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ⓘ Sant'Arcangelo Trimonte




SantArcangelo Trimonte
                                     

ⓘ SantArcangelo Trimonte

Dista dal capoluogo provinciale circa 20 chilometri. È situato in posizione dominante la bassa valle dellUfita in prossimità della sua confluenza nel fiume Calore. Il territorio è esposto a mezzogiorno; la parte più alta del territorio, il "Toppo del bosco", si trova a unaltezza di circa 500 m s.l.m.

Il territorio è collinare, leggermente declive verso sud nella parte alta, più scosceso, geologicamente instabile ed interessato da fenomeni franosi la parte sud; solo una piccola parte del territorio è pianeggiante in prossimità delle valli dei fiumi Ufita e Calore. Confina a nord col comune di Buonalbergo, a nord-ovest e a sud-ovest col comune di Paduli, a est e a sud sud-est col comune di Apice.

                                     

1. Storia

Conosciuto fino al 1861 col toponimo di Montemalo, nome derivante dalla lingua osco-sannitica che individuava con molta probabilità un luogo protetto monte adatto al ricovero delle greggi maloe. Abitato già in età pre-romana da almeno una tribù famiglia osco-sannitica dedita allallevamento degli ovini, che si era stanziata nelle grotte naturali ancora presenti nel sito dove sorgerà il castello del paese. Il maniero fu realizzato, a giudicare dai pochi resti, dai Longobardi in età medievale ed è ricordato nelle cronache medievali proprio per la vasta estensione delle sue segrete. Verso il 1500 molte aree interne del regno di Napoli, che erano rimaste spopolate in seguito al disastroso terremoto del 1456, furono ripopolate da popolazioni schiavone che scappavano dallinvasione turca e dallislamizzazione della penisola balcanica. Con questo nome si designavano indistintamente etnie serbo-croate, albanesi, bulgare, gitane ungheresi, montenegrine.

Montemalo fu ripopolato da Schiavoni, come ci dice lo storico Tommaso Vitale, e questi riedificarono il paese, costruirono la nuova chiesa fuori dalla "terra" e la intitolarono a Santa Maria, costruirono i borghi rurali caratteristici della campagna montemalese, ed in uno di essi costruirono unaltra chiesa dedicata ai Santi Arcangeli; quella chiesa, di cui nulla rimane, ha dato il nome prima alla contrada omonima e poi allintero paese. Di quelle genti ora non esiste più traccia, anche se nel dialetto locale traspare qualche termine slavo.

Feudo rustico, appartenne sempre a famiglie nobiliari infeudate di altri feudi ed amministrato come unazienda agricola. Solo con Carlo III di Borbone la famiglia Moccia venne infeudata del titolo di marchesi di Montemalo. I Moccia persero la proprietà del feudo, non il titolo, in seguito al ricorso presentato da Ippolita Spinelli alla gran corte feudale che ne chiedeva linvalidazione a causa di una irregolarità formale; allassegnazione del feudo non era seguito il "giuramento di ligio assenso", e per tale motivo la corte ritenne di accogliere il ricorso. Il secondogenito Antonio, essendo già duca di Ferrazzano titolo passatogli dal padre Angelo ha lasciato il titolo di marchese di Montemalo al terzogenito maschio della famiglia, Oscar, oggi Oscar Moccia marchese di Montemalo. La proprietà principale dei marchesi Moccia e duchi di Ferrazzano si è spostata in Umbria, a Villa Moccia. Al momento il titolo di marchese apparteneva a Mario Moccia marchese di Montemalo 26 marzo 1943 - 23 gennaio 2010, che con sentenza del tribunale di Venezia fece aggiungere al cognome Moccia lappendice "di Montemalo". Attualmente il titolo è legittimamente detenuto da Immanuel Moccia di Montemalo, primogenito del defunto Mario.

Nel regno delle Due Sicilie lallora Montemalo o Montemale fu parte della provincia di Principato Ultra e aggregato al circondario di Montecalvo nellambito del distretto di Ariano; dopo lunità dItalia il comune, ormai denominato SantArcangelo Trimonte, continuò a far parte della provincia di Avellino e del mandamento di Montecalvo allinterno del circondario di Ariano di Puglia. Infine, nel 1978 il comune compì il "trasloco" dalla lontana provincia di Avellino a quella di Benevento. Il codice ISTAT precedente era 064094.

                                     

1.1. Storia Stemma comunale

Si riporta la descrizione araldica dello stemma comunale comunicato dallUfficio araldico nazionale:

Tre monti dargento allitaliana su sfondo azzurro, il monte centrale caricato di tre spighe di grano, doro. Sormontato da una corona turrita, incorniciato dai simboli della Repubblica; un ramo dalloro ed uno di quercia.

