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ⓘ Meccanismo di difesa




                                     

ⓘ Meccanismo di difesa

Un meccanismo di difesa, nella teoria psicoanalitica, è una funzione propria dellIo attraverso la quale questo si protegge da eccessive richieste libidiche o da esperienze di pulsioni troppo intense che non è in grado di fronteggiare direttamente.

                                     

1. Cenni storici

Lo studio dei meccanismi di difesa è originato da Sigmund Freud ed è stato condotto da diversi psicoanalisti; in particolare sono di ampio rilievo i contributi della figlia di Freud, Anna Freud nel suo libro LIo e i meccanismi di difesa, 1968.

                                     

2.1. Descrizione Teoria

La teorizzazione dei meccanismi di difesa è mutuata dallesperienza clinica di vari psicoanalisti nellosservazione delle più comuni reazioni dei pazienti a esperienze particolarmente penose o considerate insuperabili, ma anche nei confronti di situazioni relazionali comuni, che però creano difficoltà nellintegrare la sfera delle pulsioni e quella morale. Per estensione in psicologia si intendono tali tutti i meccanismi psichici, consci e inconsci, messi in atto dallindividuo per proteggersi da situazioni ambientali, esistenziali e relazionali dolorose o potenzialmente pericolose.

                                     

2.2. Descrizione Natura inconscia e combinata

Un meccanismo di difesa entra in azione con modalità al di fuori della sfera della coscienza: di fronte a una situazione che genera eccessiva angoscia, per esempio, lIo ricorre a varie strategie per fronteggiare lestrema portata ansiosa dellevento, con lo scopo preminente di escludere dalla coscienza ciò che è ritenuto inaccettabile e pericoloso. Raramente i meccanismi di difesa intervengono separatamente: nella maggior parte dei casi sono combinati per fronteggiare levento o leffetto sotto più profili.

                                     

2.3. Descrizione "Normalità" e "patologia"

Nella teoria psicoanalitica i meccanismi di difesa sono funzioni di un Io stabile, dal momento che servono a gestire le comuni richieste pulsionali ambientali o interne, operate da istanze psichiche in rapporto allaltrettanto comune coscienza morale o alle individuali capacità di fronteggiare reazioni affettive sia considerate "positive" che "negative". Si tratta perciò di funzioni fondamentali per ladattamento, per operare quellideale compromesso fra pulsione e morale culturale di cui Freud si occupò a lungo nella determinazione delle cause della nevrosi.

I meccanismi di difesa non dovrebbero essere intesi come "patologici", neppure se il loro impiego è disadattivo, dal momento che possono essere utilizzati in maniera troppo rigida, inflessibile e indiscriminata per esempio, mancando uneffettiva situazione minacciosa, ma la loro funzione è sempre la stessa, quella cioè formatasi nel corso dello sviluppo infantile per affrontare la realtà. Nei casi in cui i meccanismi di difesa vengano impiegati in senso disadattivo, sono riscontrabili le più comuni forme di disturbo mentale.



                                     

3.1. Classificazioni Per periodo di sviluppo

Per il periodo di sviluppo, i meccanismi di difesa si possono dividere in due gruppi: meccanismi di difesa primari immaturi e secondari maturi. I primari sono primitivi, immaturi e sviluppati nella prima infanzia. Secondo Freud, si sviluppano precocemente quando non si instaura chiarezza nel confine tra il Sé e il mondo esterno. I meccanismi primitivi tendono a essere "totalitari". Al contrario, i meccanismi di difesa maturi secondari si sviluppano più avanti. I meccanismi di difesa secondari nascono quando vi sono conflitti tra l’io, il super io e l’es oppure se ci sono conflitti tra la parte dell’Io che vuole vivere esperienze e quella capace di osservare senza passare all’azione.

