Indietro

ⓘ Guerre romano-sasanidi (224-363)




Guerre romano-sasanidi (224-363)
                                     

ⓘ Guerre romano-sasanidi (224-363)

Per guerre romano-sasanidi dal 224 al 363 si intende quel complesso di ostilità a bassa o alta intensità che oppose lImpero romano ai Sasanidi. Per circa un secolo e mezzo, dal 229, in seguito allavvento della dinastia sasanide, fino alla campagna sasanide di Giuliano, i due imperi si combatterono principalmente in Mesopotamia, nel deserto palmireno ed in Siria romana, per il predominio del Vicino Oriente.

                                     

1. Contesto storico

Le ripetute disfatte subite dai Parti da parte degli imperatori romani del II secolo, generarono discredito sulla dinastia arsacide, alimentando un movimento nazionale allinterno dellattuale Iran. E così nel 224 un nobile persiano, di nome Ardashir I, messosi a capo di una rivolta, riuscì a porre fine al regno dei Parti in tre battaglie ". La nuova dinastia dei Sasanidi, il cui eponimo Sāsān pretendeva di discendere da Dārā Dario, lultimo sovrano achemenide, sostituì una dinastia più tollerante, con una centralista, altamente nazionalista e impegnata in una politica di espansione imperialistica, destinata ad essere avversaria orientale dei Romani fino al VII secolo.

I Sasanidi rivendicavano il possesso di tutto limpero che era stato degli Achemenidi, ivi compresi i territori, ora romani, dellAsia Minore e del Vicino Oriente fino al mar Egeo.

                                     

2.1. Forze in campo Romani

Sappiamo che i Romani misero in campo lungo il limes orientale nel 235, 11 legioni su un totale di 34 pari al 32% dellintera forza legionaria schierata lungo le frontiere imperiali e numerose unità ausiliarie. Qui sotto lelenco delle legioni e delle loro rispettive fortezze:

Le armate romane, se in un primo momento furono costrette a difendersi per tre decenni da tutta una serie di campagne militari sasanidi, a partire dal 260, posero in atto azioni sufficienti a riconquistare i territori perduti dal 260 al 275, lasciando a difesa dellintero fronte orientale un numero di legioni pari a 15:

In seguito alle campagne sasanidi di Galerio del 296-298 le armate legionarie orientali e relative auxilia furono portate ad un totale di ben 24 su un totale complessivo di 53/56 oltre a vexillationes delle legioni Legio V Macedonica e Legio XIII Gemina, come segue:

Alla morte di Costantino su 63 legioni dislocate lungo le frontiere imperiali, la sola parte orientale, governata dall Augusto Costanzo II e dal Cesare Annibaliano, disponeva certamente di 24 legioni, 2 vexillationes legionarie della V Macedonica e XIII Gemina, oltre probabilmente ad altre 4 legioni di nuovissima costituzione per un totale di 28 legioni su 67 pari al 42% dellintera forza legionaria schierata lungo le frontiere imperiali:

                                     

2.2. Forze in campo Sasanidi

Non conosciamo con precisione quante e quali furono le armate messe in campo da parte dei Sasanidi. Cassio Dione Cocceiano ci racconta che si trattava certamente di una grossa armata quella messa insieme da Ardashir I primo sovrano sasanide, pronta a terrorizzare non solo la provincia romana di Mesopotamia, ma anche quella di Siria, ad ovest dellEufrate.

Ciò che conosciamo di questo esercito è che non era permanente come quello romano, con soldati di professione pagati regolarmente per il loro mestiere. Vi era solo uneventuale divisione del bottino finale. Ci troviamo piuttosto di fronte ad un sistema simile a quello feudale, dove per ogni campagna era necessario assemblare un esercito di volta in volta, composto da nobili a capo dei loro "clan", sottoposti poi sotto il comando di un principe della casa reale. Non cerano perciò ufficiali esperti darmi che prestassero servizio in modo continuo e neppure un sistema di reclutamento durevole, poiché non vi erano unità militari permanenti, sebbene molti fossero i nobili a disposizione dellesercito sasanide. Per questi motivi, spesso ingaggiavano armate mercenarie. Usavano soprattutto larco ed il cavallo in guerra, diversamente dai Romani che prediligevano la fanteria, tanto che i Sasanidi si dice crescessero fin dallinfanzia, cavalcano e tirando con le frecce, vivendo costantemente per la guerra e la caccia.

