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ⓘ Koinè




Koinè
                                     

ⓘ Koinè

La koinè è un antico dialetto greco e forma la terza tappa della storia della lingua greca. È conosciuto anche come greco alessandrino o greco ellenistico, comune o ancora, a causa del suo utilizzo per la redazione dei primi testi cristiani, greco del Nuovo Testamento, greco biblico o greco patristico. Dalla koinè hanno avuto origine il greco moderno le sue relative varianti dialettali.

                                     

1. Limportanza della koinè

La koinè non è importante solo nella storia dei Greci, in quanto primo dialetto comune, ma anche per il suo impatto nelle civiltà del Mar Mediterraneo durante letà ellenistica.

Nelluso il termine è divenuto un sinonimo per indicare la lingua ellenistica, vale a dire quel modello linguistico che si andò a imporre, come lingua comune del mondo greco, nei primi secoli di quellepoca che si può chiamare approssimativamente post-classica e il cui inizio viene fatto convenzionalmente risalire alla vittoria dei Macedoni contro i greci nella battaglia di Cheronea 338 a.C. Quando gli stati greci alleati sotto la guida dei macedoni conquistarono e colonizzarono il mondo conosciuto, il loro nuovo dialetto fu parlato dallEgitto al nord dellIndia.

Siccome il greco ellenistico prese piede durante il periodo tardo-classico, il simbolico punto di partenza del terzo periodo della lingua greca è stabilito dalla morte di Alessandro Magno nel 323 a.C. e la chiusura di questo periodo della lingua greca e il passaggio alla quarta fase della lingua greca, conosciuta come greco medievale, è simbolicamente assegnata alla fondazione di Costantinopoli nel 330 d.C. da parte di Costantino I.

La koinè si impose quindi come lingua franca di tutto il Mediterraneo centro-orientale dei regni ellenistici, sia nelluso parlato sia in quello scritto, compresa luso letterario. La koinè appunto è anche la lingua originale del Nuovo Testamento della Bibbia cristiana e anche il mezzo per linsegnamento e la diffusione del Cristianesimo. Inoltre fu, anche se non ufficialmente, la seconda lingua dellImpero romano. A partire dal III secolo, vennero utilizzati dei manuali chiamati Hermeneumata, con lo scopo di insegnare la lingua latina a coloro che parlavano il greco e per insegnare la lingua greca a coloro che parlavano il latino.

                                     

2. I precedenti

Laffermarsi della koinè ellenistica è stato preceduto da altri processi di stabilizzazione di forme linguistiche comuni. Un esempio è il dialetto attico, che già in antico, quasi a voler confermare il mitico sinecismo politico ateniese, mostra caratteristiche che fanno pensare a una lingua unitaria.

Altri fenomeni unitari si avvertono non su una base etnica o geografica, ma con riguardo alla frequentazione di certi generi letterari. Così ad esempio si parla di dialetto omerico, una lingua convenzionale e mai parlata da nessuno, che, con la sua mescolanza di una base ionica, con elementi eolici e relitti micenei, divenne la lingua comune della poesia epica. Fenomeni analoghi si registrano per la lingua in uso nella lirica corale, uninterazione di dialetto omerico, dorico ed eolico.

                                     

3.1. Il significato nel tempo La koinè come lingua ancestrale

Nellantichità è ad esempio spesso indicata, con lo stesso termine, la presunta lingua comune da cui sarebbero originati i vari dialetti greci, secondo le teorie di due autori del II secolo d.C. come Apollonio Discolo e di suo figlio Erodiano.

                                     

3.2. Il significato nel tempo La koinè come dialetto etnico

Clemente Alessandrino, nel II - III secolo, Stromata. I, 142, fa rientrare nella sua definizione di dialetto non solo la particolare inflessione assunta da un lessico in relazione a unarea geografica, ma anche quelle particolari forme che rivelano caratteri, condivisi o esclusivi, che prescindono dalla località, risultando semmai legati a un ethnos. Nella sua concezione koinè poteva ben essere il quinto tra i dialetti greci, con una posizione particolare rispetto agli altri, quella di forma che compendia i caratteri comuni a tutti gli altri.

                                     

3.3. Il significato nel tempo I confini di unegemonia: la koinè culturale

Lutilizzazione del termine koinè, dal suo ambito originario e strettamente linguistico, è andato a connotare, per estensione, anche quei fenomeni di formazione di tratti comuni, in ambito storico e culturale, che interessarono la vasta area geografica dei regni ellenistici originati dallespansione macedone. Sarà proprio il fenomeno della koinè linguistica a favorire la dilatazione e legemonia, in una area sempre più vasta, dei linguaggi artistici e letterari di forte matrice greca.

                                     

3.4. Il significato nel tempo La koinè letteraria italiana

Agli albori della lingua italiana, si parla ancora di una koinè letteraria, intendendo con essa la lingua comune usata dai letterati.