                                     

3.2. Classificazioni Primari/immaturi

  • Introiezione: processo di assimilazione e "assorbimento" delloggetto o di sue qualità, che vengono riconosciute come proprie. Le caratteristiche introiettate delloggetto diventano indistinguibili a livello rappresentativo dal Sé. Non si tratta di una "copiatura", ma di un vero e proprio "assorbimento" della rappresentazione delloggetto e delle sue qualità nella propria struttura psichica. Meccanismo essenziale nello sviluppo infantile, che consente al bambino di assimilare le figure significative, come i genitori, e di mantenere internamente e "ricorrere" alle loro qualità anche in assenza di esse.
  • Proiezione: attribuzione riconoscimento cosciente dei propri sentimenti e affetti inaccettati allesterno, su un altro oggetto o sullintero ambiente. Opera di frequente assieme alla scissione delle proprie qualità ritenute "buone" e "cattive", ed in cui vengono proiettate allesterno le ultime. Meccanismo alla base della paranoia.
  • Identificazione proiettiva: processo di proiezione delle qualità percepite come "cattive" dellIo sulloggetto relazionale, e successiva identificazione al fine di esercitare un controllo spesso aggressivo su di esso. Proiettando sullaltro le proprie qualità inaccettabili lIo può sviluppare lillusione di poterle dominare dallesterno. È un meccanismo di difesa complesso, che opera in seguito ad una scissione. Sui meccanismi dellidentificazione proiettiva si basa la controidentificazione proiettiva, che ne rappresenta una sorta di "completamento relazionale".
  • Dissociazione e scissione: nella scissione si ha una separazione "verticale" delle qualità contraddittorie delloggetto buone e cattive, e di conseguenza dei sentimenti ad esso relativi, spesso vissuti come non integrabili "tutto o nulla". Nella dissociazione, i diversi aspetti della realtà mentale o di un evento spesso traumatico restano "relegati" in diversi settori dellattività cosciente. Tipicamente presente, in senso disadattivo, nei Disturbi Dissociativi dellIdentità, più noti come "personalità multiple", o nelle esperienze di depersonalizzazione e derealizzazione. Quindi mentre nella scissione vengono integrati gli aspetti cognitivi e non quelli affettivi, nella dissociazione sia aspetti cognitivi che affettivi sono tenuti separati generando per esempio una personalità A e una B.
  • Negazione: variante meno grave della denegazione o diniego o forclusione in cui vi è una completa scotomizzazione del dato di fatto conflittuale, senza alcuna consapevolezza di ciò. Nella negazione di livello nevrotico quello che viene negato è solo laffetto, mentre il rapporto con la realtà è di norma mantenuto. Il diniego, presente solitamente nelle psicosi, viene utilizzato quando il pericolo potenziale per il mantenimento della struttura psichica è estremo. Ovviamente, luso massiccio della negazione produce conseguenze negative nei confronti della possibilità di risoluzione di un problema sul piano di realtà; per cui questo meccanismo è in genere disadattativo e disfunzionale. È disadattivo perché non permette la risoluzione di un problema, invece è disfunzionale in quanto provoca un danno allindividuo.


                                     

