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ⓘ Reddito




Reddito
                                     

ⓘ Reddito

Il reddito, in economia, può essere definito come un flusso di ricchezza durante un periodo di tempo. Rappresenta in pratica il divenire di componenti economici attribuito ad un dato periodo di tempo.

Il reddito è quindi una variabile di flusso, in quanto legata ad un preciso orizzonte temporale senza il quale non avrebbe senso. Al reddito viene contrapposto il concetto di patrimonio che esprime in termini monetari la ricchezza in un dato istante: si usa dire pertanto che il reddito è flusso, mentre il patrimonio è stock.

                                     

1. Descrizione

Una delle principali funzioni del reddito è quella di costituire la base imponibile per le principali imposte di ogni ordinamento fiscale. Misurare infatti larricchimento di un dato soggetto rappresenta senza dubbio il parametro più equo per commisurare il prelievo fiscale.

Principali caratteri del reddito:

  • presuppone la presenza di un capitale
  • è il risultato della gestione non del solo processo di produzione operazioni interne, ma anche di un insieme di operazioni di gestione esterna
  • è una variazione
  • deve poter essere individuato in un intervallo di tempo esistono infatti esigenze di amministrazione aziendale che rendono indispensabile la determinazione periodica del reddito

Il reddito è distinto dalla rendita che è una variabile di flusso finanziario legata a più di un periodo. La rendita è unentrata costante ad intervalli di tempo regolari per un certo orizzonte temporale.

il reddito pro capite e Pil pro capite sono indicatori della distribuzione della ricchezza economica di un paese.

Il Pil, prodotto interno lordo, però, non viene più considerato un indicatore sufficiente a valutare lo stato di benessere economico di una nazione.

Il Rob Index, lindice di reddito di obiettivo benessere, contribuisce a calcolare,in modo esaustivo e sintetico, la distribuzione della ricchezza.

Il Rob, 2.5,reddito di obiettivo benessere 2.5, equivale al reddito indicato dallIstat come soglia di povertà, moltiplicato per 2.5.

Il Rob Index calcola la percentuale di popolazione il cui reddito ha superato o eguagliato il Rob 2.5.

Ritenendo il multiplo per 2.5 della soglia di povertà, un valore di reddito di reale e obiettivo benessere, il Rob Index insieme alla percentuale di persone al di sotto della soglia di povertà,sono i due indici utili a valutare lo stato di benessere della popolazione di un paese.

Lobiettivo della politica economica dovrebbe essere: massimizzare il Rob Index e minimizzare il numero degli individui che vivono al di sotto della soglia di povertà, quindi ottimizzare la distribuzione del reddito nazionale.

                                     

1.1. Descrizione Classificazioni

Uno delle più comuni classificazioni di reddito è relativa al soggetto percettore. A tal proposito si distingue tra:

  • reddito delle persone giuridiche
  • reddito delle persone fisiche

Le persone fisiche sono tutti i nati vivi che, al momento della nascita, acquistano la capacità giuridica e, al momento del compimento dei 18 anni, acquistano la capacità dagire.

Le persone giuridiche sono un insieme di persone fisiche che cooperano per il raggiungimento di uno scopo comune o un insieme di beni destinati ad uno scopo che può o non può essere a fine di lucro.

Unulteriore classificazione, sulla falsariga di quella effettuata dal legislatore tributario nella disciplina del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, segue il criterio della fonte di provenienza:

  • redditi di lavoro: derivanti da prestazioni di lavoro dipendente o dallesercizio di arti o professioni
  • redditi di capitale: derivanti dallimpiego di denaro o strumenti finanziari interessi, dividendi e simili
  • redditi diversi: categoria residuale, destinata ad accogliere operazioni con intento speculativo
  • redditi di impresa: derivanti dallesercizio di attività commerciali
  • redditi fondiari: derivanti dallesercizio di diritti reali su terreni e fabbricati
                                     

2. Criteri per stabilire la presenza di reddito

Il legislatore fiscale del 1972 ha accolto una nozione di reddito complessivo, come entità onnicomprensiva ed eterogenea, risultante dalla somma dei singoli redditi.