Vi è da aggiungere però che, a differenza dei Parti arsacidi, cercarono di mantenere sotto le armi per più anni i loro contingenti, nel corso di importanti campagne militari, velocizzando il reclutamento delle loro armate, oltre a meglio assimilare le tecniche di assedio dei loro avversari romani, mai veramente apprese dai loro predecessori.



                                     

3.1. Fasi del conflitto 224-363 Alessandro Severo contro Ardashir I 230-232

Sembra che a partire dal 229/230, Sasanidi e Romani si scontrarono per la prima volta. Sappiamo infatti che le armate persiane assediarono nel 229, seppure inutilmente, la città "alleata" ai Romani di Hatra puntando alla capitale Ctesifonte, già diverse volte occupata dalle armate romane al tempo dei Parti. Di questa campagna sasanide di Alessandro Severo esistono due racconti contrastanti: quello di Erodiano, che non ha remore a mostrare gli errori dellimperatore romano nella conduzione della guerra e descrive una situazione negativa per i Romani, salvo poi raccontare che i Sasanidi accettarono lo status quo ante bellum ; nella Historia Augusta, nel Cesari di Aurelio Vittore, nel Breviario di storia romana di Eutropio o nel Chronicon di san Girolamo, invece, si racconta della grandiosa vittoria di Alessandro sui nemici. Il risultato finale fu che Ardashir mise da parte temporaneamente le sue mire espansionistiche ad Occidente per cinque o sei anni, ed a concentrarsi nel consolidamento del suo potere ad oriente.

                                     

3.2. Fasi del conflitto 224-363 Anarchia militare romana 235-284

La pressione dei barbari alle frontiere settentrionali e contemporaneamente dei Sasanidi in Oriente, non solo si era intensificata, ma dava lidea che limpero fosse così "accerchiato". Molti degli imperatori che vennero via proclamati dalle legioni in questi venticinque anni, non riuscirono neppure a metter piede a Roma, né tanto meno a mettere mano a riforme interne durante i loro brevissimi regni, poiché permanentemente occupati nelle lotte contro altri pretendenti al trono imperiale o a difesa del territorio contro i nemici esterni. Il periodo dellanarchia militare in cui per circa un cinquantennio versò lImpero romano, determinarono non pochi vantaggi a favore del nascente Impero sasanide, che non si lasciò sfuggire loccasione di sorprendenti rivincite.

                                     

3.3. Fasi del conflitto 224-363 Seconda offensiva di Ardashir I e controffensiva romana 237/8-244

Ancora Ardashir I, dopo una tregua durata circa un quinquennio, tornò ad attaccare la Mesopotamia romana, conquistando Nisibis e Carre 237/238, poi Dura Europos 239 e probabilmente la stessa Antiochia di Siria 240, oltre alla città "alleata" dei Romani, Hatra 240/241, sfruttando il fatto che limpero romano era impegnato lungo il fronte settentrionale dai continui e martellanti attacchi delle popolazioni germaniche di Goti ed Alamanni e dalle continue guerre interne per tra i pretendenti al trono imperiale. E sempre nel 241 associò al potere il figlio, Sapore I.

