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ⓘ Nicolò Donà




Nicolò Donà
                                     

ⓘ Nicolò Donà

Nacque dai patrizi Donà del ramo "dalle Tresse dOro", ultimo dei tre figli maschi di Giovanni di Nicolò e di Elisabetta di Cristoforo Morosini.

Si formò a Padova presso lo zio Girolamo e il cardinale Agostino Valier, acquisendo nozioni di lettere e latino che lo portarono a sviluppare una notevole capacità retorica.

Entrò a far parte del Maggior Consiglio grazie allestrazione della balla doro nel 1560 ed ebbe il primo incarico politico nel 1564 come Savio agli Ordini. Da allora il Donà partecipò costantemente alla vita pubblica della Serenissima, in un momento particolarmente importante sia dal punto di vista interno che estero.

Operò fuori della capitale a partire dal 1566, quando fu sindico e avogador in Dalmazia. Partecipò alla battaglia di Lepanto e, nel 1574, divenne podestà di Vicenza.

Lanno dopo ricopriva la stessa carica a Capodistria. Durante questo periodo affrontò una crisi con i vicini di Trieste sullo sfruttamento delle saline, culminata con unoperazione militare che vide la distruzione degli impianti di Rosandra da parte dei soldati Veneziani.

Il 4 aprile 1618, in un momento particolare per la Repubblica veneziana, riuscì a farsi eleggere doge. Eletto, cercò di far sparire la fama di "spilorcio" ma fu impedito in questo dai parenti, ancora più avari di lui.

Il suo dogado durò appena 35 giorni 4 aprile - 9 maggio in cui non accadde nulla di notevole anche se la tensione dovuta alla congiura spagnola aumentò. Si dice che morì per il dolore provocato dalla sconfitta subita dal nipote Pietro che sera candidato ad unalta carica pubblica; il rifiuto del Senato sarebbe stato interpretato come uno sgarbo nei suoi confronti. Non è chiaro quanto veritiera possa esser questa storia ma, forse influì, visto che Nicolò Donato morì tre giorni dopo questo fatto.