Il concetto di reddito fiscale può dunque comprendere il reddito-entrata cioè gli incrementi patrimoniali anche a titolo gratuito le cd. entrate figurative ad es. il reddito dellimmobile occupato dallo stesso soggetto dimposta. Le singole categorie di reddito individuate dalla legge sono ritenute un numerus clausus: se una determinata fattispecie vi rientra, allora è considerata reddito a tutti gli effetti. Se invece non vi rientra, non è ritenuta una fattispecie imponibile e quindi non è tassabile nemmeno se produce un aumento di ricchezza.

Per stabilire se una data fattispecie rientra nella previsione dellart. 6 del Testo Unico delle Imposte sui redditi, si applica il principio di equipollenza, secondo cui i proventi conseguiti in sostituzione del reddito le indennità percepite per il risarcimento della perdita del reddito sono considerati redditi della stessa categoria di quelli perduti o sostituiti.

Il successivo art. 9 dello stesso testo Unico citato, inoltre, prevede altri criteri particolari per qualificare come reddito una data fattispecie:

  • il criterio del costo specifico sostenuto dal datore di lavoro, nel caso di proventi in natura percepiti in sostituzione del reddito di lavoro dipendente dove si prescinde dal valore normale.
  • il criterio del valore normale, per cui taluni beni che incrementano il patrimonio entrano a far parte della categoria dei redditi di capitale.

Le plusvalenze derivanti dal conferimento in società trattasi di vari negozi giuridici collegati, posti in essere allo scopo di sostituire un bene mobile o immobile con la partecipazione ad una società, sono considerati presuntivamente "cessioni a titolo oneroso", calcolate nella differenza tra il corrispettivo valore normale delle azioni ricevute ed il costo non ammortizzato del bene conferito.

Anche la costituzione o il trasferimento di diritti reali di godimento si presumono effettuati a titolo oneroso, e quindi produttori di reddito.



                                     

2.1. Criteri per stabilire la presenza di reddito Reddito come prodotto

La più antica concezione probabilmente, riconducibile almeno ad Adam Smith che identificava il reddito come valore dei beni e servizi prodotti dedotto il valore del consumo dei beni capitali. Secondo questa concezione, la base imponibile deve comprendere esclusivamente i redditi ottenuti come corrispettivo della partecipazione ad unattività produttiva, ossia la remunerazione dei fattori capitale e lavoro.

La funzione che spiega questa concezione è:

Ovvero tutti i redditi provenienti dallattività produttiva.

È ritenuto riduttivo perché esclude dalla tassazione con le conseguenti disuguaglianze sotto il profilo distributivo:

  • entrate straordinarie o occasionali
  • plusvalenze nette
                                     

2.2. Criteri per stabilire la presenza di reddito Reddito come entrata

Il reddito come entrata RE è stato elaborato dagli economisti Schanz, Haig e Simons, pertanto viene chiamato definizione S-H-S dalle loro iniziali. Esso corrisponde allammontare delle risorse consumabili senza intaccare il patrimonio iniziale; costituisce cioè reddito imponibile il consumo potenziale.

ovvero

Questa definizione, essendo onnicomprensiva, è ritenuta abbastanza esaustiva da molti economisti, in quanto permette di tassare tutte le fonti di reddito.

Sorgono, tuttavia, problemi in merito al momento in cui debbano essere tassate le plusvalenze:

Tassazione alla maturazione:

  • Il contribuente non dispone materialmente del valore liquido della plusvalenza maturata, dal momento che non è stata realizzata attraverso una transazione di mercato.
  • Richiesta la conoscenza del valore di mercato delle attività alla scadenza del periodo di imposta; tale conoscenza è generalmente imperfetta e frutto di stime, specialmente quando non esiste un mercato di riferimento o esso non è perfettamente trasparente cioè può non rispecchiare leffettivo valore economico dellattività.

