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ⓘ Clavis Artis




Clavis Artis
                                     

ⓘ Clavis Artis

Clavis Artis è il titolo di un manoscritto di alchimia pubblicato in Germania nel tardo XVII o primo XVIII secolo e pseudoepigraficamente attribuito al persiano Zoroaster. Lopera è in tre volumi di medio formato. Il testo è in scrittura gotica corsiva tedesca ed è corredato da numerose illustrazioni ad acquerello raffiguranti immagini alchemiche. Sono inoltre presenti alcuni disegni a penna che raffigurano strumenti di laboratorio. Si conoscono poche copie del manoscritto, di cui solo due illustrate. La più nota si trova alla Biblioteca dellAccademia Nazionale dei Lincei, a Roma, dove è catalogata come MS. Verginelli-Rota 15, 16, 17. Unaltra copia è conservata a Trieste presso la Biblioteca Civica Attilio Hortis, dove è catalogata come Ms-2-27. Una diversa versione, in un solo volume e priva di illustrazioni, si trova presso la Bayerische Staatsbibliothek, di Monaco di Baviera. Una copia del manoscritto era anche presente presso la Herzogin Anna Amalia Bibliothek, di Weimar, ma è andata distrutta nellincendio che nel 2004 ha colpito la biblioteca tedesca. Lattenzione degli studiosi verso il manoscritto è relativamente recente per via delle poche copie esistenti e della loro scarsa diffusione. A partire dalla seconda metà degli anni ottanta, alcune sue immagini hanno però acquistato una certa notorietà perché sono comparse in libri e siti Web sullalchimia.

                                     

1. Frontespizio

La pagina prima del titolo riporta la scritta:

La pagina del titolo contiene il testo seguente:

Seguono due prefazioni, una dedicata al figlio dellArte, firmata I. H. L. e datata Brüssel, 12 giugno 1238 e laltra firmata Zoroastro e datata, come nel titolo, Anno del Mondo 1996.

La pagina del titolo del volume conservato alla Bayerische Staatsbibliothek è leggermente diversa, ma parla anchessa di un manoscritto tradotto dallarabo nellanno di Cristo 1236. Vi sono però anche riportati come luogo e data di pubblicazione la città tedesca di Jena e lanno 1378. Il catalogo della biblioteca tedesca indica, più plausibilmente, come data di pubblicazione lanno 1738.

                                     

2. Storia recente del manoscritto

La copia che si trova alla Biblioteca dellAccademia Nazionale dei Lincei fu acquistata dal celebre musicista Nino Rota presso un antiquario di Francoforte negli anni settanta e faceva parte della collezione di antichi testi ermetici raccolta da Rota e dallo scrittore Vinci Verginelli. Alla morte di Rota, nel 1979, Verginelli si accinse alla stesura di un catalogo della collezione, terminato nel 1985, anno in cui la collezione fu donata allAccademia Nazionale dei Lincei. Il catalogo, in cui è citato anche il Clavis Artis, fu pubblicato nel 1986 dalla casa editrice Il Convivio. Nel 1986, alcune immagini del manoscritto sono state pubblicate sul catalogo della mostra Arte e Alchimia, curata da Arturo Schwarz per la Biennale di Venezia. Nel 1989, lo stesso Nardini è autore di un libro dal titolo Zoroaster. Ermetismo e alchimia nelle miniature di un manoscritto del secolo XVII che contiene le riproduzioni a colori di tutte le tavole illustrate e la traduzione in italiano delle due prefazioni. In tale libro, il Nardini, afferma di aver fatto trascrivere in tedesco moderno lintero testo, ma di aver deciso di non pubblicarlo perché di difficile comprensione e inattendibile. Le poesie che accompagnano ciascuna tavola sono invece di creazione del Nardini stesso e non hanno nessuna relazione con il testo originale.

La copia conservata a Trieste presso la Biblioteca Civica Attilio Hortis è meno nota. Sia le immagini che la scrittura vi appaiono realizzate in modo meno curato di quelle del manoscritto di Roma. Alcune immagini sono mancanti. A pagina 22 del secondo volume è invece presente unimmagine che non compare nel Verginelli-Rota e che mostra un apparato di distillazione da cui fuoriescono tre uccelli. Non è chiaro se uno dei due manoscritti costituisca il modello per laltro o se entrambi derivino da unulteriore versione di cui non si ha notizia, né quale sia la loro relazione con la versione senza immagini che si trova in Germania.