Sulla scia dei grammatici bizantini o latini, seguendo il Bembo, poteva indicarsi con koinè la lingua comune italiana originata dai dialetti. Altri invece, come Leonardo Salviati e Machiavelli, aderendo a una visione primigenia ereditata dalla grammatica antica, capovolgevano il rapporto genetico e attribuivano alla lingua toscana la posizione privilegiata di koinè, da cui sarebbero scaturiti i dialetti italiani.

                                     

4. Le fonti

Gli studi linguistici sulla koinè hanno scontato per secoli, fin dal tempo dei grammatici alessandrini, un pregiudizio negativo che la considerava alla stregua di una forma corrotta della purezza linguistica classica. Il pregiudizio negativo non si limitava alla forma linguistica ma sottendeva, per certi aspetti, la sottovalutazione di unintera epoca storica e culturale. Bisogna attendere il XIX secolo e gli innovativi studi di Johann Gustav Droysen, perché la cruciale importanza dellEllenismo venisse finalmente riconosciuta, insieme a quella del veicolo linguistico dellepoca.

Il repertorio delle fonti della koinè è di enorme vastità, estendendosi su un arco temporale e spaziale amplissimo, e riflettendo leterogeneità delle varietà linguistiche che vi si annoverano. In questo panorama di fonti, a differenza di quanto accaduto con le precedenti varietà linguistiche greche, una grande importanza hanno le scritture private tradite dai papiri.

                                     

4.1. Le fonti Le iscrizioni

È da considerare di enorme importanza il vastissimo corpus delle iscrizioni epigrafiche, che offre il vantaggio di fornirci forme linguistiche cronologicamente cristallizzate e non soggette alla corruzione cui vanno inevitabilmente incontro le fonti tramandate.

                                     

4.2. Le fonti I papiri

La fonte più importante è comunque costituita dai papiri, il cui studio ha fatto nascere unautonoma branca filologica, la Papirologia. I ritrovamenti più ingenti provengono dalle discariche dEgitto, al di fuori del quale il più rilevante "giacimento" papirologico appartiene alla "Villa dei papiri" di Ercolano. I papiri offrono lo stesso vantaggio di fissazione incorrotta delle epigrafi, senza essere però afflitti da grossi problemi di datazione: spesso, infatti, il testo papiraceo è datato e quando una data vi manchi, una datazione approssimativa è resa possibile dallalfabeto. In aggiunta, e questo è molto importante per la linguistica, i papiri offrono una varietà linguistica non standardizzata, più sensibile alle innovazioni, con registri e varietà che sconfinano nella lingua parlata, spesso goffamente dissimulata.

                                     

4.3. Le fonti I cocci

Vi è poi da aggiungere la fonte dimessa e negletta delle iscrizioni su cocci di risulta, gli ostraka, frammenti di un corpus letterario ampio e disperso nei vari continenti. La lingua degli ostraka, ancora più umile e "volgare" di quella dei papiri, attende ancora in gran parte di essere studiata, interpretata e pubblicata.

                                     

4.4. Le fonti I lessici le grammatiche atticiste

Documenti importanti per attestare losmosi sintattica, lessicale e stilistica tra la lingua elevata e quella parlata sono le "grammatiche" e i "lessici" compilati dagli atticisti. Un destino, a pensarci bene, davvero paradossale, quasi una nemesi, per delle opere concepite proprio per emendare e arginare, in funzione "purista", un fenomeno linguistico percepito come una degradazione della purezza linguistica attica. La più importante fra queste fonti, per lampiezza e la varietà del repertorio di esemplificazioni "atticiste", è il lessico dovuto a Frinico Ἐκλογὴ ῥημάτων καὶ ὀνομάτων Ἀττικῶν Selezione di frasi e parole in attico.

                                     

4.5. Le fonti La letteratura testamentaria

Altre fonti significative sono l Antico Testamento, nella versione greca dei Settanta, e il Nuovo Testamento. Questultima è particolarmente importante per luso di un registro linguistico popolare, in funzione dellampia platea cui gli insegnamenti erano rivolti.

                                     

4.6. Le fonti Gli idiomi neogreci

Infine unimportante fonte di informazioni è rappresentata dal neogreco con i suoi dialetti le sue koinè e idiomi, che hanno preservato molti dei dettagli linguistici che, pur smarritisi nella tradizione scritta, si sono conservati nelloralità. Un esempio è dato dalla lingua pontica e cappadocica, che hanno conservato lantica pronuncia di η come ε, mentre il dialetto zaconico mantiene la α lunga in luogo della η le altre caratteristiche locali del laconico. Gli idiomi meridionali dellarea linguistica greca Dodecaneso, Cipro etc., mantengono la pronuncia del raddoppio delle consonanti simili, mentre altre pronunciano in molte parole υ come ου o conservano antiche forme doppie come κρόμμυον - κρέμμυον, ράξ - ρώξ etc. Sono fenomeni linguistici che suggeriscono come tali caratteristiche siano state ereditate dalla koinè, che a sua volta aveva numerose variazioni idiomatiche nellarea linguistica greca.