Limperatore romano Gordiano III fu costretto così ad intervenire per riprendersi i territori perduti, ed iniziò una nuova campagna contro Sapore I nella primavera del 243, quando questi era occupato a soggiogare le popolazioni del Mar Caspio. Lesercito romano era guidato dallo stesso Imperatore e dal suocero-prefetto del pretorio, Timesiteo. Cosa curiosa è che tra le file dellesercito romano vi era un discreto numero di gentiles volontari mercenari o foederati che provenivano da fuori dei confini imperiali, del popolo dei Goti e dei Germani del fronte renano. I Romani attraversarono lEufrate a Zeugma, riconquistando le città di frontiera di Carre ed Edessa, e si scontrarono con Sapore nella battaglia di Resena, riuscendo a batterlo. In seguito, lesercito romano mosse su Nisibis e Singara, riprendendole, per poi puntare alla capitale sasanide di Ctesifonte. Il corso della guerra cambiò però in questo momento: Timesiteo, vero comandante delle forze romane e vincitore della battaglia di Resena, morì, forse di malattia, venendo sostituito da Filippo lArabo. A metà febbraio 244, i due eserciti si incontrarono ancora, a Mesiche, non lontano da Ctesifonte: questa volta fu Sapore a vincere cambiando le sorti della guerra. Gordiano morì molto probabilmente assassinato dai suoi uomini dietro istigazione di Filippo, il quale divenne il nuovo imperatore la rapidità con cui accettò lincarico fece sospettare che fosse in qualche modo coinvolto nella morte di Gordiano.

Secondo la versione ufficiale della propaganda sassanide, tramandata dalle Res Gestae Divi Saporis, per ottenere la pace da Sapore e portare il proprio esercito fuori dal territorio nemico, Filippo dovette accettare un trattato molto oneroso:

Il ritiro delle armate romane determinarono il ritorno allo status quo ante le campagne di Ardashir degli anni 237-241, e una pace che durò per otto anni, fino al 252. Tornarono così sotto il controllo romano parte della Mesopotamia settentrionale fino a Singara, al punto che Filippo si sentì autorizzato a fregiarsi del titolo di Persicus maximus.



                                     

3.4. Fasi del conflitto 224-363 Seconda offensiva di Sapore I e sconfitta di Valeriano 252-260

Sotto limpero di Treboniano Gallo 251-253 i Sasanidi tornarono ad impossessarsi dellArmenia, uccidendone il sovrano regnante ed espellendone il figlio 252. Lanno seguente Sapore I riprese una violenta offensiva contro le province orientali dellimpero romano. Le truppe persiane occuparono la provincia della Mesopotamia e si spinsero in Siria dove batterono lesercito romano accorrente a Barbalisso e si impossessarono della stessa Antiochia, dove razziarono un ingente bottino e trascinarono con sé numerosi prigionieri 253. Questa invasione avveniva contemporaneamente ad unaltra grande incursione proveniente al di là del Danubio e del Ponto Eusino da parte dei Goti a tal proposito si veda Invasioni barbariche del III secolo.

Ancora nel 256, fino al 259-260, gli eserciti di Sapore I, sottraevano importanti roccaforti al dominio romano in Siria, tra cui Carre, Nisibi?254, Dura Europos tra il 255 ed il 258 e la stessa Antiochia 256? o 260?. Limperatore Valeriano fu costretto ad intervenire, riuscendo forse a riconquistare la capitale della Siria, Antiochia lanno successivo 257? o 260?. La campagna proseguì con buoni risultati contro i Persiani fino a tutto il 259. Giunto ad assediare Edessa con grandi difficoltà qui i Romani avevano avuto notevoli perdite anche a causa di una pestilenza dilagante, e recatosi ad un incontro con il re persiano, sembra fu fatto prigioniero a tradimento nellaprile-maggio del 260.

Il figlio, Gallieno, trovandosi in quello stesso periodo a dover combattere lungo il fronte del basso Danubio contro i Goti, dovette rinunciare a compiere unulteriore spedizione per liberare il padre. Egli preferì designare Settimio Odenato, principe di Palmira, del titolo di imperator, dux e corrector totius Orientis, con lobiettivo di allontanare sia la minaccia dei sasanidi sia quella dei Goti, che infestavano le coste dellAsia Minore.