                                     

3. Ipotesi su autore e contenuti del manoscritto

Le informazioni sullautore e lorigine del manoscritto sono scarsissime, anche perché prima della sua recente riscoperta non si aveva praticamente alcuna informazione su di esso. I riferimenti alla Rosae et Aurea Crucis sembrano indicare un collegamento con lOrdine della Rosa-Croce dOro Orden des Gold- und Rosenkreutz, unorganizzazione rosacrociana e massonico-rituale del XVII secolo che dava grande importanza alla pratica dellalchimia. Non è da escludere che il testo sia effettivamente la traduzione o il riadattamento di un più antico manoscritto di origine araba ad opera di un alchimista rosacrociano e che le immagini siano di origine più recente. Nella Bibliotecha Chemica, un catalogo bibliografico pubblicato a Londra nel 1906 il Ferguson riporta, ritenendola verosimile, lopinione di Hermann Fichtuld, fondatore della Rosa-Croce dOro, che lautore della Clavis Artis di Zoroastro sia Abraham Eleazar, autore di un più noto testo di alchimia dal titolo Uraltes Chymisches Werk, senza però fornire ulteriori informazioni al riguardo. Fra le due opere ci sono alcune somiglianze. L Uraltes Chymisches Werk è stato pubblicato a Erfurt, una città della Turingia come Jena, nel 1735. Limmagine di un uomo con i paramenti da rabbino che compare incisa nel frontespizio del libro di Abraham Eleazar è molto simile a quella di Zoroastro che si trova nel primo volume del manoscritto Verginelli-Rota. Sia nel Clavis Artis che nell Uraltes Chymisches Werk compaiono immagini ispirate a quelle del Livre des figures hiéroglyphiques, pubblicato a Parigi nel 1613 e attribuito allalchimista Nicolas Flamel, come ad esempio il serpente sulla croce e la strage degli innocenti, che rappresentano in modo allegorico fasi dell opus alchemicum.

In alcune immagini intercalate ai testi dell Uraltes Chymisches Werk compare anche la figura, poco frequente nella tradizionale iconografia alchemica, della donna-serpente. Questa figura, che ricorda sia la medievale Melusina che personaggi della mitologia classica come lEchidna di Esiodo, compare anche diverse volte nelle immagini della Clavis Artis. In particolare, nellultima immagine del terzo volume, essa è rappresentata con tre facce, come la dea Ecate. La più antica presenza iconografica di questo tema in opere di alchimia risale al Libro della Santissima Trinità Buch der heiligen Dreifaltigkeit, un manoscritto tedesco del XV secolo, nel quale è rappresentata una donna-serpente coronata che apre il costato di Cristo con una lancia. Di esseri di questo tipo parla Paracelso nel suo Liber de nymphis, sylphis, pygmaeis et salamandris et de caeteris spiritibus dicendo che esse vivono nel sangue delluomo. Lo psicologo Carl Gustav Jung fa corrispondere la figura di Melusina al suo concetto di Anima. Nelle tavole del Clavis Artis, la donna-serpente appare svolgere il ruolo di mediatrice animica fra il corpo e lo spirito, ed è per questo anche identificabile, in linguaggio alchemico, come serpente mercuriale, il principio da cui procedono le tre sostanze di base dellalchimia paracelsiana: zolfo, mercurio e sale. Numerosi particolari delle illustrazioni del Clavis Artis, come il numero di petali dei fiori o di code dei leoni, sembrano per lappunto rimandare ai tria principia del pensiero paracelsiano, in opposizione alla più tradizionale teoria aristotelica dei quattro elementi. È quindi ragionevole ipotizzare che il Clavis Artis provenga da ambienti rosacrociani tedeschi dellinizio del XVIII secolo, nei quali era molto forte linteresse per lalchimia di laboratorio e per il pensiero paracelsiano, in opposizione al materialismo scientifico da cui sarebbe da lì a poco nata la chimica moderna.