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ⓘ Ripalta Arpina



Ripalta Arpina
                                     

ⓘ Ripalta Arpina

Il territorio comunale di Ripalta Arpina si presenta come una striscia di territorio allungato e fortemente plasmato dai fiumi. In effetti, labitato nasce originariamente sulla riva destra del Serio, quando il fiume percorreva un tracciato più orientale rispetto allattuale. Tra lXI e il XV secolo il Serio mutava percorso, seguendo un tracciato posto a occidente del nucleo abitativo che si è trovato così sulla riva sinistra. I due percorsi, quello relitto oggi percorso dal Serio Morto e quello attuale hanno profondamente inciso il livello planiziale dando vita a due valli fluviali profonde e con i margini molto evidenti. Mentre labitato si sviluppa su un livello fondamentale della pianura tra i 67 e 70 m s.l.m., la valle del Serio Morto ha una quota di 61 m s.l.m., mentre la valle del Serio è più profonda, avendo in prossimità dellabitato una quota di 55 m s.l.m.

La parte meridionale del territorio è stata scavata dallAdda, in una zona occupata un tempo dal Lago Gerundo. Anche qui gli orli di scarpata della valle fluviale sono particolarmente evidenti, anche se più dolci rispetto a quelli del Serio. Complessivamente lintero territorio si sviluppa tra i 47 e i 71 m s.l.m.

Oltre ai fiumi Adda e Serio, vanno segnalate due importanti rogge ad uso irriguo: la Pallavicina e la Borromea.

La temperatura media di gennaio si attesta intorno ad 1 °C, quella media del mese di luglio è pari a 24.5 °C. Il clima è di tipo temperato continentale con precipitazioni più frequenti in autunno e primavera e con linverno più siccitoso dellestate.

Classificazione sismica: zona 4 sismicità molto bassa. Classificazione climatica: E i Gradi giorno sono 2.474; il limite massimo consentito per laccensione dei riscaldamenti è di 14 ore giornaliere, dal 15 ottobre al 15 aprile.

                                     

1. Storia

Presso Ripalta Arpina, durante i lavori per larginatura del Serio Morto, ai primi di aprile 1933, si sono trovati, ad una profondità di pochi metri, resti di parecchie palafitte. La notizia veniva a confermare quanto già si sapeva delle remote origini di quella località per altri ritrovamento fatti anni addietro nel campo Costa Sala o Sale.

Le palafitte riportano alletà della pietra o del bronzo, ma oggetti metallici non vennero alla luce. Rivelano inoltre che in quei tempi remoti la località, su cui poi sorse Ripalta Arpina, presentava le stesse caratteristiche che si incontrano a Chieve, a Ombriano, e altrove. Questa analogia di condizioni e di vita ci fa ritenere che quei primi abitatori, come tutti gli altri rivieraschi del Lago Gerundo, fossero della medesima razza e vivessero alla medesima epoca: risultato questo assai importante per la storia delle origini del popolo cremasco. Ripalta Arpina era situata a brevissima distanza da un antico e importante centro cremonese, Bressanoro 6, in un punto dove due popolazioni, diverse per origine, per indole e per aspirazioni, si toccavano e si urtavano e dove i contrasti potevano scoppiare, e scoppiarono, nelle forme più accanite e disastrose.

Così nel 1110, dodici anni dopo la cessione di Matilde, a Bressanoro, presso la Chiesa di S. Maria, i Milanesi uniti ai Cremaschi si azzuffarono con i Cremonesi, con la peggio di questi. Ed ecco, sei anni dopo, la rivincita dei Cremonesi: il 26 agosto 1116 questi prendono Crema, la saccheggiano, la mettono a ferro e a fuoco ne conducono prigionieri i cittadini. Dopo unaltra guerra di cui non si conosce lesito combattuta nel 1130, al tempo dei Consoli Cremonesi Riboldo e Anselmo, ecco una nuova rivincita da parte dei Milanesi e dei Cremaschi alleati: questi, infatti, il 5 giugno 1139, con un combattimento sanguinosissimo avvenuto alla Motta di Ripalta Arpina, riescono ad avere il sopravvento sui Cremonesi; in quel giorno, dice la Cronica di Sicario, "maxima pars populi Cremonae fuit capta" ossia lesercito cremonese fu in gran parte fatto prigioniero in seguito a manovra che avvolse le due ali.

