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ⓘ Castro dei Volsci




Castro dei Volsci
                                     

ⓘ Castro dei Volsci

Il comune si trova su un bassopiano - affiancato da colline alte fino a 1100 m s.l.m. - che sovrasta una pianura.

                                     

1. Origini del nome

Il nome "Castro" deriva dal termine latino" Castrum”, che significa "luogo fortificato", "castello", mentre il nome "Volsci" è riferito allantica popolazione.

                                     

2. Storia

Il territorio di Castro fu abitato sin dallantichità, come dimostra linsediamento di Montenero, oggi abbandonato ma risalente ad epoche remote, che appare circondato da unampia cerchia muraria composta da blocchi di pietra molto grandi e sovrapposti con la ben nota tecnica diffusa anticamente nel Lazio meridionale, ovvero collocati di taglio senza luso di malta. La presenza di questa cinta ha fatto nascere la leggenda, tramandata di generazione in generazione, della presenza di una popolazione di giganti. In realtà si tratta di un insediamento eretto dai Volsci, consolidatosi con la distruzione delle città romane dellarea: Fregellae e Fabrateria. In epoca romana furono edificate lungo lantica strada alcune ville rustiche: in particolare a Casale è stato portato alla luce un vasto complesso edilizio. Una delle ville fa parte di un grande impianto termale, nelle vicinanze di una sorgente di acqua sulfurea. E stata scoperta anche la necropoli di una popolazione germanica, fatto questo singolare che può fornire informazioni su un periodo quasi del tutto sconosciuto della storia laziale. Dopo lanno Mille, la posizione strategica di Castro fece sì che il villaggio diventasse proprietà dello stato pontificio. Nel 1151 papa Eugenio III consacrò la rurale Chiesa di Santa Croce e lo stesso anno donò al monastero cistercense di Casamari vasti possedimenti e due chiese nel territorio di Castro. Papa Alessandro III donò allAbbazia di Casamari la chiesa di SantAngelo de Meruleta.

La Chiesa gestì il feudo di Castro con molto rigore, e nei momenti critici, durante le lotte con gli svevi e Io stato siciliano, nominò rappresentanti della curia papale, a capo della guarnigione castrese. Per questo troviamo diversi anagnini tra i balivi e ciò determinò stretti rapporti fra Anagni e Castro, resi ancora più saldi dalla comune venerazione per Santa Oliva, divenuta patrona di entrambi i villaggi.

Nel 1165 Castro fu conquistato dalle truppe di Federico Barbarossa, guidate dallarcivescovo Cristiano di Magonza, mentre i rapporti con i vicini signori di Ceccano non furono mai ostili. Il governo pontificio, a partire dal Duecento, spesso designò rettori e vicari al governo di città e paesi con levidente intenzione di legare a sé potenti famiglie. Alla metà del Trecento Castro fu organizzato in comune rurale, e nel XV secolo la comunità fu regolata da uno statuto, emanato dai Colonna, a cui il feudo fu concesso fin dai primi anni del Quattrocento. Alla potente famiglia i castresi rimasero fedeli anche nei momenti più critici, seguendola durante la guerra di Campagna contro papa Paolo IV e nella battaglia di Lepanto al seguito di Marcantonio II. I Colonna possedettero in Castro circa mille e cento ettari di terreno, la rocca, il mulino sul fiume Sacco e diverse regalie.

Nel corso del XVIII secolo la pacifica comunità castrese registrò un incremento demografico e, nel 1795, furono approntate riforme agrarie. In epoca napoleonica, la presenza di un ampio movimento filo-pontificio favorì la nascita del brigantaggio. Castro divenne, infatti, uno degli epicentri del fenomeno: le bande di malviventi si annidavano nel sicuro triangolo Castro-Sonnino-Vallecorsa, al confine dello stato pontificio. Il brigantaggio ricomparve intorno aI 1825, e dopo il 1870, con la presenza di bande filoborboniche. Lincremento della popolazione portò ad un forte disboscamento per creare terreni atti alla coltivazione. Fallendo, per vari motivi, questo obiettivo, la gente cercò rimedio nellemigrazione, soprattutto in Francia. Perciò nei primi decenni del Novecento, e soprattutto nel secondo dopoguerra, il centro storico castrese si è spopolato, mentre le aree rurali circostanti hanno conosciuto un incremento demografico dovuto allimmigrazione da altre zone.

Nel 1927 il comune venne distaccato dalla provincia di Terra di Lavoro ed aggregato a quella di Frosinone, istituita pochi mesi prima.

La seconda guerra mondiale è stata un periodo tragico per Castro dei Volsci: nel periodo precedente la liberazione, avvenuta il 27 maggio 1944, ci furono rastrellamenti, deportazioni e fucilazioni da parte tedesca; bombardamenti degli alleati, furti, sevizie e violenze delle truppe nordafricane dellesercito francese hanno segnato assai duramente il paese. A pace avvenuta Castro dei Volsci ha avviato la ricostruzione dellabitato pur tra molte difficoltà.

Le conseguenze luttuose della guerra si ripresentarono tragicamente il 2 novembre 1968, quando una granata di un obice americano da 155 mm esplose nel cimitero comunale, causando 4 morti e 17 feriti. Il residuato bellico, posizionato anni prima quale ornato per il monumento ai Caduti, era ancora pieno di tritolo che fu probabilmente innescato da un lumino votivo inserito nel cavo della spoletta.

Ha dato i natali allattore Nino Manfredi 1921-2004.