                                     

2. Monumenti e luoghi dinteresse

  • Chiesa di Santa Maria Maggiore: la chiesa edificata "fuori dalla terra" dalla neo comunità montemalese-schiavona verso il 1500, prima intitolata a "Santa Maria" in seguito a Santa Maria Maggiore. La struttura, semplice a unica navata con laltare maggiore a nord, ed una imponente torre campanaria sul lato est delledificio, si accedeva mediante una scalinata che dava direttamente sul sagrato della chiesa. Allinizio del Novecento con fondi donati dai Montemalesi in America venne edificata la navata di San Rocco sul lato ovest delledificio. In seguito al terremoto del 1962, loriginario edificio riportò seri danni che compromisero la struttura richiedendo labbattimento. Il nuovo edificio è sorto sullo stesso sito realizzata su moderno progetto. Ristrutturata nel 2000, è stata oggetto di ulteriori rifacimenti nel 2012 utilizzando fondi comunali, è stata ripristinata la facciata, rifatto il sagrato, la pavimentazione esterna, la rampa di accesso alla sala per le attività sociali e culturali, la facciata inoltre è stata arricchita con linstallazione di un portale di accesso in ferro battuto e delle ringhiere realizzate con lo stesso materiale che proteggono le rampe ed il perimetro del sagrato. La chiesa agli atti dellamministrazione vescovile risulta innalzata alla dignità di "Abbazia Mitrata", cioè il parroco titolare può a sua discrezione, portare la Mitra copricapo che di solito vediamo portare da vescovi, cardinali e dallo stesso Papa.
  • Il castello, costruito a guardia delle basse valli dellUfita e del Miscano nella loro confluenza col fiume Calore, naturali vie daccesso dalle Puglie alle fertili valli telesina e caudina verso il napoletano. Costruito intorno ad una collinetta tufacea dai longobardi, ledificio dovette essere imponente, a giudicare dalle dimensioni di base dellunica torre rimasta. Il castello è ricordato più volte nelle cronache di varie epoche per lestensione delle sue secrete. Delledificio originario si conservano la torre di nord-est, la scalinata di accesso, una cisterna dellacqua, parti di mura sia sul lato ovest che sul lato est, altri elementi sono stati "inglobati" nelle numerose abitazioni private sorte sul suo sito in seguito alla vendita operata dallultimo feudatario e proprietario, il duca Coscia di Paduli.
  • Lobelisco della croce, ora posizionato sul lato est della piazza Libertà, era ubicato al centro di essa fino a metà del Novecento, poi spostato per far spazio ai pali dellilluminazione pubblica. Non è chiara lorigine e la provenienza dellobelisco, probabilmente esso fu costruito in conglomerato cementizio da quegli Schiavoni che vennero a ripopolare il paese nel 1500, che erano di forte fede religiosa, per mettersi sotto la protezione della Santa Croce oltre che della Madonna e dei Santi Arcangeli, a cui dedicavano uno speciale culto.
  • La "Madonna della Misericordia" o di Tignano. Custodita allinterno della chiesa di Santa Maria Maggiore, è una statua lignea rappresentante la Madonna assisa in trono col Bambino in braccio nellatto misericordioso e materno di porgere una mela. La statua fu ritrovata nel 1700 allinterno del tronco di una quercia alla località "macchiariello" da un certo "Chiuccolo Ottone" e da questi e dalla sua famiglia fu detenuto per diverso tempo in seguito la Statua fu resa al parroco di Santa Maria Maggiore don Beniamino DAloia e da allora fa parte del patrimonio della chiesa. La statua è stata di recente restaurata ed ha ricuperato parte della sua originaria bellezza.
  • Il leone di pietra posto a guardia della scalinata di accesso è il superstite della coppia che era stata posta originariamente a guardia dellaccesso al castello; secondo alcuni la fattura è romana, secondo altri sannita. Il leone è quello che originariamente si trovava sul lato sinistro della scala, ma poi fu traslato a destra per ricavare langolo da dedicare alla statua bronzea di san Pio da Pietrelcina.
  • Ponte Latrone trae il nome non da un tristo luogo ove era solito praticare crimini, come taluni sono portati a pensare, ma da "laterex" - laterizio. Infatti il ponte costruito dai romani sul tracciato della via Appia Traiana era di laterizio. Aveva una particolarità rispetto agli altri ponti realizzati sullo stesso percorso: subiva una deviazione di circa trenta gradi sui basamenti, passando il torrente Lametto e portandosi verso quello che in epoca contemporanea è il territorio di Buonalbergo.
  • la piazza San Pietro, realizzata alla metà degli anni 90, sul sito dove sorgeva il centro urbano più antico, demolito a seguito del sisma del 23 novembre 1980. La struttura urbana di età longobarda era stata realizzata sul modello architettonico romano: tre decumani incardinati tra di loro. Il decumano superiore in posizione nord - sud, si inerpicava sulla sommità di una collina tufacea ed alla fine era edificata una chiesa dedicata a San Pietro Martire, i cui resti erano giunti sino alla demolizione citata, allingresso vi era unedicola che custodiva prima; un quadro della Madonna del Monte Carmelo, sostituito in seguito verso la fine del 700 con una statuetta alta circa tre palmi. I decumani inferiori posti uno ad est sulla valle lametto, laltro ad ovest è lattuale via Roma. Le case costruite a destra e sinistra del decumano superiore, avevano un piano basso che si apriva sui decumani inferiori, tutte dotate di una "grotta" interna scavata nel tufo utilizzata sia per ricovero di animali che per deposito derrate ricordavano le costruzione dei sassi di Matera. In epoca contemporanea il sito è stato completamente sbancato e vi è stata realizzata una piazza a tre livelli collegati da scalinate, pavimentata in pietra locale, al centro del lato Est è stata realizzata una cappella dedicata alla Madonna del Monte Carmelo, con fondi e manodopera privati.
  • Cippo alla località "Toppo del bosco", situato sul punto più alto del territorio comunale a nord del centro abitato a circa 500 m slm, in posizione panoramica si gode un ampia vista dalle valli dellUfita e del Miscano fino al massiccio del Taburno. Il "Toppo" era una formazione rocciosa sfruttata in passato come cava di estrazione delle pietre da costruzione. Infatti con la pietra estratta da questa cava non solo sono stati realizzati i manufatti nelle immediate vicinanze masserie del bosco, ma anche molte delle costruzioni delle contrade limitrofe masserie Panarese, Cecere e Pagliuso. Piana Ferrara, e numerosi elementi singoli di case realizzate nel centro urbano. Il "cippo" è stato realizzato su di un altare costruito con la stessa pietra, su di esso è appoggiato un blocco di pietra scalpellata e bocciardata e al centro è stata inserita una croce di ferro. Sul blocco si legge sul lato sinistro con caratteri sovrapposti su due righe: 1° riga "D.to", 2° riga "G. G." "Deceduto Giangregorio Crescenzo". Sul lato destro in corrispondenza della riga "D.to" si legge una data "31 G 1947 31 Gennaio 1947, che corrisponde alla data del decesso del Giangregorio. Sulla seconda riga, in posizione più centrale si legge "N.to" "Nato" e due iniziali: P.A. testimoni riferiscono che si tratti delle iniziali dello scultore "Panarese Antonio" e subito dopo la data "7 F 1901" 7 Febbraio 1901. Il cippo eretto dal Panarese ricorda la morte avvenuta tragicamente del Giangregorio Crescenzo che intento ad estrarre delle pietre da costruzione dalla cava, fu travolto da una frana improvvisa. Ricorda quindi una vittima del lavoro. Tale storia era stata dimenticata fino a quando un discendente del Giangregorio dr. Michele Chiuchiolo ha provveduto previa autorizzazione dellautorità comunale, al ripristino e al recupero dellarea per poterla restituire alla fruizione pubblica.
  • Monumento "ai Caduti del Mare", posto nella attuale piazza Municipio al centro del viale delle Vittorie, consta di un ancora del tipo "Ammiragliato" donata al comune di SantArcangelo Trimonte dietro richiesta del Presidente della pro loco allo Stato Maggiore di Marina. Il monumento commemora non solo lequipaggio del regio sommergibile Topazio trucidato nel mezzo del mediterraneo a guerra conclusa ad opera di un pilota assassino inglese e di cui faceva parte il santarcangelese Antonio Tucci, ma anche le tante vittime del mare. Il monumento ricorda alle nuove e future generazioni gli orrori causati dalle guerre, ma ricorda anche lo spirito umano e solidale del popolo Italiano.


