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ⓘ Lingua dei segni




Lingua dei segni
                                     

ⓘ Lingua dei segni

La lingua dei segni è una lingua che veicola i propri significati attraverso un sistema codificato di segni delle mani, espressioni del viso e movimenti del corpo. È utilizzata dalle comunità dei segnanti a cui appartengono in maggioranza persone sorde. È una comunicazione che contiene aspetti verbali e aspetti non verbali come tutte le lingue parlate o dei segni.

Nel 2017, l’ONU ha stabilito che, a partire dal 2018, il 23 settembre di ogni anno venga festeggiata la Giornata internazionale delle lingue dei segni.

                                     

1. Descrizione

La comunicazione avviene producendo quelli che a un profano possono sembrare dei gesti banali, quasi improvvisati, di espressività semantica limitata, ma che sono in realtà precisi segni compiuti con una o entrambe le mani e hanno un significato specifico, codificato e assodato, come avviene per le parole. A ognuno di essi è assegnato un significato, o più significati. Le lingue dei segni sfruttano il canale visivo-gestuale, perciò il messaggio viene espresso con il corpo e percepito con la vista.

                                     

2. Le lingue dei segni negli stati-nazioni

Le lingue dei segni sono afferenti alle comunità dei sordi sparse su tutto il mondo: a diverse nazioni corrispondono diversi sistemi di segni, e quindi una diversa lingua:

  • In Nuova Zelanda, la lingua dei segni neozelandese New Zealand Sign Language, NZSL
  • in Nicaragua, la lingua dei segni nicaraguense Idioma de Señas de Nicaragua, ISN
  • in Italia, la lingua dei segni italiana in acronimo LIS,
  • negli Stati Uniti, la lingua dei segni americana American Sign Language, ASL
  • In Brasile, la lingua dei segni brasiliana Língua Brasileira de Sinais, LIBRA
  • in Francia, la lingua dei segni francese Langue des Signes Française, LSF
  • nel Regno Unito, la lingua dei segni britannica British Sign Language, BSL
  • In Finlandia, la Lingua dei segni finlandese Suomalainen viittomakieli, SVK

E così via. Esiste anche la proposta di una lingua internazionalmente valida, il Signuno, basata sullesperanto.

È da sottolineare poi che, al pari di quanto avviene con le lingue ordinarie, le lingue dei segni possono presentare, allinterno dello stesso paese, leggere varianti regionali e, in certi casi, perfino allinterno di una stessa città tra circoli di diversi istituti come lEnte Nazionale Sordi e delle sue varianti dialettali e delle sue varianti nella città di Roma ad es. tra listituto di V. Nomentana e lo Smaldone).

                                     

2.1. Le lingue dei segni negli stati-nazioni Le lingue dei segni estinte

Dal punto di vista storico, purtroppo, ancora oggi non esiste una documentazione, quale libri o dizionari oppure immagini o video, delle lingue dei segni che sono scomparse o sconosciute, come la lingua dei segni di Marthas Vineyard o la lingua dei segni rennellesse, la lingua dei segni francese antica, la lingua dei segni antica Kent, la lingua dei segni del Sandy River Valley o della lingua dei segni henniker.

                                     

3. Storia

La comunicazione visiva dei sordi è nota sin dallantichità, anche se le notizie su quello che allora veniva chiamato linguaggio mimico o dei gesti sono molto frammentarie. Il primo a descrivere nei suoi scritti in modo più sistematico la lingua dei segni usata dai suoi studenti sordi è leducatore e fondatore della Scuola di Parigi per sordi, lAbbé de LÉpée, che, nella seconda metà del 1700, decide di utilizzare questa forma di comunicazione per insegnare la lingua scritta e parlata aggiungendo dei segni da lui creati corrispondenti ad elementi grammaticali e sintattici della lingua francese.

Sicard, successore di LÉpée, è stato un grande studioso della lingua dei segni e in generale tra gli illuministi francesi, nello stesso periodo, si può riscontrare un interesse per i diversi aspetti della comunicazione umana. Lo statunitense Thomas Hopkins Gallaudet, affascinato dallopera di Sicard, si reca in Francia e dopo un anno di tirocinio presso listituto dei sordi di Parigi, decide di ritornare in patria nel 1816. Nel viaggio di ritorno in nave durato un anno impara la lingua dei segni francese LSF da un educatore sordo dellistituto che porta con sé, Laurent Clerc. Gallaudet ha portato negli Stati Uniti la lingua dei segni francese, che si diffonde grazie alla nascita di istituti per sordi, a partire dalla prima scuola a Hartford, nel Connecticut. La LSF, combinandosi con dei segni allora in uso presso la popolazione locale, ha dato origine alla lingua dei segni americana ASL le somiglianze tra le due lingue sono ancora oggi significative. Gallaudet è famoso, inoltre, per aver fondato la prima università al mondo per sordi.

