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ⓘ Amore platonico




                                     

ⓘ Amore platonico

Amore platonico è un modo usuale di definire una forma di amore priva della dimensione passionale. Infatti Platone considera lattrazione fra i corpi il primo dei vari livelli di amore, benché egli aggiunga che questo livello vada abbandonato per giungere a quelli superiori. Questa formula in realtà scaturisce da un contesto filosofico in cui lamore, inteso come moto dellanimo e non come forma di relazione, viene interpretato come impulso al trascendimento della realtà sensibile, del mondo delle apparenze, capace di muovere la conoscenza verso uno Spirito assoluto, attuando cioè un processo di indiamento, come illustrato ad esempio nel pensiero di Giordano Bruno.

Nel dialogo del Simposio, il brutto e sapiente Socrate rifiuta la proposta sessuale di Alcibiade, giovane bello e potente, e alla fine del dialogo, nella scena di amore non consumato, spiega: "Caro Alcibiade, se credevi di scambiare la bellezza straordinaria che vedi in me con la tua avvenenza fisica, tu pensavi di trarre vantaggio ai miei danni. In cambio dellapparenza del bello, tu cerchi di guadagnarti la verità del bello, e veramente pensi di scambiare armi doro con armi di bronzo". Le tesi di Pausania sono ben presentate, ma non accolte da Platone.

Il filosofo, noto nellambiente dell"Atene-bene" dellepoca, teorizza la distinzione fra Afrodite terrestre e Afrodite celeste, amore nobile e volgare, amore per gli uomini e per le donne. Formula per esteso il bon ton del corteggiamento con regole comuni per relazioni omo e eterosessuali, e teorizza lamore pederastico come unamicizia, uno scambio fra i favori della bellezza con la sapienza e virtù. LEros sessuale è solo il primo gradino della scala damore; lEros filosofico va molto più in alto fino a congiungersi con il Bello e col Bene sempre uniti e veri in kalokagathia.

                                     

1. Origine e diffusione

La locuzione prende il nome dalla teorizzazione dellamore che Platone fa nei suoi dialoghi. Nel Simposio Socrate, ispirato da Diotima, parla di Eros Ἔρως come di un demone figlio di Poros e Penia. Pòros, lespediente, aveva fatto innamorare Penìa, ossia la povertà che genera bisogno. Approfittando di un momento di ubriachezza di Pòros, Penìa giace con lui e dalla loro unione nasce Eros, lamore. Il mito mette in luce come Eros, la forza che fa andare avanti il mondo, abbia una natura ambivalente, che partendo dallamore delle forme, che porta alla procreazione e alla continuazione della specie umana, lo fa arrivare allamore della conoscenza letteralmente: "filosofia".

Il termine si diffuse nelle lingue moderne, come linglese, a partire dallespressione latina amor platonicus usata nel XV secolo da Marsilio Ficino come sinonimo di amor socraticus, per denotare linteresse nei giovani attribuito a Socrate nelle ultime pagine del Simposio. Entrambe le espressioni, in Ficino, indicano lamore diretto alle qualità morali e intellettuali di una persona piuttosto che a quelle fisiche. I termini si riferiscono al legame affettivo molto speciale che intercorre tra due uomini, maestro e allievo, che Platone aveva descritto nei suoi Dialoghi ed esemplificato dal rapporto tra Socrate e i suoi giovani studenti, in particolare Alcibiade.