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ⓘ Simpatia (filosofia)



                                     

ⓘ Simpatia (filosofia)

La simpatia di cui si interessa la filosofia non coincide con il significato generico di simpatia intesa come "inclinazione e attrazione istintiva verso persone, cose e idee"

Il termine "simpatia" nellorigine etimologica coincide con quella di "compassione" ma mentre questa evidenzia la capacità di percepire emozionalmente la sofferenza altrui provandone pena e desiderando alleviarla, la parola simpatia può essere usata per "denotare il nostro sentimento di partecipazione per qualunque passione." La compassione è una "specificazione della simpatia".

Nello stoicismo che concepisce luniverso come una specie di unico grande essere vivente attraversato incessantemente dallo spirito vivente pneuma la "simpatia" è quella interdipendenza tra tutte le parti delluniverso che fa sì che ogni evento si ripercuota su ogni altra parte del mondo.

                                     

1. La simpatia nella formazione della morale

Il tema della simpatia si inserisce nel dibattito dei filosofi del XVIII secolo sulla formazione del giudizio morale.

Due sono le posizioni che si confrontano: una prima che fonda il giudizio morale sulla ragione e una seconda che ne ricerca le origini nelle passioni e nei sentimenti. La discussione verte anche sulla questione se il senso morale sia innato o si formi tramite lesperienza come elemento culturale dopo la nascita.

                                     

1.1. La simpatia nella formazione della morale David Hume

In linea con il suo attacco al ruolo che la ragione si era filosoficamente creata negli ultimi anni, David Hume 1711–1776 asserisce che anche la morale esce al di fuori del campo di giudizio della ragione. La morale che segue percorsi autonomi dalla ragione, è, come dirà lui stesso, "una questione di fatto, non di scienza astratta" e quindi inconoscibile nella sua essenza.

La critica più alta che Hume muove alla morale è quella di essere condizionata da eventi esterni che cercherebbero di affermare aprioristicamente cosa sia giusto e cosa sia sbagliato mentre la bontà di unazione è, e deve essere, del tutto indipendente da fatti esterni come dalla promessa di un premio e dal timore di una pena così come accade nelle morali religiose.

La morale si sviluppa infatti grazie al sentimento della simpatia, intesa come com-passione, con cui ci sentiamo vicini ai nostri simili ne condividiamo felicità e infelicità.

La simpatia infatti, secondo Hume, è un potente fattore di compartecipazione sentimentale tra gli uomini che senza di essa sarebbero destinati alla solitudine. Essa riversa i suoi benefici effetti anche nella razionalità umana che è resa da questa uniforme e in accordo con il raziocinio altrui. Come la credenza infatti ci permette di andare oltre le conoscenze percettive immediate così la simpatia nella morale ci consente di superare le nostre passioni facendoci avvertire quelle degli altri. In questo modo possiamo formarci giudizi morali di natura emotiva ma non per questo imparziali perché aperti allaccordo tra i soggetti. Senza la simpatia vivremo in uno stato di isolamento morale e razionale e non potremo superare il nostro egoismo istintivo ed agire secondo giustizia e osservanza delle leggi.

                                     

1.2. La simpatia nella formazione della morale Adam Smith

Seguendo lapproccio basato sui sentimenti, Adam Smith 1723-1790 descrive nella Teoria dei sentimenti morali 1759 un sistema morale fondato sul principio di simpatia intendendola non più nel suo significato di compassione e benevolenza disinteressata verso il prossimo ma come la capacità propria di ogni uomo di provare interesse per laltro, di scoprire nellaltro i nostri stessi sentimenti e passioni.

La simpatia si basa su un processo di immedesimazione per il quale noi confrontiamo i sentimenti le passioni degli altri con quelli che noi proveremmo se fossimo al loro posto: si tratta allora di un meccanismo di comunicazione tale da interessarci degli altri senza rinunciare allamore di sé.

La simpatia cioè non deve confondersi con laltruismo e neppure con legoismo che ispirano comportamenti ben definiti, ma è quel sentire che ci permette di metterci genericamente al posto dellaltro e di comprenderne i sentimenti in modo da poterne ottenere lapprezzamento e lapprovazione. Da questo sentimento gli individui deducono regole morali di comportamento. La coscienza morale non risponde allora ad un principio razionale interiore, ma, scaturendo dal rapporto simpatetico che luomo ha con gli altri uomini, presenta un carattere prevalentemente sociale e intersoggettivo. Le stesse norme sociali non possono che spingere verso modelli di solidarietà e integrazione sociale.