                                     

3.5. Fasi del conflitto 224-363 Le campagne di Odenato contro Sapore I 260-263

La cattura di Valeriano da parte dei Persiani lasciò lOriente romano alla mercé di Sapore I, il quale riuscì ad occupare oltre a Tarso ed Antiochia, anche tutta la provincia romana di Mesopotamia e Cesarea in Cappadocia dopo una strenua difesa. La controffensiva romana portò Macriano procurator arcae et praepositus annonae in expeditione Persica a radunare a Samosata quello che rimaneva dellesercito romano in Oriente, mentre il prefetto del pretorio, Ballista, riuscì a sorprendere i Persiani presso Corycus in Cilicia ed a respingerli fino allEufrate. Frattanto Odenato, che aveva cercato di ingraziarsi in un primo momento le amicizie del sovrano persiano Sapore I, una volta che i suoi doni furono sdegnosamente rifiutati da questultimo, decise di abbracciare la causa di Roma contro i Persiani. Come prima azione Odenato si diede allinseguimento dei Persiani, di ritorno in patria dal loro saccheggio di Antiochia, e prima che potessero attraversare il fiume Eufrate inflisse loro una pesante sconfitta.

Nel 262 Odenato, nominato da Gallieno prima imperator e poi rector Orientis, raccolto un ingente esercito passò lEufrate e dopo aspri combattimenti occupò Nisibi, tutta la Mesopotamia romana, recuperando gran parte delloriente compresa probabilmente la stessa Armenia e costringendo Sapore I alla fuga dopo averlo battuto in battaglia. È forse lanno successivo che riuscì a battere nuovamente Sapore I nei pressi della capitale dei Persiani, Ctesifonte, riuscendo ad impadronirsi delle concubine del re e di un grande bottino di guerra.

                                     

3.6. Fasi del conflitto 224-363 Aureliano, il regno di Palmira e i Sasanidi 267-273

Lambiziosa vedova di Odenato, Zenobia, una volta ottenuto il controllo del regno palmireno e di tutti i domini orientali dellimpero romano, trasformò il nuovo stato in una monarchia, dove i motivi orientali si intrecciavano a quelli romani. Suo figlio Vaballato era infatti non solo corrector totius Orientis coreggente di tutto lOriente come lo era stato il padre, ma anche Rex Re. Zenobia orchestrò la ribellione contro lautorità Imperiale e attuò una politica espansionistica negli anni successivi dal 269 al 270, riuscendo ad annettere al nuovo Regno, la Bitinia, Ponto e lEgitto.

La nuova situazione geopolitica dellarea fu ratificata da un trattato concluso dallimperatore Claudio II il Gotico con il Regno di Palmira, ma le cose cambiarono con lavvento del nuovo imperatore Aureliano. Questultimo, deciso infatti a ristabilire il controllo romano su tutte le regioni orientali ed occidentali dellImpero delle Gallie, dopo aver sconfitto lesercito palmireno nella battaglia di Immae e di Emesa, riuscì ad entrare vittorioso nella capitale del regno di Zenobia, a Palmira estate 272. La regina, che era fuggita per chiedere aiuto ai Persiani, fu raggiunta sulle rive dellEufrate e catturata insieme al figlio, ed esibita pochi anni più tardi nel Trionfo presso il Foro Romano. Una successiva ribellione di Palmira lanno successivo nel 273, indusse limperatore a distruggere lantica capitale del Regno.

                                     

3.7. Fasi del conflitto 224-363 Progetto di recupero della Mesopotamia sotto Probo 280-282

Lultima impresa che aveva progettato limperatore, Marco Aurelio Probo, fu quella di tornare in possesso della provincia di Mesopotamia, strappandola ai Persiani. Le continue invasioni lungo i confini imperiali, da quella dei Blemmi in Egitto allinsediamento di centomila Bastarni sulla riva destra del Danubio, oltre alle numerose usurpazioni comprese quelle più gravi in Gallia di Gaio Quinto Bonoso assieme a Tito Ilio Proculo, sconsigliarono allimperatore di imbarcarsi in una simile avventura nel 280. La Historia Augusta ci racconta che:

Conclusa la pace con i Persiani, riprese in mano il progetto di invadere la Mesopotamia due anni più tardi nel 282. E mentre stava organizzando le armate a Sirmio per questa imponente campagna militare, cadde ucciso a tradimento.