Sanguinosa e ostinata alternativa di lotte e vicende guerresche: ventanni dopo, allassedio di Crema, i Cremonesi vendicano, con la crudele distruzione della nostra città, la sconfitta patita a Rivoltella. Finalmente, nel maggio 1213, con la battaglia combattuta alle Bodesine, riescono ad avere pieno trionfo degli eterni avversari Milanesi e Cremaschi e, nel bottino, anche il Carroccio dei Milanesi e la croce preziosa che lo adornava cadono nelle mani dei Cremonesi, superbo trofeo della vittoria riportata.

È soltanto dal sec. XIV in poi che Rivoltella ha pace; ma è la pace del silenzio e del decadimento. Da sede di capitanato, con castello munito, dove risiedono i bellicosi feudatari del Vescovo di Cremona, si riduce alle condizioni di una modesta corte rurale, né la distinzione datale da tante vicende poté sottrarla allinevitabile declino. Rivoltella e Bressanoro erano allora due Pievi, dove vi era un "archipresbyter luna in sinistra e laltra in destra del Serio, e comprendevano rispettivamente i territori delle due rive del fiume. Ripaltella aveva le località di Ripalta Nuova e Vecchia, quella poi detta Guerina, Gombito, la Vinzasca, Montodine, Moscazzano e forse Rovereto questa infatti è una delle 54 località elencate nel documento del 1134 come dipendenti di Ripalta Arpina; Bressanoro invece tutte le altre in sinistra del Serio, sin presso a Soresina e a S. Bassano.

La Pieve di Ripalta Arpina risale certamente a tempi assai antichi. La prima menzione di una capella o chiesa di Rivoltella si ha nel 1041, ma non se ne dice il titolo. In un atto dellagosto 1051 è invece nominata per la prima volta la "capella S. Mariae. in curte Rivaltellae".

Le prove dellesistenza della Pieve di Ripalta Arpina sono diverse.

La prima è data dal fatto che quel parroco porta, ab immemorabili, il titolo di "archipresbyter" che era riservato al sacerdote della Pieve. Il titolo di "S. Maria"¯riporta lorigine della chiesa a prima dei VII secolo.

Altra prova è data dallesistenza di una Collegiata, costituita da sacerdoti investiti di beneficio proprio, addetti a proprie chiese e vincolati, nellesercizio di determinate funzioni, alla vita comune.

Conosciamo lesistenza di una chiesa campestre dedicata a S. Eusebio e di unaltra a S. Giovanni Battista in paese. Oltre a queste, secondo il documento del 1051, esistevano nel territorio almeno tre altre chiese: S. Benedetto, S. Vincenzo e S. Pietro di questa è forse rimasta memoria nellaltare a S. Pietro esistente nella parrocchiale.

Tutte o quasi tutte queste chiese avevano annesso un beneficio canonicale, e perciò la fiorente collegiata rivestiva decoro e importanza. Tale ricchezza era dovuta alle generose donazioni di una nobilissima famiglia, quella dei Capitani di Rivoltella, fondatori delle doti beneficiarie dellantica Collegiata, La famiglia dei Capitani di Rivoltella, chiamati così dopo il per capostipite Rainerio di Rivoltella, nato nella seconda metà del sec.X, oriundo da Arzago, o imparentato con quei Capitani dArzago, ai quali doveva conferire tanto lustro Ariberto dIntimiano Arcivescovo di Milano. Rainerio teneva, ad Arzago, un possedimento che fu venduto dopo la sua morte, dal figlio Guido insieme alla consorte Raimburga, a Landolfo Vescovo di Cremona 1021. Rainerio ebbe due figli: Ardicio e Guido. Del primo non occorre dire: Guido sposò, circa il 1002, Raimburga e morì prima del 1034, lasciando Raimburga con due figli, Guinizo e Gerardo. Questultimo, sposatosi nel 1040 con Megenana, morì senza eredi.

