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ⓘ Debriefing




Debriefing
                                     

ⓘ Debriefing

Il debriefing è un intervento psicologico-clinico strutturato e di gruppo, condotto da uno psicologo esperto di situazioni di emergenza, che si tiene a seguito di un avvenimento potenzialmente traumatico, allo scopo di eliminare o alleviare le conseguenze emotive spesso generate da questo tipo di esperienze.

                                     

1. La tecnica classica

Il Debriefing "classico" Mitchell, 1983, detto anche Critical Incident Stress Debriefing / Psychological Debriefing CISD/PD - a sua volta solo una delle parti del più ampio e complesso protocollo del Critical Incident Stress Management CISM - dovrebbe essere rivolto esclusivamente a gruppi relativamente omogenei di soccorritori e quindi non di vittime, ed è composto da sette fasi distinte fattore ritenuto da molti come aspetto di eccessiva rigidità funzionale del protocollo iniziale. Normalmente viene svolto tra le 24 le 96 ore che seguono lavvenimento ovvero quando lesperienza si è potuta strutturare psicologicamente almeno un minimo, ma non si è comunque ancora "cristallizzata" del tutto nel vissuto delle persone coinvolte. Esiste comunque in letteratura scientifica un ampio dibattito sul problema del "timing" migliore per lintervento, tema tecnico assai delicato e controverso.

Il CISD permette, attraverso lo scambio strutturato e "significante" dellesperienza gruppale, di ridurre le possibili conseguenze negative di un avvenimento traumatico a livello psichico, come per esempio linsorgere della sindrome da stress post-traumatico dallinglese Post-Traumatic Stress Disorder ed altre sindromi collegate. Nel corso del lavoro di gruppo, attraverso le varie fasi, si affrontano progressivamente fatti, pensieri, emozioni e sintomi, al fine di proporre una prima rielaborazione e ristabilire una migliore comprensione dellavvenimento, per permettere di reinserirlo nel corso della propria esistenza dandogli almeno un parziale significato, coerente e condiviso con gli altri membri del gruppo.

                                     

2. Le fasi procedurali

Le sette fasi "classiche" del protocollo di Mitchell sono:

1. Introduzione alla situazione ed al lavoro di gruppo

2. Discussione dei Fatti ricostruzione degli eventi occorsi, attraverso le "narrazioni" le prospettive multiple dei partecipanti

3. Discussione dei Pensieri/Cognizioni che i partecipanti hanno avuto durante levento

4. Discussione delle Emozioni

5. Discussione dei Sintomi eventualmente provati nelle ore o nei giorni successivi allevento critico

6. Fornire Informazioni sulle reazioni post-traumatiche e su eventuali "punti di contatto" in caso di necessità personali future

7. Conclusione che "chiude" lesperienza, sfumando dopo - a volte - verso una chiusura anche informale - spesso bevendo e mangiando qualcosa insieme per rinsaldare i legami sociali di gruppo dopo levento critico e la "fatica emotiva" del Debriefing

In alcuni approcci europei, si aggiunge tra la sesta e la settima fase una fase aggiuntiva, detta del "Rito" di particolare valore simbolico. Generalmente, il Debriefing è preceduto da un incontro di Defusing, soprattutto con gli specialisti dellaiuto.

                                     

3. Efficacia e criticità del Debriefing

Fin dalla sua proposta iniziale, il Debriefing ha conosciuto rapido sviluppo ed un notevole successo nellambito della psicologia dellemergenza, arrivando ad esserne forse la tecnica operativa più conosciuta e diffusa. Verso la metà degli anni 90, il CISD era divenuto la tecnica standard per la gestione di eventi critici che coinvolgessero un gruppo più o meno strutturato di persone, le ricerche sulla sua efficacia ed applicabilità divennero il mainstream della ricerca psicotraumatologica durgenza. La maggior parte dei clinici lo riteneva unimportante tecnica di prevenzione dellinsorgenza di eventuali forme post-traumatiche nelle persone esposte ad incidenti critici.

A partire dai primi anni del nuovo secolo, con la pubblicazione di alcuni importanti articoli di review e meta-analisi della sua efficacia, iniziarono ad essere sollevati dubbi sullefficacia della tecnica nellottenere tale risultato: in molti casi, infatti, il suo profilo di efficacia nella prevenzione del PTSD risultava scarso se non nullo, ed in letteratura iniziarono ad essere discussi gli occasionali effetti iatrogeni della procedura stessa.

Il bias prevalente nella ricerca precedente venne individuato proprio nell"aspettativa magica" di molti clinici rispetto alla procedura del Debriefing, aspettativa legata ad un atteggiamento estremamente ottimistico rispetto alla tecnica stessa. Effettivamente, ritenere che una singola sessione di elaborazione gruppale di un gravissimo incidente critico, della durata media di 90 minuti, possa annullare il rischio di sviluppare a mesi di distanza un disturbo post-traumatico in soggetti predisposti è indubbiamente molto ottimistico, ed in contrasto con i dati clinici psicotraumatologici, dati che sottolineano come, seppure il rischio di sviluppo di un PTSD sia comunque mediamente molto basso anche in coloro che presentano reazioni emotive patologiche nellimmediato post-evento, gli interventi clinico-preventivi efficaci non possano mai essere del tipo "one-shot" occasionali, ma debbano essere al contrario molto più ampi e complessi ad esempio, attraverso il ricorso ad una completa procedura CISM.

Dunque, lobbiettivo dellesecuzione del Debriefing che dovrebbe essere solo una parte del CISM nellimmediato post-evento non dovrebbe tanto essere quello dellipotetico tentativo di riduzione del rischio di sviluppo di future reazioni post-traumatiche strutturate, quanto un primo momento di elaborazione gruppale dei vissuti emotivi e degli "spazi di parola" dellevento occorso; processo che, seppur non strettamente correlato con la prevenzione del PTSD, è ritenuto comunque spesso di buona utilità emotiva dai partecipanti.



                                     

4. I nuovi approcci al Debriefing: il "Process Debriefing" ed il "Debriefing di Val-de-Grace"

In anni recenti sono state proposte molte modifiche al protocollo originale di Mitchell, ritenuto troppo rigido e con fasi troppo nettamente distinte tra loro mentre i processi psicologici sottostanti sono in realtà molto più "fluidi" e "continui"; in particolare, ha avuto ampia diffusione il Process Debriefing di Atle Dyregrov 1997, in cui vi è una minore rigidità funzionale del protocollo, ed una maggiore attenzione clinica ai processi psicologici sottostanti. Nel Process Debriefing, le dinamiche interattive interne del gruppo non vengono ignorate come può succedere nel modello originario, ma vengono al contrario considerate uno degli assetti principali di lavoro nel corso della seduta di Debriefing.

Anche la "Scuola di Val-de-Grace" la psichiatria militare francese ad orientamento psicodinamico ha proposto modifiche strutturali ed adattamenti clinici importanti delloriginario protocollo del 1983, proponendone un riorientamento su assetti più dinamici e processuali e quindi meno cognitivi e procedurali, con una complessiva semplificazione delle sette fasi originarie.

Il focus di tutti questi tentativi di rinnovamento del protocollo originario va appunto nella direzione di sottolineare come sia la tecnica a doversi adattare alla realtà dei processi psicologici delle persone coinvolte priorità dei processi psicologici, e non debba mai accadere il contrario cosa invece frequente quando le sedute di Debriefing classico vengono rigidamente vincolate al rispetto delle fasi e dei tempi del protocollo originario: si verifica così una iatrogena priorità della procedura tecnica rispetto ai processi psicologici reali delle persone che ne dovrebbero usufruire.