                                     

3.8. Fasi del conflitto 224-363 Campagna di Caro e Numeriano 283-284

Ucciso Probo nel 282, divenne imperatore il suo prefetto del pretorio, Marco Aurelio Caro, il quale organizzò una campagna contro i Sasanidi, approfittando del fatto che il re persiano Bahram II era stato indebolito da una guerra civile contro il fratello Ormisda. Caro condusse la prima campagna nel 283, penetrando facilmente nel territorio sasanide, battendo i Persiani prima a Coche, occupando poi Seleucia ed infine la capitale, Ctesifonte. La provincia mesopotamica fu nuovamente rioccupata dalle truppe romane, mentre Caro acquisiva lappellativo di Persicus maximus, mentre il figlio maggiore Carino, fu elevato anchegli al rango di Augusto. Morì probabilmente assassinato alla fine di quella stessa estate. Lavanzata romana cessò con la morte dellimperatore, che lasciò al figlio Numeriano, il compito di ricondurre lesercito allinterno dei confini dellimpero. E lanno successivo anche questultimo fu ucciso a Perinto.



                                     

3.9. Fasi del conflitto 224-363 Riconquista romana di Mesopotamia e Armenia sotto i tetrarchi 286-305

Appena ottenuto il potere, Diocleziano nominò come cesare per loccidente un valente ufficiale, Massimiano, facendone il proprio successore designato, e quindi lo elevò al rango di augusto lanno successivo nel 286, formando così una diarchia in cui i due imperatori si dividevano su base geografica il governo dellimpero e la responsabilità della difesa delle frontiere e della lotta contro gli usurpatori.

Data la crescente difficoltà a contenere le numerose rivolte allinterno dellimpero e lungo i confini settentrionali ed orientali, nel 293 si procedette a unulteriore divisione territoriale, al fine di facilitare le operazioni militari: Diocleziano nominò come suo cesare per loriente Galerio, mentre Massimiano fece lo stesso con Costanzo Cloro per loccidente.

                                     

3.10. Fasi del conflitto 224-363 Campagna di Galerio 293-298

Dalle affermazioni di Eutropio risulterebbe che una nuova guerra tra Roma e la Persia iniziò già nel 293:

Ma è solo nel 296 che il cesare Galerio, fu chiamato da Diocleziano alle prese con una rivolta in Egitto per intraprendere una campagna militare contro Narsete, sovrano sasanide asceso al trono tre anni prima e che aveva invaso la provincia romana di Siria. Lesercito romano, una volta passato lEufrate con forze insufficienti, andò incontro a una cocente sconfitta presso Nicephorium Callinicum, a seguito della quale Roma perse la provincia di Mesopotamia. Tuttavia, nel 297, avanzando attraverso le montagne dellArmenia, ottenne una vittoria decisiva sul re sasanide Narsete, ricavandone un enorme bottino, che comprendeva lharem di Narsete.

Approfittando del vantaggio, prese la città di Ctesifonte, costringendo Narsete alla pace lanno successivo. La Mesopotamia ritornò sotto il controllo romano, lArmenia fu riconosciuta protettorato romano, mentre a Nisibi furono accentrate le vie carovaniere dei commerci con lEstremo Oriente Cina e India. Con il controllo di alcuni territori ad est del fiume Tigri, fu raggiunta la massima espansione dellimpero verso est 298. Galerio celebrerà in seguito la propria vittoria erigendo larco di Galerio a Tessalonica anche se sembra non abbia accolto favorevolmente il trattato di pace, poiché avrebbe desiderato avanzare ulteriormente in territorio persiano.

                                     

3.11. Fasi del conflitto 224-363 Quarantanni di pace tra i due Imperi 298-334

Il trattato di pace, che durò quasi 40 anni, venne accettato tranne il primo punto e Diocleziano celebrò il suo trionfo in occasione del XX anniversario dallascesa al trono nel 304:

La sconfitta dei Sasanidi ad opera di Diocleziano e Galerio pace del 298 aveva garantito allImpero romano oltre un trentennio di relativa pace, ed il riconoscimento del Regno dArmenia come "stato cliente". Sotto il re cristiano Tiridate III di Armenia, la maggior parte del regno si era convertita al cristianesimo. Ma nel 334 il re armeno fu fatto prigioniero e condotto in Persia, costringendo gli Armeni ad invocare laiuto di Costantino I. Questultimo scrisse al grande re Sapore II, il quale al termine di una lunga trattativa, decise di annettere lArmenia e mise sotto minaccia la vicina provincia romana di Mesopotamia. Costantino fu così costretto a prepararsi per la grande guerra contro la Persia, a partire dalla fine del 336. Giovanni Lido non nasconde che il desiderio di Costantino era anche quello di eguagliare imperatori come Traiano e Settimio Severo nella conquista della Persia.

