl. Florentino, 1487.
  • Giovanni Boccaccio, Rime, Firenze, per Ig. Moutier, 1834.
  • Giovanni Boccaccio, Il Decameron. 2, Bari, G. Laterza, 1927.
  • Giovanni Boccaccio, Caccia di Diana, Firenze, nella Stamperia Magheri, 1832.
  • Giovanni Boccaccio, Commento alla Divina Commedia. 3, Bari, G. Laterza, 1918.
  • Giovanni Boccaccio, Commento alla Divina Commedia. 1, Bari, G. Laterza, 1918.
  • Giovanni Boccaccio, Opere latine minori, Bari, G. Laterza, 1928.
  • Giovanni Boccaccio, Comedia delle ninfe fiorentine, Firenze, nella Stamperia Magheri, 1834.
  • Giovanni Boccaccio, Commento sopra la Commedia di Dante Alighieri. 1, Firenze, per Ig. Moutier, 1831.
  • Giovanni Boccaccio, Commento sopra la Commedia di Dante Alighieri. 3, Firenze, per Ig. Moutier, 1832.
                                     

7. Boccaccio nel cinema

Su Giovanni Boccaccio e specialmente sul suo Decameron furono girati moltissimi film, molti dei quali di genere goliardico, parodistico e demenziale, tipico del filone italiano decamerotico:

  • Decameron proibitissimo Boccaccio mio statte zitto di Marino Girolami 1972;
  • Boccaccesca, di Alfredo De Antoni 1928;
  • .e si salvò solo lAretino Pietro, con una mano davanti e laltra dietro. di Silvio Amadio 1972;
  • Boccaccio 70, film a episodi diretti da Vittorio De Sica, Federico Fellini, Mario Monicelli e Luchino Visconti 1962;
  • I racconti romani di una ex novizia di Pino Tosini 1972;
  • Decameron nº 2 - Le altre novelle del Boccaccio di Mino Guerrini 1972;
  • Fratello homo sorella bona di Mario Sequi 1972;
  • Decameron nº 3 - Le più belle donne del Boccaccio di Italo Alfaro 1972;
  • Boccaccio, di Michael Curtiz 1920
  • Decameron nº 4 - Le belle novelle del Boccaccio di Paolo Bianchini 1972;
  • Quando le donne si chiamavano madonne di Aldo Grimaldi 1972;
  • La bella Antonia, prima monica e poi dimonia di Mariano Laurenti 1972;
  • Novelle galeotte damore di Antonio Margheriti 1972;
  • Sollazzevoli storie di mogli gaudenti e mariti penitenti - Decameron nº 69 di Aristide Massaccesi 1972;
  • Il Decamerone proibito di Carlo Infascelli 1972;
  • Le notti peccaminose di Pietro lAretino di Manlio Scarpelli 1972;
  • Decameroticus di Pier Giorgio Ferretti 1972;
  • Novelle licenziose di vergini vogliose di Michael Wotruba Aristide Massaccesi 1973;
  • Fra Tazio da Velletri, di Romano Gastaldi e Aristide Massacesi 1973;
  • Le mille e una notte allitaliana di Carlo Infascelli 1972;
  • Maraviglioso Boccaccio di Paolo e Vittorio Taviani 2015.
  • Le calde notti del Decameron di Gian Paolo Callegari 1972;
  • Decameron 300 di Mauro Stefani 1972;
  • Racconti proibiti. di niente vestiti di Brunello Rondi 1972;
  • .e continuavano a mettere lo diavolo ne lo inferno di Bitto Albertini 1973;
  • Storie scellerate di Sergio Citti 1973;
  • Il Decameron di Pier Paolo Pasolini 1971 - primo capitolo della trilogia della vita ;
  • Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno di Bitto Albertini 1972;
  • Il Decamerone di Gennaro Righelli 1912;
  • Beffe, licenzie et amori del Decamerone segreto di Walter Pisani 1972;
  • Boccaccio, di Marcello Albani 1940
  • Boccaccio di Bruno Corbucci 1972;
  • Fiorina la vacca di Vittorio De Sisti 1972;