La famiglia dei Capitani di Rivoltella si conservò, dunque, nella discendenza di Guinizo. Questi, insieme al fratello Gerardo, aveva ereditato dal padre Guido vastissimi possedimenti: si può dire, lintero territorio di Rivoltella, Montodine, Gombito e Moscazzano, esclusa però la quarta parte che, in forza delle leggi longobarde, formava il morgincap, ossia la proprietà spettante alla vedova. Tutta leredità venne divisa in due parti: una fu dai fratelli venduta al Prete Vinizone o Guinizone di Rivoltella, laltra fu divisa in parti uguali. Guinizo vendette la sua alla madre Raimburga e questa, alla sua morte, lasciò tutto al Vescovo di Cremona: anche una parte delleredità di Gerardo comperata da un Prete Silvestro, finì nelle mani del Vescovo: e finalmente anche il Prete Vinizone disponeva che la sua proprietà passasse al medesimo Vescovo. Tutti questi beni si trovavano nei territori di Rivoltella, Moscazzano, Montodine, Gombito e, in parte, a Cornaleto, Vinzasca e Casalmorano. Erano dunque latifondi immensi quelli dei Capitani di Rivoltella, e immense per conseguenza le ricchezze ereditate dal Vescovo di Cremona in quelle terre. Il vescovo lasciò gli eredi di Guinizo usufruttuari dei beni lasciati dal Prete Vinizone, e perciò essi divennero, di fatto, vassalli del vescovo stesso e più precisamente vassalli maggiori, ossia con altro nome, Capitani.

I Capitani di Rivoltella, nelle lotte avvenute più tardi fra Milano e Crema da una parte, e Cremona dallaltra, tennero sempre le parti delle due prime città: erano infatti guelfi e cremaschi. Ciò spiega anche come le aspre battaglie di S. Maria di Bressanoro, della Motta e delle Bodesine si siano combattute nel territorio di Ripalta Arpina o in luoghi vicini. Là era il confine tra Crema e Cremona, e là erano anche gli animatori e i sostenitori dei Cremaschi e dei Milanesi: i Capitani di Rivoltella.

Dopo la sfortunata battaglia delle Bodesine, i Capitani abbandonarono Rivoltella e si stabilirono definitivamente a Crema, dove già avevano una loro dimora e sin dal 1199 la loro famiglia dava il nome ad una delle vicinanze di Porta Ripalta. Scarse sono da allora in poi le memorie di questi Capitani.

Si ricorda il nome di Dionisarco, de Capitani di Rivoltella, che nel 1314 era Prevosto di S. Maria Maggiore, ossia del Duomo. Di un Lodovico, dei Capitani di Rivoltella, che viveva in Crema nel 1423, parla il nostro Terni e in lui probabilmente la nobile famiglia si estinse.

I possessi che i Vescovi di Cremona tenevano a Rivoltella per le donazioni sopra accennate ed altre ancora, vennero solennemente riconosciuti loro da Enrico IV Imperatore di Germania e da Papa Alessandro II.

Tuttavia Rivoltella non fu sempre tranquilla e ossequiente nei riguardi del vassallaggio e della subordinazione feudale. Consta, infatti, da un documento del 17 maggio 1159 - due mesi prima che siniziasse lassedio di Crema e quando già covavano i propositi delle rivendicazioni contro la politica dellImperatore Federico Barbarossa, - che alcuni degli homines di Rivoltella, Fornovo, Bariano, Mozzanica e Gabbiano, tutti vassalli del Vescovo di Cremona, gli si erano ribellati, abbandonando le dimore ed i loro doveri e, ciò che è peggio, sembra dire limperatore, portandosi in Crema: ad Cremam suas habitationes fecerunt": a Crema, centro di riunione degli antimperiali. Erano le prime avvisaglie della grande lotta che doveva culminare nella distruzione di Crema. Limperatore autorizza il vescovo a procedere contro i ribelli, a citarli al suo tribunale, a giudicarli severamente: nel caso si fossero rifiutati di comparire, ordina la confisca dei loro beni, dando facoltà al vescovo di entrarne in possesso. Nel 1187 Gregorio VIII, con la Bolla "Fratres nostros"rinnova alle chiese del territorio cremasco appartenenti alla diocesi cremonese lingiunzione di obbedire e di portare la debita riverenza al Vescovo di Cremona. Ai Cremaschi era dunque duro e difficile obbedire a quel Vescovo nellordine civile, cui ripugnavano le loro tradizioni guelfe le loro aspirazioni di libertà politica e comunale, Un pallido ricordo dellantico splendore si ebbe ai tempi di Leone X, quando lArciprete di Ripalta Arpina, il sacerdote Giacomo Filippo Ferrari, erede dellantica dignità della Pieve Collegiata, fu da quel Pontefice scelto come suo delegato per effettuare il passaggio di certe religiose residenti in Crema, dalla regola benedettina a quella domenicana.

