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ⓘ Elisabetta di Schönau




Elisabetta di Schönau
                                     

ⓘ Elisabetta di Schönau

Era di nobile famiglia. Entrò in monastero a Schönau Baden-Württemberg a circa dodici anni per completare la sua educazione, lo stesso monastero in cui prese il velo ed emise la professione religiosa nel 1147. Nel 1157 venne eletta superiora delle monache, che non avevano badessa poiché dipendevano dallabate. Labate era Egberto, fratello di Elisabetta, della quale fu anche consigliere spirituale e primo biografo.

Nel 1152 Elisabetta, reduce da una grave malattia, cominciò ad avere visioni ed estasi, durante le quali si trovava a parlare con Gesù Cristo, con la Vergine e con i santi. Le estasi duravano talvolta intere settimane e minarono il suo fisico, causandole una morte precoce a 35 anni.

                                     

1. Scritti

Su suggerimento del fratello Egberto, Elisabetta tenne un diario delle sue visioni. I tre Libri visionum risultanti, furono molto diffusi nel Medioevo e si copiarono in numerosi manoscritti; il Liber viarum Dei "Libro delle vie di Dio", compilato ad imitazione della Scivias di santIldegarda ed incentrato sulla necessità della penitenza e di una riforma morale della Chiesa; le Visiones de resurrectione beatae Mariae Virginis, sullAssunzione di Maria Vergine in corpo ed anima dalla terra al cielo; il Liber revelationum de sacro exercitu virginum Coloniensium, redatto fra lottobre del 1156 e lottobre del 1157, in cui tratta in termini assolutamente fantastici di santOrsola e delle undicimila vergini martiri, contribuendo significativamente alla diffusione della leggenda.

Nei vari scritti di Elisabetta di Schönau si sente assai chiaramente linflusso, talvolta poco felice, del fratello Egberto: ad esempio, nella questione dello scisma provocato dallimperatore Federico Barbarossa, appoggiato da Egberto, con lelezione nel 1159 dellantipapa Vittore IV in opposizione a papa Alessandro III.

Si conservano anche ventitré lettere, dirette a vescovi, abati, monache tra cui santIldegarda, scritte dal 1154 allanno della sua morte. Nellepistolario si registra un linguaggio duro per stigmatizzare i vizi dellepoca, in vivo contrasto con la sua infantile semplicità.

                                     

2. Culto

Fu fatta segno di particolare venerazione già da viva ed ancor più dopo la morte. Nel 1584, durante il pontificato di papa Gregorio XIII il suo nome fu iscritto nel Martirologio Romano alla data del 18 giugno.; nel 1854, poi, il suo ufficio liturgico fu inserito nel proprium della diocesi di Limburg.

Gli Svedesi nel 1632 profanarono le sue reliquie e si poté salvare soltanto il capo, ora venerato nella parrocchiale di Schönau.

La sua festa si celebra il 18 giugno.