In questottica, ad esempio, il diritto di proprietà non è un diritto naturale, come lintendeva John Locke, e per questo anteriore ad ogni convenzione sociale, né un artifizio storico come sostenuto da Hume, ma il risultato di un processo speculare di simpatia e socializzazione che giustifica ad esempio la proprietà in quanto possesso di un oggetto, frutto legittimo di un lavoro personale, che se fosse espropriato, implicherebbe un giudizio negativo delluno sullaltro.

Il principio di simpatia non viene abbandonato da Adam Smith nella redazione della Ricchezza delle nazioni, al contrario questo soggiace allo scambio e al mercato: il panettiere produce pane non per farne dono benevolenza, ma per venderlo perseguimento del proprio interesse. Tuttavia, il panettiere - pur mosso dal proprio interesse di vendere il prodotto del suo lavoro per ottenere altri beni o lavoro altrui - produce quel pane che anticipa essere desiderato, apprezzato, dal cliente. In altri termini, il panettiere cerca lapprezzamento del suo cliente, senza il quale egli non potrà vendere il proprio pane non soddisfacendo così i propri interessi.

Gli individui, mossi dal principio di simpatia vanno alla ricerca dellapprezzamento degli altri, ed iniziano a lavorare, a costruire e ad accumulare, favorendo di conseguenza la produzione economica.



                                     

1.3. La simpatia nella formazione della morale Max Scheler

Max Scheler 1874–1928 si è occupato del sentimento della simpatia secondo unottica fenomenologica indagando le componenti emozionali della vita morale e operando una revisione critica del formalismo e dellintellettualismo delletica di Immanuel Kant, di cui peraltro egli ritiene fondati la sua tesi basata sulla priori e il rifiuto del sentimentalismo psicologico nella morale.

Scheler vede nella simpatia lo strumento per entrare in un rapporto di comprensione con gli altri senza rinunciare alla propria individualità.

Applicando un metodo basato su una visione essenziale ed intuitiva Wesenschau di fenomeni psicologici o morali come le emozioni, i sentimenti, egli ritiene di poter definire oggettivamente i valori come qualità che possono essere colte tramite le emozioni come lamore, lodio e la simpatia.

                                     

1.4. La simpatia nella formazione della morale La gerarchia dei valori

I valori non dipendono dalle emozioni, sono configurabili come degli a priori, che a differenza di quelli formali kantiani, hanno dei precisi contenuti oggettivi e una loro materialità tale che luomo può coglierli con una specifica intuizione e può tentare di metterli in pratica secondo una precisa gerarchia:

  • valori religiosi sacro-profano
  • valori vitali che contraddistinguono una vita nobile o volgare Questi costituiscono per Scheler, "una modalità assiologica completamente autonoma" mentre nel pensiero morale precedente al suo questi erano visti come un miscuglio sensoriale di piacevole e spiacevole cosicché il comportamento morale si configurava in modo disordinato come eudemonistico o edonistico. I valori vitali sono invece essenziali ed originari
  • valori spirituali
  • valori dipendenti dalla sensibilità piacevole-spiacevole

I valori morali non vengono inclusi in questa classificazione perché secondo Scheler questi si realizzano solo quando noi mettiamo in atto comportamenti valoriali superiori o inferiori o nellambito della gerarchia i valori della spiritualità ad esempio realizzano valori morali inferiori rispetto ai valori religiosi o allinterno di ciascuna sfera.

                                     

1.5. La simpatia nella formazione della morale La simpatia "pura"

Se si considera il fenomeno della simpatia nella sua caratteristica originaria ci si rende conto che questo è diverso da un evento psicologico per il quale comprendiamo i sentimenti le emozioni dellaltro, né è una sorta di contagio emotivo per il quale un gruppo di persone condivide unemozione. La simpatia pura con la quale ognuno dei due protagonisti del sentimento rimane distinto dallaltro nella sua essenziale diversità coincide con lamore che investe non la sfera sensibile o vitale dellaltro ma la sua intima spiritualità e in questo caso rientra nella fenomenologia religiosa dove lo stesso Dio è persona che ama riamato.

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