                                     

3.12. Fasi del conflitto 224-363 Progetti di invasione costantiniani e suoi successori 334-360

Nel 337, poco prima della morte di Costantino I, i due eserciti, da una parte quello romano comandato dal figlio di Costantino, Costanzo II, e dal nipote Annibaliano a cui era stato promesso di elevarlo a re degli Armeni ", dallaltro quello persiano, condotto dallo stesso Sapore II, ruppero la tregua conclusa oltre trentanni prima da Narsete e Galerio, e tornarono a scontrarsi. Costanzo si recò ad Antiochia di Siria, città che era stata la sua capitale durante gli ultimi anni da cesare, da dove poteva occuparsi meglio della fondamentale frontiera orientale di quanto avrebbe potuto fare restando nella capitale imperiale di Costantinopoli. Qui restò dal 338 al 350. Lesito degli scontri non ci è noto però, anche se si presuppone sia avvenuto in Mesopotamia.

Costanzo affrontò per primo il problema dellArmenia. Dopo la morte di Tiridate III, leale alleato dei Romani per tutto il suo lungo regno, i suoi successori si erano fatti influenzare dal partito filo-persiano e il paese era entrato nella sfera di influenza dei Sasanidi. Costanzo riuscì a guadagnarsi la lealtà del sovrano Arsace II Arshak e dellaristocrazia armena per via diplomatica già nel 341, anche grazie ai doni prodigali concessi alla classe dirigente del paese, che tornò sotto linfluenza romana per tutti gli anni 340.

Il conflitto per la Mesopotamia fu invece pienamente militare, ma Costanzo fece in questo caso una scelta originale, almeno secondo le strategie romane consolidate: invece di scegliere lopzione della massiccia campagna militare destinata a colpire il cuore dello stato nemico, come prevedeva di fare Costantino e come avrebbe in seguito fatto Giuliano, Costanzo scelse di affidarsi a una linea di fortezze frontaliere disposte in profondità, facendo perno su di esse per contenere gli attacchi sasanidi; si trattò quindi di una guerra difensiva, in cui furono evitate per quanto possibile le manovre in campo aperto con lesercito al completo. Questa scelta, sebbene molto efficace e poco dispendiosa in termini di mobilitazione di truppe, non portava certo a soddisfare laspettativa di vittorie decisive che esisteva nel mondo romano; tra gli episodi principali della guerra vi furono una qualche vittoria ottenuta dai suoi generali, che gli permisero di fregiarsi dal 338 del titolo di Persicus e dal 343 di quello di Adiabenicus Maximus, i due assedi sostenuti dalla fortezza di Nisibi 346 e 350, dopo lassedio dellestate 337 e lunico scontro militare di larga scala, la battaglia di Singara 344 o 348, avvenuto nei pressi di unaltra fortezza frontaliera, in cui la vittoria di Costanzo fu diminuita dalla indisciplina delle truppe.

Era iniziato così un conflitto che durò a fasi alterne per ben ventisei anni, in cui Sapore cercò di conquistare le fortezze frontaliere della Mesopotamia romana: Singara, Nisibi e Amida. E sebbene Sapore fosse riuscito in alcune circostanze a sconfiggere lesercito romano di Costanzo II, non riuscì a garantire unoccupazione permanente di queste fortezze, spesso rioccupate dai Romani.

Le operazioni militari contro i Romani si dovettero interrompere quando i Sasanidi nel 351 furono attaccati a oriente nellattuale Afghanistan da alcune tribù nomadi: dopo una lunga guerra 353-358, Sapore riuscì a soggiogare le tribù, ottenendo degli alleati per la sua successiva campagna contro i Romani. Nel 359 conquistò Amida dopo un assedio di settantatré giorni; nel 360 fu la volta di Singara e di altre fortezze, tra cui Bezabde, assediata e conquistata malgrado la strenua difesa di tre legioni romane - II Parthica, II Armeniaca e II Flavia Virtutis - e punita con la morte dei suoi abitanti.