Tassazione al realizzo:

  • Determina la tendenza a tenere immobilizzato linvestimento più di quanto si farebbe in assenza di imposta creando pertanto una distorsione nel mercato, al fine di rimandare il pagamento della stessa.
  • Incentiva lelusione, attraverso la pratica di realizzare immediatamente le minusvalenze e viceversa rimandare la realizzazione delle plusvalenze.
                                     

2.3. Criteri per stabilire la presenza di reddito Reddito come consumo

Secondo la nozione di reddito-consumo teorizzata da Luigi Einaudi, sarebbe da sottoporre a tassazione solo il consumo annuale, al fine di escludere la quota di reddito destinata al risparmio. La base imponibile sarebbe pertanto calcolata come differenza fra il totale delle entrate v.reddito-entrata e lammontare risparmiato dal contribuente.

Fra le argomentazioni a favore dellesclusione del risparmio dalla base imponibile, la principale è quella della doppia tassazione del risparmio: secondo i suoi sostenitori, se viene tassato tutto il reddito, cioè sia il consumo sia il risparmio, su quella quota risparmiata si pagherebbero due volte le imposte: la prima volta quando viene colpito lintero reddito, e una seconda volta quando vengono colpiti gli interessi fruttati dal risparmio.

Non esistono applicazioni concrete di questo modello in quanto è complesso definire cosa sia "risparmio" e monitorarlo.



                                     

2.4. Criteri per stabilire la presenza di reddito Reddito derivante da attività illecite

Il problema della rilevanza a fini tributari dei proventi illeciti è datato e ancora controverso. La stessa giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione esprime due orientamenti opposti, uno a favore della tassabilità, laltro contro la tassabilità del cosiddetto pretium sceleris.

                                     

2.5. Criteri per stabilire la presenza di reddito Ragioni a favore della tassabilità dei proventi illeciti

In sintesi, le Sezioni Civili della S.C. di Cassazione hanno più volte ritenuto che:

  • il citato d.P.R. n. 917 del 1986 ma il principio di neutralità fiscale già permeava il d.P.R. n. 645 del 1958 e il d.P.R. n. 537 del 1973 indica categorie di redditi talmente vaste e di ampio respiro da comprendere anche i proventi di attività illecite, purché rappresentino una novella ricchezza e manifestino quella capacità economica a sostenere decurtazioni ai sensi dellart. 53 della Costituzione.
  • il legislatore fiscale cfr. d.P.R. n. 917 del 1986 ha sempre mostrato con indubbia chiarezza la sua indifferenza per la liceità o illiceità della fonte del reddito; in altri termini, la normativa tributaria accoglie il principio di neutralità fiscale, secondo cui la provenienza del reddito non è elemento di qualificazione di esso e lilliceità dellattività da cui esso deriva è elemento estraneo alla fattispecie economica;
                                     

2.6. Criteri per stabilire la presenza di reddito Ragioni contro la tassabilità dei proventi illeciti

Le Sezioni Unite penali della S.C. di Cassazione ritengono che il principio di neutralità fiscale vada interpretato alla luce della regola generale della liceità della causa: è tassabile solo il reddito conseguito nellambito di un processo produttivo e non anche quello che sia conseguenza di un reato, dove invece le Sezioni Penali ravvisano la vigenza del contrario principio di ripetibilità dei cespiti illeciti.

In altre parole, i proventi derivanti da attività illecite, non essendo frutto di unoperazione produttiva tipizzata dal legislatore, ma di un arricchimento senza causa, non possono rientrare nella nozione di reddito in senso tecnico, tanto più che lordinamento ha predisposto strumenti giuridici per impedire che il reo consegua un utile economico da unattività penalmente rilevante. Se si accogliesse la tesi opposta, si dovrebbe concludere che lordinamento fiscale voglia legittimare la permanenza di profitti illeciti nel patrimonio dellautore del reato.