                                     

5. Evoluzione dal greco antico

La conoscenza dei fenomeni linguistici che hanno dato luogo alla genesi della koinè mette luce sul processo evolutivo che ha portato alla formazione del neogreco. Lo studio ha tentato di enucleare gli aspetti del passaggio da greco antico alla "lingua comune", fonetica, morfologia, sintassi e lessico, valutando limpatto che queste trasformazioni hanno avuto nella formazione del greco medievale.

Si è potuto così dimostrare che molte delle caratteristiche della koinè sono emerse e andate stabilizzandosi già in epoca classica. Al contrario, molte delle caratteristiche del greco medievale non sono delineate e rintracciabili nella koinè. Una conferma è ad esempio che il greco della koinè oggi non è comprensibile ai parlanti nel greco moderno.

                                     

5.1. Evoluzione dal greco antico Fonetica

La fonetica greca subisce una profonda evoluzione: dalla scrittura fonetica, come può considerarsi quella del greco classico, in cui sostanzialmente a ogni fonema corrisponde un grafema, si arriva in maniera graduale a quella tramandatasi nel greco moderno, in cui è accentuata la discrasia tra pronuncia e scrittura, anche in virtù di fenomeni di confluenza vocalica, primo fra tutti la convergenza sul suono. Questo fenomeno avviene in maniera diacronica per le diverse consonanti e per i diversi luoghi di diffusione.

  • ει, ι, η, ῃ, υ, υι confluiscono nel suono i.
  • La consonante ζ subisce una diversa sorte: il suo suono si trasforma dal doppio consonantico /dz/ in origine /zd/ al suono /z/ del greco moderno.
la pronuncia di η nellantichità era polimorfica: nelleolico di Beozia e di Tessaglia era più chiusa già verso la fine del V secolo a.C. Dalla metà del II secolo a.C. oscilla tra i due suoni lunghi e chiusi ē e ī, come testimoniano le occorrenze di η sostituita con ει e ι oppure sostituita da ε e αι. Il prevalere della forma ī si avrà in epoca cristiana anche se va segnalato la sopravvivenza della forma ē fino al neogreco del Ponto. il dittongo ει, nei dialetti beotici e tessalici, aveva subito già dal V secolo a.C. la trasformazione in ī. Nel dialetto attico della stessa epoca la pronuncia era invece divenuta ē per poi confluire anchessa in ī a partire dal III secolo a.C.
  • οι si chiude nel suono ü via /oei̯/ > /oy̯/ > /yy̯, cioè palatalizzazione progressiva del primo elemento e arrotondamento del secondo fino alla fusione in /y, trovandosi ad essere quindi uguale a υ, ed entrambi confluiscono, successivamente, in i, mentre αι, ε confluiscono nel suono e.
I dittonghi οι, αι subirono unevoluzione precoce in Beozia: nel V secolo a.C. erano già divenuti rispettivamente οε e αε, quindi poi η intesa come ē aperta dal IV secolo a.C. Il dittongo οι continua la sua evoluzione divenendo υ inteso come ü nel III secolo a.C. Nel dialetto attico, invece, analoghe evoluzioni saranno molto più tarde: οι, αι diventano rispettivamente ü, e solo nel II-III secolo d.C. In epoca molto più tarda, intorno allanno mille, si registra levoluzione di οι in i.
  • I dittonghi αυ e ευ diventeranno av e ev del neogreco passando per le forme αβ e εβ, in cui la β è nel frattempo divenuta spirante. Davanti a consonanti mute θ, κ, ξ, π, σ, τ, φ, χ, ψ sono parzialmente assimilati a af, ef. Questo percorso è comunque debolmente attestato dalle evidenze della koinè.


                                     

6. Laccezione moderna del termine

Con il termine koinè, nel corso dei secoli, si è spesso indicato qualsiasi linguaggio condiviso da culture e popoli diversi, originario o predominante sulle varie lingue e forme dialettali di unarea più o meno estesa.

Nellaccezione moderna, luso del termine non è limitato allindicazione di una varietà colta della lingua comune, ma si estende a tutte le sue stratificazioni. Nella koinè convergono la lingua letteraria, quella burocratica, le tendenze gergali, ma anche la lingua parlata. Il termine viene utilizzato in semiotica per indicare la versione accettata uniformemente su vasta scala di una qualsiasi lingua, in contrapposizione alle varianti locali, e per estensione, di qualsiasi modello espressivo di culture condivise in ambiti più vasti di quello originario.