Indietro

ⓘ Atiśa




Atiśa
                                     

ⓘ Atiśa

Atiśa ovvero lIllustre ed è noto anche col suo nome monastico di Dipamkara Shrijnana e con il nome tibetano di Jowo-je, ; 982 – 1054) è stato un monaco buddhista bengalese.

Fu determinante, assieme a Marpa, per la seconda introduzione del buddhismo in Tibet dallIndia dopo le persecuzioni religiose dal 798 all842 di re Langdharma morto nell842 e nei 150 anni di successiva guerra civile. Viene considerato lispiratore della tradizione monastica Kadampa tibetano: bKa-gdams-pa.

                                     

1. In India e Sumatra

Atiśa nacque secondogenito di un raja locale nel 982 nel villaggio chiamato Vajrayogini omonimo della yidam Vajrayogini nella regione di Vikramapura nellattuale Bangladesh. A ventinove anni, nel 1011 fu ordinato monaco col nome di Dipamkara Shrijnana a Bodhgaya, il luogo dove nel 528 a.C. Gautama Siddhartha Sakyamuni aveva raggiunto lIlluminazione. Nello stesso anno si imbarcò per Srivijaya, uno stato buddhista fiorente a Giava e Sumatra e in altre isole dellattuale Indonesia. Lì divenne discepolo di Dharmakirti di Srivijaya, in seguito conosciuto in Tibet come Serlingpa Gser-gling-pa dal suo nome Suvarnadvipa tibetano: Gser-gling, e vi rimase per 12 anni, fino al 1023, forse presso il complesso monastico attorno al mandala architettonico di Borobudur. Studiò quindi in India nel monastero di Odantapura e insegnò nelle università di Nālandā e Vikramashila, dove a quel tempo si trovava a studiare il traduttore tibetano Brogmi. Sia a Srivijaya che in India venne in contatto con tutte le forme di buddhismo allora praticate: Hinayana, Mahayana e Vajrayana.

                                     

2. In Tibet

Atiśa si recò in Nepal per la prima volta dopo il 1034 e insegnò nella valle di Kathmandu per due anni. Verso il 1040 si trasferì a Töling, nella regione di Ngari nel Tibet Occidentale, sotto protezione del re locale byang-chub Od della città di Guge. Nel 1042, impossibilitato a tornare in Nepal, si diresse lungo la valle del Brahmaputra nel Tibet Centrale. Nei pressi di Shigatse Atiśa celebrò linaugurazione della cappella dedicata alla Perfezione della Saggezza Prajñaparamita nel monastero di Shalu fondato nel 1027. Questo periodo è contrassegnato da una ripresa del Buddhismo in Tibet Centrale, dove furono eretti numerosi piccoli monasteri e dove fu introdotto lo stile pittorico Pala, arricchito e internazionalizzato da elementi iconografici newara nepalesi, centro asiatici e cinesi, zone già da secoli convertite al buddhismo prima del Tibet. In seguito Atiśa visse e insegnò nei pressi di Lhasa. Morì nel villaggio di Nyethang anche sÑethan o Netang nel 1054. Le sue ceneri vennero conservate nel monastero di Drölma Lhakhang fondato dal suo discepolo principale Drömtonpa anche: Domtön o Brom-ston. Il monastero fu salvato dalle devastazioni della Grande Rivoluzione Culturale grazie allinteressamento di Zhou Enlai che si prodigò nella salvezza di tanti siti di interesse storico e culturale sia in Cina che in Tibet su sollecitazione del governo del Bangladesh.

Il 28 giugno 1978 le ceneri di Atiśa furono consegnate al Bangladesh e portate al Dharmarajika Bauddha Vihara di Dacca. Attualmente presso il Drölma Lhakhang si trova un piccolo stupa contenente le vesti di Atiśa.

                                     

3. Limportanza di Atiśa e la sua eredità culturale

Delle duecento opere attribuite ad Atiśa, alcune delle quali di argomento medico e tecnico, solo 79 sopravvivono e solo nella traduzione tibetana, nel Tenjur bstan-sgyur, il canone tibetano. Alcune traduzioni dal sanscrito al tibetano sono anchesse attribuite ad Atiśa. Tra le sue opere più importanti figurano:

  • Prajna-paramita-pindartha-pradipa
  • Ekavira-sadhana
  • Mahayana-patha-sadhana-sanggraha
  • Charya-sanggraha-pradipa
  • Bodhi-patha-pradipa composta espressamente per la conversione del Tibet al Buddhismo col titolo tibetano: "Byang chhub lam gi rdon mey"
  • Satya-dvayavatara
  • Vimala-ratna-lekha
  • Madhyamaka-ratna-pradipa
  • Shiksa-samuchchaya Abhisamya
  • Bodhi-sattva-manyavali

Di fronte a un Tibet in cui le pratiche buddhiste, introdotte secoli prima da Padmasambhava per mezzo della magia, si erano fuse con culti sciamanici, con la religione Bön e con culti shivaiti, loperazione intellettuale promossa da Atiśa prevedeva linsegnamento graduale e una sistematizzazione. A tutti venivano offerte le conoscenze del buddhismo Hinayana, ad alcuni venivano proposte le dottrine del Mahayana, mentre solo agli iniziati più stretti veniva permesso di accedere al Vajrayana. Similmente ai monaci fu proposto il celibato ma non lastinenza sessuale e nuovi ordinamenti nei monasteri, in linea con le consuetudini bengalesi. Il culto buddhista in Tibet al tempo dellarrivo di Atiśa era incentrato sulla figura della Adibuddha Vairocana buddha trascendente del centro e del bodhisattva Manjuśri, entrambi ipostatizzazioni del principio di saggezza, prajña. Atiśa fu determinante nellintrodurre un culto più orientato verso la figura del bodhisattva Avalokiteshvara e la figura di Tārā, entrambe portatrici del valore della compassione. Tuttora in Tibet queste rimangono tra le figure più importanti della venerazione buddhista.

Il suo discepolo principale, il laico Drömtonpa anche: Domtön o Brom-ston 1003 - 1064, che aveva ricevuto tutti gli insegnamenti di Atiśa tra cui il significato profondo della bodhicitta le pratiche di allenamento mentale lojong ora patrimonio di tutte le 4 tradizioni principali del Buddhismo tibetano, fondò la tradizione monastica dei Kadampa Bka-gdams-pa = fedeli alle regole che, alcuni secoli dopo, con la riforma di lama Tsongkhapa Btsong-ka-pa, si fuse con la tradizione Gelug Dge-lugs. Drömtonpa fondò il monastero di Drölma Lhakhang e nel 1057 il Monastero di Reting Rva-sgren. Il celibato, lastensione dalle peregrinazioni e dallalcol e la pratica della povertà divennero le basi del comportamento monastico per i Kadampa.

Anche gli utenti hanno cercato:

...
...
...