                                     

3. Reddito effettivo e reddito normale

Fin dal 1865, la legislazione fiscale è stata caratterizzata dal contrasto fra la tendenza ad individuare il reddito effettivo e quella a dare rilievo al reddito normale. Vi è infatti una latente contraddizione tra la normativa che tende a rilevare l "effettiva capacità contributiva", e la concrete determinazioni dellAmministrazione Finanziaria che invece individua i redditi medio-ordinari per classi, coefficienti e simili meccanismi.

In economie di tipo statico e arretrato, lAmministrazione Finanziaria usava criteri forfettari di imposizione basati sulla redditività media della categoria. Il reddito era cioè accertato in base a criteri standard che ragionevolmente si avvicinavano al reddito effettivo.

Per le grandi società di capitali, il criterio della redditività media del settore non era però adeguato e doveva farsi riferimento alla situazione specifica della società sottoposta ad accertamento tributario.

Dottrina e giurisprudenza elaborarono la categoria dei cosiddetti "soggetti tassabili in base al bilancio", in cui dominava il principio dellaccertamento del reddito effettivo, in deroga al criterio dellaccertamento di un reddito normale rispetto a tutti gli altri soggetti. Fu anche elaborata la Teoria dei metodi di accertamento, allo scopo di descrivere le regole del gioco in termini di motivazione e di prova.

Tale principio non fu travolto dalla riforma "Vanoni-Tremelloni" del 1958, che introdusse il "principio della perequazione tributaria" nonché lobbligo generalizzato della dichiarazione dei redditi.

La perequazione tributaria era la ripartizione delle imposte tra i singoli cittadini in base alla accertata capacità contributiva di ciascuno. Base della perequazione era quindi un accertamento rigoroso dei redditi imponibili, per eliminare sperequazioni nella contribuzione e la pratica abusiva dellevasione.

La riforma del 1958 attuata con d.P.R. n. 645 del 1958 voleva garantire il contribuente contro accertamenti arbitrari ed adeguare limposizione al reddito effettivo. Lo scopo non venne raggiunto perché non vi era sufficiente controllo sullevasione fiscale, e perché la giurisprudenza e la prassi avallarono il cd. accertamento sintetico cioè induttivo, basato su criteri valutativi precostituiti e ciò rappresentava una deroga al criterio della tassazione della realtà economica.



                                     
  • principale: Redditi fondiari. I redditi agrari, disciplinati dagli articoli 32 - 35, D.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917, sono la parte di reddito fondiario
  • aumento improvviso del reddito corrente Yt il reddito permanente Yp aumenta di poco affinché il reddito permanente aumenti i redditi correnti devono crescere
  • L imposta comunale sul reddito in Finlandia è un imposta applicata a una persona fisica che recepisce un reddito Tale persona paga l imposta al comune
  • Un esempio di reddito da capitale sono gli interessi su un conto corrente bancario, mentre i proventi da rapporti derivati sono redditi diversi. Un altro
  • redditi di impresa, redditi diversi. È un imposta progressiva, in quanto colpisce il reddito con aliquote che dipendono dagli scaglioni di reddito ed
  • dello Stato. Il reddito imponibile ai fini IRES è il reddito d impresa individuato dall art.83 del Testo unico delle imposte sui redditi TUIR a meno
  • Imposta sul reddito delle persone giuridiche, su Treccani.it Enciclopedie on line, Istituto dell Enciclopedia Italiana. Imposta sul reddito delle persone
  • con deduzioni del reddito complessivo La riduzione delle aliquote a due 23 per i redditi fino a 100.000 euro e 33 per i redditi superiori a tale importo
  • Il Reddito reale è il reddito delle persone fisiche o nazioni dopo l adeguamento all inflazione. Esso è calcolato sottraendo l inflazione dal reddito nominale
  • La lista di stati per uguaglianza di reddito è basata sul coefficiente di Gini, secondo il rapporto sullo sviluppo umano dell ONU del 2005. Questo coefficiente

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