                                     

2.1. Storia Onorificenze

Borgo più bello dItalia

Il 21 ottobre del 2016 Castro dei Volsci è entrato a far parte del club "I Borghi più belli dItalia"

                                     

3.1. Monumenti e luoghi dinteresse Architetture civili

  • Chiesa di SantOliva: questultima è la santa protettrice di Castro dei Volsci. Nella Bolla di Papa Onorio II, datata 28 Novembre 1125 dal Laterano, si elencano le chiese di Castro e per la prima volta si fa menzione della chiesa di S.Oliva. Presumibilmente si trovava già nel posto attuale: contigua alla Rocca, forse costruita proprio dove era stata quella di S.Pietro, nel perimetro delle mura castellane, come fa fede una "portella", affiorata dopo gli sbancamenti effettuati per la nuova via di accesso alla parte più alta del paese, quasi sotto labside della chiesa medesima. Laltare maggiore fu consacrato nellanno 1537 dallallora vescovo di Veroli, poi cardinale, Ennio Filonardi. Decorosa nella sua veste interna, non priva di solennità e di qualche ricchezza di marmi, merita anche per le sue cappelle laterali le pitture che la adornano una breve ricognizione descrittiva. Di notevole pregio estetico si presenta il portale in bronzo, donato dallarciprete Don Mario Avallone alla chiesa di S.Oliva. Entrando dal portone principale troviamo, a destra, il Battistero e una grande nicchia con la statua della Santa titolare. Il più antico simulacro in legno è stato sostituito nel 1912 con lattuale statua, di buona fattura, che spicca nel trono di metallo dorato con il quale viene portata in processione il giorno della sua festa 3 giugno. La cappella di destra è dedicata alla natività. Segue laltare dedicato a S.Lorenzo Martire. A sinistra, entrando, unaltra nicchia, analoga a quella di destra, racchiude la Madonna Addolorata, opera lignea alto-atesina, di recente acquisto. Più in basso, in apposito riparto, il Gesù Deposto. Seguono la cappella della Crocifissione, quadro del pittore Odoardo Righi da Ceprano e quella della Madonna delle Grazie con antica tela raffigurante la Vergine col Bambino. Chiude la navata di sinistra la Cappella del Rosario con ricco altare di marmo e quadro riproducente la Vergine di Pompei. Laltare maggiore contiene, a vista dietro un vetro protettivo, lo scheletro rivestito in cera plasmata di S.Giustino. A sinistra dellaltare allinterno di un armadio murale con le ante in vetro, sono custodite la reliquia delle protettrice di Castro le reliquie dei più conosciuti santi della cristianità. L’elenco di tutti questi sacri resti r è conservato nella sagrestia della chiesa. La devozione dei castresi nella loro Patrona risale al più antico Medioevo. La festa di S.Oliva si celebra, ai giorni nostri, il 3 giugno. Anticamente, essa veniva venerata il 15 gennaio.
  • Chiesa di San Nicola La chiesa di S.Nicola è il principale monumento storico di Castro dei Volsci. Conserva tracce rilevanti di affreschi, alcuni contemporanei alla sua edificazione, quando più che una chiesa era un modesto oratorio. Il nucleo originario della chiesa attuale fu costruito nella metà del VI sec. d.C. e dedicata al Santo protettore di Bari. S.Nicola nacque a Patara, importante città della Licia attuale Turchia. Visse durante le persecuzioni di Diocleziano e Massimiliano nel IV sec. d.C. e divenne vescovo di Mira, dove morì. Secondo la tradizione, nel 1087, le sue spoglie furono trafugate e portate a Bari, di cui divenne il Santo Protettore. Alcuni secoli dopo la sua costruzione, a ridosso della chiesa fu edificato un modesto monastero dai monaci di San Benedetto da Norcia. Sappiamo da una Bolla Pontificia del 1226 che il Papa Onorio III affidò la chiesa e il monastero attiguo ai Frati Minori, i quali si preoccuparono di restaurarla e di ampliarla, così come oggi si conserva. Successivamente il vescovo Lombardi la concesse definitivamente ai monaci francescani, aventi però come coadiutore un sacerdote, nominato a tal proposito parroco di S.Nicola. La chiesa, ben conservata e recentemente restaurata, è un esempio di architettura paleocristiana dellAlto Medioevo. Unarchitettura che, rimodellata da rifacimenti successivi, subì linfluenza dellArte Benedettina e poi Romanica.
  • Monumento alla Mamma Ciociara, in memoria delle donne della Ciociaria vittime dei soldati francesi durante la seconda guerra mondiale. Essa fu posta sulla Rocca dei Colonna precisamente il 3 giugno del 1964. Lopera fu realizzata dallo scultore Fedele Andreani, in marmo di Carrara.Questultima raffigura una madre, che con il suo corpo tenta di proteggere sua figlia dalle violenze. Questa scultura ricorda tutte le donne vittime delle "Marocchinate". Questi avvenimenti sono documentati nella celebre pellicola "La Ciociara" di Vittorio de Sica, tratto dallomonimo libro di Alberto Moravia.


                                     

4. Economia

Di seguito la tabella storica elaborata dallIstat a tema Unità locali, intesa come numero di imprese attive, ed addetti, intesi come numero di addetti delle imprese locali attive valori medi annui.

Nel 2015 le 252 imprese operanti nel territorio comunale, che rappresentavano lo 0.75% del totale provinciale 33.605 imprese attive, hanno occupato 467 addetti, lo 0.44% del dato provinciale; in media, ogni impresa nel 2015 ha occupato poco meno di due addetti 1.85.