3.3. Classificazioni Secondari/maturi

  • Intellettualizzazione: controllo razionale delle pulsioni al fine di evitare una compromissione nei confronti di qualità affettive inaccettabili, o che generano difficoltà nella loro gestione. Usata anche nelladolescenza per fronteggiare la ricca richiesta pulsionale tipica di questa età, spesso causa di sofferenza. Si tratta di un tipo particolare di razionalizzazione, in cui non solo si producono "spiegazioni apparentemente logiche", ma tali spiegazioni vengono direttamente fondate o riferite a dati teorici, scientifici, culturali di una certa astrazione. Si manifesta anche con lutilizzazione di temi o argomenti colti o culturalmente condivisi per nascondere langoscia.
  • Identificazione con laggressore: indica lassumere il ruolo dellaggressore e dei suoi attributi funzionali, o limitarne la modalità aggressiva e comportamentale. Un suo sottotipo particolare è la cosiddetta "sindrome di Stoccolma".
  • Quando produce uno spavento acutissimo
  • Idealizzazione: costruzione di caratteristiche del Sé o delloggetto onnipotenti e non rispondenti alla realtà oggettiva, al fine di proteggere i bisogni narcisistici. È il meccanismo di difesa attraverso il quale si proietta su una persona una "perfezione" che non cè. Abbiamo unidealizzazione primaria, usata nellinfanzia quando il bambino ha unaltissima considerazione nei confronti dei propri genitori. Si può trovare anche nellinnamoramento, specialmente quando ci si innamora di qualcuno che sembra perfetto, e che ovviamente non esiste. Spesso lidealizzazione è una formazione reattiva il cui scopo è quello di nascondere con il suo opposto laggressività che si prova per una determinata persona.
  • Condensazione: prendere elementi di due rappresentazioni e produrne una terza che condensi in sé le caratteristiche considerate.
  • Annullamento retroattivo: compiere unazione al fine di annullarne "magicamente" una precedente. Ad esempio: compulsione a lavarsi necessaria per annullare un atto ritenuto come "sporco" svolto in precedenza, reale o meno che sia. È un tipico meccanismo di difesa della nevrosi ossessiva.
  • Quando il soggetto sente di subire qualcosa di così tremendo da produrre un danno, anche fisico, irreparabile. Dalle statistiche si è scoperto che levento più traumatizzante è lo stupro le esperienze di morti improvvise di cui si sia testimoni. Questo meccanismo di difesa dura a lungo ed è antico: si sviluppa, secondo Freud, nella fase edipica a tre-quattro anni ed il bambino, alla fine della fase edipica rimuove i sentimenti e gli aspetti sessuali nei confronti della madre. Si ha nella zona inconscia dellIo ed è un meccanismo efficace nelle situazioni angosciose ed eventi traumatici.
  • Rimozione: allontanamento "orizzontale" degli effetti pulsionali dellesperienza traumatica o più generalmente inaccettabile dalla sfera della coscienza. La rimozione sembra uno dei meccanismi di difesa più arcaici ed universali. Consiste nellinconsapevole cancellazione di un ricordo, di una esperienza che il soggetto ha vissuto come acutamente angosciante o traumatizzante. Unesperienza si dice traumatizzante quando soddisfa le seguenti caratteristiche
  • Identificazione: auto-attribuzione ed "assunzione" di caratteristiche e qualità proprie delloggetto stimato e amato. È fondamentale nello sviluppo del bambino, che "copierà" caratteristiche dei genitori e di altre persone significative nel corso della sua educazione.
  • Quando fa sì che il soggetto diventi impotente ed incapace di controllare situazioni.
  • Razionalizzazione: tentativo di "giustificare", attraverso comportamenti, ragionamenti ed argomenti un fatto o processo relazionale che il soggetto ha trovato angoscioso. In altre parole, la razionalizzazione consiste nel costruire attribuzioni, ipotesi o ragioni esplicative "di comodo", per poter contenere e gestire langoscia.
  • Repressione: È quel meccanismo di difesa che consiste nella decisione consapevole di "reprimere" la rappresentazione interna di unesperienza angosciosa dal campo della coscienza.
  • Quando accade allimprovviso
  • Formazione reattiva: sostituzione di un desiderio inaccettabile con un suo opposto spesso un comportamento. Può incidere anche sulla costruzione della personalità del carattere; tanto che un eccesso di formazione reattiva può facilitare la costituzione di un cosiddetto falso Sé ovvero, una personalità non autentica. Spesso alla base del sintomo compulsivo: le coazioni che riguardano, ad esempio, la pulizia lavarsi continuamente le mani usando ogni volta saponette diverse, risulterebbero così formazioni reattive di sentimenti di sporcizia o inadeguatezza.
  • Regressione: Attraverso questo meccanismo di difesa lio si difende tornando indietro ad uno stadio precedente, poiché quello attuale provoca troppo dolore o ansia.
  • Spostamento: investimento di sentimenti inaccettabili su un oggetto "sostitutivo", che assume il ruolo di oggetto manifesto, o apparente, ed è in stretto rapporto simbolico con loggetto reale o la rappresentazione mentale che causa lattivazione di questa difesa. Interviene spesso nella genesi delle fobie, per cui si sposta il sentimento inaccettabile sulloggetto detto fobigeno.
  • Sublimazione: soddisfazione della pulsione mediante il cambiamento dello scopo o delloggetto in direzione più accettata culturalmente per esempio: aspirazioni artistiche al posto delle pulsioni sessuali.
                                     