Delle chiese che furono ricordate ai tempi della Collegiata ne sono rimaste due: S. Maria Rotondaparrocchiale e S. Giovanni Battista. Questa risale allepoca longobarda; se ne fa menzione la prima volta nel 1051, fu ricostruita lultima volta nel 1672-1687 - a spese di Giovanni Angelo Giacomelli.

Un oratorio dedicato a S. Bartolomeo era stato eretto, probabilmente sul posto di altro più antico e del medesimo titolo, da Onorio Barbetta nel 1607, ma risulta che nel 1659 era già abbandonato e lanno seguente demolito.

Loratorio campestre dedicato a S. Eusebio confessore, di cui già dicemmo, residuo dellantica Collegiata, esisteva ancora nel 1727. Fu demolito in tal anno dallultimo investito, il Conte Ernesto Griffoni di S. Angelo.

Ancor oggi il luogo dove esso sorgeva si chiama col nome di campo S.Eusebio.

Molte volte, negli antichi documenti a cominciare dal 1046, è fatta menzione del castrum o Castello di Ripaltella: non siamo in grado di precisare né dove né come esso fosse.

Nel sec. XVIII risultano principali proprietari di Rivoltella i Conti Benvenuti e i Nobili Salomoni.

Tra gli edifici notevoli è degna di rilievo oggi Palazzo Zurla.

                                     

2.1. Monumenti e luoghi dinteresse Chiesa parrocchiale di Santa Maria Rotonda

Sorge in posizione defilata, ai margini della scarpata che degrada verso la valle del Serio Morto. Si tratta di una chiesa plebana di origini antiche, forse sorta su un tempio pagano, ma laspetto attuale risale agli anni 1779-1799, in stile neoclassico e in mattoni a vista. Si segnala allinterno una bella calotta affrescata da Mauro Picenardi.

                                     

2.2. Monumenti e luoghi dinteresse Oratorio di San Giovanni Battista

Sorge lungo la via principale del paese; la sua prima menzione risale al 1051. Ledificio attuale è dovuto a una ricostruzione attuata negli anni 1672-1687 a spese di Giovanni Angelo Giacomelli.

                                     

2.3. Monumenti e luoghi dinteresse Oratorio di San Giovanni

Si trova in località Bocca Serio, frazioncina condivisa con il Comune di Montodine; loratorio è stato più volte rimaneggiato a partire dal XVI secolo e conserva allinterno degli affreschi cinquecenteschi. Il campanile è la trasformazione di unantica torre di difesa del XV secolo.

                                     

2.4. Monumenti e luoghi dinteresse Palazzo Zurla

Già Capredoni, poi Arrigoni, sorge di fronte alloratorio di San Giovanni Battista lungo la via principale e risale al XVII secolo. Consta di un fronte con portale centrale collegato a due torrette in cui appaiono molto evidenti i rivestimenti a bugnato. Oltre lingresso sulla pubblica via si scorge un raccolto cortile e la facciata vera e propria, caratterizzata da una loggiato a cinque luci. Non è chiaro se la villa sia stata costruita sullantico castello, menzionato nei documenti antichi e di cui non si conosce lesatta ubicazione.

                                     

2.5. Monumenti e luoghi dinteresse Cappella della Motta

Poco a nord dellabitato sorge una piccola cappella restaurata nel 1945; vi sono contenuti i resti dei caduti di una celebre battaglia combattutasi il 5 giugno 1139 tra lalleanza tra i Comuni di Crema e Milano vittoriosi contro quello di Cremona, in una delle tante guerre medievali.

                                     

3. Società

Etnie e minoranze straniere

Al 31 dicembre 2018 i cittadini stranieri sono 66. Lunica comunità nazionale numericamente significativa è quella egiziana con 23 residenti.

                                     

4. Infrastrutture e trasporti

Strade

Il territorio è attraversato dalle seguenti strade provinciali:

  • La strada provinciale CR SP 52 Crema-Castelleone.
  • La strada provinciale CR SP ex SS 591 Cremasca che unisce Bergamo alla SS 9 Emilia presso Fombio LO.
  • La strada provinciale CR SP 13 Pizzighettone-Montodine.
  • La strada provinciale CR SP 14 Montodine-Castelleone.
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