                                     

3.13. Fasi del conflitto 224-363 Campagna di Giuliano 363

Costanzo fu obbligato a lasciare la frontiera per affrontare lusurpazione del cugino Giuliano, morendo lungo il viaggio. Il nuovo imperatore fu impegnato nella politica interna, ma nel 363 diede inizio a una campagna militare contro i Sasanidi. Penetrò nel territorio nemico alla testa di 36.000 uomini, sconfisse lesercito di Sapore, superiore in numero, nella battaglia di Ctesifonte, ma non riuscì a conquistare la città, e fu ucciso durante la ritirata. Al suo posto fu eletto imperatore Gioviano, col quale Sapore firmò un trattato di pace che garantì ai Sasanidi forti guadagni territoriali. Queste vittorie sono celebrate negli altorilievi vicino alla città di Bishapur: sotto gli zoccoli del cavallo di Sapore è raffigurato il corpo di un romano, probabilmente Giuliano, mentre un altro romano supplice, Gioviano, chiede la pace.

                                     

4. Conseguenze: una "relativa pace" di oltre cinquantanni 364-421

Con la fine della campagna sasanide di Giuliano del 363, Gioviano aveva rinunciato allArmenia ed il sovrano di Persia Sapore II era determinato a sfruttare la situazione. Il monarca sasanide cominciò, infatti, a portare laristocrazia armena dalla propria parte, detronizzando il loro re arsacide, Arshak II, fedele alleato di Roma; contemporaneamente inviò una forza dinvasione contro il Regno di Iberia odierna Georgia, e una seconda armata contro il figlio di Arsace III, Papa, che riuscì a scappare e a raggiungere lImperatore romano, Valente a Marcianopoli, dove stava conducendo una campagna contro i Goti nel 367/368.

Valente mandò il generale Arinteo a reimporre Papa sul trono armeno già lestate seguente alla prima azione contro i Goti nel 369?. Sapore reagì invadendo e devastando una seconda volta la regione. Sullorlo di una nuova guerra, limperatore Valente risiedette presso Antiochia, divenuta suo "quartier generale", negli anni 369-370 e 375-378. Il contrattacco di Sapore in Armenia fu bloccato dai generali Traiano e Vadomario a Bagavan. Valente aveva violato il trattato del 363, difendendo con successo la propria posizione. Una tregua stipulata nellanno della vittoria romana, garantì una pace provvisoria per cinque anni, mentre Shapur era impegnato contro uninvasione Kushan ad est.

Nel frattempo sorsero problemi con Papa, temendo che questultimo potesse passare dalla parte dei Persiani, Valente lo fece mettere a morte, a Tarso, dove si era rifugiato, dal generale Traiano 374. Al suo posto limperatore pose un altro arsacide, Varazdat, che governò sotto la reggenza dello sparapet comandante dellesercito armeno Masel Mamikonean, fedele a Roma. Tutto ciò non migliorò la situazione con i Persiani, che ricominciarono a lamentarsi riguardo al trattato del 363. Nel 375, Valente si preparò per una spedizione, che però non fu mai iniziata a causa della grande rivolta in Isauria da parte di truppe stanziate in oriente. Come se non bastasse, nel 377 i Saraceni comandati dalla regina Mavia si ribellarono, devastando i territori dalla Palestina al Sinai. Anche se Valente riuscì a sedare entrambe le rivolte, gli fu impedita lazione contro i Persiani.

Pochi anni più tardi, nel 384, il regno dArmenia fu diviso in due regioni: quella occidentale fu posta, come protettorato, sotto lImpero romano dOriente, mentre quella orientale venne affidata ai Persiani. La regione occidentale divenne provincia dellImpero romano con il nome di Armenia Minore, mentre la parte orientale rimase un regno indipendente, anche se solo formalmente, sotto il controllo persiano, fino al 428 quando i Sasanidi deposero il sovrano legittimo instaurando una loro dinastia.