3.4. Classificazioni Propri delle nevrosi

I meccanismi di difesa che operano in un contesto nevrotico agiscono soprattutto nella direzione di un contenimento o gestione dellansia o di altre situazioni affettive intense. Il più comune di essi è la rimozione, assieme alla quale operano meccanismi più "complessi" implicati spesso nella formazione del comportamento ritenuto sintomatico, come la formazione reattiva comune nei disturbi ossessivo-compulsivi, lo spostamento e la condensazione tipici delle fobie, e lintellettualizzazione.

                                     

3.5. Classificazioni Propri dei disturbi di personalità

Nei disturbi di personalità, si osservano spesso delle difficoltà nella gestione degli affetti, che possono risultare eccessivamente intensi anche in presenza di un evento che comunemente è giudicato neutro. I meccanismi di difesa tipici di questi disturbi operano soprattutto nella struttura dellIo, tanto che il più comune di questi è la scissione. Altri meccanismi riconosciuti sono la proiezione impiegata in maniera massiccia e incontrollabile nelle personalità paranoidi, lidealizzazione impiegata in quadri borderline. Solitamente, questa classe di meccanismi di difesa è considerata più arcaica rispetto a quella dei meccanismi tipici delle nevrosi, proprio perché più elementari e impiegate in maniera massiccia nella primissima infanzia.

                                     

3.6. Classificazioni Propri delle psicosi

In un quadro psicotico i meccanismi di difesa impiegati ad esempio scissione e diniego operano soprattutto nella direzione del rapporto fra lIo e la realtà, ed il modo in cui questa viene affrontata e gestita a livello psichico. A questo livello sono frequenti molti meccanismi di difesa tipici anche dei disturbi di personalità, ma impiegati in maniera più "drastica" e spesso talmente disadattiva da compromettere lesame di realtà.

                                     

4. Strumenti di indagine

Gli strumenti più utilizzati per la valutazione dei meccanismi di difesa:

  • Defense Mechanism Inventory DMI di Gleser e Ihilevich, un test proiettivo che, attraverso il racconto di dieci storie, rileva cinque stili difensivi, quali: aggressività, proiezione, falsificazione della realtà, comportamenti autopunitivi, minimizzazione della gravità di minacce interne o esterne.
  • Defense Style Questionnaire DSQ di Michael Bond, un questionario di 88 item su scala Likert a 9 punti che rileva quattro stili difensivi: acting out come aggressione passiva e proiezione; distorsione dellimmagine come scissione, idealizzazione primitiva e svalutazione; self-sacrificing come formazione reattiva e pseudo-altruismo; difese mature quali humor, soppressione e sublimazione.
  • The Life Style Index LSI di Plutchik, Kellerman, & Conte 1979.
  • Defense Mechanisms Rating Scale DMRS di Christopher Perry, è una scala di misura basata sul "modello gerarchico delle difese" studiato da George Eman Vaillant a partire dagli anni 70. La scala tende ad identificare 28 meccanismi di difesa da quelli più primitivi a quelli più maturi, ordinati gerarchicamente in 7 cluster difensivi: acting out, borderline, narcisismo, diniego, nevrotico, ossessivo, maturo.