Anche in Italia esiste e viene usata una lingua dei segni tra i sordi: esistono testimonianze al riguardo di educatori sordi della prima metà dellOttocento. Ma nel corso della II Conferenza internazionale sulleducazione dei sordomuti tenutasi a Milano nel 1880 e la svolta rigidamente oralista che ad esso si accompagnanó, ha bloccato di fatto la diffusione della lingua dei segni soprattutto in ambito educativo: proibita nelle classi ma diffusa nei corridoi la lingua dei segni patì un impoverimento linguistico ma soprattutto mancanza di consapevolezza che la lingua dei segni italiana costituisca la lingua madre dei sordi, non inferiore alla lingua degli udenti. In tutti i paesi, comunque, la lingua dei segni inizia ad essere studiata da un punto di vista linguistico solo a partire dagli anni sessanta. William Stokoe, un ricercatore americano, fu il primo a dimostrare che questa forma di comunicazione non è una semplice mimica, ma una vera lingua, con un suo lessico e una sua grammatica, in grado di esprimere qualsiasi messaggio.



                                     

4. Sintassi

La lingua dei segni italiana è una vera lingua dal punto di vista sociologico, in quanto espressione di una comunità: la comunità dei sordi italiani. È anche una vera lingua con una sua struttura e sintassi: questa è spesso differente dallitaliano ma può avere incredibili similitudini con altre lingue orali. I verbi ad esempio non si coniugano in base al tempo, ma devono concordare sia con il soggetto come in italiano sia con loggetto dellazione, come avviene in basco. Esistono forme pronominali numeriche per indicare "noi due, voi due" come il duale del greco antico e addirittura "noi cinque, voi quattro, loro tre". La concordanza di verbi, aggettivi e nomi non è basata sul genere maschile e femminile come in italiano ma sulla posizione nello spazio in cui il segno viene realizzato. Esistono diverse forme per il plurale "normale" e il plurale distributivo, distinzione sconosciute alle lingue europee, ma note in lingue oceaniche. Il tono della voce è sostituito dallespressione del viso: cè unespressione per le domande dirette "Vieni?", "studi matematica?" una per domande complesse una per gli imperativi "Vieni!", "Studia!" e altre per indicare le frasi relative "il libro che ho comprato, la ragazza con cui parlavi".

Il segno di ogni lingua dei segni può essere scomposto in 4 componenti essenziali:

  • luogo
  • configurazione,
  • movimento,
  • orientamento,

ossia le quattro componenti manuali del segno

e 3 componenti non manuali:

  • espressione facciale,
  • postura e
  • componenti orali.

Di questultimo elemento, le componenti orali, poiché rappresentate solo talvolta da labializzazione simile al parlato, si ritiene che non appartengano propriamente alla lingua dei segni se non per aspetti secondari laddove il segno sia identificabile e pienamente intelligibile grazie alle altre componenti.

Si tratta dunque di un apporto delle lingue orali la cui influenza sulle lingue dei segni si manifesta a causa di una educazione oppressiva che non permise, e talvolta anche oggi non permette, luso naturale della lingua dei segni ai sordi con evidenti finalità di integrazione forzata e a senso unico: molti sordi ad esempio usano segnare il verbo in ultima posizione es: bambino mamma lui-le-parla quando comunicano in Lis, tuttavia nelle traduzioni televisive il verbo viene spesso messo in seconda posizione ad imitazione dellitaliano.

Un altro evidente sintomo della pervicace ricerca di integrazione è la pseudo-lingua detta "Italiano Segnato", ovvero luso dei segni con struttura grammaticale della lingua italiana oppure, ancora, il ricorso allalfabeto manuale dattilologia quando il segnante manchi, il cherema corrisponde al fonema delle lingue parlate. Si può in questo caso parlare di coppie minime facendo riferimento a due segni che differiscono soltanto di una delle componenti essenziali. Alcune funzioni grammaticali vengono espletate dalle espressioni facciali come ad esempio la forma interrogativa. È possibile, tuttavia, con un solo segno che incorpora più elementi rappresentare intere frasi o loro parti consistenti e significative; esistono perciò segni particolari – come per esempio i cosiddetti classificatori – che svolgono più funzioni.

È importante non far confusione tra termini apparentemente equivalenti come "la lingua dei segni" e "il linguaggio dei segni". Questo perché il termine "linguaggio", almeno secondo il De Mauro Paravia, indica genericamente la capacità innata degli esseri umani di comunicare tra di loro in una o più di una lingua, indipendentemente dal fatto che usi la voce o il corpo per veicolare tale lingua. Il termine "lingua" designa quindi un sottoinsieme ben specifico dei vari "linguaggi".