                                     

3. Economia

Leconomia del comune era basata sulle piccole aziende agricole condotte ad economia diretta, la maggior parte del reddito proveniva dalla tabacchicoltura ma era diffuso anche lallevamento dei bovini di razza marchigiana, questi ultimi erano usati prima dello sviluppo e dellevoluzione della meccanizzazione, come animali per la produzione di lavoro per i campi. Oggi con la crisi del settore agricolo, benché fosse stato previsto e realizzato un piano per gli insediamenti produttivi, leconomia giace in un profondo stato di catalessi, sono attivi pochi esercizi commerciali, si distingue una piccola industria per la produzione di utensili meccanici di precisione e che occupa una decina di addetti, un piccolo laboratorio artigiano per la produzione di ceramica.

                                     

3.1. Economia Prodotti tipici

Tra i prodotti tipici dellagricoltura locale fino allo scorso secolo cera il tabacco, base di sviluppo delleconomia locale.

Qui è coltivato il pomodoro "quarantino" antica varietà di pomodoro a maturazione scalare e naturalmente resistente alle avversità meteo-climatiche, agronomiche ed entomologiche. Ha un frutto a polpa piena, ricco di semi e molto dolce di colore rosso intenso che si presta benissimo alla trasformazione in salsa, sia passata che concentrata al sole. Ottimo anche per il consumo fresco, in insalata condito con lottimo olio locale ottenuto dalle varietà "ortice" e "ravece".

                                     

4. Infrastrutture e trasporti

Il territorio comunale è interessato dalla strada statale 90 bis che consente i collegamenti, oltre che con il capoluogo Benevento, anche con Ariano Irpino e Foggia.